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gennaio 06, 2012 by
Maurice
Stanno finendo le vacanze per tutti. Da lunedì tutti a scuola o al lavoro, chi ce l'ha. Per noi che viviamo e lavoriamo in una località turistica anche invernale è finito il periodo della massa e cominciano le settimane bianche; non lavoreremo più come forsennati, ma con una maggiore tranquillità e – speriamo – continuità.
Negli anni avvenire non ci dimenticheremo certo questo Natale 2011, e non se lo dimenticherà il vostro chef che vi ragguaglia.
Ci sono luoghi comuni che diventano leggende metropolitane o addirittura favole. Pensavamo di morire tutti berlusconiani ed ora quell'ineffabile periodo sembra distante anni luce. Così, quando parliamo di tumore, pensiamo subito alla morte.
Un pensierino, legato alle leggende metropolitane che si fondano sull'ignoranza, l'ho fatto anch'io il giorno di Natale: e se fosse un ictus?
Dopo gli auguri e lo scambio di doni di mezzanotte, sono andato a letto con una strana sensazione di ubriachezza e di disfunzione motoria alla gamba destra. Il pensierino si è trasformato in preoccupazione quando i sintomi si sono attenuati nei due giorni seguenti, ma non scomparsi. Dalla Tac urgente del martedì seguente la risposta chiara e netta ai miei dubbi dei giorni prima: ictus ischemico cerebrale.
Ora, quando pensiamo all'ictus, o alla ischemia cerebrale che dir si voglia, pensiamo subito al disgraziato sopravissuto alla morte, con la bocca semiparalizzata, il braccio ratrappito e la gamba trascinata come un peso inerte, spesso fuori di testa, incapace di intendere e comunicare compiutamente.
Bene, amici cari, cerchiamo di cancellare dalla nostra mente tutto ciò.
Pensiamo ad un incidente stradale. Certo, se vado a sbattere frontalmente a 160 all'ora contro un Tir, quasi di sicuro stacco il ticket per presentarmi a san Pietro; ma se tampono a 30 all'ora una Yaris, è molto probabile che ne esca solo con qualche graffio al paraurti.
Lo stesso vale per l'ischemia. Più estesa è la zona colpita, maggiori saranno i danni, visibili ed invisibili e visto che il vostro chef ha 'na capa tosta, il danno è risultato molto limitato, anzi pressoché insignificante: il grado di imbecillità non è cambiato.
Il problema è la possibilità di recidiva: come dicono a Venezia, il gatto scottato dall'acqua calda ha paura anche di quella fredda. Passando il tempo, però, la casistica si riduce notevolmente, fino al arrivare ad un misero – anche se importante, quando capita a te – 5%. Bisogna star su con le orecchie, smettere di fumare, tenere sotto controllo sangue e pressione, prendere la vita con più calma e maggior filosofia. Esempi di buona se non ottima riuscita ce ne sono a bizzeffe, da Pippo Baudo a Cassano col quale pare io abbia in comune con solo il segno zodiacale.
In ogni caso è utile programmare una bella vacanza a Padova, Lourdes, Medjugorje e Petralcina, con tanti grossi ceri nello zaino.
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Cazzeggiamenti, Diete e salute
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ottobre 19, 2011 by
Maurice
Ultime ore di lavoro per lo chef che da venerdì sarà a riposo forzato. Dicono che faccia parte delle malattie professionali, come succede ai tennisti ed ai pallavolisti, solo che nel mio caso non dipende da uno smash o da una pipe: è lo scotto che si paga a (tentare di) soddisfare le esigenze dei clienti.
Due mesi fa la risonanza magnetica ha evidenziato la rottura del sovraspinato dx, che – in termini molto più semplici – vuol dire che uno dei tenditi che tengono su il braccio attaccato alla spalla si è sfilacciato e rotto. Non è che perda il braccio per strada, ma fa male, molto male.
Girare la polenta è un'impresa, battere la carne delle scaloppine una sofferenza, pulire l'affettatrice quasi impossibile. Quando poi tutto questo bisogna comunque farlo perchè in alta stagione (ma anche in bassa) non si trova uno straccio di cuoco, anche di bassa lega, la scelta è fra stringere i denti ed andare avanti, con infiltrazioni di cortisone ed antidolorifici al confine con gli oppiacei, o chiudere.
