Bella la vita in montagna
Sarò sincero: la prima neve di quest’anno mi ha mandato in depressione. Ho ancora sulla pelle il sale del Mar Rosso e negli occhi le immagini della Parigi di mio figlio, e mi trovo buttato brutalmente dentro la dura realtà dell’inverno montano.
Sono contenti gli sciatori (e gli operatori turistici) ma passare dalle vacanze alla piatta realtà del lavoro non è facile. Ho cominciato in surplasse, con le preparazioni, le ultime manutenzioni di cucina e sala, la messa a punto dei piatti, e mi ritrovo a dover già riaprire bottega, con i clienti di tutti i giorni, le facce di tutti i giorni, la routine di tutti i giorni.
Per fortuna abbiamo ancora qualche giorno di "riscaldamento" dei muscoli prima che da sabato salgano i patiti dello sci per il lungo ponte di Sant’Ambrogio. Dalla pigra silenziosità del borgo alpino in qualche ora passeremo alla baraonda cittadina, con le file di macchine che cercano un parcheggio ultracomodo, i clacson che danno sui nervi, gli antifurti che scattano al passaggio di una nuvola per traverso, i vigili municipali che si sbracciano e soffiano ininterrottamente nei fischietti.
Per domenica è prevista altra neve. Passeremo la notte con nelle orecchie il clangore delle pale dei mezzi sgombraneve che vanno su e giù per le vie e le piazze, con i loro bip-bip delle retromarce. E speriamo che sia neve, perché se la temperatura si alza dovrò sistemare le ultime luci degli alberi di Natale sotto l’acqua, bagagnandomi fin dentro le mutande.
Lo so che c’è anche di peggio nella vita. Un piccolo assaggio l’ho avuto stasera, dopo una giornata filata via liscia, troppo liscia: praticamente ultimata la linea di preparazioni, sono venuti i fornitori di vini e bevande a fare il pieno, è arrivato il nuovo POS della banca (cordless, finalmente!), domani verrano a riempire la cisterna di gasolio. Tutto ok. Fino a stasera, quando è partita la pompa del bruciatore. Per fortuna che il tecnico è abituato alle chiamate serali e si è precipitato a riparare l’impianto.
Beh, signori, l’inverno è arrivato, per quattro mesi sarà così.

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No questo post non me lo dovevi scrivere…ad una trentina all’estero in piena crisi di astinenza da montagna e neve…questo no!!
Avevo deciso di venirti a trovare a Natale e invece…no!
;))
Buona neve a te, Maurice!
Quella sopra sono io, Mìgola…dimentico sempre di firmarmi!! ciao
Rincaro la dose, cara Migola: stasera ho accompagnato mio figlio al treno che ritorna colà. Mi si è stretto il cuore a pensare che solo una settimana fa ero anch’io tra Rues e Boulevards. Vabbè, facciamo un respirone ed andiamo in apnea: per quattro mesi lavoro e neve, neve e lavoro. Poi tornerò in superficie. Aurevoir, mademoiselle.
Buon lavoro!
Be’, io invece la neve la adoro, anche se devo ammettere che e’ un po’ scomoda (io abito a 700 metri sopra lecco, e oggi abbiamo avuto la prima spruzzatina bianca).
In ogni caso mi sa che anch’io verro’ a sbafarmi una bella cena (o pranzo) da te durante le vacanze di natale…