AAA Chef offresi
Nel cielo molto poco stellato della gastronomia trentina dove, per comparire nelle guide più prestigiose, pare occorra molto investimento soprattutto in denaro, una luce si spegne, dopo aver brillato per breve tempo sulla guida Michelin. Il Maso Franch, di proprietà della cantina LaVis – una delle più forti del Trentino – licenzia quasi in tronco lo chef Markus Baumgartner dandogli assieme allo spumante di Capodanno anche il preavviso di tre mesi (caro Markus, se non trovi di meglio puoi sempre venire da me a 700 euro al mese).
La notizia segue quella analoga del ristorante Chiesa di Trento (ha chiuso e riaprirà a fine mese senza lo chef stellato Peter Brunel) e della locanda Margon di Ravina di Trento, di proprietà quest’ultima della famiglia Lunelli, quella dello spumante Ferrari tanto per interderci.
I licenziamenti degli chef stellati per "un ritorno alla buona cucina italiana" (parole di Alessandro Chiesa, che lasciano intendere bene come la cucina moderna sia considerata una schifezza) hanno destato non poco scalpore sui giornali locali e tra gli addetti ai lavori del settore. Vediamo i fatti, sconcertanti, con qualche commento, sicuramente di parte.
E’ facile farsi belli quando si hanno i soldi, soprattutto se i soldi in buona parte sono regalati. E’ quello che è successo al maso Franch.
La cantina La Vis, per farsi un’immagine di prestigio, ha preso il maso, ha nominalmente speso 4,6 milioni di euro per ristrutturarlo, perché mamma Provincia Autonoma di Trento ha regalato alla cantina proprietaria un contributo di 1,8 milioni. Siamo nel 2003, ed il prof. Giorgio Daidola – docente alla facoltà di economia di Trento e come tale membro del comitato tecnico per il settore agricolo – prima boccia l’intervento della provincia bollandolo come "evidenti sprechi di denaro pubblico" e poi si dimette per protesta dal comitato.
Con i soldini in parte a carico dei contribuenti, LaVis per il suo progetto prende anche uno chef di fama già stellato, Baumgartner appunto, ed apre il ristorante. Le guide ed i critici gastronomici, molto sensibili al fascino del lusso, ci mettono subito gli occhi addosso, riconoscendo a Baumgartner il valore della sua cucina.
Altri locali, che non hanno o non possono permettersi il lusso, sono sempre ignorati sia da mamma provincia sia dalla critica; con 1,8 milioni si poteva dare una boccata di ossigeno ad almeno una ventina di seri ristoranti che si fanno il mazzo da una vita per portare avanti la cultura gastronomica trentina, ma questo è un altro e vecchio discorso che coinvolgerebbe un’analisi sul clientelismo trentino, sugli amici, e sugli amici degli amici.
Quando il gioco si è fatto duro, complice la crisi economica, i duri hanno abbandonato il gioco e così al Maso Franch dal sushi in salsa trentina tornano alla polenta e lucaniche, dimostrando che una linea di cucina prestigiosa in Trentino ha ben poca importanza e coerenza. Cucina moderna e tavola povera per quei signori sono concetti scambiabili come le carte a scala quaranta: l’importante non è la proposta culturale in una terra che ha fame di rinnovamento, ma è soltanto e pedissequamente far quadrare i conti sul libretto, anche se è già grosso, e l’investimento può prevedere anche delle perdite iniziali.
Buona parte di responsabilità sta – oltre che nell’angusta visione della proprietà – nella scarsa cultura della gente del Trentino per una cucina diversa perché innovativa. Già lo chef e patron dell’Orso Grigio di Trento, Bernard Fournier, ha dovuto abbandonare il foie gras ("Da voi capiscono solo le trote" ci ripeteva ad un corso di cucina) e trasferirsi a Campione d’Italia dove, con lo stesso menu, ha avuto successo economico e la stella Michelin.
Un’altra fetta di colpe ce l’ha la stampa indigena, da un orecchio sorda alle pur presenti innovazioni culinarie anche in questa terra di montagna, ma dall’altro orecchio ben sensibile se si parla di soldi in cambio di pubblicità. In altre realtà la recensione – gratuita – dei ristoranti locali è vista come un servizio al lettore ed un mezzo per l’evoluzione della gastronomia territoriale. Ma, si sa, ognuno ha quel che si merita.
Nella pentola ci mettiamo anche la critica e le guide. Il Trentino è sì terra marginale, povera, ma ci sono realtà nella ristorazione locale di indubbio livello, misconosciute o volutamente dimenticate, e non parlo di me. Quello che da altre parti viene considerato naïf e quindi pregevole, qui viene visto con la classica puzza sotto il naso del cittadino.
