Resistere, ma fino a quando?
La signora mi scuserà, ma fino a stamani, quando è apparsa sugli schermi di Rai3 a Cominciamo Bene (il video sarà disponibile nei prossimi giorni), non avevo neanche mai sentito nominare Giuseppina Virgili. Non è una sconosciuta se Google dà oltre 120 mila voci per lei, ed esistono un gruppo di solidarietà su Facebook, un blog ed un sito che raccoglie le Imprese che resistono, come la sua.
Molti ne hanno parlano – fra gli altri qui, qui e l’Espresso qui – e c’è anche un programma per questo movimento al quale possono aderire tutte le piccole e medie aziende che hanno problemi nell’attuale crisi.
Bastano due soli numeri per capire la drammaticità della situazione:
- sono 1608 i piccoli imprenditori del nordest che dall’inizio della crisi si sono tolti la vita, l’ultimo buttandosi sotto il treno della Venezia-Trento
- sono 30 le aziende che ogni giorno chiudono in Italia.
Se i lavoratori dipendenti hanno al loro fianco le organizzazioni sindacali che li tutelano, e se le grandi aziende hanno voce in capitolo in Confindustria, quell’esercito di micro imprese che lavorano nei diversi settori sono gli "invisibili", come ormai sono definiti. Neppure le cosiddette organizzazioni di categoria, Confcommercio in testa, si preoccupano di loro e li hanno da tempo abbandonati, salvo farsi vivi quando c’è da perorare il voto per qualche candidato locale.
Sono quelli che se chiudono non lasciano traccia se non nei libri contabili delle banche e dei fornitori, dell’Agenzia delle Entrate e – spesso – nei libretti neri degli usurai. Sono quelli che una volta venivano additati come l’ossatura portante della nostra economia, quelli che non ricevevano sussidi di nessun tipo dallo Stato, ma che facevano tanto comodo allo Stato per le sue statistiche ed il poderoso prelievo fiscale.
Anche la stampa comincia ad interessarsi di loro non più come evasori fiscali tout court, ma come entità economiche che stanno lottando a denti stretti per tener aperta la saracinesca ogni santa mattina, sperando che succeda qualcosa per raddrizzare la barca.
Sono aziende che occupano spesso marito, moglie, uno o più figli, uno o più dipendenti, nate di recente su un progetto di vita o in tempi passati, con generazioni laboriose che hanno mantenuto famiglie ed economie.
Fino ad ieri i problemi venivano lavati in casa perché la dignità e l’orgoglio di queste persone non permettevano di esternare la loro difficile situazione. Oggi, finalmente, hanno preso coscienza che la loro è una condizione condivisa dalla grande maggioranza delle imprese, che la banca che rifiuta loro credito lo rifiuta anche a centinaia e migliaia di altri "invisibili", che non basta sorridere perché i conti tornino in attivo.
Non c’è ricetta magica che li possa salvare, non c’è innovazione, liberalizzazione o globalizzazione che ridia loro speranza. L’unica cosa che vogliono è tornare a lavorare, per pagarsi i debiti e vivere. Non possono più aspettare.
















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Grazie Maurizio per il sostegno, l’incoraggiamento e lo spazio che hai concesso al nostro movimento.
che pena che mi fanno queste piccole imprese !! di piu quelle piccole imprese che si limitano ad assumere sotto il minimo sindacale per evitare un personale politicizzato…mi fanno piu pena quelli che vanno in banca per un mutuo casa e non gle lo danno perchè il loro stipendio è basso….assisto a tante piccole imprese che piangono e poi dietro hanno la villa o il macchinone…non mi commuovo piu di nulla… maestro si iscriva alla confindustria…vedo che ha allentato la corda della protesta sociale da parte dei veri deboli
il commento sopra è il mio…non vorrei passare per un bastardo anonimo
@ Marco: me l’aspettavo, anche se non da te. La mia protesta c’è sempre (http://www.corsoitalia35.it), qui ho voluto mettere in evidenza un aspetto della crisi che tocca le micro realtà che ancora moltissimi, da una parte e dall’altra, non vogliono vedere (l’unico che in questo momento ne parla è Casini, il che è tutto dire).
I problemi toccano indifferentemente pensionati e giovani, donne e neolaureati, cassintegrati e microimprenditori invisibili. Questi ultimi spesso – e forse non lo sai – devono elemosinare un altro mutuo o una dilatazione del fido non per mantenere il macchinone, ma per onorare lo stipendio al dipendente.
Se la gente sapesse…
non ho mai visto un piccolo imprenditore difendere l’operaio che si arrampica sui cornicioni di fabbriche per difendere i suoi diritti…ora che qualcuno soffre cercano solidarietà…ma per favore…negli anni queste piccole imprese non hanno mai fatto pilitiche sociali…ora si arrangiassero…l’acqua quando va per l’orto si tace se va al contrario allora si cerca la solidarietà e la lotta condivisa…in piazza neglia anni ho visto solo gente operaia e contadina
no non ci sto
Eh, no, non ci sto, caro Maurizio.
Ovviamente e’ giusto sostenere le piccole imprese cosi’ come quelle grandi, chissa’ mai che gli imprenditori di qualunque dimensione si degnino a fare quello che sono pagati per fare, cioe’ dare lavoro.
Prendiamo il mio datore di lavoro, ad esempio. Quando il vento era in poppa giustificava la ricchezza prodotta da noi dipendenti che si intascava lui (cioe’ la villa enorme con piscina in riva al lago, la maserati per se e la bmw per la moglie eccetera eccetera, inclusa la famiglia di schiavi filippini, be’ giustificava questa cosa come il benefit per chi si occupa di redistribuire ricchezza ad altri che questa ricchezza non avevano, cioe’ noi dipendenti. In altre parole, il suo stipendio e’ giustificato dal suo lavoro. E il suo lavoro e’ quello di dare lavoro a me.
Ora che c’e’ crisi, pero’, lui continua ad avere la sua villa, la sua maserati, sua moglie con la sua bmw e la famiglia di schiavi filippini al suo servizio, io invece vengo messo in cassa integrazione. Com’e’ possibile ‘sto fatto?
L’impresa per la quale lavoro non e’ piccola ma ha sempre saltellato tra la media e la grande, ma il discorso e’ lo stesso.
La differenza e’ che il vero privilegio dell’imprenditore e’ la possibilita’ di scegliere. E questa possibilita’ gli e’ stata data dall’eredita’ di una famiglia ricca, oppure da una ricchezza spesso costruita illegalmente, oppure in modo immorale.
Mi puoi dire che l’imprenditore e’ quello che si e’ fatto un culo cosi’ per raggiungere una posizione e per poi alimentare un sistema che nutre anche me.
Be’, io ti dico che anche io mi sono fatto un culo cosi’ per raggiungere livelli professionali ottimi alimentando cosi’ un sistema che nutre anche lui, e lo nutre anche molto piu’ di me.
Pieta’ per chiunque muore, pieta’ aggiuntiva per chiunque lo faccia con decisione consapevole, perche’ chissa’ quale tristezza l’ha condotto a cio’. E qui mi riferisco tanto ai suicidi che annoveri tu quanto agli altrettanti s non di piu’ che perdono il posto di lavoro e rimangono con ridicoli ammortizzatori fiscali.
