Un cuoco, una cucina, un mondo

Bistrot Chez Maurice 2.0


Archive for febbraio, 2009


La storia non si ripete mai, in Italia 0

Posted on febbraio 18, 2009 by Maurice

A proposito di Bettino Craxi leggo qui:

Il 29 aprile 1993, la Camera dei Deputati negò l’autorizzazione a procedere nei suoi confronti provocando l’ira dell’opinione pubblica e facendo gridare allo scandalo numerosi quotidiani. Nella stessa aula, seguono momenti di tensione, con cui i deputati della Lega e del MSI gridarono "ladri" ai colleghi che avevano votato a favore di Craxi. Alcuni ministri del governo Ciampi si dimisero in segno di protesta.

Il 30 aprile in tutt’Italia si svolsero manifestazioni di dissenso: a Roma circa 200 giovani dell’istituto Einstein avevano sostato in piazza Colonna scandendo slogan contro governo e Parlamento; un altro centinaio aveva protestato davanti alla sede del PSI in via del Corso; un terzo gruppo, proveniente dal liceo Mamiani, aveva percorso in corteo il centro storico soffermandosi sempre davanti alla sede del PSI dove però era stato disperso dalle forze dell’ordine. C’era una manifestazione del Movimento Sociale Italiano nella galleria Colonna – che aveva preceduto un incontro stampa del segretario Gianfranco Fini per sottolineare l’impossibilità di tenere in vita questo parlamento – ed un’altra dimostrazione si era tenuta in serata per iniziativa del PDS, la cui segreteria era stata all’uopo sospesa. Diverse migliaia di persone si erano radunate in piazza Navona per ascoltare i discorsi del segretario del PDS Occhetto, Rutelli e Ayala: essi tutti avevano incitato i presenti a protestare contro il voto parlamentare a favore di Craxi. Un piccolo corteo, organizzato dalla Lega Nord, sfilava infine da piazza Colonna al Pantheon. In coincidenza con la fine del comizio tenutosi a Piazza Navona, una folla invase Largo Febo e attese Craxi all’uscita dell’hotel Raphael, l’albergo che da anni era la sua dimora romana.

Quando Craxi uscì dall’albergo, i manifestanti lo bersagliarono con lanci di oggetti, insulti e soprattutto monetine mentre parte dei dimostranti, sventolando banconote da 50 o 100 mila lire, intonavano in coro "Vuoi pure queste? Bettino vuoi pure queste?" sull’aria della canzone "Guantanamera". Con l’aiuto della polizia, Craxi riuscì a salire sull’auto e poi lasciò l’hotel. Quest’episodio, ritrasmesso centinaia di volte dai TG, viene preso come simbolo della fine politica di Craxi. Egli stesso definì quanto aveva subito "una forma di rogo" in una intervista a Giuliano Ferrara trasmessa su Canale 5.

Nel corso dell’anno emersero sempre più prove contro Craxi: con la fine della legislatura e l’abolizione dell’autorizzazione a procedere, per Craxi si fece sempre più vicina la prospettiva di un arresto e il 5 maggio 1994 decise di scappare ad Hammamet in Tunisia.

Ieri il tribunale di Milano ha condannato l’avvocato inglese David Mills a quattro anni e sei mesi per corruzione in atti giudiziari: aveva ricevuto 600mila dollari dal gruppo Fininvest per dire il falso nei processi in cui era coinvolto Silvio Berlusconi. Il premier ha goduto dell’immunità grazie al lodo Alfano.

Non vedo, non sento, non parlo 0

Posted on febbraio 17, 2009 by Maurice

Il mio capo ed io siamo seduti sul divano a guardare Domenico Iannacone che intervista, per Presa Diretta, gli imprenditori del(l’ex) ricco nord-est italiano, subissati dai debiti con le banche, in via o già in fallimento, come Piero Della Valentina. Chi mostra i capannoni vuoti, chi le fatture, chi parla con le lacrime agli occhi della propria azienda, nata quarant’anni fa e fino all’estate scorsa in piena salute. Di punto in bianco gli ordini sono stati disdettati o sono cessati, operai ed impiegati licenziati, mentre le banche hanno chiuso i rubinetti del credito e chiedono di rientrare.
Anche a mia moglie vengono le lacrime agli occhi e mi chiede: "Cosa succederà?".