Venerdì, però, finisce il primo set. Tre buchi per l'artroscopia, un po' di filo, una vite nell'osso, probabilmente una raschiatina, e fuori dalle palle, con un tutore da portare per tre settimane e poi altri tre mesi di fisioterapia prima di riacquistare la piena funzionalità.
Non sono preoccupato per l'operazione, sono fiducioso nelle capacità del chirurgo che è anche l'ortopedico che mi ha seguito fin qua. Sono invece pensieroso per quello che verrà dopo. Le previsioni parlano di quantità industriali di antidolorifici, soprattutto nei primi giorni, e di inattività prima assoluta e poi relativa.
Per fortuna che il medico mi ha assicurato che fin dai primi giorni potrò muovere la mano sulla tastiera e potrò farmi la doccia, con un aiuto esterno. Il resto può aspettare tempi migliori. Così ho già programmato di dedicarmi al nuovo menu invernale, a quello per il Cenone di Capodanno, ed altri cose dove non sia impegnato il braccio.
Di norma non ci rendiamo conto di quello che abbiamo. Ci alziamo il mattino e vediamo la luce del sole, limpida od offuscata dalla nebbia, ma il sole c'è sempre. Così diamo sempre per scontato che possiamo camminare, muoverci, guardare il mondo attorno a noi, sentire i rumori e percipire gli odori.
Fate la prova ad essere menomati. Provate a bendarvi gli occhi e camminate per casa per mezza giornata: cambia tutto. Legatevi il braccio destro al torace (se siete destrorsi) e provate a pettinarvi con la sinistra, radervi con la sinistra, girare lo zucchero e bere un caffè. Cambia tutto.
Questa è la mia prospettiva per le prossime settimane. E diamo per scontato che tutto vada bene.
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Cazzeggiamenti
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luglio 03, 2011 by
Maurice
Non quel Karl, ma un amico di un amico di Brunico che diversi anni fa mi fece il suo oroscopo, un malloppo così in tedesco con tanto di grafici astrali, pianeti in cogiunzione ed opposizione, che conservo con rispetto nella mia libreria.
Karl faceva l'operaio da qualche parte ed a tempo perso si dilettava con l'astrologia. Sapendo del mio interesse per la materia, un amico in comune mi propose un giorno un consulto gratuito di Karl. Gli diedi la mia ora e data di nascita ed una fotocopia della mia mano. Qualche tempo dopo ricevetti un intero fascicolo con disegni e note a margine, tutto scritto nella madrelingua di Karl per me incompresibile. Per avere una spiegazione almeno orale invitai il mio astrologo ad una cenetta in un ristorantino sperduto in quel di Montessilone e, fra un piatto di canederli ed un buon bicchiere di vino, mi illustrò il suo studio.
Allora presi con molto scetticismo la sua osservazione sulla mia salute: il tuo punto debole sono i reni, mi disse. Anche senza Rocchetta non avevo mai avuto problemi, a distanza di qualche anno però mi sono sorbito ben due coliche renali memorabili e, rimanendo in zona, due operazioni di ernia. 'Azzo se l'ha imbroccata.
Karl mi è tornato in mente negli ultimi giorni.
Raramente mi sono sentito così fertile di nuove idee e di volontà di realizzarle, come in questo periodo. In poche settimane ho messo in cantiere e portato a termine così tante iniziative, e senza sforzo, che mi stupisco di me stesso. Qualcosa sta cambiando?
E mi è venuto in mente Karl che allora mi aveva letto la vita passata, scandendola in periodi esatti di 12 anni (anche l'astrologia cinese – che trovo molto più interessante della nostra occidentale – divide la storia in cicli di dodici anni). Facendo i calcoli il prossimo anno scadrebbe quest'ultimo ciclo, non proprio esaltante: vuoi vedere che sto passando dal periodo di sfiga ad un momento decisamente fortunato? O che comunque sta finendo un tempo e se ne apre un altro?
Con tutti gli scongiuri del caso, spero tanto che Karl ancora una volta l'abbia vista giusta.
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Cazzeggiamenti
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luglio 01, 2011 by
Maurice
Mai come oggi il motto mussoliniano Tanti nemici tanto onore è stato più attuale. E tanto il nemico è importante e maggiore è l'onore.
