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	<title>Bistrot Chez Maurice 2.0 &#187; Temps perdu</title>
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	<description>Un cuoco, una cucina, un mondo</description>
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		<title>Epigrafe per una pellicola</title>
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		<pubDate>Mon, 23 Jan 2012 05:57:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Maurice</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Temps perdu]]></category>
		<category><![CDATA[digitale]]></category>
		<category><![CDATA[fotografia]]></category>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>E&#39; passata sotto silenzio, o al massimo le abbiamo dato un&#39;occhiata, presi come siamo in questi giorni tra navi incagliate, tassisti e forconi. Ma la notizia &egrave; una di quelle che segnano un&#39;epoca, anzi la fine di un&#39;era durata esattamente due secoli.<br />
	Era il 1813 quando</p>
<blockquote>
<p>Ni&eacute;pce inizi&ograve; a studiare i possibili perfezionamenti alle tecniche litografiche, interessandosi poi anche alla registrazione diretta di immagini sulla lastra litografica, senza l&#39;intervento dell&#39;incisore. In collaborazione con il fratello Claude, Ni&eacute;pce cominci&ograve; a studiare la sensibilit&agrave; alla luce del cloruro d&#39;argento e nel 1816 ottenne la sua prima immagine fotografica (che ritraeva un angolo della sua stanza di lavoro) utilizzando un foglio di carta sensibilizzato, forse, con cloruro d&#39;argento.</p>
</blockquote>
<p><a href="http://www.bistrotchezmaurice.com/wp-content/uploads/6.jpg"><img align="right" alt="" border="" class="alignright size-medium wp-image-8389" height="225" src="http://www.bistrotchezmaurice.com/wp-content/uploads/6-300x225.jpg" style="padding:5px;margin-left: 5px;" title="6" width="300" /></a>Dovettero passare ancora alcuni decenni prima che George Eastman inventasse nel 1884 la pellicola in celluloide e, otto anni dopo, creasse quel colosso che tutti abbiamo conosciuto come <a href="http://www.kodak.com/ek/US/en/Home.htm"><span style="color:#f00;"><strong>Kodak</strong></span></a> che ha avuto il merito di fare diventare democratica la fotografia, sia come mezzo che come supporto.</p>
<p>	Bene, o meglio male, dopo due secoli la Kodak &egrave; al fallimento. Si chiude un&#39;era, e sulla tomba della Kodak potremo scrivere: tanto pot&eacute; l&#39;elettronica. <br />
	Dalla mia prima Kodak Retina a soffietto, magnanimo dono di mio padre per l&#39;ingresso alle medie, ho cambiato tante macchine dai nomi prestigiosi &#8211; Nikon, Pentax, Zenza Bronica, per citare i marchi pi&ugrave; famosi &#8211; ma il rullino era sempre quello: Ektachrome Kodak. Dai 64 ai 400 ASA, a seconda delle necessit&agrave;, ma sempre e soltanto dia Ektachrome Kodak. La insuperabile. Non esistevano Ferrania o Fuji che potessero competere.<br />
	L&#39;arrivo della tecnologia giapponese nel campo delle fotocamere impresse un nuovo impulso alla democratizzazione della fotografia. La mia prima macchina &quot;seria&quot; &egrave; stata una Canon, 110 mila lire all&#39;inizio degli anni &#39;70, ma era questione di gusti e di portafoglio: nel nostro fotoclub c&#39;erano le Nikkormat, le Asahi Pentax, le Olimpus, ma tutti a scattare con la Kodak. E poi via a sviluppare in camera oscura con la tank Patterson, gli acidi Ilford, e a stampare in B/N ancora sulla carta Kodak, o al massimo sull&#39;Agfa.</p>
<p>Si chiude un&#39;era. Addio a Robert Capa, a Cartier Bresson, a Tina Modotti. Oggi basta uno squallidissmo telefonino per immortalare su una manciata di pixel l&#39;attimo fuggente. E&#39; un bene o un male? Diciamo che &egrave;, punto e basta.<br />
	&nbsp;</p>
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		<title>Come i moschettieri</title>
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		<pubDate>Mon, 09 Jan 2012 22:00:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Maurice</dc:creator>
