Un cuoco, una cucina, un mondo

Bistrot Chez Maurice 2.0


Archive for febbraio, 2009


Squadristi di Stato 0

Posted on febbraio 21, 2009 by Maurice

Non sono mai morte. All’inizio, nel 1919, si chiamavano ufficialmente squadre d’azione, oggi si chiamano ronde, passando per i circoli di destra e le associazioni degli ultrà sportivi.
Le caratteristiche sono le stesse, si allargano gli obiettivi: allora erano state costituite per combattere i bolscevichi, oggi il decreto del governo le ha legalizzate per la "sicurezza" nelle città, termine talmente esteso che va dalla prevenzione (?) dei reati contro la persona alla pulizia etnica contro tutti i tipi di stranieri, dalla repressione dei disordini di piazza (manifestazioni sindacali, studentesche o politiche), fino alla "prevenzione", secondo il concetto già espresso da G.W. Bush sulla guerra preventiva. Vedrete che pian pianino ci arriveremo.
Secondo l’ultima versione, mica tanto soft, approvata all’unanimità le squadracce saranno composte prevalentemente da "ex agenti di polizia, dei carabinieri e delle forze armate: sono modifiche proposte da An e approvate da tutti", come ha precisato il ministro della Difesa, Ignazio La Russa. Il che significa che tutti i maschi che hanno fatto il servizio militare – praticamente tutti gli ultra trentenni – possono passare agli ordini del governo, tramite i suoi organi prefettizi, per mantenere l’ordine pubblico.
Non si dica che è una misura temporanea: anche le squadracce fasciste durarono solo quattro anni, finché l’avvento del fascismo le rese superflue.
Le squadracce di oggi non possono essere armate. Non c’è problema: basteranno due o tre episodi di scontri, più o meno "spontanei", con i soliti "delinquenti ignoti" perché un solo articolo di decreto legge – approvato in via d’urgenza – ne preveda l’armamento. Ci arriveremo, lasciamo passare qualche mese.

Ritorno al futuro 0

Posted on febbraio 21, 2009 by Maurice

Ha ragione Berlusconi a non temere per la successione a Veltroni: dall’alto della sua maggioranza al titanio non c’è minoranza che tenga in Parlamento. Se c’è una critica che si può muovere a questo governo è che, con i numeri che si ritrova, non faccia alto e basso quello che vuole, molto più di quello che fa o non fa. Anche di fronte a mille emendamenti è sempre pronto un voto di fiducia, e tutto passa. Con buona pace di chi crede nel dibattito parlamentare come forma di democrazia.
Il regime – nel senso buono o cattivo del termine, ognuno scelga come crede – si consolida ogni giorno di più, le elezioni – politiche, regionali, europee? – vanno sempre più verso la formula plebiscitaria sulla persona, il malcontento popolare si sta rintanando sempre più nel privato (compresi i blog), sono scomparsi i sussulti di protesta girotondini e grillini, l’Onda si è infranta sulla spiaggia, il sindacato è sempre più diviso, la sinistra si scioglie come neve al sole, tra extraparlamentare ed inesistente.
Non mi meraviglierebbe se domani Berlusconi salisse al Colle per rassegnare le dimissioni, non per dissapori interni alla sua maggioranza, ma per andare alle urne e chiedere i due terzi dei parlamentari per cambiare la Costituzione senza discussione.

Negli anni ’90 si pensava che il patto di ferro del Caf, Craxi-Andreotti-Forlani, potesse durare tutta una vita. Anche il fortissimo Pci non riusciva a scalfire l’esecutivo, anche riempendo piazza San Giovanni. Ed invece sono bastati alla fine quattro leghisti a tirare monetine davanti all’Hotel Raphael per decretare la fine di un regime e della Prima Repubblica. Ma erano altri tempi.
Sì, il PSI e la DC sono stati beccati con le mani nella marmellata, e Craxi ha pagato per tutti. Ora siamo più raffinati: nonostante un referendum che ha bocciato il finanziamento pubblico dei partiti, questi – compreso il PD – hanno appena sancito il "rimborso spese" anche a chi alle elezioni prende lo 0,0001%.
Non condivido i giudizi sferzanti di Armarobi e di Dario sugli italiani che votano a destra, mentre faccio mia l’analisi di Loste:  "veramente siamo convinti che tutti quelli che votano Berlusconi sono casalinghe che guardano amici??? Ecco un altro problema della sinistra italiana: la presunzione della ragione, la certezza della sconfitta".

