Stress da idiozia correlata
Non oso immaginare come sarebbe l'Italia se a capo del Governo non ci fosse un imprenditore e non ci fosse un ministro apposito per la semplificazione burocratica.
Scommetto una cena che nessuno dei miei lettori sa che dal 1° gennaio di quest'anno è in vigore una nuova normativa – il Decreto Legislativo n.81 del 9 aprile 2008 – che recepisce una direttiva europea e che riguarda tutte le aziende, indipendentemente dalle dimensioni, la Fiat ed il mio ristorante nella stessa misura: si tratta del rischio di stress da lavoro correlato. Questa la dizione, e non chiedetemi cosa significhi in italiano corrente.
In pratica i nostri governanti europei ed italiani si preoccupano della salute dei dipendenti stressati dal lavoro (dei titolari non gliene frega una beata mazza a nessuno) e dettano nuove norme perché i datori di lavoro individuino le cause dello stress, ed ovviamente siano obbligati ad eliminarle. Non basta una bella tazza quotidiana di succo di melograno, come indicato da una ricerca della Università Regina Margaret di Edimburgo (Uk), occorre di più, molto di più.
Per capire se la mia cameriera o la lavapiatti sono stressate occorre fare un'analisi accurata dell'azienda, di cui l'assenteismo per malattia od il turn over del personale sono solo due tanti indici di rischio. Per compilare il tutto non basta una laurea alla Bocconi, oppure sono sufficienti 80 euro per incaricare la propria associazione di categoria (sic!) che farà tutto lei. Ovvio che noi, non avendo un master, abbiamo per forza imboccato la seconda strada.
Da ignoranti, però, ci siamo posti alcune semplici domandine.
Per esempio: se ho la sfiga di avere in carico due dipendenti in età fertile che, disgraziate!, si sono fatte ingravidare ed il medico dice loro di avere una gravidanza a rischio, e se tali dipendenti tre giorni no e sette giorni sì sono in malattia, il mio ristorante è a rischio stress.
Che caspita ne posso io se non hanno il fisico di mia moglie, che ha lavorato fino a sette ore prima di partorire? Saranno ben cetrioli loro, mica del mio ristorante.
Oppure: se ho una ragazza magari neo-laureata che fa la cameriera in attesa di trovare una sistemazione migliore, e mi lascia dopo un mese perché le hanno offerto di fare il direttore marketing alla Barilla, che colpa ne ha la mia azienda se se ne va e devo trovarne un'altra, e poi un'altra e poi un'altra?
Lo stress viene a me, non a loro.
Sono solo due esempi banali banali, tratti dalla realtà quotidiana, non dalla fantascienza. Ed allora mi chiedo: con quale parte del corpo i legislatori hanno scritto questa legge a Bruxelles? E chi sta a Roma a comandare, non si è reso conto di quello che andava imponendo a tutti i suoi colleghi? E quel ministro per la semplificazione, si intende solo di porci e di porcate, o ha la più pallida idea di cosa rappresenta una normativa del genere?
Per fortuna che viviamo nell'era del libero mercato, dove lo Stato non deve entrare dentro i cancelli aziendali. Se eravamo in uno stato socialista, cosa sarebbe accaduto?















Si’… io lo sapevo… vale per vincere la cena? O ti procura troppo stress? ;-)
Ascolta, il mio parere e’ che una legge pane-e-salame come questa, e per giunta interpretata da degli incompetenti come i nostri succitati premier e porcaiolo, ovviamente non puo’ essere ragionevolmente applicata, specie se si tenta di inserirla in un environment burocratico primitivo come quello del sistema Italia.
Pero’ concettualmente non e’ cosa sbagliata. Il mio stile di vita e’ peggiorato drasticamente, tanto che ho anche dei non trascurabili disturbi psicosomatici (eritemi a mani e cuoio capelluto, nonche’ frequenti problemi digestivi ed emicranie), a causa di dolosi tentativi di terrorismo generalizzato da parte della direzione della mia azienda.
Purtroppo nel campo della mia professione, all’eta’ che ho, e’ difficile riuscire a trovare una alternativa, ma la sto attivamente cercando proprio per questo motivo. Paradossalmente il mio posto di lavoro non e’ mai stato meno a rischio di questo periodo, ma i rapporti umani e professionali si sono logorati al punto che dal lunedi’ al venerdi’ non vivo altro che per aspettare il sabato.