				<category><![CDATA[Temps perdu]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>I miei figli mi dicono che sto diventando vecchio perch&#233; mi piace Extreme Makeover. Dicono che quando si diventa vecchi si diventa sentimentali. Se fosse per questo sono vecchio da molto tempo, perch&#233; mi commuovo a rivedere per la ventesima &#8230;</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>I miei figli mi dicono che sto diventando vecchio perch&eacute; mi piace Extreme Makeover. Dicono che quando si diventa vecchi si diventa sentimentali. Se fosse per questo sono vecchio da molto tempo, perch&eacute; mi commuovo a rivedere per la ventesima volta Message in the Bottle o a sentire l&#39;Inno nazionale.<br />
	Per&ograve; un po&#39; hanno ragione.<br />
	<a href="http://www.bistrotchezmaurice.com/wp-content/uploads/Tre-moschettieri.jpg"><img align="right" alt="" border="" class="alignright size-medium wp-image-8314" height="200" src="http://www.bistrotchezmaurice.com/wp-content/uploads/Tre-moschettieri-300x200.jpg" style="padding:5px;margin-left: 5px;" title="Tre moschettieri" width="300" /></a>Ho avuto la fortuna di avere tutta la famiglia riunita dopo molti anni per le festivit&agrave; appena passate. <br />
	Un giorno ci siamo trovati mio figlio ed io attorno ai fuochi della cucina, mentre in sala imperavano le donne di casa: moglie, figlia e quasi nuora. E&#39; stato il giorno pi&ugrave; importante di tutte le vacanze, come incasso ma anche per l&#39;affiatamento dei e tra i reparti, la coordinazione, l&#39;allegria, l&#39;entusiasmo di tutti. In quel momento ho assaporato il sogno che vorrebbe ogni genitore: un&#39;azienda dove lavorano le diverse generazioni, ognuno con il suo compito, come i moschettieri.<br />
	Ma &egrave; stato solo un sogno. La figliola ha gi&agrave; ripreso il suo tirocinio universitario, il figlio domani ripartir&agrave; per Parigi, con il suo carico di progetti per aprire il suo ristorante con la sua compagna in terra francese. A noi lasciano il magone. C&#39;est la vie.</p>
<p>Se di vecchiaia vogliamo parlare, questa la possiamo misurare in altro modo.<br />
	Mio figlio mi ha portato un bel po&#39; di idee e di ricette che ha sviluppato in questi anni. Lo invidio. Invidio il suo entusiasmo, quello che avevo anch&#39;io fino a non molto tempo fa. Oggi, forse anche a causa della sberla che ho preso la notte di Natale, mi sento stanco. Dentro. Basta un attimo per non esserci pi&ugrave;, per gettare al vento anni ed anni di lavoro e di progetti. E le prospettive del mondo esterno sono anguste, grigie.<br />
	Spero di tener duro fino a vederli realizzare i loro progetti, i loro sogni. In ogni caso qualcosina di me ci sar&agrave; comunque.<br />
	&nbsp;</p>
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		<title>Presto, Natale è già qui</title>
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		<pubDate>Thu, 27 Oct 2011 05:04:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Maurice</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cucina]]></category>
		<category><![CDATA[Temps perdu]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>Siamo gi&#224; a Natale. Chi non fa questo lavoro, fatto di padelle, mal di schiena e tendini rotti, penser&#224; che il mio calendario ha perso due fogli. Cominciano solo ora ad ingiallire e cadere le foglie sugli alberi, calano le &#8230;</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Siamo gi&agrave; a Natale. Chi non fa questo lavoro, fatto di padelle, mal di schiena e tendini rotti, penser&agrave; che il mio calendario ha perso due fogli. Cominciano solo ora ad ingiallire e cadere le foglie sugli alberi, calano le prime nebbie nelle pianure e vengono tirate fuori solo ora le padelle forate per le caldarroste. <br />
	<a href="http://www.bistrotchezmaurice.com/wp-content/uploads/Neve.jpg"><img align="right" alt="" border="" class="alignright size-large wp-image-8013" height="263" src="http://www.bistrotchezmaurice.com/wp-content/uploads/Neve-1024x768.jpg" style="padding:5px;margin-left: 5px;" title="Neve" width="350" /></a>Puntuali come i treni tedeschi arrivano ora le alluvioni delle ricorrenze dei Santi e dei Defunti: chi ha detto che sono le conseguenze dell&#39;effetto serra e della cementificazione selvaggia vada a rivedersi le calamit&agrave; di fine ottobre-inizi di novembre nel corso degli anni: massima acqua alta a Venezia a +1,94 m (4 novembre 1966), alluvioni di Firenze (3 novembre 1844 e 4 novembre 1966), alluvione di Salerno (25-26 ottobre 1954), alluvione del Polesine (novembre 1951), alluvione a Biella (3 novembre 1968), tanto per citare le pi&ugrave; famose.</p>