O tempora, o mores! direbbe Cicerone anche ai giorni nostri. "Mi son sempre chiesta – scrive la Piccola Cuoca – come il fascismo potesse rimanere 20 anni al potere. Ecco adesso ho capito. Una massa inverosimile di notizie preconfezionate, un menefreghismo civile assoluto, una mancanza etica dissoluta e ignorantissima. Credo sia doveroso chiedersi quanto poco si sia investito in cultura, in senso critico e sociale".
Ecco il punto: in un paese allo sbando culturale e morale, è "normale" lo spappolamento dell’opposizione e l’ascesa al potere in via pressoché indefinita dell’uomo forte che incarna in toto la deriva del popolo italiano. Non è colpa del Grande Fratello (o si parte proprio dal GF) se gli italiani evadono 200 miliardi di tasse, 400.000 miliardi delle vecchie lirette!, il 16,1% dell’intero Pil. Tanto per fare un esempio.

L’unica ancora di salvezza – Presidente della Repubblica a parte, che non ha il potere di mandare tutti a casa per motivi morali, e Magistratura che però verrà disarmata completamente quanto prima – resterebbe la Chiesa che, visto che gioca in casa, potrebbe rappresentare la vera resistenza etica. Ma anche i suoi più alti appelli cadono nel vuoto, o perché la maggioranza con il suo capo è ben più atea e blasfema degli atei di un tempo, o perché anche i cattolici più ferventi sono venduti alla causa del potere.

Allora cosa resta da fare? E’ questa la domanda che sotto sotto ponevo, prima di tutti a me stesso, negli ultimi giorni.
Ci mettiamo alla cappa aspettando che passi la tempesta? Ci rifugiamo nel "privato è bello", come fece il movimento femminista? Entriamo nel sistema (leggi PdL) per scardinarlo da dentro? Aspettiamo dieci, cento, mille Lampedusa? O rimane solo ed ancora la montagna prima di arrivare a Piazzale Loreto? In tutti i casi ne vedremo delle belle, anzi delle pessime.

Update – L’intervento del Vaticano, che in pratica smentisce il sussulto di coscienza di qualche cattolico, si inserisce nel solco del pensiero di mons. Williamson sulla Shoah. Buon viaggio al Papa in Terra Santa.

Uno spot per il PD 0

Posted on febbraio 20, 2009 by Maurice

Avevo ragione. E’ antipatico citarsi, ma l’avevo previsto all’inizio del mese: in tempo di crisi si va sempre alla ricerca di qualcosa di rassicurante. E cosa c’è di più sicuro delle propri radici, soprattutto se lì affonda il successo?
Alla Barilla non hanno badato a spese per celebrare i 125 anni dell’azienda: con la regia di Wim Wenders e su soggetto di Alessandro Baricco, hanno creato uno dei più begli spot in assoluto degli ultimi anni, sempre in stile Barilla, con molta classe e raffinatezza, senza urla e strepiti. Se non fossi già un affezionato cliente della pasta più amata dagli italiani, con una pubblicità del genere non potrei non approdare alla Barilla.

E’ quello che è mancato e manca al Partito Democratico ora, ma ancor prima all’Ulivo ed ai governi Prodi: la comunicazione efficace.
Ci siamo quasi accapigliati, il mio Capo ed io, su questo punto. Ragionando sulle cause che hanno portato Veltroni a rimettere il mandato di segretario, più che la guerra sotterranea che da sempre gli ha fatto D’Alema, più che la sfiducia di Bersani, più che le divisioni tra l’ala post comunista e l’ala post democristiana, a mio giudizio l’errore più grande è stato di essersi lasciato risucchiare nel vortice distruttivo del tornado pubblicitario Berlusconi.
E qui mi candido ufficialmente a responsabile nazionale della comunicazione del PD.

