Archive for the 'Costume & Società' Category

Set 02 2008

Il filetto alla Rossini

Published by Maurice under Alimenti, Costume & Società

Gianna Fratta per chi non lo sapesse - come me, fino a questa mattina - è un direttore (o direttrice?) d’orchestra. Oltre ad essere laureata in giurisprudenza ed avere cinque diplomi di conservatorio, è una gran bella ragazza il che, checché ne pensi lei, è un attributo positivo in più.
Stamani era ospite da Michele Mirabella a Cominciamo Bene su Rai3 alla cui domanda rispondeva che in Italia abbiamo delle eccellenze, ma manca una cultura musicale diffusa.
Stavo preparando la mousse di Chardonnay ed ho pensato: il discorso vale anche per la cucina ed il cibo?

Siamo il Paese di Verdi e di Puccini, di Vivaldi e di Rossini, di Marchesi e di Vissani, di Alajmo e Pierangelini, eccellenze che tutto il mondo ci riconosce e ci invidia. Ma se chiediamo a dei diciottenni la trama della Tosca o come si fa un pesto alla genovese, mi sa che ben pochi darebbero la risposta esatta, nonostante un lettore MP3 non manchi a nessuno e nonostante tutte le chiacchiere mediatiche sul cibo, l’alimentazione e la Cucina. Come mai?

Il mio compianto suocero, all’età di ottant’anni era ancora capace di meravigliarsi alla vista di una marmotta o di un larice che cambia colore a settembre. Nella società attuale, dove tutto è velocità anche l’informazione, non ci meravigliamo più.
Vediamo ma non osserviamo, sentiamo ma non ascoltiamo. Comperiamo il giornale e leggiamo i titoli (ben lo sanno i direttori di certa carta straccia stampata che sparano fesserie a caratteri cubitali, senza riscontro poi nel corpo dell’articolo) e pensiamo di sapere già tutto della notizia. Vediamo in tv lo chef blasonato e crediamo di sapere tutto di flan, misticanze ed erbe aromatiche, salvo poi cadere sulla differenza tra bistecca, braciola e tagliata.

Siamo, tutti, affetti dal morbo della superficialità, ci affidiamo al pressapochismo che è figlio della cultura dell’immagine, quanto ci sia cioè di più labile e caduco; basta un po’ di trucco, una scollatura vertiginosa e due luci ben piazzate per trasformare un bel carico di cellulite e rughe in una stragnocca da Italia1. E’ proprio il caso di dire che è tutto un trucco.
Ma non ci interessa, l’importante è l’apparenza. Addirittura c’è chi si è inventato il TG con le giornaliste che si spogliano: l’importante non è la notizia, ma le tette dell’annunciatrice.

E con la stessa superficialità diremo che il pesto della Buitoni è meglio di quello fatto al mortaio, che i tortelloni Rana battono quelli brutti fatti in casa, che il Granragù Star supera alla gran lunga una bolognese cotta due ore sulla nostra fiamma, che il Doppio Brodo è superiore al brodo fatto con la copertina di manzo, carota, cipolla, sedano e schiumato come da manuale (anche il cliente milionario ha voluto il dado invece del brodo perfetto).
Questa è la nostra cultura, purtroppo.

4 responses so far

Ago 29 2008

Non solo le vacche puzzano

Published by Maurice under Alimenti, Costume & Società

Le vacche tedesche inquinano come i Suv: a dirlo è Thilo Bode, numero uno di Foodwatch, organizzazione di difesa dei consumatori della Germania, come riporta il Corriere di oggi.
Questa storia torna a galla con periodicità ciclica, tanto che mi sono stufato di parlarne ancora. Che gli allevatori siano un settore un po’ protetto questo è vero, che i contadini siano - nonostante le protezioni - un settore da sempre duro e svantaggiato, che sulla loro pelle si consumi la speculazione di intermediari e che i consumatori ne paghino le conseguenze è altrettanto vero. Però questa crociata contro la carne bovina non solo puzza distante un chilometro, ma comincia a stancare.

Secondo certuni la nostra esistenza dovrebbe essere regolata in questo modo: no al caffè di primo mattino perché fa male alla salute, no alla carne per le emissioni di CO2, no all’agricoltura biologica perché inquina di più di quella normale, no a ceri tipi di pesce o perché sono in via di estinzione o perché assorbono il mercurio, no all’acqua minerale perché non è diversa da quella di rubinetto, no ai prodotti esotici per privilegiare quelli a chilometro zero, e chi più ne ha più ne metta.
In definitiva, ci dite cosa possiamo mangiare e bere senza inquinare, senza attentare al pianeta intero, senza sprechi, facendo guadagnare agricoltori, allevatori, grossisti, commercianti, ristoratori e tutti quelli che lavorano con il food?

