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marzo 10, 2010 by
Maurice
Assistiamo al can-can di questi giorni su decreti ad listam, corsi e ricorsi, come farebbe tutto sommato un tifoso juventino di fronte ad un contestato derby della Madunina: non essendo coinvolto nel voto, delle fattispecie in questione non me ne può importare più di tanto, se non come normale cittadino italiano, osservante rigoroso della scadenza della patente, della carta d’identità, del termine ultimo per pagare il canone Rai ed il bollo automobilistico, eccetera.
Di fronte ad una soluzione che sarebbe stata semplice – se per una volta, una volta sola, il premier avesse messo via l’arroganza di sempre ed avesse assunto in pieno su di sè, come ogni grande condottiero, con umiltà, le responsabilità dei suoi galoppini distratti e/o affamati – non ci troveremmo ora di fronte ad una crisi che si va involvendo sempre di più. Come una matassa di lana infeltrita, che più la mano maldestra cerca di dipanare e più si aggroviglia. Alla fine bisognerà rassegnarsi e decidersi a tagliare il filo.
" Nessun nemico della Seconda Repubblica sarebbe riuscito ad inventare un piano per delegittimarla più perfetto di questa manifestazione involontaria di dilettantismo", afferma Massimo Franco sul Corriere, incolpando gli "esperti giuridici" della presidenza del Consiglio.
Credo che bisogna fare una distinzione.
Ogni ministero ha un suo staff di burocrati (nel senso migliore del termine) che fa il "lavoro sporco", indipendentemente da chi occupa la poltrona pro tempore: sono quelli che preparano tecnicamente i testi di quelle che diventeranno leggi. In Francia questi posti sono occupati da gente che proviene dall’ Ecole National d’Administration, giovani laureati "in burocrazia", preparati appositamente a far funzionare l’apparato pubblico. Da noi qualcosa del genere non esiste, e si entra al ministero per concorso, imparando poi sul campo come funziona la macchina statale.
Sono i portatori di palla, quelli che non entrano nelle classifiche dei marcatori, che macinano chilometri e chilometri di campo su e giù, per permettere all’attaccante (premier o ministro) di fare gol.
Poi ci sono i consiglieri privati, quelli che seguono il capo quando è sull’altare e cadono con lui nella polvere: li potremmo definire i precari della politica, quelli che sono dentro la buca del suggeritore e che qualche volta hanno il momento di gloria se l’attore decide di mostrarli al pubblico. Se i burocrati sono i geometri, i consiglieri "esperti" sono gli ingegneri e gli architetti, quelli che ideano il progetto, lasciando ai "tiralinee" di mettere nero su bianco, anche se il progetto si vede benissimo non starà mai in piedi.
Ora, nel gran casino combinato dagli "esperti" del PdL c’è il feldmaresciallo Ghedini che, se una laurea l’ha conquistata (ed a questo punto nasce qualche dubbio in proposito), certamente l’ha presa in offerta speciale alla Cepu. Per il bene che voglio al premier, già gli consigliavo di trovarsi qualcosa di meglio per farsi difendere. Se non fosse che ne va di mezzo tutto il Paese, a questo punto meglio augurarsi che non cambi mai i consigliori. Solo Dio può salvarlo dagli amici.
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Politica e democrazia
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marzo 09, 2010 by
Maurice
Un programma come Presa Diretta di Riccardo Iacona mi fa solo incazzare. Prendiamo l’ultima puntata su "Sole vento alberi" dove è stata presa in esame la situazione delle energie alternative in Germania. Più scorrono le immagini sullo schermo e più mi incazzo.
In soli dieci anni, da quando cioè il parlamento tedesco ha approvato a larghissima maggioranza la legge sulle energie rinnovabili, il paese sta rivoluzionando nei fatti e nelle menti dei cittadini il concetto di approvigionamento energetico. Abbandonata la via nucleare, la Germania sta affrancandosi anche dalla dipendenza del petrolio, dopo aver creato dal nulla 750 mila nuovi posti di lavoro.
La domanda che mi pongo è molto semplice: perché loro sì e noi no? Perché il governo tedesco di centrodestra lo ha fatto e noi no?