Pero’ ci sara’ pure una buona ragione per cui un imprenditore, di qualunque dimensione, ha deciso di fare l’imprenditore e non si e’ limitato a cercare su Monster un posto di lavoro come cerco di fare in questo periodo, fino ad adesso invano.
a mio avviso le considerazioni di marco sono figlie di una concezione sociale vetusta ed ormai superata e denotano una scarsa conoscenza del tessuto sociale del nord est. Grazie al mio lavoro ho un osservatorio privilegiato sullo stato di molte piccole aziende venete e purtroppo le difficoltà sono pesanti. Vedo però piccoli imprenditori consapevoli del loro ruolo sociale che impegnano beni personali pur di andare avanti e pagare gli stipendi e che anche quando chiudono, si preoccupano prima di tutto di pagare tutto il dovuto ad i dipendenti e molte volte di ricollocarli trovando loro un nuovo impiego.
Per converso vedo meno impegno sociale nelle grandi aziende, che in momenti di crisi scaricano i costi sullo stato usando i mezzi a loro disposizione (cassa integrazione ecc.).
Mi fa incazzare! Anche il mio papa’ era piccolo imprenditore. Pero’ lui alla mia eta’ aveva il villone, io invece adesso non riusciro’ piu’ a pagare il mutuo del mio trilocale piu’ servizi.
E io mi considero pure fortunato, perche’, tutto sommato, il culo ce l’ho parato sotto le ali protettive di mio padre (per quanto ricorrere a questa soluzione, a 45 anni, implica strofinare le scarpe infangate sopra l’orgoglio, manco fosse uno zerbino). Immagino come possa essere uno che questa fortuna non ce l’ha!
Secondo me, ‘sti piccoli imprenditori non hanno molto idea di che cosa significhi la poverta’.
Vittorio, io ammetto di non conoscere il tessuto sociale del nord-est.
E sono pure convinto che ci siano molti piccoli imprenditori (tu li dipingi come eroi, io invece li considero semplicemente “onesti”, perche’ mi pare che facciano esattamente quello che sono tenuti a fare, in quanto imprenditori, cioe’ rimanere sulla loro barca fino all’ultimo e non abbandonarla perche’ affonda).
Pero’ che mi si compatiscano i piccoli imprenditori come categoria dicendo che invece i lavoratori dipendenti sono messi meglio, be’, questo mi pare che abbia proprio dell’assurdo!
Devo dire che la discussione sull’etica imprenditoriale è interessante. Però…un imprenditore che versa in stato di crisi ha l’obbligo (e non la facoltà) di portare i libri in tribunale; poi molti, piuttosto di fare questa scelta, preferiscono reinvestire nell’azienda e scommettere sul futuro. E’ senz’altro vero che ciò che viene reinvestito nell’azienda è molte volte il frutto che l’azienda ha dato all’imprenditore in tempi buoni. Però..proprio l’altro giorno ho incontrato un imprenditore che mi confessava di non pagarsi lo stipendio da più di un anno a causa della crisi della sua impresa…e nel frattempo tutti i dipendenti hanno sempre e regolarmente percepito i propri stipendi. Non voglio dire che l’intera categoria sia fatta di onesti o di eroi, però qualcuno c’è senz’altro
Mah, io non discuto sul fatto che ci siano degli onesti nella categoria. Non e’ questo il problema.
Pero’, quanti ce ne sono di imprenditori tipo il mio datore di lavoro che si ritira a vita privata col malloppo e quanti quelli come il tipo che hai incontrato l’altro giorno che invece fanno la fame per pagare gli stipendi dei dipendenti? Qual’e’ il rapporto?
In conclusione, il punto credo che sia che una categoria puo’ scappare con la refurtiva coperto dalle regole, l’altra categoria invece, come al solito, abbassa la schiena e obbedisce. Questo e’ un dato di fatto, indipendentemente dai meriti e l’onesta di eventuali singoli.
Scendiamo con i piedi per terra, soprattutto chi ha stipendio fisso garantito dal comune o dal ministero. Mio padre da dipendente ha fatto 3 case, io non ne ho nemmeno una.
Quelli che hanno gli operai che vanno sui tetti per difendere giustamente il posto di lavoro non sono micro o piccoli imprenditori. Io non ho nemmeno la possibilità di andare in cassa integrazione: se il mercato mi butta fuori sono un pirla perché non ho saputo gestire la mia azienda e mi aspetta solo un futuro a scacchi, senza disoccupazione.
Avanti o popolo, mettiamoli tutti in galera i padroncini: il futuro è di Mc Donald’s. Buon hamburger anche ai no global.
credo che sia la prima volta che mi trovo d’accordo in pieno con Maurice..inizio a preoccuparmi!!
tuo padre da dipendente si è fatto tre case…avete sentito dipendenti…qualcosa non vi gira bene..i padroncini in galera? qui nessuno ha mai affermato questo…continuo a dire che la categoria dei padroncini e delle imprese non le ho mai sentite nelle piazze…cosa è successo si sono svegliati solo adesso?
Che centra Mc Donald’s…non l’ho capito
Lo stipendio del ministero o del comune porta ricchezza signori miei…questa poi!!!
La cassa integrazione?
Mi dispiace ma l’intervento di maurice è unicamente reazionario…peccato…
marco no. e’ che e’ una guerra tra poveri. da dove potrebbe arrivare per te un po’ di giustizia sociale, anche nella sfiga? Era un modello che ha contribuito a portare un po’ di benessere in terre che benestanti non lo son mai state. e che
ora sta’ mostrando tutta la sua fragilita’. prendiamocela piuttosto con le banche che ci hanno seppellito in questa cacca e ci hanno indebitato per due generazioni. giocavano alla finanza creativa. leve pazzesche. bonus osceni. e i governi ora a ripianare con i soldi che finiranno di essere pagati dai nostri nipoti..
pero’, se il maurice di turno, per superare l’impasse del momento, va a chiedere un prestito, la banca al 99% glielo
nega, se intravede delle difficolta’. anche se piccole.
anche se superabili
@amarobi
vogliamo parlare delle banche? bene facciamolo ma è un altro argomento…. anche io ho avuto una impresa e vi so dire il bene e il marcio nel suo interno. Riconosco che l’imprese e l’aziende sono insieme agli operai e gli impiegati l’humus di questa cazzo di nazione. Ma piangere per le piccole imprese totalmente non me la sento…. si sentono agitate e si agitano solo quando lo ritengono opportuno e continuo a pensarla che molti non hanno mai fatto storia nelle lotte sociali e di piazza…quindi che ora si agitino hanno le loro ragioni ma è circosritto a se stesso e ad un momento storico…. le banche non gli fanno credito? la crisi le ha invasate… comprendo… ma quando il mercato tira e c’è stato foraggio ne hanno approfittato e stavano in finestra a vedere le mal politiche. Ci sono aziende serie e consapevoli a cui va il mio rispetto e che tengono al propio personale piu della loro vita…ma sono poche…molte vanno solo con la logica di mercato.
Io sto creando una lotta tra poveri? Maurice che ritengo persona intelligente e che leggo sempre con molta attenzione…ha un buon senso critico… ma a volte se ne esce con frasi che scatenano lotta tra poveri. Se ritiene che l’impiegato ha piu opportunità lo vada a fare…e ricordiamoci che l’impiegati come le poche aziende oneste in italia sono quelli che danno di piu allo stato con reale trattenute sullo stipendio…non sono quelli che fanno volare capitali sulla luna.
Le banche?
Quando io, lavoratore dipendente, sono andato alla mia banca (oh, UBI banca, mica banchetta del quartiere di canicatti’!), mi hanno chiesto la busta paga. Ora, se io la busta paga non gliela davo (e non l’avrei fatto, se non l’avessi avuta!), quelli il mutuo non me lo concedevano!
