Milano ladrona
O i media sono ancora sotto l’effetto ipnotico della tre giorni romana, o l’inciucio tra il Re del PDL e Bossi non è così idilliaco come sembra: dell’incontro tra i due, subito dopo i trionfi del palafiera, è stato detto poco o niente. Da Maroni, presente all’assise, nessun commento, mentre l’altro dioscuro padano Calderoli di fatto ha ignorato l’evento con un "rimettiamoci al lavoro". Che succede nel Carroccio?
Si perde nella notte dei tempi l’immagine della Lega come partito paladino della laboriosa moralità del nord-est, contro la Roma ladrona di Craxi-Andreotti-Forlani. Erano i tempi del patto d’acciaio del PSI dei nani e delle ballerine e la DC delle mille correnti, spazzati via dal ciclone secessionista padano al grido di "ladri, ladri". Tutti gli indignati contro la politica del malaffare, anche se non nordisti, si ritrovarono sotto le bandiere ideologiche della croce celtica che vedevano in Alberto da Giussano il nuovo Savonarola della Repubblica, il fustigatore dei politici corrotti per una nuova era di moralità.
Altri tempi, ma gli stessi gaglioffi: a quasi due decenni di distanza ritroviamo un certo Mario Chiesa, ex presidente del Pio Albergo Trivulzio, di nuovo in manette: non gli è bastata l’inchiesta Mani Pulite, che proprio da lui prese l’avvio, ora si dilettava con le tangenti sul riciclaggio dei rifiuti nordici.
Nello stesso tempo sta allargandosi l’indagine della Guardia di Finanza, agli ordini della magistratura milanese (ancora una volta), sulla maxi evasione fiscale di 552 "nomi grossi" della finanza e dell’imprenditorialità del nord-est.
Se due indizi fanno una prova, due prove di corruzione ed evasione fanno una legge scientifica, per cui bisogna decidersi: Roma o Milano ladrona?
Non ho mai avuto dubbi sul fatto che, se è vero che l’evasione fiscale è nel DNA degli italiani tutti, più grande è il giro d’affari più grande è l’evasione. E’ giusto porre un freno alle colf che non denunciano nulla, ma qualche euro spesso serve per arrotondare uno stipendio familiare che non riesce a sfamare una famiglia.
Il discorso è ben diverso per chi dall’evasione ricava la materia prima per lo yacht con bandiera monegasca o panamense, per il giro di trans e coca del fine settimana, per ottenere appalti vari, o per ingraziarsi i mafiosetti padani che a Roma dovranno votare leggi e leggine a proprio favore.
E’ questo il substrato sociale, economico, imprenditoriale in cui è radicata la Lega? Stando così le cose diciamo altrettanto chiaramente che la bandiera padana non è più credibile, ammesso che lo sia mai stata. Il tanto sbandierato federalismo – che dopo tre quinquenni di berlusconismo non è ancora diventato legge, segno che un qualche oppositore anche nella maggioranza c’è – ha tutto il sapore dell’aprite i cancelli per il libero pascolo nella terra della corruzione e dell’evasione fiscale selvaggia e legalizzata.
La Lega dimostra nella difesa della padanità la faccia peggiore del malaffare, interessata solo ai propri sporchi interessi e non al bene del suo popolo (si può dire?): come si giustificherà di fronte ai lombardi oppressi dalla cappa di veleni, smog e polveri sottili quando sarà chiamata a ratificare la volontà del Re di affossare i principi di Kyoto?
Ma forse Bossi & c. sperano sempre e tanto nell’ignoranza del popolo padano.
P.S. – A chi fosse interessato al fenomeno della corruzione in Italia ai giorni nostri consiglio la lettura di questo documento dell’Alto Commissariato Anticorruzione, dove si legge tra l’altro che i corruttori arrivano ad influenzare le decisioni "sul tipo di investimenti pubblici (tipicamente, in Paesi con alti livelli di corruzione si privilegiano importanti investimenti per la realizzazione di nuove opere piuttosto che azioni di manutenzione e razionalizzazione dell’esistente, e si trascura pressoché completamente la spesa per l’istruzione)".
Mi ricorda vagamente qualcosa.















