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agosto 31, 2010 by
Maurice
Quarantadue politici e studiosi di molti schieramenti politici, ci informa il Corrierone, in campo per la riforma elettorale in senso uninominale come nei paesi anglosassoni, al grido di "potere di scelta ai cittadini". Peccato che gli inglesi, dopo le ultime elezioni che potevano bloccare la vita politica del Regno Unito, stiano pensando a cambiare la loro legge uninominale in quella più verde del giardino accanto.
Ma se con la porcata oggi sono Berlusconi e Bersani a scegliere i candidati, con l’uninominale chi sceglie chi?
Tags: elezioni
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Politica e democrazia
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agosto 30, 2010 by
Maurice
Scrive Gad Lerner sul raduno estivo del popolo ciellino: «L’imprinting di un movimento cresciuto nella contrapposizione all’Utopia del Sessantotto, compare perfino stampato sulle t-shirt: "Non ho nulla per cui protestare, solo da ringraziare"».
Finalmente abbiamo capito un paio di cose dell’Italia di questi ultimi vent’anni.
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Economia, Politica e democrazia
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agosto 24, 2010 by
Maurice
Troppo timidamente, per l’importanza che ha, si sta sviluppando nel Paese un dibattito sull’art. 67 della nostra Costituzione che recita: "Ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato". Sedici parole di fondamentale importanza per la nostra democrazia. Ma perché i nostri Padri Fondatori hanno introdotto questo articolo nella carta fondamentale?
La risposta non è proprio semplice: il diritto-dovere del cittadino è eleggere i propri rappresentanti; costoro però, nel momento in cui sono eletti, rappresentano tutta la collettività nazionale e non solo i cittadini del proprio collegio. Ne consegue che il loro mandato è svincolato da tutto e da tutti, compresi i partiti nelle cui liste sono stati eletti, le coalizioni di cui eventualmente questi partiti fanno parte, i governi che eventualmente sostengono ed ancor più sono svincolati – secondo la Costituzione – da eventuali leader sotto il cui nome-simbolo sono stati eletti.
Sbaglia grossolanamente (e falsifica la realtà costituzionale) chi, per esempio, di questi tempi va predicando che i finiani tradiscono il mandato popolare se si sganciano dalla maggioranza. Il mandato popolare prevede la rappresentanza di tutta la Nazione ed ogni azione in Parlamento è legittima, come lo fu quella della Lega nel famoso ribaltone del primo governo Berlusconi.
In termini banali i costituenti hanno previsto che io scelgo i miei rappresentanti, ma poi essi fanno quello che vogliono, facendo e disfacendo partiti ed alleanze com’erano in partenza. Sennò bisognava andare alle urne ogni volta che – come nei tempi recenti – un partito si è sciolto o si è trasformato o ha cambiato nome, PdL per primo.
La centralità del sistema parlamentare è ribadita dal fatto che un governo, per iniziare e continuare il suo lavoro, deve ottenere la fiducia delle Camere; nel momento in cui questa cessa, il Presidente della Repubblica ne prende atto e dà un nuovo incarico per verificare se il Parlamento può fiduciare un altro esecutivo. Solo quando non c’è alcuna possibilità si va alle urne, proprio perché ogni parlamentare rappresenta la Nazione, e non un raggruppamento politico.
In altri paesi il sistema parlamentare prevede addirittura la sfiducia costruttiva per cui, di fronte ad un voto di sfiducia, le parti si capovolgono, e l’ex minoranza ha il diritto di formare il nuovo governo, mandando all’opposizione l’ex maggioranza. Da noi non c’è, ma nulla toglie – nella pratica – che si possa ottenere un risultato simile, per nulla "tradendo" il mandato popolare che prevede, comunque, una delega a legiferare e governare il Paese.
Finché dura questa democrazia, piaccia o non piaccia il sistema è questo. Nel momento in cui l’articolo 67 sarà sostituito dai sondaggi, dal televoto o dai decibel di chi urla di più, parleremo di qualcosa di diverso che al momento non esiste.
Tags: CostituzionedemocraziaParlamento
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Politica e democrazia
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agosto 23, 2010 by
Maurice
Un fine settimana con cavoli acidi in menu per i pasti del cavaliere. Non fa a tempo a chiudere la partita con i finiani una volta per tutte che gli piovono sulla testa i numeri dell’ultimo sondaggio interno con un PdL addirittura al 28%. Ferma tutto, marcia indietro: niente più auto-ribaltone, niente più crisi, non si va più alle elezioni anticipate. Meglio trattare.
Ecco spuntare allora il documento in cinque punti sul programma da attuare da settembre in poi. "Lodevoli intenzioni", dice Fini, a cui devono seguire i fatti, delle proposte di legge coerenti con le idee del presidente della Camera, anche se il "prendere o lasciare" berlusconiano (che "non appartiene alla politica ma al commercio", dice Bocchino) non piace molto.
Niente elezioni anticipate, dunque, o forse sì. Forte delle cifre degli stessi sondaggi, che vedrebbero la Lega al 12%, Bossi invece spazza via ogni incertezza: a dicembre si va a votare in ogni caso, parola di senatùr, e c’è addirittura chi fa già la data del 12-13. Ma anche questo è un rischio perché a palazzo Grazioli hanno calcolato che, con l’attuale legge porcata, in Senato la santa alleanza Berlusconi-Bossi potrebbe non raggiungere la maggioranza.