Era il 9 ottobre scorso quando scrivevo questo post. Non siamo (ancora) a quanto paventavo, ma qualcosa sta già andando in quella direzione. Il solito amico blogger, molto informato sui conti delle aziende, qualche giorno fa mi esprimeva tutto il suo umore nero e mi prospettava scenari ancora più cupi. Per la prima volta dai primi di settembre,  venerdì scorso 13 febbraio anche il capo del governo ha ammesso la gravità della situazione, dicendosi preoccupato, non si sa se per i soldi suoi o di chi altro.
Dopo quattro mesi, finalmente, anche a livello centrale sembrano essersi accorti che qualcosa non quadra. Il Partito Democratico ha – dopo quattro mesi – messo giù due righe su cosa farebbe lui, per quello che può servire; la maggioranza – dopo quattro mesi – ha tirato fuori 4 euro per incentivare (?) gli acquisti di auto e mobili. Tutto qui.

Cosa succederà, mi/si chiede mia moglie? Premesso che questa crisi non sarà né breve né indolore, penso a due ipotesi.
La prima è che ognuno si leccherà le ferite da solo. Dipendenti licenziati, famiglie senza lavoro, aziende chiuse, imprenditori a spasso come i loro dipendenti, ognuno cercherà di arrabattarsi alla meno peggio, aspettando che passi il terremoto, salvando il salvabile, tutti in ordine sparso.
La seconda è che prevalga una presa di coscienza collettiva ed operai, impiegati, imprenditori e lavoratori autonomi scendano in piazza insieme o in ordine sparso. Dipenderà dalla capacità delle forze sociali di catalizzare e gestire la protesta, anche se sono convinto che la controparte – il governo in questo caso – farà come al solito orecchie da mercante. Se i sindacati e l’opposizione non sapranno gestire il malcontento potrebbe succedere quello che cantava Rita Pavone: il popolo affamato fa la rivoluzion.

Quello che mi stupisce è che la Lega, che ha delle antenne molto ricettive soprattutto al Nord, non abbia ancora capito quello che sta succedendo nelle sue file. Sembra che tutte le preoccupazioni di Bossi & C. siano ancora i rom, le moschee ed il federalismo, senza comprendere che adesso – e più ancora domani e dopodomani – da Agrate Brianza a Pordenone il problema è come tirare avanti senza busta paga o senza clienti. O anche la Lega soffre della sindrome dell’asino di Buridano?
Non riesco ad immaginare come Maroni e Calderoli riusciranno a giustificarsi quando i propri elettori chiederanno il redde rationem: si chiameranno fuori come le tre scimmiette? Non credo che neppure gli elettori leghisti siano così rimbambiti.

P.S. – Alla luce dei risultati sardi, mi pare che questo post pecchi di ingenuo ottimismo.

Conservare con amore 0

Posted on febbraio 16, 2009 by Maurice

Uno parte da un argomento e poi la discussione spesso porta ad altre cose che non c’entrano niente, come qui. Però, inzozzando con un secondo commento il blog di Dario mi è tornata in mente un’affermazione di Carlo Petrini (Slow Food), ospite da Fabio Fazio: bisogna sdoganare la parola conservare dai connotati di destra a cui è normalmente associata. E portava l’esempio di conservare la memoria (della Shoah) che è tutt’altro che di destra.
(Aggiungerei che bisogna anche rivedere il concetto di riforma, spesso invocato dalla destra italiana: si tratta quasi sempre di controriforma, ma questo è un altro discorso).

Conservare la natura sovente è associata mentalmente a rifiuto di ogni forma di progresso. Esiste un piccolo lembo di terra italiana dove, invece, la forte coscienza ambientalista si è sposata con forme di alta tecnologia, anche in chi non ha in tasca la tessera dei Verdi, ed è l’Alto Adige-Sudtirol.
Ai tempi in cui si discuteva di monnezza campana, di discariche ed inceneritori – qualche secolo fa, problema risolto di fatto o solo mediaticamente? – si portava l’esempio dell’inceneritore di Brescia, ma nessuno ha mai citato (sottoscritto escluso) Bolzano. Per chi arriva nella città alpina in autostrada, il manufatto che smaltisce buona parte dei rifiuti altoatesini è alla sinistra, prima del casello di uscita a sud. Da anni in attività, non ha mai sollevato alcun dubbio nemmeno da parte dei più feroci difensori ambientalisti, sia come impatto sia come emissioni nell’atmosfera, segno che è stato fatto ed opera in perfetta sicurezza ed armonia con il territorio circostante.
Altro fiore all’occhiello è la centrale idroelettrica di San Lorenzo di Sebato, alle porte di Brunico in Val Pusteria. Qui la produzione avviene grazie ad un piccolissimo laghetto, poco più di un’ansa del fiume Rienza, e ad un sistema di microcascate – che non si vedono – che vengono sfruttate dalle macchine, tutte poste in galleria sotterranea. Se uno non lo sa, non gli passa neanche per la testa che esista una centrale: si vedono solo anatre ed altri volatili che si sono impadroniti di un nuovo ed accogliente habitat "naturale".

