La Champions alla FC Transnazionale di Moratti
Può anche darsi che la memoria cominci a vacillare, ma non ricordo così tanta frenesia orgiastica dei mass media come per questa coppa dell’Inter. Solo dei mass media, perché – a differenza di altre finali vinte da italiane – non ho sentito un’auto passare sotto casa strombazzando giuliva: evidentemente gli interisti erano tutti in piazza Duomo a Milano. D’altra parte, quelli che hanno gioito per la coppa di 45 anni fa oggi sono sessantenni o giù di lì.
Non è stato così tre, sette o sedici anni fa, quando il trofeo continentale lo vinse il Milan, né quattordici anni fa quando lo vinse la Juve. Evidentemente Ancelotti e Lippi, Berlusconi ed Agnelli riscuotevano meno fascino di Mourinho e Moratti.
A proposito del presidente un ex juventino come Massimo Mauro è arrivato a scrivere: "L’unico che garantisce la solidità e le ambizioni è Moratti: perchè ragiona e guida l’Inter con il cuore. Tutti gli altri dall’allenatore, all’ultimo dei giocatori sono solo splendidi professionisti. Possono passare, ne arriveranno altri più bravi. Ma di Moratti ce ne è uno solo".
Fino ad ieri era il figlio un po’ deficiente, quello che per farlo star buono – visto che con il petrolio non se la cavava proprio bene – gli hanno dato un libretto di assegni ed una play station non virtuale dicendogli: tieni, vai a giocare con le figurine. Parola di interisti.
O quello che ha speso più di un miliardo di euro per comperare tutto quello che c’era da comperare, bidoni compresi, finché nel mazzo gli sono capitati anche un vecchietto come Milito (che neppure Maradona vuole in nazionale, pare) e uno sbruffone come Mourinho, ai quali è andato tutto bene, troppo bene. Succede, quando la palla è rotonda, ma soprattutto quando si gioca una finale contro i paracarri.
Oggi invece viene paragonato al grande Angelo Moratti: beh, scusate, ci vuole tutta la faccia tosta dei giornalisti sportivi per arrivare a tanto.
Ed ammettiamolo: la squadra che ha vinto la Coppa non è l’Internazionale, ma la Transnazionale. In campo neppure un ganese travestito da italiano. Avrebbe potuto arbitrare la finale una terna tutta italiana, e non ci sarebbe stato scandalo né conflitti di interesse: per fortuna loro in Champions non vengono suonati gli inni nazionali, perché quale inno per la Trans?
C’è poco da meravigliarsi o da recriminare se poi il CT azzurro non convoca nessun interista per il Sud Africa: non ce n’è uno di italiani se prescindiamo da Mario Barwuah.
Ora pare che Mou voglia andarsene per vincere tre coppe con tre club differenti. In casa italiana meglio di lui all’Inter ha fatto Mancini (qualcuno lo ricorda ancora?) che ha "vinto" tre campionati, due Coppe Italia e due Supercoppe. Ma Mourinho non se ne andrà: tutta strategia per distogliere la pressione dei giornalisti dai giocatori – che qualcosa dovevano pur scrivere – nella settimana antecedente la sfida di Madrid, e per farsi convincere dal presidente a diventare ancor più del mago Herrera, con un congruo ritocco allo stipendio (anche se si vergogna "un po’ di essere ricco"). Magari andarsene per cedere il posto a Mihalovich? Ma non raccontiamoci barzellette.