<p>Da qui a Natale il passo &egrave; breve, brevissimo. Passata la prossima settimana tutto precipita. Chiudiamo i battenti per le sospirate ferie (?) annuali, tiriamo su la tenda esterna in previsione della neve che ha gi&agrave; fatto capolino sulle cime, portiamo via i tavoli del dehors, ritiamo i vasi delle piante, riesumiamo dalle cantine gli addobbi natalizi, cambiamo il menu, prepariamo il menu di Capodanno, rinnoviamo le sale con pungitopo e vischio.<br />
	Il rito si ripete tutti gli anni ed ha un qualcosa di allegro e malinconico allo stesso tempo. Cominciamo a respirare aria di spumante e pandori, di piatti ipercalorici e bollenti, via le vivande fredde e le verdure dell&#39;orto, occorre sprigionare la fantasia per lavorare patate e cavolfiori, topinambur e verze, maiali e stufati, senza cadere nelle facili ripetizioni che &#8211; se anche Natale viene tutti gli anni &#8211; i fedeli commensali in tavola vogliono trovare sempre qualche novit&agrave; appetitosa.<br />
	D&#39;ora in poi guarderemo fuori dalle finestre, prima di andare a dormire, se <em>sbolfrina</em>, comincia a fioccare o &egrave; ancora sereno, aspettando la neve &#8211; croce e delizia &#8211; che per noi vuol dire pane, come dice il proverbio antico.<br />
	Preparate piumini, gomme da neve e sci: Natale &egrave; subito qui.</p>
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		<title>Crolla un altro pezzo di mosaico</title>
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		<pubDate>Mon, 28 Feb 2011 16:45:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Maurice</dc:creator>
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		<category><![CDATA['68]]></category>
		<category><![CDATA[Annie Girardot]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>Noi che non abbiamo mai rinnegato il &#39;68, noi che quegli anni li portiamo dentro come il vaccino contro il vaiolo, da oggi siamo ancora pi&#249; orfani. <a href="http://www.repubblica.it/persone/2011/02/28/news/annie_girardot-13008914/?ref=HRERO-1"><strong>Annie Girardot</strong></a> non c&#39;&#232; pi&#249;. Si &#232; spenta a Parigi, la sua citt&#224;, &#8230;</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Noi che non abbiamo mai rinnegato il &#39;68, noi che quegli anni li portiamo dentro come il vaccino contro il vaiolo, da oggi siamo ancora pi&ugrave; orfani. <a href="http://www.repubblica.it/persone/2011/02/28/news/annie_girardot-13008914/?ref=HRERO-1"><strong>Annie Girardot</strong></a> non c&#39;&egrave; pi&ugrave;. Si &egrave; spenta a Parigi, la sua citt&agrave;, dopo anni di malattia. Noi la ricorderemo cos&igrave;:</p>
<p style="text-align: center;"><object height="390" width="480"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/jndeJQV0CeY?fs=1&amp;hl=it_IT" /><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><embed allowfullscreen="true" allowscriptaccess="always" height="390" src="http://www.youtube.com/v/jndeJQV0CeY?fs=1&amp;hl=it_IT" type="application/x-shockwave-flash" width="480"></embed></object></p>
<p>La Girardot da tempo era nella <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Annie_Girardot#Filmografia"><strong>storia del cinema</strong></a>, anche italiano, dov&#39;era stata diretta da registi del calibro di Monicelli, Tessari, i fratelli Taviani, Marco Ferreri, Gregoretti, Visconti, Lizzani, Patroni Griffi, Maselli, senza parlare dei francesi come Lelouch o Vadim.<br />
	Ha fatto grandi interpretazioni per grandi film, ma anche opere minori che per&ograve; hanno scandito quegli anni, lasciando in tutti noi un segno profondo.<br />