Tutto ovviamente a prescindere dall’oste, perché i conti alla fine li fa il Presidente della Repubblica, a cui spetta il potere di sciogliere o meno le Camere, checché ne pensi e dica Berlusconi.
In ogni caso la decisione voto sì/voto no è molto pericolosa per l’uomo di Arcore perché proprio per fine anno è attesa la decisione della "Corte Costituzionale – il Cavaliere lo dà per scontato – boccerà il legittimo impedimento", come afferma il Giornale, e Berlusconi non avrà più scuse per scappare dal processo Mills dov’è imputato, con una sentenza che potrebbe arrivare tra febbraio e marzo.
In mezzo a questo casino è arrivata anche una tegola finanziaria. La Endemol, di cui Mediaset è proprietaria assieme a Goldman Sachs e al fondo Cyrte, sarebbe in forti difficoltà economiche, "schiacciata – come afferma il Sole24Ore – da circa 3 miliardi di dollari di indebitamento" con debiti per circa 10 volte il margine operativo lordo. Forse non è pensabile un default, però la notizia ha fatto precipitare il titolo Mediaset fino al 2%, e per salvarla Berlusconi dovrebbe scucire diverse centinaia di milioni di euro.
Non sappiamo quanto c’entri, ma sta di fatto che la Rai ha già anticipato la soppressione (per il momento) del programma dei pacchi, I fatti tuoi, (di proprietà Endemol) per sostituirlo con I soliti ignoti di Fabrizio Frizzi fin dal prossimo mese. Se saltasse la Endemol Mediaset potrebbe dover dire addio al Grande Fratello, con tutti i danni immaginabili sul versante delle entrate pubblicitarie per il povero Berlusconi.
E’ vero che con il recente condono ad personam il padrone del biscione ha risparmiato la bellezza di oltre 340 milioni di euro dovuti al fisco, ma il mercato finanziario non funziona come la politica italiana, e se vuole salvare la sua Endemol deve per forza pagare. Prendere o lasciare.
Ciliegina sulla torta per addolcire il pasto: il Milan del capo consegna il trofeo Berlusconi alla Juve. Vedremo cosa scriverà Feltri domani.
Tags: BerlusconicrisielezioniFiniMilanPdL
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Politica e democrazia
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agosto 19, 2010 by
Maurice
Litania di panzanate, degne di Spinoza.it, profferite da Umberto Bossi in canotta vacanziera d’ordinanza e probabilmente sotto l’effetto di sostanze strane. Così si è espresso: "Per uscire dai pasticci, per avere stabilità nel Paese occorre avere forze politiche che hanno anche una grande forza in Parlamento".
E difatti questa maggioranza, mai così forte numericamente in Parlamento, ha dimostrato e sta dimostrando come riesce a far uscire l’Italia dai "pasticci" della disoccupazione, del declino economico, sociale e morale, della ripresa che non decolla ("Ne usciremo meglio degli altri", Tremonti dixit), del pessimismo delle famiglie, delle imprese, dei giovani. Probabilmente Bossi si riferiva alla stabilità di una classe politica distante dalla realtà di tutti i giorni, intoccabile nei suoi interessi di casta ed impunibile per la corruzione esondata fuori dei limiti della decenza. O forse pensava ai suoi sostenitori padani, stabili nell’evasione fiscale e nello sfruttamento della manodopera clandestina.
Altra perla del Bossi pensiero (?) è: il PD e Fini "hanno una paura boia del voto e quindi fanno di tutto per mettersi di traverso sulla linea del voto". Ma è proprio vero che sia l’opposizione ad aver paura delle urne, e non sia invece un monito rivolto ai propri (ex) sostenitori?
Durante un recente incontro con delle persone – di cui conoscevo l’indiscussa fede leghista – sono rimasto sorpreso dalle "nuove" dichiarazioni contro "il covo di corrotti che sono tutti nel PdL" più che ai tempi di tangentopoli, a tutti i problemi economici "che questo governo non risolve", alla rabbia che sta montando tra la gente "per le promesse fatte e non mantenute", e via di questo passo.
Vuoi vedere che anche nel "territorio" leghista sta dilagando la convinzione che anche Bossi & c. abbiano fatto e stiano facendo i loro sporchi interessi, invece che quelli annunciati (ma mai realizzati) ad ogni pie’ sospinto alla gente del nord? Vuoi vedere che la gente sta comprendendo che il federalismo serve solo a sistemare amici e parenti, come ha fatto papà Umberto con il Trota?
Se questa sensazione fosse vera, gli appelli di Bossi al voto sarebbero solo una chiamate alle armi per i suoi caporali. Come d’altra parte sta facendo Berlusconi con vertici e riunioni più o meno segrete e gli ordini alla campagna acquisti, tutti segni di debolezza di una squadra che comincia a dubitare del proprio allenatore.
Tags: BossicorruzionefederalismoLegamoralitàpropaganda
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Politica e democrazia