Fauna ferragostana
Non è ancora finita l’orgia turistica ferragostana, ma cominciamo a tirare un po’ di respiro dopo qualche settimana di apnea pressoché ininterrotta. Scorro allora i foglietti dei miei appunti per qualche sorriso amaro.
Mezzogiorno del 15, il giorno di punta. La cucina è in linea, la piastra è piena di padelle, tegami, pentole, piene di ogni ben di dio. 12 e 1 minuto, partono le ordinazioni dei primi tre tavoli: tre selezioni di formaggi! Ecchecavolo: sono un cuoco o u
n salumiere? D’accordo che la mia proposta dei formaggi locali è superlativa, ma nelle pentole e sul bancone giace il meglio della mia produzione. Se comincia così il servizio va a finire che faremo panini, quindi ordine alla sala: i formaggi sono finiti (bugia parziale perché in effetti nessuno poteva immaginare che a Ferragosto pasteggiassero a pane e formaggio).
Succede quindi che una signora – che voleva accompagnare il trancio di salmone col formaggio! – alla fine del pranzo si lamenta a voce alta che è rimasta delusa. Incassiamo, tanto sappiamo che fra tanti uno ce n’è sempre che ha da ridire, ma non incassano gli altri tavoli vicini che apostrofano in malo modo la cliente scontenta con un coro di "Si vergogni" e "Se ne vada". Grazie per la solidarietà, dio ve ne renda merito.
Sempre a pranzo un altro tavolo ordina quattro menu degustazione che prevede una successione di portate – è ben specificato fuori e nella carta consegnata al commensale – scelte dallo chef. In pratica il cliente è chiamato a fidarsi della mia discrezionalità, in cambio di un prezzo di favore. Accolgo eventuali proposte del cliente 1) se il cliente è allergico a certi alimenti 2) se ho tempo (e voglia) di accogliere la richiesta.
Ok allora per i quattro menu degustazione: mentre l’elenco delle comande comincia impietosamente ad allungarsi sforno quattro antipasti già pronti, e fuori! Un minuto dopo rientra la cameriera con due antipasti perché non è di loro gradimento: cambiare, please. Solo dio sa le bestemmie che sono volate. Per non inimicarmi il tavolo cambio i piatti, ma stavolta esco io. Con piglio gentile ma deciso porgo la sostituzione, spiego – se non l’avessero ancora capito – come funziona il menu degustazione ed auguro buon appetito.
I signori mangiano gli antipasti ed i primi, dopo di che chiedono il conto, rinunciando al secondo e al dessert già previsti. La ragazza alla cassa, onde evitare ulteriori discussioni, accetta di far pagare solo il consumato e non il costo del menu degustazione. Conseguenza: per due piatti pagano di più che se avessero preso tutto.
A cena, poi, altro fiore da incorniciare.
Ad un tavolo nel dehors si siede una famigliola: madre, padre e bimba. Solita routine: finché decidiamo, possiamo avere una pasta al pomodoro per la bimba? No problem, siamo abituati a questo tipo di richieste.
Esce la pasta, aspettiamo, aspettiamo, ma la comanda dei genitori non arriva mai. Finita la pasta si alzano, pagano e se ne vanno.
Che fare? Incavolarsi? Lasciamo perdere, ma mettiamoli su Internet, a futura memoria. Siamo a Ferragosto, ed è detto tutto.
















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