	Nel &#39;67 usc&igrave;<em> Vivre pour vivre</em> che assieme a <em>Love story</em>, fu la colonna sonora dei nostri amori romantici ed impossibili. Tre anni pi&ugrave; tardi interpret&ograve; la figura della professoressa in <em>Mourir d&#39;amour,</em> dramma ambientato nel maggio francese (un must i colpi di clacson sotto casa al ritmo di<span id="search" style=""><em> Ce n&#39;est qu&#39;un d&eacute;but</em>, <em>continuons le combat</em>!).<br />
	Quest&#39;ultimo, pur non essendo un capolavoro di pellicola, sollev&ograve; un certo dibattito (allora i film si guardavano soprattutto con la testa): &egrave; possibile un amore tra docenti e studenti? Si discuteva di grandi amori romantici tra un adulto ed una persona minorenne, senza bunga bunga n&eacute; altre oscenit&agrave;, ed io stesso ne rimasi coinvolto quando &#8211; nel periodo di insegnamento &#8211; mi trovai a fare i conti con qualche allieva pi&ugrave; esuberante.<br />
	<em>Ainsi va la vie</em>. Un altro pezzo di mosaico si stacca dalla parete dei ricordi e Parigi sar&agrave; un po&#39; pi&ugrave; triste, quando vi ritorner&ograve;.</span></p>
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		<title>Il nostro sogno si chiamava Maria</title>
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		<pubDate>Fri, 04 Feb 2011 23:05:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Maurice</dc:creator>
				<category><![CDATA[Donne]]></category>
		<category><![CDATA[Temps perdu]]></category>
		<category><![CDATA[film]]></category>
		<category><![CDATA[gioventù]]></category>
		<category><![CDATA[miti]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>I ventenni e forse anche i trentenni non sanno neppure chi era <a href="http://www.corriere.it/spettacoli/11_febbraio_03/schneider-ultimo-tango_714a3676-2f9a-11e0-a474-00144f02aabc.shtml"><strong>Maria Schneider</strong></a>, ma chi ha qualche annetto in pi&#249; se la ricorda, eccome! Nel &#39;72 recit&#242; a fianco di Marlon Brando nel suo primo grande lavoro, <em>Ultimo </em>&#8230;</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>I ventenni e forse anche i trentenni non sanno neppure chi era <a href="http://www.corriere.it/spettacoli/11_febbraio_03/schneider-ultimo-tango_714a3676-2f9a-11e0-a474-00144f02aabc.shtml"><strong>Maria Schneider</strong></a>, ma chi ha qualche annetto in pi&ugrave; se la ricorda, eccome! Nel &#39;72 recit&ograve; a fianco di Marlon Brando nel suo primo grande lavoro, <em>Ultimo Tango a Parigi</em> (dove &egrave; nata, e morta gioved&igrave; scorso) di Bernardo Bertolucci, una pellicola che fece tanto scalpore per le sue scene hard che in Italia venne censurato e mandato al rogo. Tre anni dopo, diretta da Michelangelo Antonioni, fu la co-protagonista con Jack Nicholson di <em>Professione Reporter</em>, altro grande film che ho avuto la fortuna di vedere.<br />
	<a href="http://www.flickr.com/photos/25832741@N04/5417184338/" title="Maria Schneider di bistrotchezmaurice, su Flickr"><img align="left" alt="Maria Schneider" border="" height="343" src="http://farm6.static.flickr.com/5096/5417184338_152bf02577.jpg" style="padding: 5px; margin-right: 5px;" width="300" /></a>Maria Schneider era bellissima e non so chi in quegli anni non si sia innamorato di lei, uomini e donne; e difatti fece outing dichiarandosi&nbsp; bisex. Ragazzina spregiudicata ed anticonformista sul set e nella vita, per la mia generazione &egrave; stata un&#39;icona della libert&agrave; sessuale, ma anche dei problemi interiori che hanno martoriato gli spiriti di quegli anni.<br />
	Erano gli anni della contestazione.<br />
	A Venezia era saltato il Festival Internazionale del Cinema ed era stato organizzato&nbsp; il contro-festival: registi, attori ed attrici portavano le loro pellicole nei vari cinema della citt&agrave; e poi si sedevano per terra nei campielli a discutere con tutti noi dei loro lavori. L&igrave; ho incontrato Pasolini, Jean-Luc Godard, Ettore Scola, Marco Ferreri, Mastroianni, Maril&ugrave; Tolo (splendida e profumatissima, seduta gomito a gomito vicino a me), Nanni Loi, Ugo Gregoretti, Ninetto Davoli, e tanti altri e altre.<br />
	Una sera Bertolucci port&ograve; una pizza con alcune sequenze di <em>Ultimo Tango</em>, appena girato, non ancora montato e senza sonoro. Ovviamente c&#39;era la scena del termosifone e quella ancora pi&ugrave; famosa del burro. Nel buio e nel silenzio pi&ugrave; assoluto in sala scorrevano le scene scandalose di Maria e Brando.<br />
