Partita finisce quando arbitro fischia
Nei sondaggi non ammaestrati ad usum delphini Berlusconi ed il governo sono in caduta libera: gabinetto al 38%, PdL al 43% e premier al 44%, i dati più bassi dal maggio 2005. Forse anche per questo il nostro eroe è un po’ nervosetto e neanche il Milan riesce a tirarlo su (solo la punturina per le occasioni importanti di palazzo Grazioli-D’Addario). Aldilà delle battute basta girare un po’ fra la gente per capire che il vento sta girando.
Passando tra i tavoli del ristorante in questi due ultimi giorni ho captato al volo frasi per nulla criptate e significative del malumore che il pateracchio delle elezioni regionali ha fatto esplodere. La gente, intendo quella che finora ha votato per il governo in carica, non ha accettato soprattutto il decreto legge della notte dei Lunghi Coltelli: ma come – dicono tutti – da noi vogliono la puntualità rigorosa nel presentare la denuncia dei redditi o nel pagare le tasse, e loro possono fare quello che vogliono, fare e disfare date ed ore, mettere o non mettere timbri e firme.
Quella che sembrava una cavillosità per master in giurisprudenza si sta rivelando il tallone d’Achille di questo esecutivo. La gente ha capito benissimo che non ci sono toghe rosse o bolscevichi che ordiscono gomblotti, ma solo incompetenti che vorrebbero guidare le città, le province, le regioni e la Nazione, ed invece non sono capaci di fare (il famoso "fare") neppure le cose più elementari, come riempire dei moduli e consegnarli in tempo.
Anzi, la gente se ne frega delle pseudo giustificazioni o del tentativo di scaricare sugli altri le responsabilità delle proprie inettitudini: stavolta la solita strategia dello scarica barile non sta reggendo, cifre alla mano. Segno importante, perché dimostra che la gente – sempre quella – ha smesso di credere religiosamente negli slogan e si sta interrogando razionalmente sulle capacità della squadra che ci comanda.
Forse anche in questo ci stiamo americanizzando. Negli Stati Uniti il reato peggiore di cui può macchiarsi un politico, ed un presidente per primo, è mentire anche sul privato, come avvenne per Clinton; da noi la gente sta dimostrando che crede ancora in un minimo di regole uguali per tutti, che non può esistere una legge per i sudditi ed una diversa per il re. Ed il re non ha il potere di crearsi le regole a proprio uso e consumo, neanche se lo decide un Parlamento ammaestrato e sono sottoscritte da un Quirinale messo all’angolo.
Insomma, passi per il fallaccio a piedi uniti o per il fallo di mano in piena area o per il rigore non concesso, tutta roba per le discussioni al bar Sport, ma quando l’arbitro fischia la fine della partita questo vale per tutti. Cambiare le regole a partita conclusa non è concepibile, neppure per il tifoso più sfegatato.













Lo sai che sei uno schifoso ottimista? :-)
Quella storia della politica del fare me la rivendo, posso?
Certo, tesoro, il web è comunista.