Per fare queste cose sono necessarie sensibilità e volontà (i soldi servono per fare anche le schifezze), i voti vengono di conseguenza. Come nel caso della Sardegna: con il denaro si possono gettare milioni di tonnellate di cemento sulla costa e far felici i parvenus millionaires brianzoli, ma occorrono l’intelligenza e la volontà per conservare le bellezze naturali del territorio. E vai Soru!

Tornando al nostro Alto Adige, mi ricollego al tema di Dario. Negli ultimi tempi ho partecipato al dolore di cari amici che hanno perso il figlio ventenne, distrutto dalla leucemia in un letto d’ospedale altoatesino. Arrivato alla fine, c’era la possibilità di attaccarlo alle macchine per procrastinare la sua fine, non per guarirlo ormai; i genitori, anche per rispettare la sua volontà, vi si sono opposti, e la natura ha fatto il suo corso.
Nessun accanimento, nessuna oscena protesta, nessuno scandaloso sfruttamento politico della tragedia. Solo il silenzio, l’amore ed il buonsenso. Ora ne conservano la memoria.

Wow! E' arrivata la telefonata! 0

Posted on febbraio 13, 2009 by Maurice

Finalmente ce l’ha fatta! Una telefonata non è molto, ma è pur sempre una telefonata. Dopo venti e passa giorni il Presidente Obama (ma sarà stato proprio lui o uno stagista di passaggio?) ha sentito il nostro GP, Grande premier, così stimato in tutti gli ambienti internazionali, senza il quale il mondo non andrebbe più avanti.
Dopo aver sentito tutti gli altri al mondo, Obama ha detto: devo essermi dimenticato qualcuno di cui mi sfugge il nome. Il cameriere che gli stava versando il tè, un italo americano di Castellamare di Stabia, sovrappensiero ha cominciato a fischiettare ‘O Sole mio, ed il presidente si è ricordato che era l’Italia che doveva chiamare.
Comunque, è una bella soddisfazione. Adesso può dire finalmente: l’ho sentito, quando lo incontro mi faccio fare anche un autografo sulla pelata. Bisogna sapere però se Barak vuole vederlo: prima manda la Nancy Pelosi a Roma (a fare un po’ di shopping per Michelle, visto il periodo di saldi, e – se le rimane un po’ di tempo – per fare anche un salto dalle parti di Palazzo Chigi) e poi, se chiederà scusa, vedrà il da farsi.
Sotto l’aspetto diplomatico il presidente USA non è stato tanto carino. Prima manda una lettera al capo dell’opposizione, e poi fa una telefonata (non era per caso solo un sms?) al Mega Capò del governo. Non si fa così, Mister President. Non l’hanno informata che Uolter è stato trombato alle ultime elezioni?
Eppoi, suvvia, scrivere "Ora che cominciamo a lavorare insieme sarà per me di fondamentale importanza la nostra collaborazione" o anche "Nell’attesa di poter lavorare con te per questo obiettivo…" non è delicato per il nostro premier. O forse, ecco la spiegazione, visto che Uolter è capo del governo ombra, avrà pensato che è in ombra perché è già abbronzato come lui.
Anche l’ambasciatore americano a Roma non è stato tanto gentile: "l’Italia – ha detto andandosene – non può mantenere lo status di potenza economica se i suoi risultati rimangono così bassi". Eccellenza, certe cose si pensano e non si dicono; e poi non è vero: il nostro governo sta facendo molto, moltissimo per questa crisi, anzi si ricordi che se l’America riuscirà a tirarsi fuori dalle pezze, sarà solo per merito del ragioniere di Sondrio e del suo padrone. E’ chiaro? Lo dica ai suoi capi, di là.