E se capovolgessimo il problema?
Se è vero che le grasse e splendide Simmental inquinano come i Suv, perché non eliminiamo i Suv (BMW e Mercedes permettendo) e ci lasciate mangiare una sana bistecca senza farci sentire colpevoli del buco dell’ozono, dei cambiamenti climatici, degli uragani e dei terremoti, dello scioglimento dei ghiacci e di tutti i disastri che avvengono sulla faccia della terra?

Herr Bode suggerisce di “tornare al rito dell’arrosto domenicale”, e magari - dato che ci siamo - potremmo anche rivoltare il cappotto vecchio, ripristinare le care lampade a petrolio, riscoprire i vecchi pennini da intingere sul calamaio ed imbottire i materassi con le foglie del mais.
Ipotesi suggestive, se non fosse che siamo arrivati al 2008 e ci muoviamo con l’iPhone in tasca.
Pensane un’altra, herr Bode.

6 responses so far

Ago 26 2008

Per i gourmet della montagna

Published by Maurice under Costume & Società

Spero che il servizio meteo nazionale continui così. Avevano previsto due giorni di temporali sulle Alpi e sulle Prealpi, e sono due giorni che non c’è una nuvola neanche a pagarla, il cielo è quasi blu e l’aria è così tersa che sono sicuro che da Cima Venezia si può vedere la laguna veneta.
Ne ho approfittato per farmi un giro nel bosco all’interno del Parco Nazionale dello Stelvio, nella val di Rabbi, una valletta laterale della Val di Sole e sconosciuta alle grandi masse, per fortuna. Qui, grazie al ferreo vincolo del Parco e alla lungimiranza del legislatore e dell’amministratore pubblico, i prati sono rimasti prati, il bosco è ancora bosco, e le costruzioni nuove sono solo un rifacimento tale e quale dei vecchi masi secolari. Anche i danni provocati dalle slavine o dalle esondazioni del focoso torrente che attraversa la valle, il Rabbiés, sono stati ricomposti con cura e con attenzione allo stato precedente.

Amo la val di Rabbi e la considero una delle più belle valli in assoluto. Qui ho passato le vacanze da cittadino, qui ho conosciuto mia moglie, qui è iniziata la mia vita trentina.
A Rabbi non c’è nulla o quasi delle grandi strutture turistiche: un paio di alberghetti, qualche bar, niente discoteche, niente piscine, ma solo e soltanto tanta montagna (vabbè, c’è il centro termale dove venivano gli Asburgo e che negli ultimi anni è stato completamente ristrutturato, un toccasana per chi vuole unire la vacanza alla cura termale, ma non si può dire che sia ambientalmente invasivo).

Rabbi è il regno di chi ama la montagna in quanto tale, la montagna dei boschi di pini, di larici, di abeti, dei ruscelli e dei torrenti, dei prati a fienagione, dei funghi e dei piccoli frutti selvatici, degli uccellini e delle aquile, dei cervi e dei caprioli. Per questo mi piace.
Pochi minuti d’auto per lasciare il paese e sono dentro il Parco, dove non si può cogliere nemmeno una foglia (ma, non ditelo a nessuno, aspetto settembre per trafugare il crespino con cui fare un’ottima grappa). A piedi facciamo il giro basso, partendo dalla zona dei campeggi per inoltrarci nel sentiero del bosco, passare sotto le cascate, arrivare alla Segheria Veneziana (dove un tempo venivano segati i tronchi con la forza dinamica dell’acqua del torrente), oltrepassare il ponte sul Rabbies e ritornare sempre in mezzo al bosco.
Ieri abbiamo concluso il nostro giro con una sosta al bar per una merenda a base di panino con la lucanica, un salamino tipico di questi posti, appena appena stagionato, un delizioso attentato al colesterolo. Ma ne vale la pena, soprattutto se accompagnato da un calice di Marzemino.

Per chi non si accontenta della passeggiata nel bosco Rabbi è anche la base di partenza per escursioni in alta montagna. Non più tardi di questa mattina ho convinto il mio Capo a passare un paio di giorni - la settimana prossima, quando torneremo a chiudere il ristorante per il riposo infrasettimanale - al rifugio Dorigoni, tre ore di facile scarpinata tra rododendri, marmotte e cascate.
Partiremo il pomeriggio per essere in rifugio alla sera, ceneremo e passeremo la notte ad oltre 2400 metri e, sempre che il tempo tenga, il giorno dopo saremo al Lago Corvo, per poi scendere a valle. Noi due soli soletti, come due morosi, come trent’anni fa.

10 responses so far

Ago 23 2008

Vuoi il gol? Paga.

