Set 04 2008
Quando la scienza non c’azzecca
Il coniglio è l’unico animale che arriva in cucina con la testa ancora attaccata al corpo (sì, ci sono anche i cuochi che materialmente hanno la testa sulle spalle, ma a volte questa serve solo per metterci sopra il cappello come vuole la legge. Ma questo è un altro discorso).
Ammetto con franchezza che fa una certa impressione, anche ad un carnivoro come me, avere un corpo sotto la mannaia pronta a staccare con un colpo secco la testa da quel corpicino. Bisogna farlo per prima cosa, per poter poi lavorare i diversi pezzi con asetticità emotiva, senza aver l’impressione che ti stia guardando inerme.
Stamani mi è stato consegnato un bel esemplare di coniglio, lo adagio per lungo sulla tavoletta della carne (da anni hanno proibito il ciocco in legno), tiro bene indietro le zampe anteriori scoprendo il collo per il colpo. Ma si sono bloccato. Mi è sorto un dubbio: sarà morto o sarà ancora vivo? Sono due cose ben differenti: decapitare un cadavere è un’operazione meccanica, ghigliottinare un essere vivo è un problema, anche se è un coniglio.
Da quarant’anni, da quando cioè il cosiddetto "Rapporto di Harvard" ha modificato la definizione di morte, la morte viene dichiarata sulla base dell’encefalogramma piatto, ma sull’etichettatura del mio coniglio non c’è l’ECG che ne dichiari la morte clinica. Io devo basarmi solo sull’arresto cardiocircolatorio che, ad occhio, mi pare che ci sia perchè la bestiola, con il torace squartato, non mostra pulsazioni di sorta del muscolo cardiaco. Posso quindi procedere abbastanza tranquillamente al taglio dei pezzi.
In Lombardia questo non si può fare, tant’è vero che hanno sostituito il coniglio con la cotoletta: non trovano uno chef disposto a macellare; la carne viene fornita anche con l’ECG allegato all’etichetta, ma tutti i cuochi si sono dichiarati obiettori: non riconoscono la validità del documento sanitario, tanto meno dell’auscultazione del battito cardiaco. Anche se i conigli, presi a ceffoni, non reagiscono, c’è sempre la possibilità che siano ancora vivi, anche se scuoiati e squartati.
Alla faccia della sicurezza della prova scientifica (anche i RIS hanno dimostrato di poter sbagliare) oggi non sappiamo più che pesci pigliare o, meglio, che animali sezionare. Pare che la Federazione Nazionale Cuochi abbia chiesto un parere illuminante alla dottoressa Lucetta Scaraffia che ha promesso un tempestivo intervento sull’Osservatore Romano. Ma, da voci non confermate, sembra che anche il Santo Padre per la prima volta sia tormentato dai dubbi: se accetta il rapporto di Harvard ammette implicitamente la macellazione indiscriminata di conigli, anatre ed oche in presenza di ECG, ma se dà ragione ai cuochi lombardi sconfessa il suo impegno contro il relativismo, ammettendo che anche la chiesa si è sbagliata per quarant’anni.
A quanto ho appreso da fonti che hanno preferito rimanere anonime, pare che si stia tentando una soluzione di compromesso: se il coniglio o gli altri animali da cuocere, una volta sottoposti a solletico sotto le zampette non reagiscono, si dovrebbe dichiarare la morte clinica. Per gli ungulati il parere sarebbe demandato alle rispettive Conferenze Episcopali nazionali.
Nella foto di Cavoletto di Bruxelles: Coniglio in porchetta.






































La vicenda ha dell’incredibile fin dall’inizio. Pascal, un ginevrino di 46 anni, decide di passare poco più di due mesi a far visita a 68 ristoranti dei vari continenti con le tre stelle Michelin. Se ne va in giro per l’Europa ed il mondo in compagnia della sua agenda dove annota le sue splendide degustazioni con tanto di dedica degli chef blasonati.
Ecco quindi che anche il Gambero tenta di adeguarsi, prima focalizzando il proprio obiettivo sulle trattorie dove si fa da mangiare come una volta, poi proponendo una guida "senza voti - gioite o voi che predicate alle genti l’empietà del voto - ma con precise descrizioni dei piatti perché vuole essere una guida del buon mangiare, non dei migliori architetti o scenografi".
Ho già detto che non c’è cuoco al mondo che non dia una sbirciata alle ricette altrui, vuoi che sia un piatto illustrato su Intimità, vuoi che sia in un patinato e costoso libro edito dall’Etoile. Stanotte, ad esempio, in un momento di insonnia ho finito di archiviare nel mio pc una ventina di ricette che ho selezionato da un volumetto omaggio di una casa fornitrice di pasta fresca.