Chissa’ perche’ invece al piccolo imprenditore che ha bisogno del prestito dovrebbero concederglielo cosi’, senza garanzie che lo possa restituire!
Il lavoratore autonomo, specie se trattasi di imprenditore, cioe’ di quello che ha la fabbrichetta e che quindi da’ lavoro ai suoi dipendenti, non ha la cassa integrazione, e’ vero.
Ma e’ anche vero che tale imprenditore possiede l’impresa, che e’ automaticamente, per lui, un ammortizzatore sociale. Cioe’, quando lui avra’ finito di licenziare i suoi dipendenti (ed, essendo piccolo imprenditore, puo’ farlo anche senza utilizzare per loro gli ammortizzatori sociali, ha sempre la fabbrichetta. Certo, in caso di fallimento la fabbrichetta la perde anche quella, ma nel frattempo, mentre i suoi operai si spaccavano la schiena, producendo una ricchezza maggiore di quella che gli veniva retribuita (e gia’, una azienda funziona solo quando la ricchezza prodotta e’ maggiore di quella consumata!), lui si arricchiva.
Maurice, io, come ben sai, da gastronomo goloso apprezzo molto la tua arte, e ben lungi dal puntarti un dito ti diro’ che anch’io avrei voluto aprire un ristorante. Mi sarebbe anche piaciuto fare il musicista. A volte penso che mi piacerebbe anche fare lo scrittore. All’universita’ avrei voluto fare filosofia e diventare un libero pensatore. E invece sono qui a fare l’informatico, che puo’ piacere o no, ma ti assicuro che non posso esprimermi come voglio nel mondo. Devo solo fare quel che il mio capo mi dice di fare, e in quelle otto ore la mia unica liberta’ e’ di reggermi il pisello quando faccio pipi’. Eppure questa scelta di vita la rifarei, perche’ ogni alternativa sarebbe stata impossibile.
Certo non mi lamento perche’ ho rinunciato al sogno in modo consapevole.
Decidere di rischiare e poi non accettare il rischio mi pare che oltretutto tolga fascino a chi fa scelte piu’ coraggiose delle mie.
Ora, comunque, io non dico che non bisogna sostenere la piccola impresa. Soprattutto per una ragione sociale. Senza impresa il sciur padrun non guadagna. Ma non guadagna neanche il suo dipendente, e l’italia va a rotoli (tutta tranne berlusconi e i suoi amici di merende). Ma da qui a dire che la categoria dei dipendenti ne esce meglio ce ne passa eccome di acqua sotto i ponti!
Maurice, ci sono casi come quello tuo e di tuo padre. Tu “imprenditore”, o “lavoratore autonomo” che rischi di cadere col culo per terra senza cuscini ammortizzatori, e nonostante caparbiamente porti avanti il tuo progetto con l’unico fine antropofilo di produrre ricchezza per la comunita’; e tuo padre che invece ha fatto una vita col salvagente del lavoro dipendente e alla fine si e’ fatto tre case (mannaggia, ma come avra’ mai fatto? Forse che i tempi sono cambiati? Che io davvero mi faccio un culo cosi’ e a fine mese riesco solo a pagare un mutuo di una casa che sara’ mia quandro andro’ per i sessanta!).
Pero’ ammetterai che in media le cose non stanno affatto cosi’. In periodi di vacche magre il lavoratore dipendente fa la fame e il suo ammortizzatore ammortizza poco e per troppo poco tempo. L’imprenditore di solito cade sempre in piedi.
In tempo di vacche grasse invece il lavoratore dipendente sopravvive e l’imprenditore invece accumula soldi o si gode la vita a seconda dei casi. E questo e’ il suo bonus oltre, ovviamente, alla ricchezza reinvestita nel caso in cui si tratti di onesto imprenditore.
Vorrei invitare quei signori che ci stanno spantando addosso nelle nostre “ville” e aziende poi portarli a fare un giro nelle nostre “belle” auto ed in banca per mostrargli il nostro conto corrente.Inoltre li invito anche a mangiare,se sono fortunati e capitano nel giorno che la Caritas ci ha dato il pacco viveri forse un piatto di pasta riescono a mangiarlo,se poi decidono di venire ora che è freddo consiglio loro di coprirsi bene perchè potebbero ammalarsi,sa senza riscaldamento non si sta molto bene.Noi microaziende abbiamo messo la vita,i nostri beni,che spesso sono case avute in eredità,abbiamo investito tutto.Queste persone non sanno che i nostri dipendenti per noi non sono solo un numero di matricola,ma conosciamo il loro nome,il volto e le loro storie.Se esistono i dipemdemti è perchè esistono imprenditori,cari signori che la mattina si alzano e vanno a lavorare come tutti.Visto che è così facile guadagnare perchè non siaprono un azienda?? almeno divenano ricchi come noi?
Mi fa arrabbiare sentire quanta ottusità ci sia in giro.Incazzatevi con chi delocalizzae toglie lavoro con chi esporta miloni all’estero,non siamo certo noi piccoli.e poi mancano soldi allo Stato.Qeysti signori lo sanno che molti piccoli imprenditori,quelli che ancora possono,anticipano la cassa integrazione ai loro dipendenti???Le lotte socali le abbiamo sempre fatte ma come sta succedendo ora passiamo inosservati.Non abbiamo più soldi per mantenervi tutti.Queste personcine sanno che paghiamo le tasse,circa il 70% con un anno in anticipo?e tante altre cose che questi signori non sanno e che trovo
anche tempo perso spiegare.Purtroppo è pensiero colletivo che imprenditore è uguale a ricco e disonesto.Mi sembra che comunque anche i dipendenti facciano eabbiano fatto la loroparte insieme ai sindacati.assenteismo,lavoro staordinario fuori busta,pensioni di invalidità a chi invece invalido non era etc.etc. Volendo tutti abbiamo degli scheletri nell’armardio.E’ possibile che non si riesca a capireche siamo tutti sulla stessa barca e che fare la guerra fra noi non porta da nessuna parte.
Rinnovol’invito a queste persone a venire a casa mia e poi parlare.
Mi sono dimenticata di dare alcune informazioni ai signori che ci stanno sputando addosso.
2008 1600 imprenditori morti suicida o perchè in mano agli usurai o perchè falliti
da gennaio 2009 falliscono 30miscroaziende al giorno,le microaziende sono quelle con max 15 dipendenti
Fatturato2009 meno 80%
ed inoltre difficolà ad incassare quel poco che qualcuno ha ancora la fortuna di fatturare.
Penso che si debba rilettere su questi dati,ufficiali e non inventati da noi piccoli imrenditori.
Se un opeaio dovesse incassarel’80% in meno dello stipendio ed in più senza la certezza chegli venga pagato il restante 20% come starebbe.
Noi abbiamo la certezza dei debiti ma non quella dei crediti.
E pensate davvero che se fosse vero ciò che alcuni dicono che abbiamo vlle auto e non so che altro faremmo fallire le nostre aziende o ci rivolgeremmo agli strozzini e ci toglieremmo la vita?????
Sapete perchè ho internet???? perchè alcuni imprenditori hanno fatto una colletta permettendomi di pagare il telefono che mi avevano staccato oltre a farmi una ricarica sul cellulare e mandarmi dei soldi perchè io e mia figlia facessimo un Natale dignitoso.
Mia figlia,cari signori stanca di una situazione invivibile ha messo i propri organi in vendita.Vi basta??????
Informatevi prima di parlare.
Una parola a Maurice.Grazie per l’interessamento,fa piacere che qualcuno capisca veramente la tragedia che molti di noi sta vivendo,probablmente essendo imprenditore vivi la reltà.