	Erano gli anni degli Hippies, del libero amore, ma sullo schermo non avevamo ancora visto nulla del genere &#8211; <em>Helga</em> del &#39;67 era stata un&#39;eccezione, <em>Gola Profonda</em> non era ancora stato girato e Tinto Brass serviva ancora a messa. Eppure le scene di Ultimo Tango sconvolsero tutti noi e, inutile dirlo, appena usc&igrave; nelle sale ci fiondammo a vederlo prima che la censura lo bloccasse. Era nato un mito.<br />
	Con Maria Schneider se ne &egrave; andato un altro pezzo della mia giovent&ugrave;. Grazie, Maria, per averci comunque fatto sognare.</p>
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		<title>Panta rei, senza che ce ne accorgiamo</title>
		<link>http://www.bistrotchezmaurice.com/2010/11/16/panta-rei-senza-accorgersi/</link>
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		<pubDate>Mon, 15 Nov 2010 22:01:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Maurice</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cucina]]></category>
		<category><![CDATA[Temps perdu]]></category>
		<category><![CDATA[cucina regionale]]></category>
		<category><![CDATA[pesce]]></category>
		<category><![CDATA[primi piatti]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Siamo a met&#224; novembre. Gi&#224;. Un mese e mezzo ed &#232; gi&#224; passato Natale, senza che al momento abbiamo tirato fuori un addobbo, un festone o abbiamo pensato minimamente al cenone di san Silvestro: spostate le ferie a dopo sant&#39;Ambrogio, &#8230;</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Siamo a met&agrave; novembre. Gi&agrave;. Un mese e mezzo ed &egrave; gi&agrave; passato Natale, senza che al momento abbiamo tirato fuori un addobbo, un festone o abbiamo pensato minimamente al cenone di san Silvestro: spostate le ferie a dopo sant&#39;Ambrogio, ci penseremo allora. Due mesi e sar&agrave; passata anche l&#39;Epifania, con le relative feste ed il relativo pienone di turisti. E tutto rientrer&agrave; nella routine del quotidiano.</p>
<p><a href="http://www.flickr.com/photos/25832741@N04/5169705541/" title="Françoise Hardy di bistrotchezmaurice, su Flickr"><img align="left" alt="Françoise Hardy" border="" height="280" src="http://farm2.static.flickr.com/1324/5169705541_1bf568fe0d.jpg" style="padding: 5px; margin-right: 5px;" width="280" /></a></p>
<p>E&#39; impressionante la relativit&agrave; del tempo che passa.<br />
	A 14 anni la maggiore et&agrave; non arriva mai, il liceo &egrave; interminabile; a 20 si scala la seconda ed i 30 arrivano, ma con calma. Fino ai 50 non c&#39;&egrave; tempo per pensare ai giorni ed agli anni che passano, impegnati come siamo a fare carriera, a realizzare progetti, a metter via qualcosa se possibile.<br />
	Dopo il mezzo secolo la vita &egrave; una macchina in folle lungo un pendio: la velocit&agrave; aumenta sempre di pi&ugrave; ed il traguardo si avvicina inesorabile. Qualcuno ci arriva prima, qualcuno dopo, a velocit&agrave; che sembra folle, la velocit&agrave; del tempo tecnologico che viviamo.<br />
	Non facciamo tempo a destreggiarci con abilit&agrave; in una nuova funzione del telefonino che viene fuori un nuovo modello che non &egrave; pi&ugrave; un telefonino: cambia il nome, ma cambiano anche la tecnologia, le funzioni, le dimensioni, l&#39;uso, le potenzialit&agrave;.<br />
	Persone che pensavano di essere immortali scompaiono in un buco nero, finalmente, altre che sono appartenute ad un altro mondo scopriamo, grazie a Google, che sono ancora vive e vegete.<br />
	Ho mostrato a mia figlia la foto di questa bella signora dai capelli bianchi che non ha mai sentito nominare, ma che a 14 anni riempiva le mie fantasie sentimentali: c&#39;&egrave;, c&#39;&egrave; ancora, e nel suo paese continua a pubblicare dischi e a fare concerti.</p>
<p>Ed allora, visto che siamo nei ricordi, provate un piatto dei miei ricordi, un piatto poverissimo ma impareggiabile: i bigoli in salsa. Ora si trovano anche sugli scaffali del supermercato, ma i bigoli veneziani sono un po&#39; diversi: pi&ugrave; grossi degli spaghetti, scuri, fatti con la farina saracena. Procuratevi anche due grosse cipolle, 70 g. di acciughe rigorosamente sotto sale, un decilitro di olio extravergine d&#39;oliva e del pepe macinato al momento, e procedete a questo modo.</p>
