Laureato al CEPU
Assistiamo al can-can di questi giorni su decreti ad listam, corsi e ricorsi, come farebbe tutto sommato un tifoso juventino di fronte ad un contestato derby della Madunina: non essendo coinvolto nel voto, delle fattispecie in questione non me ne può importare più di tanto, se non come normale cittadino italiano, osservante rigoroso della scadenza della patente, della carta d’identità, del termine ultimo per pagare il canone Rai ed il bollo automobilistico, eccetera.
Di fronte ad una soluzione che sarebbe stata semplice – se per una volta, una volta sola, il premier avesse messo via l’arroganza di sempre ed avesse assunto in pieno su di sè, come ogni grande condottiero, con umiltà, le responsabilità dei suoi galoppini distratti e/o affamati – non ci troveremmo ora di fronte ad una crisi che si va involvendo sempre di più. Come una matassa di lana infeltrita, che più la mano maldestra cerca di dipanare e più si aggroviglia. Alla fine bisognerà rassegnarsi e decidersi a tagliare il filo.
" Nessun nemico della Seconda Repubblica sarebbe riuscito ad inventare un piano per delegittimarla più perfetto di questa manifestazione involontaria di dilettantismo", afferma Massimo Franco sul Corriere, incolpando gli "esperti giuridici" della presidenza del Consiglio.
Credo che bisogna fare una distinzione.
Ogni ministero ha un suo staff di burocrati (nel senso migliore del termine) che fa il "lavoro sporco", indipendentemente da chi occupa la poltrona pro tempore: sono quelli che preparano tecnicamente i testi di quelle che diventeranno leggi. In Francia questi posti sono occupati da gente che proviene dall’ Ecole National d’Administration, giovani laureati "in burocrazia", preparati appositamente a far funzionare l’apparato pubblico. Da noi qualcosa del genere non esiste, e si entra al ministero per concorso, imparando poi sul campo come funziona la macchina statale.
Sono i portatori di palla, quelli che non entrano nelle classifiche dei marcatori, che macinano chilometri e chilometri di campo su e giù, per permettere all’attaccante (premier o ministro) di fare gol.
Poi ci sono i consiglieri privati, quelli che seguono il capo quando è sull’altare e cadono con lui nella polvere: li potremmo definire i precari della politica, quelli che sono dentro la buca del suggeritore e che qualche volta hanno il momento di gloria se l’attore decide di mostrarli al pubblico. Se i burocrati sono i geometri, i consiglieri "esperti" sono gli ingegneri e gli architetti, quelli che ideano il progetto, lasciando ai "tiralinee" di mettere nero su bianco, anche se il progetto si vede benissimo non starà mai in piedi.
Ora, nel gran casino combinato dagli "esperti" del PdL c’è il feldmaresciallo Ghedini che, se una laurea l’ha conquistata (ed a questo punto nasce qualche dubbio in proposito), certamente l’ha presa in offerta speciale alla Cepu. Per il bene che voglio al premier, già gli consigliavo di trovarsi qualcosa di meglio per farsi difendere. Se non fosse che ne va di mezzo tutto il Paese, a questo punto meglio augurarsi che non cambi mai i consigliori. Solo Dio può salvarlo dagli amici.















E lui c’avrebbe pure il culo di farsi salvare dagli amici? E a noi chi ci salva?