Un altra cosa,dimenticavo,i nostri dipendenti sono pagati
come tutti gli altri.cosa c’entra che non sono politicizzati??? La stupidità e molto più nociva dell’intelligenza e siamo pieni si esempi.
@virgili
commosso le rispondo vi voglio vedre in piazza, vi voglio vedere davanti al parlamento vi voglio vedere fare lotte sociali insieme agli operai sempre…. io non sto sputando addosso a nessuno e come ho detto siete l’humus della produzione e date lavoro…. ma continuo a dire che vi fate sentire a tratti…leggo nelle sue parole un estremizzare incredibile…mi dispiace per sua figlia e sono vicino al vostro problema…. ma non è il caso che fa primavera qui si parla in generale
Mi dispiace essere considerato quanto pare uno stupido…molte aziende da sempre hanno investito all’estero perchè la manodopera cosatava di meno…molte aziende non sarà il caso suo hanno investito all’estero ed ora si ritrovano con le pezze al culo….la guerra tra poveri?Vi siete fatti fagocitare negli anni dalle grandi aziende con le quali avete lavorato in subappalto…regolate il sistema tra voi la politica e le potenti aziende del sistema.
Il suo caso è doloroso ma continuo a dire non vi ho mai visto (non so Lei) su un palazzo a fare scioperi o contestazioni ad oltranza….. organizzate e proponotevi ad Annozero cerchiamo una dialettica e un confronto sempre…non solo quando le vacche si fanno magre.
scrivo di fretta scusate gli errori
Mah, signora Virgili,
Noi lavoratori dipendenti ce la passiamo decisamente molto meglio di sua figlia, evidentemente. Io, ad esempio, non ho mai pensato di vendere i miei organi. Tuttavia mi ritengo onesto, e sono sicuro che anche Lei possa ammettere che esista la possibilita’ di vivere moralmente pur nella condizione deplorevole di lavoratore dipendente.
Ma stando cosi’ le cose, mi chiedo, perche’ tutti questi microimprenditori si tolgono la vita. Perche’ ci sono persone costrette a vendere i propri organi invece di andare a fare loro stessi i lavoratori dipendenti?
Io non sono mica speciale, sa? Io, subito dopo la laurea, finanziata dal mio vecchio padre, sono andato a fare alcuni colloqui e alla fine sono stato assunto a tempo indeterminato da un datore di lavoro. E li’ e’ nata la mia storia di lavoratore dipendente. Perche’ non fa cosi’ anche lei? Perche’ non consiglia a sua figlia di fare altrettanto? Perche’ tutti quei suicidi non pensano di fare lo stesso, visto che fare il lavoratore dipendente e’ cosi’ facile?
Io ho 45 anni, adesso. E mi vedo nella situazione di trovare urgentemente un altro posto di lavoro. Ma non lo trovo, e quindi tra un po’ mi metteranno in cassa. Mia moglie, purtroppo non ha un lavoro. E una la cassa sono fortunato perche’ mi spetta, ma non basta, se devo pagare il mutuo. E comunque la cassa e’ solo una soluzione temporanea.
Il mio sogno e’ di acquistare una cascina in centro italia e ristrutturarla, fare l’agricoltore e mettere su’ un agriturismo. Ma non lo faccio perche’ non ho i soldi per farlo. Purtroppo (o per fortuna? Lunga vita ai miei genitori!) non ho ricevuto nessuna eredita’, e quindi sfortunatamente (fortunatamente!) non posso impegnare i soldi che non ho per costruire la mia microattivita’ imprenditoriale. Ma se potessi, lo farei! E non per fare la bella vita, ma per realizzare il mio sogno e fare quello che mi piace fare.
Lei, invece, ha deciso di fare l’imprenditrice solo per amore verso il prossimo?
Per altro, non creda affatto che tutti abbiamo i nostri scheletri nell’armadio. Io, ad esempio non ne ho. Non ho mai percepito reddito non dichiarato, e non ho mai avuto uno sconticino per aver consentito a qualcun altro di non dichiarare il suo. Non ho evaso al fisco neanche un lupino. Perche’ io ritengo, a differenza di quanto lei sembra affermare, che essere onesti nei confronti della societa’ sia un dovere imprescindibile.
Mi pare che i capitali all’estero che sembrano rientrare risollevando le sorti della finanziaria di Berlusconi non siano affatto stati esportati dai lavoratori dipendenti.
Poi, oh, io non lo so, magari ci sono tanti dipendenti che percepiscono in nero la retribuzione degli straordinari. Pero’, credo, ogni singolo centesimo in nero che un dipendente percepisce corrisponde ad un singolo centesimo altrettanto nero che il datore di lavoro gli elargisce, quindi, riguardo questo metodo di evasione, mi pare che sia un pari e patta. O sbaglio?
comunque mi rendo conto che rimanendo saldo alle mie idee esiste un problema e parlarne è utile Mi rendo consapevole che Certi argomenti comunque andrebbero fatti in un salotto televisivo o politico confrontandosi con cautela e parsimonia…altrimenti diventa una guerra sterile. Un blog è utile ma incapace…forse… di esprimere bene tutti i concetti utili di dibattimento.Esprimo comunque solidarietà alla Giuseppina Virgili e se Lei volesse mandarmi un suo appunto da mettere sul mio blog mi farebbe piacere.. per aprire se mai una dialettica anche con i miei lettori
marf@libero.it
Ho 51 anni e da quando la mia situazione in azienda ha iniziato a scricchiolare mi sono messa a cercare lavoro,ma come voi cn l’aggravante dell’età non sono riuscita a trovare niente,nemmeno come badante.Io da sola,dopo aver girato fra tutti i provvedimenti che lo Stato Regione e banche dicevano di aver messo in atto,dopo aver scritto al Prefetto,penso siate al corrente dell’osservatorio economico delle Prefetture messoin piedi da tremonti i quali Prefetti non hanno alcun potere sulle banche,dopo aver scritto per un anno intero a Ballarò,annorezo,quotidiani più o meno importanti,digitate su internet il mio nome e vedrete tutte le recensioni,ho deciso di fare in piazza duomo a Firenze lo sciopero della fame e della sete ad oltranza, perchè stanca di essere presa in giro e per far presente all’opinione pubblica come vive una parte di socità, altri imprenditori prima di me nel nord ovest lo avevano gia fatto,bene scese un asessore assicurandomi che avrebbe seguito la mia vicenda perchè non cadessi nelle mani degli usurai,avevo un assegno dal notaio,€ 6.250,00,pensate che se li avessi avuti non lo avrei pagato!!??,ed il giorno dopo,sono stata li da sola giorno e notte,fui chiamata dal Prefetto che mi dava appuntamento per il lunedi per un incontro in prefettura con dei funzionari della unicredit.Il lunedi io mia figlia 20 anni, che studia elavorava con me in azienda e il presidente dell’associazione sos usura di Mlano,al quale mi ero rivolta,indovinate un pò perche,dopo che abbbiamo illustrato la situazione garantiti da un consorzio fidiall’80%,chiedavamo €30,000,00,ci dissero che avrebbero dato il finanziamento,il restante20% lo garantiva l’associazione,sapete come è andata a finire??? Hanno detto no e quindi un altra volta con il culo per terra.oltre il danno la beffa e come me tanti altri.Se i giornali non ci danno spazio cosa dobbiamo fare?? Non pensate che stiamo con le mani in mano e la mia storia purtroppo non è l unica.solamente i media non ne parlano perchè fa comodo a molti che ci sia silenzio.Con l’associazione Impresecheresistono,informatevi,siamo andati a Roma a manifestare insieme ai nostri dipendenti,abbiamo fatto un altra manifestazione a Torino stiamo lavorando per far sentire la nostra voce,informatevi.Poi un altra cosa avete proprio sbagliato persona riguardo l’onestà:Col senno di poi magari avessi evaso le tasse,magari avessi avuto la possibilità di portare i soldi all’estero e via dicendo.L’eredità di cui parlavo sono la casa che i nostri genitori,per lo più operai,con grande sacrificio hanno comprato anni indietro quando era possibilee che molti di noi per pagare debiti hanno venduto.Sono figlia di operai e a mia volta sono stata dipendente,ero impiegata,conosco bene il mondo dei dipendenti che oggi è molto cambiato rispetto a 30-40 anni fa ovvero è migliorato e molto anche.Ma perchè non vi incazzate con la Politica invece che con noi che abbiamo dato lavoro onestamente????? Sapete è molto difficile parlare con chi è cieco sordo e muto come mi sembra siate voi.Nelle vostre parole leggo rabbia ed invidia.Vi rinnovo l’invito a venire da me così viporto a fare un giro nelle microaziende ed a parlare con lepersone sia dipendenti delle stesse che con i loro datoridi lavoro almeno vedrete con mano capannoni desolati,telefoni che non suonano e tanta tristezza.