<ul>
<li>Affettate le cipolle e mondate le acciughe sotto sale, lavandole accuratamente e togliendo loro la lisca.</li>
<li>In un tegame, dove avrete fatto riscaldare l&#39;olio, soffriggete a fuoco vivo insieme le cipolle e le acciughe a pezzettini, senza coperchio.</li>
<li>Quando la cipolla imbiondisce, frenate la cottura con due cucchiai d&#39;acqua, mettete il coperchio e lasciarvelo sino a quando le cipolle saranno completamente appassite, come dei morbidi filetti d&#39;oro, tenendo il fuoco al minimo.</li>
<li>Cuocete i bigoli al dente in abbondante acqua salata, scolateli e saltateli nella padella con la salsa, aggiungendo una manciata di pepe appena macinato.</li>
</ul>
<p>Nella tradizione veneziana &egrave; il tipico piatto della vigilia, ma nulla toglie di prepararlo anche in tempi di baldoria come questi.</p>
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		<title>Lucia è sempre con noi</title>
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		<pubDate>Mon, 25 Jan 2010 22:54:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Maurice</dc:creator>
				<category><![CDATA[Temps perdu]]></category>
		<category><![CDATA[dolore]]></category>
		<category><![CDATA[morte]]></category>

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		<description><![CDATA[<p align="center"><a href="http://www.flickr.com/photos/25832741@N04/4304341507/" title="3243298347_28c562d6df di bistrotchezmaurice, su Flickr"><img height="302" width="450" src="http://farm5.static.flickr.com/4019/4304341507_7ae61f627c.jpg" alt="3243298347_28c562d6df" /></a></p>
<p>Ci sono situazioni in cui qualsiasi parola io cerchi di usare mi sembra una banalit&#224;. Una banalit&#224; che non esprime quello che sento dentro, il dolore che ho dentro. Un dolore che &#232; esterno a <strong><a href="http://www.facebook.com/home.php?ref=home#/annapaolarosaspina?v=wall">chi lo sta vivendo</a></strong> dall&#8217;interno.&#8230;</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="center"><a href="http://www.flickr.com/photos/25832741@N04/4304341507/" title="3243298347_28c562d6df di bistrotchezmaurice, su Flickr"><img height="302" width="450" src="http://farm5.static.flickr.com/4019/4304341507_7ae61f627c.jpg" alt="3243298347_28c562d6df" /></a></p>
<p>Ci sono situazioni in cui qualsiasi parola io cerchi di usare mi sembra una banalit&agrave;. Una banalit&agrave; che non esprime quello che sento dentro, il dolore che ho dentro. Un dolore che &egrave; esterno a <strong><a href="http://www.facebook.com/home.php?ref=home#/annapaolarosaspina?v=wall">chi lo sta vivendo</a></strong> dall&#8217;interno.<br />
Inutile chiedersi perch&eacute;. La risposta, se c&#8217;&egrave;, &egrave; sempre di parte. Io credo una cosa: lei c&#8217;&egrave;, ancora, libera ormai dalla gabbia fisica cos&igrave; a lungo provata.<br />
Non ti ho mai conosciuta di persona, ma ero vicino alla <strong><a href="http://labelladdormentata-aurora.blogspot.com/index.html">tua mamma</a></strong>, e quindi ero vicino anche a te. Ci conosceremo di persona, non dubitare. Aspetta che finisca anche il nostro tempo.</p>
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		<title>A whiter shadow of pale</title>
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		<pubDate>Sun, 13 Dec 2009 23:01:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Maurice</dc:creator>
				<category><![CDATA[Temps perdu]]></category>
		<category><![CDATA[anni '60]]></category>
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		<category><![CDATA[Donne]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>Di una cosa dobbiamo essere grati &#8211; almeno noi che non siamo pi&#249; dei ragazzini &#8211; a chi ci governa di questi tempi, e lo dico senza ironia: visto come vanno le cose, non c&#8217;&#232; piacere pi&#249; grande che rifugiarsi &#8230;</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Di una cosa dobbiamo essere grati &#8211; almeno noi che non siamo pi&ugrave; dei ragazzini &#8211; a chi ci governa di questi tempi, e lo dico senza ironia: visto come vanno le cose, non c&#8217;&egrave; piacere pi&ugrave; grande che rifugiarsi nei tempi passati, in quello che di bello ci hanno lasciato nella memoria.<br />