Mi piacerebbe avere uno strumento legale che mi consenta ragionevolmente di farla pagare a coloro che mi stanno consapevolmente e dolosamente rovinando la vita. Ma, anche se ci fossero leggi adeguate, si sta progressivamente tornando ai tempi in cui la schiavitu’ era pratica accettata dal senso comune. Anche un ingenuo tentativo per arginare questa deriva mi pare cosa apprezzabile.
Ottima riflessione.
Per la modica cifra di 80 euro (non è una sovratassa?) avrò la mia bella diagnosi aziendale firmata dagli specialisti. Ma poi? Se venisse fuori – come nel tuo caso – che i dipendenti sono stressati, quali mezzi hanno a disposizione per cambiare il sistema? Se volevano fare le cose per benino, dovevano anche prevedere delle azioni correttive antistress.
Mi piacerebbe conoscere chi ha avuto la brillante idea per primo (sarà certamente qualche americano, magari licenziato all’indomani della crisi finanziaria da una qualche azienda di Wall Street, che ha fatto i soldi con un libro su questa buffonata).
Maurice, sono d’accordo con te, una legge fatta male non funziona. Pero’ continuo a pensare che il principio e’ corretto.
Credo sia giusto che il lavoratore sia protetto contro infortuni fisici di vario genere, per questo ci sono norme precise sulla sicurezza e sull’igiene del posto di lavoro. Non vedo perche’ non debbano esserci regole analoghe sulla salute mentale per prevenire lo stress che puo’ provenire dal posto di lavoro. Si tratta di costi da che l’azienda deve sostenere per il benessere del lavoratore.
Questo ovviamente in generale. Anche se l’applicazione al caso particolare del tuo ristorante puo’ sembrare ridicola.
Se, entrando in azienda, il capo del personale mi prendesse a calci in culo tutti i giorni, io lo denuncerei. Attualmente il capo del personale quotidianamente umilia il personale, dal lavoratore meno qualificato a quello come me che e’ decisamente molto piu’ colto ed istruito di lui. Ma contro questa forma di malessere imposto non c’e’ alcuna protezione legale.
Ma non c’è la legge contro il mobbing, o qualcosa di simile? Non so quanti siate in azienda, perché anche il numero è importante, ma un’azione sindacale collettiva non è possibile?
Maurice, credo tu abbia lavorato come dipendente in una azienda, anche se ti auguro non deteriorata come quella in cui lavoro io. Ci sono molti modi per umiliare coloro che stanno a livelli piu’ bassi negli organigrammi aziendali. Se questi modi sono accettati legalmente non c’e’ alcuna azione legale che si possa intraprendere contro quelle persone, credo.
Ti faccio un esempio, che ha validita’ appunto, limitata ad esempio. E’ successa ad un mio collega.
Entra nell’ufficio del capo del personale (che chiamiamo confidenzialmente, alle sue spalle, “Dottor House”). Ci entra per lamentarsi del fatto di essere messo in cassa integrazione pur avendo moglie, due figli piccoli, di cui uno malato, a carico. Chiede che la sua situazione venisse presa in considerazione in modo particolare, perche’ con la riduzione di salario che ne sarebbe conseguita, non ce l’avrebbe fatta. Mezz’ora di colloquio, e io gia’ me l’immagino, la faccia di Dottor House leggermente reclinata su un lato, lineamenti inespressivi e sguardo assente, ad ascoltare pazientemente. Dopo mezz’ora Dottor House interrompe e si alza dalla sua poltrona, massaggiandosi la pancia “mi deve scusare, ma in questo momento ho un’urgenza fisiologica” dice, indicando la direzione del bagno, attraverso le pareti del suo ufficio, “ne possiamo parlare un’altra volta?”.
E il mio collega si e’ fatto la cassa integrazione. Ora, io non e’ che io dica che quel collega aveva piu’ diritti di altri di scampare la cassa o discuta la decisione aziendale di metterlo in cassa integrazione. Mi pare poco umano, ma va be’. Quello che mi sembra oltraggioso e umiliante e’ che il capo del personale spudoratamente anteponga la propria esigenza di andare a cagare alla sorte della famiglia del mio collega. Questo atteggiamento, ai fini pratici, non cambia nulla, ma logora i rapporti. E siccome Dr. House e’ un bastardo, ma non un cretino, sono certo che ci sia del dolo. In altre parole, il capo del personale cerca coscientemente di instaurare un clima di scazzo nell’azienda. E questo e’ fonte di stress. Ma lo fa con metodi legali.
Non so se quello che racconti nel tuo post sia la soluzione a questo problema….?!
;-) il nomignolo “dottor House” e’, dal punto di vista fisico, un ossimoro, e per questo fa ridere. Il personaggio in questione somiglia di piu’ al giudice cantato da de Andre’.