La stiamo mettendo sul piano personale per evitare una realtà generale.
Se parliamo sul piano personale, io sono stato dipendente (dopo altre molteplici esperienze da dipendente) in una multinazionale delle assicurazioni dove sono poi passato agente, cioè libero imprenditore con quattro segretarie dipendenti, alle quali ho riconosciuto sempre i loro diritti sindacali, anzi remunerandole di più del CCNL perché se lo meritavano.
Da lì ho fatto il salto nel commercio: un bel negozio… per il quale c’ho rimesso la casa.
Ora come ristoratore con una (dicesi una) dipendente part-time, un immobile dei miei suoceri ipotecato, una Fiat Stilo a rate che finirò di pagare spero fra due anni, non posso esportare il lavoro all’estero, anche se mi piacerebbe tanto andarmene da questo paese.
Che dire ancora? Che stiamo facendo una battaglia ideologica in nome di preconcetti che tutti i dipendenti hanno. La pensava così anche il mio amico C. di Rifondazione che, dopo essersi dimesso da Telecom, si è messo in proprio; ora la pensa in maniera diametralmente opposta.
Dario, per il bene che ti voglio non mollare il tuo posto per la cascina. Fa molto romantico, ma poi ti troveresti a ragionare come me e la signora Virgili.
questa tuo ultimo commento la pubblico sul mio blog…se non condividi provvedrò a cancellarla
Voi parlate di imprenditori in generale,ma c’è molta differenza fra chiamarsi Agnelli,Della Valle,Marcegaglia e altri che chiamarsi Pinco Pallino.ci chiamano imprenditori ma non abbiano nulla a che spartire con gli imprenditori.Alla fin fine siamo degli operai che ci sporchiamo le mani in azienda insieme ai nostri dipendenti,stiamo alle macchine ne più ne meno che come loro.Caro Dario il terziario è stata la forza della nostra Nazione,inatti da che lo stanno uccidendo si vedono le conseguenze.Non fateve abbagliare dalla parola imprenditore e non fatene di tutt’erba un fascio.Sono i grandi che hanno tolto forza economica al nostro paese non noi.Cosa vuoi che esportiamo all’estero i debiti???? visto che abbiamo solo quelli!!!!Per quanto riguarda il motivo per cui ho iniziato a lavorare in proprio,tu non immagini la gavetta cheho fatto,prima come subagente,poi come rappresentante,avevo 25 anni una famiglia alle spalle e potevo permettermi di farlo oltre ad essere altri tempi,dove tutto era più facile,e qundi potevo anche rischiare perchè comunque avevo di che dormire e mangiare,poi,il mio campo è la moda ho iniziato da sola a fare i disegni che facevo produrre ai terzisti,e da sola andavo a vendermeli,quindi vedi bene chehoiniziatosenza un soldo di capitale,e la soddisfazione di esprimersi chemi ha spinto ad iniziare questo percorso.Tu non immagini cosa si provi a vedere una tua creazione in vetrina o indossata.Dovresti provarlo per capire,perchè quando lecosesi fanno non per venialità ma per amore hanno un sapore diverso.E ovvio che dovevo anche guadagnarci qualcosa,non posso permettermi di fare il filantropo.Non siamo avidi di denaro come pensi,fra noi piccolissimi “imprenditori” c’è molta umanità esensibiltà.Mi dispiace che nel tuo percorso di vita abbiatrovato solo persone devote al dio denaro,ma per fertuna sono in minoranza.Io per esempio quando potevo economicamente ho sempre aiutato chi aveva bisogno sia materialmente che umanmente e come me tanti altri.Venimo da famiglie umili e sappiamo cosa vuol dire sofferenza e pertanto capiamo chi soffre.Prima di giudicare conosci le persone e le loro storie alle quali ti permetti di puntare il dito,e poi esprimiti.
Non la sto mettendo sul piano personale,ma non so come far capire a queste persone che non siamo ricchi come pensano.Ma siamo persone normalissime che un bel giorno hnno deciso di mettersi in discussione,E’ forse un peccato??? se lo è lo stiamo scontando.Vorrei che queste persone sapessero che ciò che usano forse è stato fatto dalle nostre aziende a meno che non comprino capi firmati,mangiano nei ristoranti cinesi fanno la spesa nei negozi cinesi,l caffè quando sono fuori non lo bevono e via dicendo.Si chiedono mai se noi piccoli un bel giorno portiamo tutti i libri intribunale cosa potrebbe succedere?? Rifletteteci.
Purtroppo non posso portare esempi di altri piccolissimi imrenditori ecco perchè uso lamia storia. Se vogliono saperne di più che vadano a farsi un giro alla Caritas e poi vedranno una valle di lacrime fatta anche da piccoli imprenditori,artigiani e piccoli commerianti i qual hannoperso tutto anche la dignità e qui rispondo alla domanda sul perchè si suicidano.Quando perdi la famiglia gli amici e ti senti solo con davnti a te ilbuio più assolti basta un attimo e parte la scintilla.Non auguro a nessuno di provare questa sensazione è devastante.a tutti noi per un momento è passato qusto pensiero che per alcuni è diventato convinzione.
giuseppina comunque comprendo la tua disperazione che si concerta a tante piccole realtà… i miei commenti erano rivolti al concetto generico di impresa… alle quali rimprovero quello che gia ho detto…. ti auguro un affermazione delle tue ragioni…continua a denunciare se c’è da denunciare e guarda tra le tue ragioni anche …se fosse…dove hai potuto sbagliare…. comunque certe argomentazioni vanno rivolte in linea generale…. altrimenti ti racconto anche io perchè ho mollato un bistrot in francia…perchè ho cambiato vita e perchè mi sono diviso tra il dipendente eil professionista
auguri
ho postato sul mio blog prendendo il tuo esempio e sperando in un ragionamento e una riflessione sul tuo comparto e sul sistema lavoro in Italia
Ripeto,ho preso la mia storia come esempio non per raccogliere pietà,perchè è quella che conosco meglio.Non ho nessuna intenzione di mollare,non ci penso neanche.Io perprimasono contro chi delocalizza e qncor più con chi delocalizza sul nostro territorio,e nel nostro settore sono tanti e non provo alcuna compassione qundo chiudono perchè lo hanno voluto loro.Qui s iparla di piccoli imprenditori con un etica imprenditoriale e fortunatamente ce ne sono che stanno urlando da anni.Sai come ci siamo definiti,gli invisibili e purtroppo è veromanon lo siamo per lo Stato e le banche che puntualmente bussano alla nostra porta e poco importa se li hai o no i soldi,li vogliono e basta dove trovarli è solo un problema nostro.