Prendiamo un caso di questi giorni: le dichiarazioni dell'on. Crosetto. Chi era costui prima di sparare le sue bordate ad alzo zero contro Tremonti? Un emerito sconosciuto all'opinione pubblica. E' bastato toccare il superministro per diventare una celebrità con tanto di interviste, servizi sui tg ed ospitate sui talkshow.
L'elenco dei nemici diventati fenomeni mediatici è lunghissimo, da Beppe Grillo al Fatto Quotidiano, da Stracquadanio a Santoro, dalla Santanchè a Travaglio, da Sallusti a Fazio, da Belpietro a Lerner. L'importante è essere nemico, di qualcuno o dell'altra parte.
Attorno all'Enrico Toti di turno – ma occorre il gesto clamoroso, perché il buonismo non premia, Veltroni docet – si crea la solidarietà del branco. Nasce così il fenomeno inverso, la chiamata alle armi delle contrade virtuali, e Facebook ne è l'esempio più fulgido (MySpace è ormai out, Twitter non serve ai ragionamenti, ma solo ai rutti).
Se sulla mia pagina di FB linko il mio ultimo post, tutto scorre come una pioggerellina d'autunno: i commenti latitano, le visite sono sempre le stesse, le statistiche del blog non danno segno di vita. Encefalogramma piatto. Ma basta emettere una scoreggina del tipo "La sveglia si è inceppata" che si scatena la bagarre, neanche fosse scoppiato il terremoto di magnitudo 7.3 sotto piazza Duomo.
Al mio ennesimo tentativo di blog politico (su tutt'altro server, e prestigioso) constato che i miei lettori quotidiani non superano le 15 unità. Scrivo banalità? Non penso, visto che in taluni casi le mie osservazioni sono state riprese da firme mooolto più famose della mia. Forse manca il marketing, o forse rientriamo nella categoria precedente: manca il nemico, o l'arma usata non rientra nella fattispecie della querela per diffamazione.
Bisogna far rumore, in senso fisico o figurato, stupire a tutti i costi, la normalità per quanto condita di genialità non paga. Se Veronesi avesse detto che la forma più alta d'amore è quella non costretta dalla procreazione nessuno l'avrebbe notato; ma dire che l'amore gay è la forma più alta d'amore ha scatenato il pandemonio. Questione di forma.
E' la trasposizione scritturale del verbo televisivo: non essere ma apparire. E nell'era di YouTube più il video è truculento o assurdo, più acchiappa. D'altra parte non si può pretendere molto da un Paese che ha il 35% di analfabeti.
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Cazzeggiamenti, Mondo Web
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giugno 29, 2011 by
Maurice
Esiste la sfiga? E se esiste, esiste chi porta sfiga? E' successo qualcosa venerdì scorso, il 17 di questo mese, giorno sfigato per antonomasia? Ognuno faccia un rapido esame del giorno passato e veda se qualcosa o qualcuno gli ha portato sfiga.
Siamo senza dubbio nel campo della superstizione, né più né meno del sale che cade per terra o della bottiglia di olio, retaggio di tempi in cui il sale e l'olio valevano un occhio della testa. Se la scienza, ma anche la nostra fredda ragione ride di scale che non devono essere passate sotto, di carri funebri che passano vuoti o di religiosi vestiti di nero, c'è sotto sotto una certa polvere di credenze che non riusciamo mai a scrollarci di dosso.
Venerdì scorso sono andati via, per qualche giorno di ferie, quelli che abitano sopra di me e sono tornati dopo cinque giorni. Sarà come sarà, ma per cinque notti ho dormito benissimo, senza crampi e senza risvegli notturni o antelucani. Per una manciata di notti ho dormito sonni lunghi e tranquilli. Da venerdì il ristorante ha registrato una splendida impennata di incassi, tanto che martedì sembrava un giorno di ferragosto; il giorno dopo – quando sono tornati cioè i coinquilini – la gente è scappata e l'incasso è stato al di sotto delle normali aspettative.
Sfiga, iettatura e iettatori, o semplice coincidenza?
Alcune correnti di pensiero sostengono che ognuno di noi ha una sua energia, positiva o negativa, che si propaga a chi sta intorno. Non è un caso che ognuno di noi si trova a suo agio con certe persone, mentre con altre non c'è modo di farcele sentire simpatiche, anche se non ci hanno mai fatto nulla di cattivo.
Sarà come sarà, ma due coincidenze fanno già una prova.
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Cazzeggiamenti