Alla fine, comunque, quello che conta è il risultato: l’sms è arrivato. A me che non sono né il GP né il ministro Frattini, per esempio, Barak non ha ancora prenotato un tavolo per san Valentino. Io glielo riservo ugualmente, non si sa mai che mi faccia una sorpresa all’ultimo momento.

Turismo fai-da-te, ahiahiahi 0

Posted on febbraio 12, 2009 by Maurice

Nella prassi comune i ristoranti fanno parte dei servizi, e del settore turistico in particolare. Ora, leggere che l’Italia nel ’70 era al primo posto per attrazione di turisti stranieri, che oggi siamo scesi al quinto e che fra una dozzina d’anni saremo ancora più giù, al settimo posto, non fa certamente bene al morale di chi cucina o di chi serve in sala.
Secondo il World Economic Forum, l’organizzazione che ogni anno cura il meeting di Davos, siamo solo al 28/mo posto e buoni ultimi nella vecchia Europa a 15, per quanto riguarda la competitività del settore turistico, superati addirittura dal Lussemburgo che non ha certo il fascino del Bel Paese. Nello studio del WEF si trova la denuncia delle nostre carenze nel settore alberghiero (mancata affiliazione a catene internazionali, poca produttività degli addetti del settore, mancanza di offerte low cost e per i giovani, scarsa connettività ad Internet), ma anche il sempre minore investimento in promozione, eccetera eccetera eccetera.
Tutte belle analisi che, secondo me, non analizzano un fatto ben più importante che è l’aspetto emotivo-psicologico che porta le persone a scegliere una vacanza rispetto ad un’altra.

Facciamo un’ipotesi: devo decidere dove andarmene quest’anno in vacanza, da solo, con la mia compagna o con l’intera famiglia.
La prima decisione riguarda il tipo di vacanza: mare o montagna? D’estate la grande maggioranza sceglie la seconda ipotesi, quini anch’io decido per il mare. Seconda domanda: Italia o estero? visto che parliamo di turismo internazionale, scelgo l’estero.
Ipotizziamo ora che io non abbia problemi di budget, quindi da Malta alla Nuova Zelanda mi va tutto bene. In caso contrario, con budget limitato, la scelta sarà analoga, scartando ovviamente quelle destinazioni che sono troppo lontane e per le quali il costo del biglietto aereo incederebbe troppo.
Comunque, torniamo a dove andare al mare. I miei desideri spaziano dalla Grecia (cultura scolastica classica) alla Turchia (ne parlano molto bene), dai paesi del mediterraneo arabo alle isole dei Caraibi o del Pacifico. A questo punto entra in gioco l’emotività, che non è data dai freddi numeri statistici od economici, ma dalle sensazioni che evoca in me un paese rispetto ad un altro. Che alle Galapagos ci sia un ostello o che a Tahiti ci sia un Holiday Inn, poco m’importa, quello che mi farà propendere per una spiaggia o per l’altra sono altri fattori.
Posso anche sfogliare centinaia di pagine web che riguardano la Turchia o il Marocco, passare in agenzia a raccogliere qualche pacco di cataloghi, ma alla fine sarà difficile che riesca a togliermi dalla mente alcuni dubbi, alcuni pregiudizi, una certa immagine che porto in me su questi paesi, come l’essere dei paesi arabi, quindi fondamentalisti, quindi terroristici, quindi insicuri. Per quanto errati questi pregiudizi mi porteranno sicuramente a scartarli come mete per le mie vacanze.

Tornando all’Italia, qual’è da molti anni la nostra immagine nel mondo? Ok, siamo sempre il paese di Leonardo e di Michelangelo, del Colosseo e di piazza San Marco, della Ferrari e di Prada, della pizza e mandolino, ma tutto questo non basta più. Non basta soprattutto per cancellare la bella immagine che da una quindicina d’anni certi personaggi della nostra bella Italia imprimono con cadenza regolare su tutti i giornali del mondo.
Dalle corna ai "capò", dalle abbronzature alle civiltà inferiori, questa è l’immagine dell’Italia all’estero. A Parigi come a Calcutta, ad Amsterdam come a New York, quando diciamo "Sono italiano" non dicono "Ah, Botticelli" o al limite "Ah, Materazzi", ma "Ah, Berlusconi". E partono gli sfottò o, nel migliore dei casi, la compassione.
Che piaccia o non piaccia, soprattutto a certuni, questa è la realtà, questa è l’Italietta. Provare per credere.

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