L’errore delle liberalizzazioni, anche a sinistra 0
Il leitmotiv di chi sostiene le liberalizzazioni, anche nel PD, è che nell'economia moderna esse sono un atto dovuto, non si può farne a meno, perché così vogliono i mercati il cui verbo sacro è "concorrenza", che farebbe risparmiare centinaia di euro (ognuno spara la cifra che preferisce) ad ogni famiglia italiana.
Già su quest'ultimo aspetto c'è molto da discutere. E' proprio vero che la concorrenza abbassa i prezzi? Basta fare un piccolo calcolo: prendete, se ce l'avete ancora, una vecchia bolletta di casa della Telecom o ancor meglio della Sip, e fate il confronto con quanto spendete oggi. Rapportata all'euro, quale famiglia spende oggi al bimestre 20 o 30 euro, tasse comprese? Eppure è questa la bolletta media di una famiglia di qualche anno fa, che non telefonava all'estero e stava attenta a non sbracare con la teleselezione, quando ancora esisteva.
Si dirà che adesso assieme al telefono c'è internet, la possibilità di inviare Sms e MMs e tutto il resto. Ma sono "servizi" in più per gonfiare la bolletta, per giustificare ulteriori profitti, mica per parlare di più a costi minori.
E poi, da chi saranno sopportati i minori costi del consumatore? Non certo dai produttori, non certo dagli intermediari, ma ancora una volta dall'ultimo anello della rete distributiva.
In prima elementare mio figlio subì il diktat della nuova pedagogia "moderna": basta aste e cerchi, basta calligrafia, basta lettere e poi sillabe, basta regole di grammatica, subito con le parole complete a formare le frasi. Ne è risultata una generazione di galline, la cui scrittura è peggio di quella dei medici, senza conoscenza della grammatica e della sintassi.
E' andata meglio a mia figlia, che ha scontato il fallimento della "moderna" pedagogia per ritornare ai vecchi metodi didattici.
Lo stesso è capitato a me nel lavoro, quando il magico verbo "moderno" (ed americano) della rete distributiva era lo scorporo contro le posizioni di rendita. Chi è venuto dopo di me si è visto accorpare, secondo i vecchi metodi, perché nella vendita 2 più 2 non fa quattro, ma quando va bene fa 3.
Ora scontiamo le liberalizzazioni, perché così vuole il mercato. Finché fra qualche anno i guru dell'economia (americana) diranno che le ricerche avranno dimostrato che per il consumatore esse non avranno portato nulla di positivo, ma anzi nuova disoccupazione e grandi profitti per pochi e grandi gruppi.
Ed allora passo indietro a promuovere un nuovo rapporto tra erogatore di beni o servizi ed il cliente, vero destinatario dei benefici.
E' sbagliato il metodo. Hanno ragione i tassisti a dire che non sono le nuove licenze il problema. Il vero nocciolo della questione sono i soldi che mancano. Alle famiglie, che vedono restringersi i margini di spesa. Alle imprese, che non possono investire.
Occorre innovare sì, ma in nuovi prodotti, in qualità della vita, in sviluppo, e qui entra in funzione il cervello, l'inventiva, la ricerca.
Gli ultimi vent'anni di politica hano dimostrato che non basta promettere le riforme per modernizzare il paese: occorrono teste nuove, e giovani. Come diceva Aleardo: è più facile cambiare gli uomini che la testa degli uomini.


