Chi mi segue sa che da sempre io mi batto su questo punto: occorre imparare dall’avversario e combatterlo sullo stesso piano. Berlusconi ha inventato la tv commerciale in Italia, conosce alla perfezione la potenza del Quinto Potere (film del 1976 di Sidney Lumet) e ne ha applicato le leggi alla politica. Giustamente il direttore di Rai4, Carlo Freccero, afferma che invece la sinistra ha sempre snobbato la tv, preferendo i libri, e qui è stato ed è l’errore.

Come funziona il messaggio della destra? In maniera molto semplice, applicando il principio che una notizia falsa più viene ripetuta e più acquista credibilità, fino ad essere accettata come vera.
Prendiamo il caso emblematico dell’ultima vittoria elettorale alle elezioni politiche. La destra ha inventato di sana pianta l’emergenza sicurezza ed ha battuto il ferro per mesi (e continua a batterlo per nascondere i problemi reali), finché che la gente ci ha creduto, e l’ha votata. Cosa ha fatto il PD? Invece di smascherare la menzogna e di battere a sua volta come un mantra sulla vera emergenza – quella economica – si è fatta trascinare sui temi della sicurezza, alimentando a sua volta la mistificazione.

Come un mantra. Tutti quelli che vanno in televisione devono ripetere il mantra e solo il mantra, finché anche i sordi imparano la filastrocca. La differenza è che la sinistra non deve mentire.

Gli economisti non capiscono una mazza 0

Posted on febbraio 19, 2009 by Maurice

Crisi: Berlusconi, "In gran parte e’ colpa dei media"

19 feb 16:36 Politica

ROMA – "In gran parte e’ colpa dei media, su questa idea noi siamo tutti d’accordo". Con queste parole il premier Silvio Berlusconi ha commentato le origini e le cause della crisi economica internazionale nella conferenza stampa con il premier britannico Gordon Brown. (Agr)

In altri termini: se ci fosse la censura non ci sarebbe la crisi.

Dalla Champions alla zona retrocessione 0

Posted on febbraio 19, 2009 by Maurice

Walter si è dimesso. Come ogni serio allenatore, quando la squadra perde una partita dietro l’altra, si è tirato da parte addossandosi tutte le colpe. Chi dice che ha fatto bene, chi invece sostiene che quando la nave va a picco il comandante non può tirarsi fuori. Ma non sempre è colpa dell’allenatore se in campo i giocatori pensano ad altro o non hanno voglia di giocare.

Colpa n.1: il cronometro. Siamo figli di Google: vogliamo una risposta subito, non domani, digitiamo una o due parole, e devono apparire immediatamente centinaia di migliaia di siti dove appagare la nostra sete di certezze. Un partito non funziona così: ha bisogno dei suoi tempi di maturazione, di sviluppo, di sconfitte e di vittorie per crescere. Tanto più il Partito Democratico, che ha bisogno di trovare una sintesi tra le diverse componenti della sinistra.

Colpa n.2: i galli. Alcuni hanno detto nei mesi passati che Veltroni era troppo accentratore. Diciamo che Walter conosce bene i galli del suo pollaio, ognuno portato a crearsi la propria visibilità: chi ha messo su la "fondazione", chi il circolo culturale, chi si autocandida a segretario sei mesi prima, ognuno per attrarre voti alla sua figura per contare di più nel partito. E’ il virus della sinistra dove ognuno si sente il Messia, investito da dio per portare il popolo eletto nella terra promessa.
Il progetto "americano" di Veltroni era un grande partito eterogeneo ma compatto attorno al leader, ne sta venendo fuori – ancora una volta – un’accozzaglia di personaggi ognuno con il coltello fra i denti, al servizio di se stessi e non della causa comune.

