Papi nostro, che sei nei cieli 0
Alla mia età mio padre era in pensione già da cinque anni. Non che lo invidi, perché aveva raggiunto anticipatamente il traguardo grazie agli anni passati in guerra, però lui c’è arrivato, dopo una vita di sacrificio sul lavoro, e fuori. Non posso neanche invocarlo perché è ancora in mezzo a noi; fosse stato in cielo una preghiera gliel’avrei fatta.
C’è chi il Papi eterno se l’è cercato già su questa terra e spero tanto di tornare ad incarnarmi nella prossima vita – se i buddisti hanno ragione – in un corpo femminile, ed anch’io cercherò un Papi che mi faccia la grazia di una poltroncina, basta anche da sottosegretario, o una particina in una fiction su un qualche canale. Se invece di vita ne abbiamo una sola a disposizione, spero tanto che il Papi eterno "faccia per i miei figli quello che non ha fatto per me".
Ma c’è anche chi, non essendo una buonadonna o figlia di una buonadonna, si è fatta e si fa un mazzo così per arrivare dove voleva arrivare, e pare che ci arrivi.
Era ancora al liceo che Samantha voleva diventare un’astronauta. Primogenita di una coppia di albergatori, primi cugini nostri, si incontrava raramente in paese: medie e superiori a Bolzano e negli Stati Uniti, università in Germania, Accademia militare a Pozzuoli, tornava in valle qualche giorno d’estate. In uno di questi rari incontri, ancora ragazzina mi confidò di voler fare l’astronauta, la prima donna astronauta italiana. L’ultima volta mi raccontò di essere appena tornata da Houston, Texas, dove aveva fatto un corso per Top Gun.
Sabato tutti i giornali hanno riportato la notizia che dopodomani saprà a Parigi se il suo sogno si coronerà: fra 8500 aspiranti Samantha è fra i primi dieci, unica donna, e per di più italiana. Ovviamente la sua pagina su Facebook è stata subito invasa dai messaggi degli amici ed ha dovuto uscire dal social network.
Di donne come lei ce n’è una su un milione, forse. Per potersi iscrivere alla facoltà di ingegneria in Germania ha dovuto farsi un periodo propedeutico come operaia in una fabbrica tedesca. Quante figlie di Papi hanno fatto altrettanto?
Anche questa è l’Italia, quella che non sculetta in tv e non va sotto le scrivanie, quella che studia, fa il suo lavoro in silenzio, quella che si fa un mazzo così anche al servizio dello Stato. Brunetta, prendi nota.
Beh, sicuramente noi cuochi siamo proprio belli nelle nostre divise, quando sono ancora pulite ad inizio giornata; se ci mettiamo quel pizzico di civetteria – che i militari non possono permettersi – come la fascietta, la bandana, la giacca nera o qualunque altro amennicolo, il miracolo è compiuto.
Nella società rurale i compiti erano ben definiti all’interno della famiglia: l’uomo lavorava i campi, la donna lavorava in casa per la famiglia, faceva tanti figli perché occorrevano braccia per lavorare i campi, accudiva all’orto, ed aiutava il marito direttamente durante la stagione in cui arrivava altra manodopera, come nella raccolta, facendo da mangiare per tutta l’azienda.
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