Se vuoi vai a vedere su internet la puntata del 13 ottobre 2008 di Exit su la7 poi mi racconti.se lo Stato continua a produrre povertà come sta facendo mi piacerebbe sapere come pensano di uscire dalla crisi.Facendo tornare qualche spicciolo dall’estero?? Tremonti non ci deve dire quanti soldi rientrano ma qunti ne sono scappati.Poi un altra riflessione,se sanno quanti milioni di euro rientreranno grazie allo scudo fiscale,cioè una moratoria,chimiamola con il suo nome,vuol dire che sapevano,primo che i soldi erano usciti illegalmente secondo pure qunti erano.allora se non c’era la crisi questi “signori” la facevano franca con il bene pacido dello Stato!!! NOn pensate che sia una vergogna????Secondo chi è che non è stato in grado di controllare? Noi!!!! E perchè dobbiamo pagare per colpe che non abbiamo???Perchè dobbiamo continuare a dare lauti stipendi a degli incapaci???? Perchè si chiamano politici quando non sanno neanche la politica dove abita???E visto che sono così bravi a fare il loro mestiere come mai non hanno previsto questo disastro economico???? Sarebbero molte le domande che vorrei rivolgere a questi incapaci che tentano di distogliere le persone dalla realtà sbomballandoci dalla mattina alla sera con i loro problemi personali,escort,Marrazzo,e non ricordo quali altre cazzate.Io ho scritto molte volte a lor signori come pure al Presidente della Repubblica chiedendo sempre alla fine se vivessero a Gardaland piuttosto che su marte.Mai avuto una risposta ovviamente.non so quanti di voi hanno visto la fiction “Lo scandalo della banca romana” ve lo consiglio e vedrete che dal 1890 oggi 2010 non è cambiato niente,forse è peggiorato.Guardatela se riscite a recuperarla è molto realistica.Caso strano anche al empo di Giolitti chi ci ha rimesso sono stati i risparmiatori edi piccoli imprendtori,La storia si ripete
Eccolo qua, un microspaccato della nostra realtà italiana, il nostro passato di guerra sociale che non passa mai, dove i dipendenti continuano ad arrampicarsi sui cornicioni per difendere i loro diritti e dove gli imprenditori si debbono “degnare a fare quello che sono pagati per fare, cioe’ dare lavoro.”
Pensa te, e io che ho sempre creduto fino ad oggi che lo scopo di un’impresa fosse il guadagno, inteso come differenza tra il capitale procurato e la copertura dei costi. Oggi scopro che invece il mio imprenditore mi fa l’elemosina.
Io da dipendente so che il mio rapporto non si limita ad un “rapporto di lavoro”. Io mi sono sempre considerato l’imprenditore di me stesso. Io vendo un prodotto, che con il tempo ho fatto diventare un prodotto di buon livello ( sempre meglio non sbrodolarsi addosso ). La mia professionalità viene pagata da qualcuno e io mi preoccupo che quel qualcuno, il mio imprenditore, anche attraverso il mio lavoro, alla fine dell’anno abbia raggiunto lo scopo primario, assoluto, della sua impresa: IL GUADAGNO.
Perché Se lui non guadagna io non guadagno. Se lui non lavora io non lavoro. E non è vera l’equazione: avete guadagnato prima ora soffrite. Un’ impresa può soffrire per uno spazio temporale brevissimo: un anno al massimo e poi è la morte. L’impresa vive per definizione sul debito e se non è in grado di onorarlo o di garantirlo è la morte. E se un’impresa muore, muore il suo primo “assets”: il Capitale Umano.
Io non mi auguro di vedere gli imprenditori in piazza a protestare, io mi auguro che possano stare nelle loro fabbriche a chiudere ordini o in giro a cercare clienti e ad incassare fatture. Io mi auguro che non manchi mai uno spirito imprenditoriale che fa si che un singolo si assuma responsabilità che vanno oltre la propria sfera personale. Io mi auguro che una classe politica, e intendo tutta, cominci a capire che quattro regalini alla solita impresa torinese e ai soliti quattro amici degli amici, non fanno una manovra economica.
E alla fine mi auguro che la Sig.ra Giuseppina riesca a tornare a lavorare nella sua impresa, perché non c’è cosa più indegna che l’umiliazione di dover elemosinare la comprensione degli altri.
Marco
@loste
anche io mi auguro che nessuno scenda in piazza in futuro…significherebbe che le cose vanno per il meglio. Ma visto che le cose non sono così…voglio vedere gli imprenditori in crisi scendere in piazza e denunciare il sistema…. poi li conto… e do il mio giudizio
continuo a dire che purtroppo se ne vedono pochi a san giovanni
marco
Nessuno ti fa l’elemosina,ma semplicemente è la legge del dare ed avere.Legge che per lo Stato non esiste,conoscono solo quella dell’avere.Siamo scesi in piazza e stiamo scendendo,non ci arrendiamo.Ma far sentire la nostra voce è molto difficile.I media per primi non ci danno voce,non facciamo notizia come i lavoratori che salgono sui tetti a protestare o come la famiglia d ioperai fuori di casa.Noi siamo considerati i farabutti della situzione e non meritiamo alcun rispetto.Purtroppo è un pensiero collettivo nella nostra società.Imprenditore uguale disonesto e se anche cerchiamo di spiegare non ci ascoltano ma noi mcontinueremo imperterriti.Prima o poi si renderenno conto del ruolo che abbiamo in questa società di merda fatta solo di corruzioni e favoritismi. Si renderanno conto che se vogliamo tornare adessere la nazione per la quale andavamo orgogliosi fino a qualche anno fa dobbiamo fare in modo di non lasciar morire il patrimonio umano professionale che sempre più sta scomparendo sostitutita da mano d’opera anonima e sempre meno specializzata.Organizziamoci tutti insieme artigiani,piccoli imprendotiri e dipendenti e scendiamo in piazza tutti compatti non facendoci la guerra a vicenda.
siamo tutti sulla stessa barca,rendimocene conto e ne guadagneremo tutti.Purtroppo il nostro paese vive una sorta di rassegnazione e di quesrto i potenti si fanno forti.
Giuseppina
vai giuseppina sono dalla tua parte l’ultimo discorso lo sento di forza e di solidarietà in piazza ci sarò anche io coinvolgete una forza di massa….operai contadini, studenti…una grande forza di contestazione al sistema
se vieni a lasciare un commento sul mio blog mi farebbe piacere
anche se pur vivendo in mille difficoltà non ho mai smesso di combattere e come me altri nella stessa situazione.Mia figlia dice che se eravamo nel medio evo mi avrebbero già messo al rogo.Non sopporto le ingiustizie verso chiunque e mi sembra che questo paese ne stia subendo molte da qualsiasi parte politica.Dobbiamo ritrovare fiducia in noi stessi come Nazione e gridarlo a tutti.Va bene parlarne sui blog ma rimangono solo parole.mentre noi facciamo le poesie i politici fanno i fatti loro e anche noi dobbiamo ribellarci con i fatti alla loro indifferenza.Non dire coinvolgete ma coinvolgiamo,non fare come tanti che aspettano che siano gli altri a partire per poi aggregarsi,perchè questo è un pò l’attegiamento di molti.Come faccio per scrivere sul tuo blog????
comunque il blog è uno strumento che da notizia…puo essere discutibile ma lo fa
maurice ad esempio lo stimo perchè fa notizia e crea discussione…spero mo che non si monti
il mio blog è
http://www.chefmarco.splinder.com
giuseppina
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digiti commenti
Uh, quanta carne al fuoco dal mio ultimo ingresso.