Colpa n.3: la bussola. Il PD è nato come partito di governo, alternativo alla destra massone-clericale-fascista-qualunquista-razzista. Nella speranza di sfondare al centro ha stretto alleanza con Di Pietro, ammiccando a Casini. In tempi come questi chi non è con Berlusconi è contro Berlusconi. L’uomo di Arcore non è un politico, è un uomo d’affari abituato a metterla in quel posto alla concorrenza, sempre. Proprio D’Alema insegna – vedasi Bicamerale – che con questo individuo non è possibile nessun dialogo, neanche sulla scelta del menu: l’unica strada è la contrapposizione, dura fino alla guerra, che si vince solo se si hanno più soldati da mettere in campo rispetto al nemico.
Si può andare di bolina se si sa usare la bussola, ma la gente comune capisce poco l’arte marinara: bisogna puntare al nord e non discostarsi mai dalla rotta.

Colpa n.4: lo specchietto retrovisore. Dopo il discorso di Assisi il PD è partito guardando al futuro che attendeva l’Italia ed in cui sperava gran parte degli italiani, anche a destra: un Paese nuovo, migliore negli uomini e nelle strutture, onesto, laborioso, in cui donne ed anziani fossero rispettati, entusiasta di lavorare per una grande nazione. La macchina era partita alla grande, imboccando l’autostrada.
Poi, guardando lo specchietto, il PD si è accorto che era solo e gli è preso il panico; è uscito dall’autostrada ed ha imboccato una strada di montagna, stretta e tutta curve, finché ha visto in lontananza il pullman del Cavaliere. Si è messo allora al suo inseguimento, arrancando ad ogni salita, mangiando la polvere che sollevava, finché nella nebbia in una curva il conducente non ha più visto la strada ed è precipitato.

Colpa n.5: l’ombrellone. Nel paleolitico, ai tempi cioè in cui Lotta Continua contestava il Pci, Potere Operaio faceva guerra ad Avanguardia Operaia, certe parole d’ordine erano squilli di tromba per l’adunata generale: c’è una manifestazione fascista? Compagni ed amici, tutti in piazza, ognuno con le proprie bandiere da dare in testa a quelli del Msi.
Quella coscienza oggi è sistolica: un giorno ci si trova tutti a fare il girotondo, poi tutti al mare. Un mese dopo tutti a mostrare il dito medio alzato, poi tutti a prendere il sole. Il governo lavora ogni giorno per i suoi scopi, non smette un attimo, la mobilitazione dell’opposizione è ferragostana, arriva una volta all’anno, tanto per mettersi a posto la coscienza.

Colpa n.6: il best seller. Sempre ai tempi del paleolitico, quando cioè non si poteva leggere l’Espresso giallo-nero in autobus perchè era grande come un lenzuolo matrimoniale, non c’era intellettuale che non fosse votato alla causa comune. Ci vorrebbe una pagina intera intera di questo blog per scrivere tutti i nomi di giornalisti, scrittori, attori, cantanti, artisti in genere che erano definiti "impegnati".
Oggi bisogna che il governo tenti il decreto legge contro gli Englaro per vedere un appello degli intellettuali (tanto una firma di adesione vale due secondi ed un click), ma niente più. Tutti impegnati a scrivere il proprio best seller o a stilare una nuova compilation.

Colpa n.7: Novella 2000. Cominciamo con il fare la conta: quanti sono i giornali d’opinione indipendenti, quelli cioè non in busta paga del padrone? Tre, quattro? E tutti succubi a rincorrere i titoli dei fogli di regime.
Parte la campagna sulla sicurezza e cosa fanno il Corriere, Repubblica, la Stampa? Non analizzano se si tratta di una nuova serie di spot pubblicitari o se c’è del vero, no: tutti a capofitto a cavalcare la notizia che non c’è. Perdere due minuti a leggere questo sito: è accettabile che questo chef sia rincoglionito, non è plausibile che i rincoglioniti si chiamino Mieli o Mauro. Ora è facile fare analisi e lanciare accuse, ma era più importante sganciarsi prima dal carrozzone dell’informazione guidata.
Mussolini usava la censura, poi sono arrivate le veline del palazzo, oggi i giornali sono pagati dal padrone o sono narcotizzati dall’ammaestratore di serpenti. La sinistra da qualche decina d’anni non da comunicare.

Sono queste le colpe di Veltroni. Ora non ci rimane che aspettare che mamma Obama rimanga incinta.

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