<a title="7 di bistrotchezmaurice, su Flickr" href="http://www.flickr.com/photos/25832741@N04/4291569744/"><img width="230" height="479" align="left" alt="7" src="http://farm3.static.flickr.com/2766/4291569744_a7abedfa04.jpg" style="padding: 5px; margin-right: 5px;" /></a>Ci pensavo leggendo <a href="http://www.corsoitalia35.it/?p=496">questo post</a>&nbsp; e riguardando certe foto di altri tempi. Nonostante tutti i fermenti ideali di allora, eravamo tutti molto na&iuml;f, molto pi&ugrave; semplici, pi&ugrave; schietti, meno artefatti, da una e dall&#8217;altra parte. Con i nostri maglioncini a giro collo, il foulard, i jeans attillati o scampanati, l&#8217;eskimo o il montgomery, le camicie comperate nei mercatini americani di seconda mano o a righe madras.<br />
Noi che andavamo al liceo con la borsa quando c&#8217;era ginnastica e bisognava mettere dentro la tuta in cotonaccio, o quando c&#8217;era compito in classe di latino o di greco, ch&eacute; portarsi in mano il Rocci non era tanto comodo. Non avevamo lo zaino, ma solo l&#8217;elastico per i giorni &quot;leggeri&quot; che doveva essere rigorosamente scritto con la biro.<br />
Una volta all&#8217;anno c&#8217;era la foto di classe, ovviamente in BN, sui gradini d&#8217;ingresso alla scuola, con le nostre assurde pettinature ed il professore al centro in giacca e cravatta. Il giorno che ci consegnavano le foto era un passa-passa per lasciare la nostra firma sul retro: Ardig&ograve;, Bruni, Mezzina, Scattolin, Viberti, Fiocchi&#8230; c&#8217;era anche un Ges&ugrave; Cristo, marchio del solito imbecille per nulla divertente.<br />
Per anni, finch&eacute; non &egrave; arrivato il riflusso, il rapporto tra ragazzi e ragazze era semplice e profondo allo stesso tempo. Se ci si piaceva il gioco era fatto, anche se uno o entrambi si era &quot;occupati&quot;: non c&#8217;era tradimento, solo un&#8217;avventura, come diceva Lucio Battisti, senza tante menate pseudo morali.<br />
A volte per&ograve; le cose erano pi&ugrave; complicate, quando subentrava il sentimento profondo. Allora c&#8217;erano i 45 giri dell&#8217;Equipe 84 o di Patty Pravo a farci precipitare nella malinconia pi&ugrave; profonda. Bastava per&ograve; un hully gully ballato in gruppo alla festina domenicale per rimetterci su di morale.<br />
E poi tutti in piazza a manifestare. A quei tempi bastava uno sciopero generale per far cadere il governo di turno. Proprio altri tempi.</p>
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		<title>Il passato ritorna sempre</title>
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		<pubDate>Wed, 04 Nov 2009 23:12:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Maurice</dc:creator>
				<category><![CDATA[Temps perdu]]></category>
		<category><![CDATA[morte]]></category>
		<category><![CDATA[preti]]></category>
		<category><![CDATA[scout]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Giorni frenetici questi ultimi nei quali le cose pi&#249; disparate si sono accavallate l&#8217;una sull&#8217;altra. Prima la notizia di un grave lutto che mi ha riportato a risentire persone che ho visto per l&#8217;ultima volta addirittura 45 anni fa, poi &#8230;</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Giorni frenetici questi ultimi nei quali le cose pi&ugrave; disparate si sono accavallate l&#8217;una sull&#8217;altra. Prima la notizia di un grave lutto che mi ha riportato a risentire persone che ho visto per l&#8217;ultima volta addirittura 45 anni fa, poi le esequie nella citt&agrave; della mia giovent&ugrave;, con annessi incontri &#8211; anche qui &#8211; con luoghi, amici e parenti che non vedevo da 30-35 anni.<br />