Mi sono letto tutti i commenti prendendo appunti, quindi spero di non tralasciare niente di importante.
Maurice. Col bene che ci vogliamo, cerchero’ di non prendere la tua affermazione come una minaccia.
Come dicevo, mi piacerebbe questo e quello per la soddisfazione personale insita nel lavoro, e con questo non intendo ne’ che e’ facile fare soldi ne’ che posso farne di piu’ degli attuali, e tanto meno che sarei in grado di portare avanti la faccenda. Comunque rimane un punto saldo la limitazione del denaro. Non ho una cascina di mio, quindi per acquistarla mi servono soldi, la qual cosa chiude definitivamente la discussione. A meno di un deus ex machina tipo per esempio che i miei schiattano e mi passano un popo’ di eredita’. Ma per ovvie ragioni spero che cio’ avvenga il piu’ in la’ possibile, Allah permettendo.
Ma leggendo piu’ seriamente il tuo commento, sembrerebbe che tu voglia dire che non ci sia la possibilita’ di essere imprenditori onesti e tirare a campare, mentre viceversa e’ facile limitarsi a dare il lavoratore dipendente. Per questo sembri cercare amichevolmente di scoraggiarmi a tentare la sorte nell’impresa privata.
Be’, se cosi’ fosse, non si capirebbe perche’ tutti ‘sti microimprenditori su cui si basa una economia -sarcasmo- solida come quella italiana, abbiano deciso di essere imprenditori rischiando del loro e non di limitarsi a fare i lavoratori dipendenti con il culo soffice sulla soffice sedia gentilmente fornita dal datore di lavoro. O sono tutti stupidi, o non si spiega. Oppure, azzardo io, che anche loro volevano realizzare, cosi’ come piacerebbe a me, il sogno della loro vita. Cioe’ tu a fare lo chef – e testimonio che se non l’avessi fatto sarebbe stata una grave perdita per l’umanita’ – la signora Virgili invece come disegnatrice di moda – e non testimonio niente perche’ non ho sperimentato di persona, ancorche’ credo con tutto il cuore che sia una ottima professionista -.
Ebbene. Purtroppo o per fortuna, la liberta’ di realizzare i propri sogni si paga con il rischio di finire col culo per terra e l’incombenza dell’investimento iniziale. Se non ci fosse questo rischio e questa incombenza, a quest’ora io sarei un fortunato possessore di cascina con agriturismo annesso.
Da questo punto di vista dovete ammettere, caro Maurice e gentile signora Virgili, che mentre voi avete avuto la possibilita’ di realizzare il vostro sogno, ed ora Maurice sta pedalando sodo in salita data la crisi e la signora Virgili e’ caduta col culo per terra – mi si consenta il francesismo – io questa possibilita’ non ce l’ho avuta, e a meno di qualche deus ex machina non auspicato non ce l’avro’ mai.
A casa mia chi ha la possibilita’ di fare qualcosa viene definito piu’ fortunato di chi invece quella possibilita’ non ce l’ha. Se poi sfrutta questa possibilita’ e gli va male, be’ che se la vada a prendere con l’angelo della morte, mica con me!
Del resto, Maurice, tu dici di essere stato lavoratore dipendente e poi di aver messo su’ il ristorante. Bon. Perche’ mai l’hai fatto per poi venirti a lamentare che non ci guadagni abbastanza? Se l’hai fatto per il guadagno e ti e’ andata male, be’… “…pianga se stesso” recita il finale di un adagio. Se invece l’hai fatto per soddisfazione personale, allora mi pare che in un periodo di crisi ci stia anche che il guadagno accessorio sia messo appunto in crisi. Non vedo perche’ a pagare il prezzo dovrebbe essere solo il lavoro dipendente!
Infine, Maurice, anch’io come le tue due segretarie del passato e la collaboratrice part time di adesso prendo ben piu’ del mio contratto nazionale del lavoro. E meno male, perche’ con quello non ci camperei io, figuriamoci se riuscirei mai anche a mantenere mia moglie. Pero’ nel mio caso, tutte le volte che e’ stato fissato il mio stipendio (ho lavorato in diversi posti nella mia carriera), lo stipendio e’ stato fissato non in base al mio apporto nel processo di produzione – cioe’ a quanto fossi bravo -, ma in base alla disponibilita’ sul mercato di altre persone in grado di svolgere la mia mansione in modo altrettanto buono. Insomma, se ci fosse in giro qualcun altro in grado di fare il mio lavoro bene quanto me ma richiedesse uno stipendio inferiore, be’, io sarei sostituibile. Infatti al momento attuale, quando tutti sono con le pezze al culo perche’ c’e’ crisi, il mio stipendio sta inesorabilmente perdendo di valore rispetto all’inflazione. E ovviamente non posso chiedere un aumento, perche’ mi direbbero “vai a trovarti un posto da qualcun altro che ti offre di piu’…”, indicandomi la porta, perche’ tanto loro un altro disperato con le mie capacita’ lo trovano di certo.
Quindi non raccontiamoci balle. Il mio lavoro viene retribuito in base al mercato, esattamente come il tuo. Da te si mangia bene? Be’, comunque anche tu devi fare i conti con quanto il cliente e’ disposto a pagare.
Signora Virgili.
Ah, a 51 anni non trova lavoro? Non ho problemi a crederlo. Donna, per giunta!!! Cioe’, mica dico che una donna a 51 anni sia ormai da prendere a calci, intendiamoci. Pero’ e’ chiaro che sul mercato del lavoro dipendente non e’ competitiva.
Non lo sono io, professionista qualificato in un campo che dovrebbe essere quello che tira di piu’ (l’informatica), e mi sento vecchio a 45 anni, e non ho la “sventura” di essere donna! Figuriamoci una donna di 51 anni in un campo (la moda) che non e’ di prima necessita’ per nessuno.
Questo dovrebbe farle capire come il mercato del lavoro dipendente non e’ per nulla facile quanto voi imprenditori vogliate spacciare. E questo giustifica perche’, vicino ai numerosissimi imprenditori caduti in rovina, alla mensa della caritas mangiano anche (oserei dire piu’ numerosi) ex lavoratori dipendenti che hanno perso il lavoro e, non essendo riusciti a riciclarsi, non ne hanno trovato un altro. Quindi, tutto il mio affetto per i mangiatori alle mense della Caritas. A tutti, ex dipendenti o ex imprenditori.
Io non ho mai detto che l’imprenditore debba essere esclusivamente filantropo e nemmeno che sia sempre avido di denaro.
E qui rispondo anche a Loste che mi cita con un virgolettato che appare crudele perche’ avulso dal contesto.
L’imprenditore ha tutto il diritto di desiderare di guadagnare. Lo scopo dell’impresa, dal suo punto di vista e’ proprio quella che dice Loste, cioe’ fare guadagno inteso come differenza tra il capitale procurato e la copertura dei costi. E’ cosi’ perche’ (mio malgrado) viviamo in un sistema capitalista, e quella e’ proprio lo scopo del capitalismo, cioe’ aumentare il capitale cosi’ che lo si possa reinvestire. E l’imprenditore ha diritto di migliorare il proprio stile di vita, visto che si impegna a fare si’ che i presupposti di questo meccanismo vengano soddisfatti.
