Ott 06 2008
L’aumma aumma del federalismo
Finalmente Bossi e camerati sono felici: il CdM ha approvato il progetto di legge per il federalismo fiscale, che non è la creazione dello stato del nord, ma solo la spartizione della torta. La pia illusione è che tutte le regioni - ma alle camicie verdi interessano soprattutto la Lombardia ed il Veneto - siano ricche come il Trentino e l’Alto Adige, non mandando più le entrate fiscali alla Capitale, ma spartendosele in loco tra compari.
Questa concezione non tiene conto, fra l’altro, della globalizzazione del mercato e dell’apertura delle frontiere europee sulle quali le regioni nulla possono fare, se non accettare queste regole che ci siamo imposti.
Secondo la concezione leghista federalista, non mandando più i soldi allo Stato migliorerà - per esempio - la raccolta differenziata dei rifiuti. Già qui c’è un primo scoglio: o immetto più risorse per migliorare il servizio, ed allora non ho un risparmio ma ulteriori costi, o lascio le stesse risorse, ed allora non ha senso che i soldi siano gestiti da Roma o da Treviso, o prevedo minori risorse migliorando il servizio, e non capisco perché non lo si possa fare già ora con il sistema fiscale attuale.
Nella mia valle l’anno scorso è scaduta la concessione per la raccolta dei rifiuti, sempre appaltata ad un’impresa del luogo che più di una volta ha lasciato a desiderare nella regolarità del servizio.
Come da legge, alla gara per la nuova concessione potevano partecipare tutti, e difatti partecipò un’impresa siciliana che si aggiudicò l’appalto. Ed il servizio è notevolmente migliorato, con risparmio di denaro pubblico.
L’oppositore più feroce all’ingresso dello "straniero" fu uno dei sindaci della valle, ora candidata al Consiglio Provinciale per la Lega (guarda caso), che tentò in tutti i modi di impedire che il servizio venisse dato ad uno "di fuori"; mancava solo che dicesse che i siciliani portavano le malattie.
Questa concezione provincialotta e in definitiva razzista non tiene conto delle regole del mercato, ma solo dei privilegi di certuni. La vicenda Alitalia ha la stessa matrice: no ad Air France perché dietro a Malpensa ci sono una serie di rendite di casta leghista.
Senza scomodare Maastricht, mi pare normale che se devo cambiare le finestre di casa la scelta della ditta sarà in base al prezzo preventivato, alla qualità del prodotto, alla puntualità del servizio. Vent’anni fa, quando decisi di cambiare i serramenti della mia camera, optai per una ditta altoatesina perché mi dava più garanzie. Dopo vent’anni ho avuto bisogno di chiamare la stessa ditta per sistemare un ferro che col tempo si era logorato; in tempi ragionevoli la fabbrica mi ha mandato un operaio che in un’oretta mi ha cambiato il ferro, ha fatto un controllo di tutti i serramenti, al costo di euro… zero!
E’ chiaro che quando deciderò di cambiare anche le altre finestre la mia scelta è obbligata, alla faccia degli artigiani del posto che non sono puntuali, men che meno mi danno un servizio gratuito di assistenza dopo vent’anni, e mi danno un prodotto sicuramente meno buono.
Ma queste non sono le regole della politica. Come dicono a Napoli? Aumma aumma, e ci siamo capiti.






































Non so come funzioni in Val d’Aosta ed in Sicilia, ma conosco abbastanza bene come funziona l’autonomia in Trentino ed in Alto Adige/Südtirol.
Nulla di scandaloso, quindi, se un governo (qualsiasi) espressione di una maggioranza porta avanti la sua linea, quella votata dalla maggioranza degli elettori: è così e dev’essere così. Questo è imperativo. Pensare che un governo (qualsiasi) faccia il contrario o comunque diversamente da quello che gli hanno imposto i suoi elettori è impensabile e fuori dall’etica politica. Spetterà ai partiti di non governo tentare eventualmente di modificare questa linea.
Quei pochi che leggono abitualmente questo blog sanno che da tempo predico le stesse cose. E non ci vuole grande acume o grandi studi per rendersene conto, basta solo un po’ di onestà intellettuale.
Tanto per fare quattro chiacchiere da Bar Sport in questo blog, mi ha lasciato un po’ perplesso che il Presidente della Repubblica si autoproclami intoccabile per decreto, un po’ come l’infallibilità del Papa per autodogma: mi puzza un pochino tanto. Ma questa è la prassi.