Ucraina, vacche e riscaldamento (globale) 2
Parlare di riscaldamento globale mentre fuori il termometro è stabile sotto lo zero è come fare gli auguri di Natale a Ferragosto. Eppure un nesso c'è.
Vedremo se dovremo fermare le industrie per garantire il caldo degli appartamenti, ma quando fa tanto freddo gli ucraini – che Dio li benedica – ci fottono i metri cubi di metano che viene dalla Russia. Eppure il rimedio ci sarebbe.
Copio e incollo dal blog di Valerio Gualerzi:
In Italia a fine 2011 c’erano oltre 500 impianti a biogas (il 95% dei quali concentrati al settentrione) per una potenza complessiva superiore ai 550 MW (in Germania, paese leader, [grazie ad un brevetto italiano, NdA] nel 2008 erano circa 4mila). Nel 2011, considerando sia gli impianti a biogas da scarti agricoli che quelli da discarica (questi ultimi secondo uno studio di Legambiente potrebbero produrre 8 milioni di metri cubi di metano l’anno), il numero degli impianti installati rispetto al 2010 è aumentato del 13%, mentre la potenza è cresciuta del 20%. A questi, secondo una stima della Crpa (Centro Ricerche Produzioni Animali) di Reggio Emilia, vanno aggiunti altri 100-200 impianti a biogas in costruzione che dovrebbero essere completati entro fine 2012.
Una potenza che potrebbe però essere molto più ampia se fosse sostenuta da un’adeguata legislazione. “Se la normativa lo consentisse – afferma il Presidente del CIB, il Consorzio Italiano Biogas, Piero Gattoni – l’Italia potrebbe essere in grado di produrre biometano per soddisfare circa il 10-20% del fabbisogno nazionale attuale. Il vantaggio poi del biogas trasformato in biometano è che immesso nella rete nazionale può alimentare gli stoccaggi ed essere utilizzato nei momenti in cui v’è più necessità come questo”.
Quando ne parlai scatenai le ire degli ambientalisti. Bene, ecco qui la soluzione, altro che mutande per le vacche. Se Madre Natura ci ha fatto scoreggioni, un motivo c'è e sta a noi coglierne l'opportunità.
Si tratta della rivoluzione copernicana, in base al famoso principio che le uova non vanno messe tutte in un unico paniere: bisogna pensare non a grandi impianti (come le centrali nucleari), ma ad innumerevoli piccoli e piccolissimi impianti.
Pensiamo, per esempio, se ogni casa, ogni condominio avesse il proprio impiantino di biogas che sfrutta le deiezioni umane ed i rifiuti umidi. Non dico che saremmo completamente autonomi dal gas russo-ucraino, ma – insieme ad altre fonti rinnovabili – potremmo risparmiare dei bei soldini.
Senza parlare di nuove ricerche e tecnologie da vendere all'estero, nuova occupazione, eccetera, eccetera. Il problema è uno solo: bisogna che qualcuno in alto, molto in alto, lo capisca. Perché, come diceva il poeta, dal letame può nascere un fior.


