D’altra parte, vedendo il problema da un altro punto di vista, cioe’ quello sociale, siamo tutti qui a dire che i piccoli imprenditori (cosi’ come i grandi, del resto) siano una ricchezza per il paese. Ma perche’ mai dovrebbero essere una ricchezza? Risposta duplice. Da un lato producono un bene di cui i cittadini godono. Certo che i cittadini quel bene devono pagarlo, e quindi devono spendere una ricchezza che a loro volta accumulano con lavoro (dipendente o no), quindi la ricchezza che utilizzano per pagare i beni prodotti dall’imprenditore non e’ che si crea da se’, e quindi questo bene non puo’ essere considerato un aumento di ricchezza sociale!
Piuttosto la ricchezza sociale si produce quando la ricchezza impegnata e accumulata dall’imprenditore viene redistribuita. Cioe’, quando un imprenditore assume un dipendente pagandolo con un salario. Se cosi’ non facesse, in primo luogo la popolazione non potrebbe godere della ricchezza prodotta, in secondo luogo non potrebbe disporre di quella ricchezza per pagare un bene messo sul mercato da altre imprese.
Maurice, se viene un italiano che lavora in una impresa italiana a mangiare da te, be’, ci sono dei soldi che da qualche parte in italia finiscono da qualche altra parte in italia, e quindi il paese non si arricchisce ne’ si impoverisce. Poi certo c’e’ anche il caso in cui il cliente sia straniero. In quel caso ci sarebbe della ricchezza che entra in italia, ma in realta’ non e’ questo che intendono tipicamente quelli che dicono che l’imprenditore e’ una ricchezza per il paese.
Dopodiche’ c’e’ un’ulteriore redistribuzione di ricchezza da parte dell’imprenditore (e anche da parte degli altri gruppi sociali). Le tasse. Le tasse le pagano tutti e servono per fornire servizi che sfruttano tutti. E quindi e’ una redistribuzione della ricchezza che fa bene al paese.
Questo, sempre che le tasse che dovrebbero essere pagate siano effettivamente pagate.
Ora, io voglio spezzare una lancia nei confronti dei lavoratori autonomi e degli imprenditori che pagano le tasse. Non la spezzo per i dipendenti, perche’ quelli una scelta di non pagarle non ce l’hanno.
In effetti dobbiamo ammettere che il cittadino medio italiano e’ disonesto per natura, quindi tra quelli che non possono pagare le tasse ce ne sono parecchi che in effetti non lo fanno.
Qui dobbiamo dividere tra grandi imprese e piccole imprese. Ora, la signora Virgili, che sicuramente e’ onesta sotto tutti i punti di vista, mi vuole convincere che i grandi imprenditori sono piu’ disonesti dei piccoli.
Io la realta’ del nord-est la conosco poco, ammetto. Ma qui in lombardia, se ti viene l’idraulico, l’imbianchino o l’elettricista in casa, che abbiano o meno altre persone alla loro dipendenza, alla fine i piu’ onesti ti chiedono se proprio proprio vuoi la fattura, e nel caso ti aumentano l’onorario perche’ se loro devono pagare le tasse io devo metterci il mio contributo. Se invece non sono disonesti la fattura la devo elemosinare io, che altrimenti passa per scontato che non la si faccia. E se poi, cosi’, pour parler, gli si dice che le tasse devono essere pagate, quelli ti dicono che coi tempi che corrono bisogna cercare di risparmiare il piu’ possibile, altrimenti il piccolo imprenditore finisce col culo per terra. “Io volevo essere onesto” mi ha raccontato una volta un elettricista, “Solo che se faccio la fattura devo alzare il mio costo orario, e in quel caso il cliente si rivolgerebbe all’altro elettricista XXX che puo’ abbassare il costo orario in virtu’ del fatto che non emette fattura”. E io ad abbassare le braghe e pagare le tasse dell’elettricista per riuscire ad ottenere la mia brava e legale fattura dovuta.
Se poi l’imprenditore ha qualche dipendente, quel dipendente non rispetta quasi mai le norme di sicurezza. Sale sui tetti senza imbracatura e monta i ponteggi senza casco. Che’ le norme di sicurezza impacciano e basta e il caro e prezioso imprenditore non puo’ certo permetterselo.
Viceversa non mi e’ mai capitato di andare da un concessionario Fiat e portarmi via una macchina senza che mi venisse rilasciata la fattura.
Mi capita nella piccola pasticceria centrale di verona, dove entri e hai tutto luccicante di metalli preziosi che ti siedi per un caffe’ e una brioche (bonissima) poi ti alzi e guardi la fila alla cassa. A nessuno viene rilasciato lo scontrino. Quando e’ il mio turno lo pretendo e quella mi guarda con aria prima sorpresa, poi infastidita e poi scocciata prima di farmi lo scontrino. Invece da McDonalds, tutto fa schifo, ma non mi e’ mai capitato di uscire senza ricevuta!
Avete mica sentito del consorzio per la mozzarella di bufala? Be’, quelli sono piccoli imprenditori o che? Bel servizio che fanno alla societa’!
E che dire del lavoro in nero? Certo il lavoratore non dovrebbe accettare quel tipo di lavoro, anche se, a dir la verita’, credo che la maggior parte dei casi in cui cio’ avviene e’ perche’ il lavoratore altrimenti non potrebbe fare.
Ma io non ho mai visto un lavoratore in nero operaio nella fiat. Ma nell’aziendina tessile lombarda ci sono lavoratori stranieri in stato di semischiavitu’.
Ora, io non voglio affatto demonizzare la categoria. Semplicemente dico che le regole vengono rispettate dove e’ piu’ difficile trasgredirle. Cioe’ la grande impresa, cioe’ il lavoratore dipendente. Vengono invece trasgredite dove cio’ e’ possibile, cioe’ nelle imprese piccole. Non si deve fare di tutta l’erba un fascio, perche’ conosco parecchie aziende piccole impeccabili. Ma qui si sta parlando di individui o della categoria?
Infine, cara signora Virgili, provo molta empatia per le piccole aziende che sono indebitate fino al collo. Pero’ bisogna ammettere che le aziende indebitate fino al collo non sono affatto una ricchezza per il paese. Quindi bisognerebbe vedere perche’ queste aziende sono indebitate fino al collo. Lo scopo di una azienda, come dice giustamente Loste, e’ di fare utile. E se una azienda e’ indebitata fino al collo e’ perche’ non ha assolto a questo scopo.
In un periodo di crisi lo stato dovrebbe sostenere l’azienda in modo che produca di piu’ quando invece non si e’ in crisi, per il bene sociale. Non per riconoscenza verso l’imprenditore, perche’ se lui si fa bello della ricchezza prodotta in periodi di vacche grasse, be’, si dovrebbe anche assumere l’onere della ricchezza non prodotta in periodi di vacche magre.
Penso che tu viva in n alro mondo.che tu sia un frustrato e scusami che sei anche molto poco informato sull’economia.Parli proprio come gli operai che dicono il padrone si arricchisce con noi,ci ruba ed è un farabutto.ti auguro di avere prima o poi un’azienda così capirai,penso che con lavpreparazione che hai tu fallisca il giorno dopo…… La tua cassa integrazione sai chi te la paga??? Il datore di lavoro. Sai che tassa è l’Irap???? informati e poi ne riparliamo.Perchè nonti trasferisci in Russia o in Romania oppure in Albania??? hai la giusta mentalità per quei luoghi che penso tu non conosca,almeno da come parli.
Giuseppina
Va be’, va’… lasciamo stare…