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Politica e democrazia
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marzo 08, 2010 by
Maurice
C’è un aspetto nell’autodifesa del Presidente della Repubblica che, mi pare, nessuno ha analizzato con la dovuta severità, perché tutti – compreso questo blogger – sono stati travolti dallo tsunami di illegalità introdotta dal DL sulle regionali. E’ come un thriller: una volta scoperto l’assassino, le ultime pagine che descrivono i collegamenti mancanti si scorrono via senza tanta attenzione. Ormai il caso è risolto.
Nella sua lettera pubblica (ed irrituale, anche se non è la prima volta) Napolitano, una volta spiegati i motivi della sua firma su quel nero foglio di carta, sembra ricordare le ovvietà sulla sua funzione " di indipendente e imparziale svolgimento del ruolo, e di rigoroso esercizio delle prerogative, che la Costituzione attribuisce al Presidente della Repubblica, nei limiti segnati dalla stessa Carta e in spirito di leale cooperazione istituzionale". Le solite cose.
Invece, rileggendola, quella lettera contiene più di un accenno a fatti sconvolgenti. Il Presidente parla di "un teso incontro giovedì sera" con Berlusconi: "La vicenda è stata molto spinosa, fonte di gravi contrasti e divisioni" che, denuncia, " ha messo in evidenza l’acuirsi non solo di tensioni politiche, ma di serie tensioni istituzionali". Napolitano infine ammonisce Berlusconi a rispettare "costantemente le funzioni e i poteri" del Capo dello Stato.
Attenzione a quattro termini usati uno dietro l’altro dall’uomo che si è sempre distinto per il suo equilibrio: "teso", "gravi", "serie" e "poteri". Un uso ridondante della grammatica in un momento di tensione, o un messaggio chiaro a qualcuno che deve capire?
Ammettiamo vera la seconda ipotesi. Cos’è successo al Quirinale (e al telefono, c’è da presumere), tanto che il consiglio dei ministri – indetto per il tardo pomeriggio – è stato più volte rimandato e si è tenuto solo in nottata? Di preciso forse non lo sapremo mai, ma – conoscendo ormai troppo bene Berlusconi – viene un brivido lungo la schiena al solo pensarci.
E’ possibile che, di fronte ai reiterati dinieghi di Napolitano di firmare un testo manifestamente illegittimo, il capo del Governo lo abbia minacciato? Possibile sì, vista la sua arroganza. Possibile sì, visto il suo disprezzo per ogni regola democratica. Possibile sì, visto che il nostro ha bisogno di vincere con tutti i mezzi, tutti, nessuno escluso.
E di che cosa può aver minacciato il capo dello Stato? E’ stato paventato un ricorso anche alla forza, visto che i legami con qualche vertice delle forze armate Berlusconi deve averli sempre, mai interrotti tra i fratelli muratori della loggia P2 di Gelli? Ed è solo un caso che solo poche ore prima il ministro della difesa fosse uscito con quell’affermazione infelice che aveva fatto gridare l’opposizione alla minaccia di una seconda "marcia su Roma"?
Se disgraziatamente è successo qualcosa di simile, giustamente Di Pietro può gridare al golpe, non perpetrato però dal Capo dello Stato, ma da questi scongiurato, opponendosi tenacemente con tutte le sue forze ad un testo eversivo, e firmando infine un decreto sotto dettatura.
Nei thriller tre indizi fanno una prova. Qualcuno riuscirà mai a spiegarci come sono andate esattamente le cose?
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Politica e democrazia
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marzo 07, 2010 by
Maurice
Il titolo II della nostra carta costituzionale riguarda la funzione del Presidente della Repubblica; nonostante si dica sempre e comunemente, egli non è il custode della Costituzione perché l’art. 87 ne elenca i vari poteri e non fa menzione alla custodia del testo fondamentale della Repubblica.
Giorgio Napolitano, quindi, può dormire sonni tranquilli: dopo il lodo Alfano e le altre leggi da lui firmate e dichiarate incostituzionali dall’Alta Corte, anche il DL "interpretativo" sulle elezioni sarà certamente dichiarato incostituzionale (a suo tempo; nel frattempo le squadre squalificate possono continuare tranquillamente a giocare il campionato).