Ne so qualcosa anch’io, segnalato per alcuni anni e poi miseramente abbandonato, in nome di un "turn over". Una recente stella Michelin mi confidava di non aver pagato un euro per il riconoscimento, ma… una grossa cantina – senza fare nomi – che sulla guida paga fior di pagine di pubblicità dei propri vini e che magari compera qualche migliaia di copie della stessa guida da regalare ad amici e clienti, non può essere ignorata.
Morale della favola: senza santi e denaro don Chisciotte non lo cala nessuno. Chissà come l’hanno presa i maître à penser della nostra cucina. O neanche a loro importa un fico secco, del Trentino.













maestro denuncia un fatto realtà che non è solo riconducibile alla realtà trentina bensi colpisce tutto il territorio.
Striscia la notizia un po di spot li ha fatti…molti si sono innoriditi
buon ferragosto
Troppa carne al fuoco, mio caro, nel senso che problemi legati all’economia, furti in Trentino, licenziamento in tronco di stelle culinarie mi sembrano troppe cose tutte insieme. Mi focalizzo su una: tutto il mondo è paese. Il mitico Trentini, lo statuto speciale che spende bene i suoi soldi, il federalismo della cippa, al dunque è sempre un discorso di facciata se e quando si tratta di soldi….e tu, caccia fuori quei quattro vini ché ti inseriscono di nuovo nella Michelin, che non ne posso più di quest’assenza!
Ma che notiziaccia. Maso Franch era uno dei miei preferiti vicino a Trento, e Baumgartner e’ proprio bravo. Secondo i miei modesti gusti personali, invece, la cucina di Brunel al Chiesa era un po’ pretenziosa e non a quel livello.
Ma quando parli di Locanda Margon, ti riferisci solo alla perdita della stella vero, non stai dicendo che Miori e’ stato anche licenziato?!
Anche lui licenziato.
Ma cosa cavolo sta affermando?
QUESTO MAURICE LE SPARA PROPRIO GROSSE!
Buonasera signor Maurizio, sono Franca moglie dello chef di Locanda Margon Walter Miori. Desideravo avere informazioni sul nostro licenziamento dato che questa notizia a noi risulta nuova.
@ Alex e Franca: così mi pareva di aver letto su Il Trentino e l’Adige. Può darsi che si siano sbagliati.
I giornali li abbiamo letti anche noi e posso affermare che hanno fantasticato parecchio ma non hanno assolutamente parlato di licenziamento. Trovo davvero strano che una persona così forte nel lessico e nell’esposizione quale è lei, abbia potuto interpretare male un articolo! Mi complimento comunque con lei per il suo blog.
Mmmh… Maurice, stavolta non l’hai fatta a Franca…
ahaha… ehm… scusate…
Comunque, dato che Walter Miori e’ un cannone e la Locanda un ristorante fantastico direi che l’equivoco si puo’ chiudere con un collettivo sospiro di sollievo da parte di tutti i gastronomi trentini (e non).
PS: Anche sul blog ‘Dissapore’
http://www.dissapore.com/mangiare-fuori/ristoranti-gourmet-la-parola-dordine-del-2010-e-riposizionarsi/
era apparsa questa frase:
‘…Niente più ristorante gourmet ma piatti tipici trentini. Polenta e lucaniche, prezzi bassi e benservito allo chef.
Che più o meno, è la stessa cosa capitata ad altri due accreditati ristoranti della provincia di Trento. La Locanda Margon di Ravina (propretà della Cantina Ferrari), che nel 2009 ha perso la decennale stella Michelin’: quindi Maurice non e’ stato l’unico a farsi trarre in inganno dal vortice delle parole.
Thanks, Man.
la rettifica in testa al post no?
innanzitutto ci tengo a fare una premessa: bisogna riuscire a distinguere il saper cucinare dal conoscere la materia prima e cucinarla! non tutti lo fanno!
penso caro “Man” che ogni chef abbia una sua identità, nulla a togliere a Markus di Maso franch ma anche Peter Brunel per chi lo conosce sa come e soprattutto cosa cucina, al suo gourmet siamo a livelli altissimi!
Peter continua così!
grande delusione per Walter Miori per la perdita della stella.. forse però la risposta sta nel non essere riuscito a stare alla guida di una Ferrari!
cara sig.ra Franca, che si mormora del vostro ben servito non è una bugia..è che gli interessati son sempre gli ultimi a saperlo..comunque a cambiar scuderia, tornerà il successo!
In fin dei conti, visti gli sviluppi, forse un fondo di verità c’era….
E’ si Luca hai proprio ragione un fondo di verità c’era, peccato che noi non ne sapevamo nulla!
Qualcuno mi sa cortesemente dire dove lavora ora Walter Miori? Grazie
Mi spiace, Alfred, ma non ne so nulla.
Buongiorno signor Alfred sono Franca (moglie di Walter Miori)le volevo dire che per il momento Walter sta valutando varie proposte e non ha preso ancora alcuna decisione. La ringrazio e la saluto cordialmente.