Published by Maurice under Costume & Società

Finite le Olimpiadi ed era ora, ricomincia il campionato di calcio: una settimana e ci siamo.
Dal mio punto di vista (bianconero) potrebbe essere un bel campionato, con alcune squadre - le solite? - impegnate in un bel duello diretto e a distanza. Potrebbe ritornare quella sana voglia di calcio, dopo le vicissitudini degli anni trascorsi.

Ma, sul più bello, sembra che per vedere "lo sport più bello del mondo" si debba pagare ulteriormente. Non basta il canone Rai, non basta il canone indiretto Mediaset: per vedere i gol bisognerà per forza pagare anche il canone Sky o altro digitale a piacere.

Sono un tradizionalista, in queste cose. Sono cresciuto con un solo canale in BN sulla tv di stato, e Novantesimo Minuto e la DS sono sempre stati due appuntamenti fissi della domenica, come Tutto il calcio minuto per minuto se ero in viaggio.
Già il passaggio dei diritti televisivi dalla Rai a Mediaset mi aveva fatto girare, tanto da abbandonare il video per privilegiare il risultato sul web. Se da domenica prossima mi negano i gol aggratis, ben venga: sarà la volta buona che io - e spero tanti altri sul mio esempio - abbandonerò definitivamente l’interesse per il pallone. E finalmente comincerà l’era (pia illusione) del calcio come sport al pari degli altri, con giocatori che hanno voglia di giocare e non di incassare fior di milioni ed andare al carnevale di Rio, con società un momentino più serie nell’uso del denaro, con una Federazione sensibile a chi fruisce dello spettacolo piuttosto che alle poltrone come centri di potere.

Dubito che ciò avverrà, almeno finché in certi posti decisionali vi sono personaggi come Matarrese o simili, che non hanno la minima idea di come a 42 anni si possa ancora vincere una medaglia alle Olimpiadi, non nella specialità delle chiacchiere, ma facendosi un mazzo così tutti i giorni con i calli alle mani.

No responses yet

Ago 14 2008

I cari Fratelli Muratori

Published by Maurice under Costume & Società

In una di queste serate ferragostane ho avuto il piacere di incontrare di nuovo ai miei tavoli due simpatici clienti che, grazie ai lunghi discorsi postprandiali, considero ormai amici. Ci lega la comune origine e - quello che più mi dà piacere - una vasta cultura che produce sempre piacevoli disquisizioni.
Così, discorrendo su cose varie, siamo arrivati alla conclusione che il potere politico è dominato dal potere economico di pochi, Carl Marx (ma non il mio amico) avrebbe detto che la politica è una sovrastruttura dell’economia. Fin qui nulla di eccezionale; ma mi è venuta spontanea un’ulteriore conclusione: che chi tira le fila è la massoneria.

In genere parlare di massoneria è come parlare di santo Graal, delle tombe dei faraoni, di cerchi nel grano, roba da Voyager: un misto di ipotesi più o meno fantasiose, di folclore, di sentito dire, di occultismo, di segreti che ci affascinano per l’aura non definita di mistero e realtà,di credenze e superstizioni, di fede e raziocinio. Confesso che della massoneria ho delle informazioni vaghe, come può averle chiunque altro.

Ho letto I Confratelli di John Grisham, bel libro (come tutti gli altri dello stesso autore) che apre il sipario su un aspetto dell’America poco conosciuto, quello dell’intreccio tra cameratismo universitario e centri di potere economico e politico che durano per generazioni.

Ho vissuto gli anni della P2 di Licio Gelli, dell’omicidio di Sindona, del "suicidio" di Calvi, del tentato colpo di Stato, della commissione Anselmi ma, come spesso succede, quando la verità tarda a venire ed i tempi di allungano all’infinito, anche la curiosità per vedere come-va-a-finire un po’ alla volta scema, e si perdono le conclusioni.

Le mie deduzioni su chi manovra la vita di tutti noi potevano quindi essere tirate: un banale qualunquismo che addossa a qualcosa o a qualcuno non ben definito le cause di tutti i mali.
Così stamani mi sono svegliato con questo tarlo della testa, ed ho voluto approfondire la questione. Chiedo a Google "P2" e fra le prime risposte trovo questa bella ricostruzione di Gianni Barbacetti, noto giornalista di battaglia, che consiglio a tutti.

E no che non mi sbagliavo. Gira e rigira tutta la nostra storia gira attorno ad un manipolo di delinquenti che con le belle o le cattive maniere hanno messo le mani su tutto.
In una fase di revisionismo storico come l’attuale - dove i campi di concentramento sono diventati dei villaggi turistici - anche la P2 si tenta di farla passare come un club di buontemponi, dediti a riunioni folcloristiche più o meno riservate, forse qualche festino hard, ma niente di più.

Vuoi vedere che abbiamo ragione (mi ci metto anch’io) e che Famiglia Cristiana ancora una volta ci azzecca? Occhio, il peggio non è mai venuto.