Con gli occhi del cameriere 0
Nel paese del Lei-non-sa-chi-sono-io rifiutare un tavolo ad un miliardario o trattare un direttore come un cliente qualsiasi è un reato di lesa maestà. Ed ovviamente fa notizia.
D’accordo, il servizio della ristorazione italiana non è il massimo, e non sarò certo io a difendere la non-professionalità imperante che, sposandosi con la maleducazione e la precarietà, scarica sul cliente da una parte, sulla gestione del locale dall’altra gli effetti negativi, però…
Però mi piacerebbe che qualche volta, anche una sola volta, il cliente "leso" si ponesse anche nella situazione inversa. In tempi in cui si è costretti a tirare su tutto, pochissimi possono permettersi di avere in sala un maître titolato con bella presenza ed esperienza pluriennale in locali tristellati Michelin di almeno tre nazioni. Si prende quello che c’è sul mercato, studentesse ed altra manodopera, che se hanno voglia e sale in zucca si destreggiano alla meno peggio, sennò va come va.
Anche per i camerieri migliori non tutti i giorni sono uguali, la paga è quella che è, i clienti non sono tutti la personificazione del manuale delle buone maniere di monsignor Della Casa, ed alla fine della giornata i piedi sono gonfi. Figuriamoci quindi per i non migliori.
Non è detto poi che a tutti i ristoratori interessi essere nella guida. Al Ritz di Parigi, dopo aver perso una stella, il direttore ci disse chiaramente che delle stelle non gliene importava un fico secco: quello che lo sceicco guardava a fine mese erano i conti, non certamente le recensioni. Se lo fanno al Ritz, tanto più lo dobbiamo fare noi che non abbiamo i barili di petrolio a ripianare le perdite.
A mio modestissimo parere, finché i conti non cambieranno colore non c’è speranza di investire nel personale, di sala o di cucina che sia. Alla faccia delle guide e delle aziende di promozione turistica.
Ecco quindi che anche il Gambero tenta di adeguarsi, prima focalizzando il proprio obiettivo sulle trattorie dove si fa da mangiare come una volta, poi proponendo una guida "senza voti – gioite o voi che predicate alle genti l’empietà del voto – ma con precise descrizioni dei piatti perché vuole essere una guida del buon mangiare, non dei migliori architetti o scenografi".
















