Tassisti, banche e foglie di fico
Sono patetici i tassisti in rivolta contro le minacciate liberalizzazioni. "Ho pagato 250 mila euro per la licenza, ed ora vogliono espropriarmela" è la lamentela più diffusa di questa casta politicamente ben posizionata ed organizzata, una sorta di foglia di fico dietro cui nascondere la propria nudità.
Ed allora? Domandate a qualsiasi salumiere o commerciante di bottoni o ristoratore quanto ha dovuto spendere per mettere su la propria attività. Già sotto questo profilo non ci sono proporzioni con chi ha come capitale solo una vettura, acquistata – oltretutto – con mutui a tasso agevolato o contributi a fondo perduto.
Ed una volta che il commerciante o l'esercente vendono l'attività (ammesso che ci riescano), quanto pensate che realizzino della loro licenza? Uno zero bello tondo, dal momento che le licenze da tempo sono state liberalizzate nel commercio ed il cosiddetto avviamento non conta più di una zucchina moscia.
Un tempo esisteva l'avviamento, appunto. Un commerciante poteva sempre vantare il giro di clientela fidelizzata, dimostrare come il proprio negozio o il proprio esercizio potesse contare su una rendita consolidata, frutto di anni e anni di lavoro e di rapporti interpersonali con il cliente. Eppure la liberalizzazione delle licenze commerciali ha cancellato con un colpo di spugna tutto questo (forse anche a ragione, visto che il rapporto di bottega era ed è basato su una stima reciproca).
Ma il tassista quale clientela fidelizzata può proporre? Se vado a Milano o a Roma in treno o in aereo userò poi il primo taxi che trovo libero, non cerco il Giuseppe o il Tonino che mi ha trasportato il mese o l'anno scorso, ammesso che io sappia il suo nome e che lui sia libero.
Il tassista nella sua protesta è nudo, come le banche dopo la crisi dei subprime.
In tempi in cui le banche comperano il denaro alla BCE all'1%, lo versano alla stessa BCE e chiedono l'8-9% ai clienti superfidati, anche i clienti si danno da fare per trovare la banca che dia loro una mano.
Lo ha detto chiaramente – e si sta dando da fare in questo senso – Fiorenza Mursia, dell'omonima casa editrice, ai microfoni di Myrta Merlino a L'aria che tira su La7. Non si può pretendere che l'economia riparta senza soldi: finché le banche non allenteranno i cordoni della borsa, attente più ai vari Basilea 3 e 4 che alle esigenze della propria clientela, ha un bel dire la cancelliera di rimettere i conti a posto.
Senza investimenti non ci sono entrate, se il reddito delle famiglie e delle imprese langue sempre di più, che senso ha presentare un bel bilancio, scritto bene, ma paurosamente in rosso alla voce Entrate?
E' venuto il momento che chi è in proprio si dia una mossa per organizzarsi. Su Facebook Fiorenza Mursia ha appena aperto una pagina, Io conto, che segnalo ed invito a condividere, non solo in maniera virtuale ma fattivamente, organizzandosi assieme agli altri perché l'aria cambi, ed al più presto. Abbiamo bisogno di ossigeno, non di foglie di fico.















