Senza dubbio, la classe più competente, e la meno servile, è quella dei cuochi. (George Orwell)

Bistrot Chez Maurice


Archive for the ‘Temps perdu’


Lucia è sempre con noi 1

Posted on gennaio 25, 2010 by Maurice

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Ci sono situazioni in cui qualsiasi parola io cerchi di usare mi sembra una banalità. Una banalità che non esprime quello che sento dentro, il dolore che ho dentro. Un dolore che è esterno a chi lo sta vivendo dall’interno.
Inutile chiedersi perché. La risposta, se c’è, è sempre di parte. Io credo una cosa: lei c’è, ancora, libera ormai dalla gabbia fisica così a lungo provata.
Non ti ho mai conosciuta di persona, ma ero vicino alla tua mamma, e quindi ero vicino anche a te. Ci conosceremo di persona, non dubitare. Aspetta che finisca anche il nostro tempo.

A whiter shadow of pale 1

Posted on dicembre 14, 2009 by Maurice

Di una cosa dobbiamo essere grati – almeno noi che non siamo più dei ragazzini – a chi ci governa di questi tempi, e lo dico senza ironia: visto come vanno le cose, non c’è piacere più grande che rifugiarsi nei tempi passati, in quello che di bello ci hanno lasciato nella memoria.
7Ci pensavo leggendo questo post  e riguardando certe foto di altri tempi. Nonostante tutti i fermenti ideali di allora, eravamo tutti molto naïf, molto più semplici, più schietti, meno artefatti, da una e dall’altra parte. Con i nostri maglioncini a giro collo, il foulard, i jeans attillati o scampanati, l’eskimo o il montgomery, le camicie comperate nei mercatini americani di seconda mano o a righe madras.
Noi che andavamo al liceo con la borsa quando c’era ginnastica e bisognava mettere dentro la tuta in cotonaccio, o quando c’era compito in classe di latino o di greco, ché portarsi in mano il Rocci non era tanto comodo. Non avevamo lo zaino, ma solo l’elastico per i giorni "leggeri" che doveva essere rigorosamente scritto con la biro.
Una volta all’anno c’era la foto di classe, ovviamente in BN, sui gradini d’ingresso alla scuola, con le nostre assurde pettinature ed il professore al centro in giacca e cravatta. Il giorno che ci consegnavano le foto era un passa-passa per lasciare la nostra firma sul retro: Ardigò, Bruni, Mezzina, Scattolin, Viberti, Fiocchi… c’era anche un Gesù Cristo, marchio del solito imbecille per nulla divertente.
Per anni, finché non è arrivato il riflusso, il rapporto tra ragazzi e ragazze era semplice e profondo allo stesso tempo. Se ci si piaceva il gioco era fatto, anche se uno o entrambi si era "occupati": non c’era tradimento, solo un’avventura, come diceva Lucio Battisti, senza tante menate pseudo morali.
A volte però le cose erano più complicate, quando subentrava il sentimento profondo. Allora c’erano i 45 giri dell’Equipe 84 o di Patty Pravo a farci precipitare nella malinconia più profonda. Bastava però un hully gully ballato in gruppo alla festina domenicale per rimetterci su di morale.
E poi tutti in piazza a manifestare. A quei tempi bastava uno sciopero generale per far cadere il governo di turno. Proprio altri tempi.

