Le pale non girano più, finalmente
Nella mia, come in tante altre cucine, il caldo non manca mai, né d’inverno che d’estate, grazie e per colpa di una serie di motivi. In pieno centro storico non possiamo ricorrere al gas in bombola o in bombolone, né possiamo sperare nel metano russo perché in montagna non arriverà mai (questione di costi di costruzione della rete, mi hanno detto gli esperti).
Avevamo due soluzioni alternative: l’elettricità o il gasolio. Allora si optò per il gasolio perché l’energia elettrica costava troppo, anche se i due sistemi sono interdipendenti in fatto di bollette: una cala (?) e cresce nella stessa misura dell’altro. Il risultato è una piastra radiante che è comoda perché è come avere dieci fuochi, ma fa un caldo boia in qualsiasi stagione.
Mettiamoci anche le caratteristiche architettoniche della cucina, ricavata al piano terra di un antico palazzo del Cinquecento, pensata allora per ospitare probabilmente le stalle, con i muri spessi un metro ed i soffitti bassi con volti a botte, ed il girone infernale è bello che spiegato.
Qualche anno fa a luglio mi presi la briga di misurare la temperatura dell’ambiente: quando fuori si boccheggiava già con 30°, in cucina – prima di accendere la piastra alle 9 del mattino – eravamo già a 40°. La tecnologia moderna permette di lavorare anche al fresco con le piastre ad induzione elettromagnetica e gli aspiratori-scambiatori di calore, ma il prezzo è ancora alto per farci un pensierino serio.
L’unica soluzione è… farsi fresco, a mano o con un ventilatore. Le mani però sono sempre occupate e quindi resta la seconda, già sperimentata: non serve a nulla, perché sposta solo aria calda.
Pare che qualcuno, finalmente, abbia pensato a me: dall’Inghilterra arriva il rimedio stupefacente e semplice come l’uovo di Colombo (come tutte le grandi invenzioni): un ventilatore senza pale, costituito da un motorino che aspira l’aria e genera dentro un cerchio (senza pale, appunto) un mini tornado che emette 405 litri d’aria fredda al secondo.
Quest’inverno non se ne fa nulla, ma l’estate prossima – lo giuro – lavorerò in maglione.