Ammesso che abbia ancora valore – perché ormai qualsiasi legge possiamo ritenerla sostanzialmente relativa – la legge 400 del 1988 (durante la presidenza De Mita al governo) prevede espressamente all’art. 15 (2 b) che il governo non può "provvedere nelle materie indicate nell’art. 72, quarto comma, della Costituzione".
Ma cosa dice questo articolo? Al comma 4 stabilisce che "La procedura normale di esame e di approvazione diretta da parte della Camera è sempre adottata per i disegni di legge in materia costituzionale ed elettorale…".
Ricapitolando in termini comprensibili a noi volgo, tutto quello che riguarda la materia elettorale deve essere regolato da leggi ordinarie, il Decreto Legge ultimo è palesemente incostituzionale ed il Presidente della Repubblica – pur non custode della Carta Fondamentale – ha firmato un (altro) provvedimento incostituzionale.
Come si difende il Capo dello Stato? "Non era sostenibile – afferma Napolitano – che potessero non parteciparvi nella più grande regione italiana il candidato presidente e la lista del maggior partito politico di governo, per gli errori nella presentazione della lista contestati dall’ufficio competente costituito presso la corte d’appello di Milano".
E già questo è discutibile, ma comunque continua: "Erano in gioco due interessi o "beni" entrambi meritevoli di tutela: il rispetto delle norme e delle procedure previste dalla legge e il diritto dei cittadini di scegliere col voto tra programmi e schieramenti alternativi. Non si può negare che si tratti di "beni" egualmente preziosi nel nostro Stato di diritto e democratico".
E conclude: "Io sono deciso a tenere ferma una linea di indipendente e imparziale svolgimento del ruolo" di Presidente della Repubblica. Senza aspettare la storia, già oggi i cittadini italiani possono emettere il loro giudizio su questo presidente.
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Politica e democrazia
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marzo 06, 2010 by
Maurice
Ed anche questa volta è andata. La squadra in testa al campionato è riuscita a tavolino a farsi aggiudicare il gol di mano, segnato dopo che l’arbitro aveva fischiato la fine della partita. Non è successo nella serie A turkmena o coreana, ma in Italia. Quando si dice campionato truccato.
I fatti sono sotto gli occhi di tutti, anche di quegli elettori di centrodestra che al 98% avevano correttamente sentenziato che le regole sono regole e vanno rispettate, costi quel che costi. Poteva essere l’occasione per dimostrare al Paese che la democrazia è il bene supremo, che un organo dello Stato (il governo) è al di sopra delle parti ed ha come compito (esecutivo) quello di far eseguire la legge, e che esiste un organo supremo di controllo (la Presidenza della Repubblica) che vigila sull’applicazione delle regole democratiche.
Tutto questo non è avvenuto, a beneficio di una ed una sola parte politica. Tanto zelo sicuramente non sarebbe stato applicato se in causa fossero state le liste dell’opposizione, secondo il principio maggioritario che importante è vincere, non come vincere.
Ora la parola spetta agli elettori ed in un paese serio il risultato dovrebbe essere scontato. Come dare il voto ad un partito, ad una coalizione che governa a livello centrale e – spera – a livello locale, una coalizione che non sa neppure rispettare tempi e modi di presentare un documento? Una coalizione (perché il nocciolo della questione è tutto qui) che è peggio della casa del Grande Fratello, dove tutti cercano di prevalere su tutti per un posto al sole – indipendentemente dalle capacità – ben retribuito da noi cittadini?
In un paese serio, quindi non parliamo dell’Italia, gli elettori che avrebbero dovuto sostenere le liste incriminate darebbero una bella lezione a questa banda di politicanti inetti ed incapaci. Invece sarà un altro esempio di perpetuazione del potere fine a se stesso, di un popolo del consenso lobotizzato.
E senza pudore il 29 marzo sentiremo pronunciare proclami sulla superiorità della "democrazia" contro il tentativo della magistratura e dell’opposizione (ma forse anche di certa stampa nazionale ed internazionale) di scardinare la volontà del popolo. Ai nostri figli e nipoti potremo comunque dire: abbiamo visto anche questa.
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