Il passato ritorna sempre 7

Posted on novembre 05, 2009 by Maurice

Giorni frenetici questi ultimi nei quali le cose più disparate si sono accavallate l’una sull’altra. Prima la notizia di un grave lutto che mi ha riportato a risentire persone che ho visto per l’ultima volta addirittura 45 anni fa, poi le esequie nella città della mia gioventù, con annessi incontri – anche qui – con luoghi, amici e parenti che non vedevo da 30-35 anni.
417893516_c80a5af050Ho avuto un attimo di smarrimento nel perdermi in strade che un tempo conoscevo come le linee delle mie mani: anche le città cambiano pelle, si trasformano come dei rettili ad ogni nuova stagione. Poi ritrovi la strada, ritornano gli accenti della lingua natale, torni indietro con gli anni, anzi i decenni, riaffiorano i ricordi più segreti che sono rimasti incastrati nelle pietre delle strade o nei mattoni delle case. Come un’antica amante abbandonata e dimenticata, che emerge dalla nebbia del passato e porta con sè visioni, odori, suoni, sensazioni nuove, ma che dentro ha ancora un legame che ti lega ancora indissolubilmente, oggi e fino alla fine dei giorni.
E le persone. Alcune portano irrimediabilmente il segno del passare del tempo: i capelli canuti, le spalle piegate dalla vita, il corpo che comincia a rimpicciolirsi, quasi a concentrarsi per l’ultimo sforzo del passare da questa ad un’altra vita. Altre invece sono rimaste tali e quali nello sguardo, nel sorriso, nel modo di porgersi.
Anche ieri ho avuto la conferma di una mia vecchia teoria: nella vita ci si incontra sempre due volte. Il prete che ha officiato le esequie è il Baloo che accolse me, piccolo VP di 8 anni, nel branco dei lupetti, lo stesso che molti anni dopo intervistai durante il mio percorso giornalistico.
Ho ascoltato attentamente le sue parole durante l’omelia, cercavo più che il conforto personale la conferma di come la chiesa, questa società tutta sia cambiata (in peggio) da allora. Ed invece ho ritrovato il mio saggio Baloo, le stesse parole di forza, la stessa fede, addirittura lo stesso tono di voce. Se una fortuna ho avuto nella vita, è l’aver incontrato dei preti che mi hanno dato moltissimo, come uomini prima che come cristiani.
Lasciate le mie radici mentre il sole tramontava in un tripudio vermiglio all’orizzonte – come si vede da quelle parti forse quattro o cinque volte in un anno intero – mi sono ritrovato stamani con i primi fiocchi di neve che annunciavano che l’inverno è qui: ieri era il passato, letteralmente sepolto, oggi è la realtà, la vita dietro ai fuochi della cucina, aspettando che domani la gente venga a sfamarsi o a dilettarsi con il cibo.
L’ultimo servizio a mezzogiorno, prima di chiudere, fare le pulizie e le valigie, prendere l’aereo e lasciare il lavoro ed il freddo alle spalle. Mi gira la testa.

8 marzo 0

Posted on marzo 08, 2009 by Maurice

Nel 1816, come oggi, nasceva a Berlino Jean Louis Cabanis, famoso ornitologo tedesco, fondatore nel 1893 del Journal fur Ornithologie e direttore del Museo dell’Università di Berlino.
Editore della rivista per 40 anni, fu poi sostituito dal suo discepolo Anton Reichenow. Morì sempre a Berlino nel 1906.

Amore di padre, amore di madre 5

Posted on gennaio 16, 2009 by Maurice

Amore e Psiche, cuore e ragione, speranza e razionalità. La nostra vita è punteggiata da questo pianeta che un giorno mostra una faccia, il giorno dopo si gira e mostra l’altra.
Un paio di mesi fa mia  moglie ed io eravamo passati a prendere il caffè da una coppia di nostri amici. Lui è un cacciatore e stava pulendo i pezzi di un capriolo appena abbattuto. Tra una cosa e l’altra il discorso non poteva non cadere sul loro figlio, Giuseppe.
Ventinove anni, ha frequentato le elementari assieme a mio figlio, insieme hanno giocato nella prima squadra di hockey su ghiaccio che il vivaio del paese aveva allestito; mio figlio giocava in difesa, Giuseppe era la nostra punta, i primi due gol della storia della nostra Under li hanno fatti loro. Alle medie sono stati separati, poi uno ha continuato con le Superiori, l’altro ha preferito imboccare quasi subito la via del lavoro, ma negli anni il legame è rimasto forte.

Con i suoi genitori abbiamo sempre avuto un fil rouge che ci univa per un motivo o per l’altro finché, quindici mesi fa, i medici gli hanno diagnosticato la leucemia. Quel filo è diventato una gomena.
Quindici mesi di interrogativi – perché proprio a lui? perché proprio a noi? – di speranze dopo ogni chemio che sembrava ridargli forze, di buchi neri quando la malattia prendeva di nuovo il sopravvento. E due mesi fa, tagliando il capriolo, il papà di Giuseppe disse lucidamente: "Non c’è niente da fare".

Se di un genitore o anche di un fratello la morte è "comprensibile", di un figlio non è accettabile né con la mente né tantomeno con il cuore, e soprattutto quando l’agonia è così lunga. Ogni considerazione, ogni parola può sembrare banale. E quando un genitore con la mente si rende conto della condizione del proprio figlio, nel cuore il dolore è immenso, e solo suo. E’ la magia e la maledizione dell’amore.



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