<a title="417893516_c80a5af050 di bistrotchezmaurice, su Flickr" href="http://www.flickr.com/photos/25832741@N04/4292766409/"><img width="270" height="203" align="right" alt="417893516_c80a5af050" src="http://farm5.static.flickr.com/4031/4292766409_6ef94776b5.jpg" style="padding: 5px; margin-left: 5px;" /></a>Ho avuto un attimo di smarrimento nel perdermi in strade che un tempo conoscevo come le linee delle mie mani: anche le citt&agrave; cambiano pelle, si trasformano come dei rettili ad ogni nuova stagione. Poi ritrovi la strada, ritornano gli accenti della lingua natale, torni indietro con gli anni, anzi i decenni, riaffiorano i ricordi pi&ugrave; segreti che sono rimasti incastrati nelle pietre delle strade o nei mattoni delle case. Come un&#8217;antica amante abbandonata e dimenticata, che emerge dalla nebbia del passato e porta con s&egrave; visioni, odori, suoni, sensazioni nuove, ma che dentro ha ancora un legame che ti lega ancora indissolubilmente, oggi e fino alla fine dei giorni.<br />
E le persone. Alcune portano irrimediabilmente il segno del passare del tempo: i capelli canuti, le spalle piegate dalla vita, il corpo che comincia a rimpicciolirsi, quasi a concentrarsi per l&#8217;ultimo sforzo del passare da questa ad un&#8217;altra vita. Altre invece sono rimaste tali e quali nello sguardo, nel sorriso, nel modo di porgersi.<br />
Anche ieri ho avuto la conferma di una mia vecchia teoria: nella vita ci si incontra sempre due volte. Il prete che ha officiato le esequie &egrave; il Baloo che accolse me, piccolo VP di 8 anni, nel branco dei lupetti, lo stesso che molti anni dopo intervistai durante il mio percorso giornalistico.<br />
Ho ascoltato attentamente le sue parole durante l&#8217;omelia, cercavo pi&ugrave; che il conforto personale la conferma di come la chiesa, questa societ&agrave; tutta sia cambiata (in peggio) da allora. Ed invece ho ritrovato il mio saggio Baloo, le stesse parole di forza, la stessa fede, addirittura lo stesso tono di voce. Se una fortuna ho avuto nella vita, &egrave; l&#8217;aver incontrato dei preti che mi hanno dato moltissimo, come uomini prima che come cristiani.<br />
Lasciate le mie radici mentre il sole tramontava in un tripudio vermiglio all&#8217;orizzonte &#8211; come si vede da quelle parti forse quattro o cinque volte in un anno intero &#8211; mi sono ritrovato stamani con i primi fiocchi di neve che annunciavano che l&#8217;inverno &egrave; qui: ieri era il passato, letteralmente sepolto, oggi &egrave; la realt&agrave;, la vita dietro ai fuochi della cucina, aspettando che domani la gente venga a sfamarsi o a dilettarsi con il cibo.<br />
L&#8217;ultimo servizio a mezzogiorno, prima di chiudere, fare le pulizie e le valigie, prendere l&#8217;aereo e lasciare il lavoro ed il freddo alle spalle. Mi gira la testa.</p>
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		<title>8 marzo</title>
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		<pubDate>Sat, 07 Mar 2009 23:01:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Maurice</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><strong>Nel 1816, come oggi, </strong>nasceva<a href="http://www.flickr.com/photos/62327186@N00/2267932932/"><img height="239" width="250" align="right" alt="" style="padding: 5px; margin-left: 5px;" src="http://www.bistrotchezmaurice.com/wp-content/uploads/image/Mimose.jpg" /></a> a Berlino Jean Louis Cabanis, famoso ornitologo tedesco, fondatore nel 1893 del Journal fur Ornithologie e direttore del Museo dell&#8217;Universit&#224; di Berlino.<br />
Editore della rivista per 40 anni, fu poi sostituito dal suo discepolo Anton &#8230;</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Nel 1816, come oggi, </strong>nasceva<a href="http://www.flickr.com/photos/62327186@N00/2267932932/"><img height="239" width="250" align="right" alt="" style="padding: 5px; margin-left: 5px;" src="http://www.bistrotchezmaurice.com/wp-content/uploads/image/Mimose.jpg" /></a> a Berlino Jean Louis Cabanis, famoso ornitologo tedesco, fondatore nel 1893 del Journal fur Ornithologie e direttore del Museo dell&#8217;Universit&agrave; di Berlino.<br />
Editore della rivista per 40 anni, fu poi sostituito dal suo discepolo Anton Reichenow. Mor&igrave; sempre a Berlino nel 1906.</p>
]]></content:encoded>
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