Un cuoco, una cucina, un mondo

Bistrot Chez Maurice 2.0



Bestemmie (culinarie) e soddisfazioni 2

Posted on agosto 18, 2011 by Maurice

Quando si dice che il mondo è piccolo. Ieri sera mi intrattengo ai tavoli. Dopo la gentile lezione sulle carni alla signora di mezzogiorno, ho voglia di tirarmi su il morale.

El ChuletónDue sono le cose: o fai finta di niente ("Basta che paghi") o affronti la situazione di petto. Ieri non ne potevo proprio più. Mi arriva la comanda di una tagliata ben cotta; la scusa è sempre quella: non le piace vedere il sangue della carne nel piatto. Ma cara signora – ho dovuto farle osservare – più gliela cuoccio, più sangue la carne butterà fuori. Non ha importanza, risponde, importante è non vedere il sangue. Se non vuole vederlo gliela faccio appena scottata; no, la voglio ben cotta. Come vuole, ma poi non me la rimandi indietro.
E, C.V.D. non l'ha mangiata e se l'è pappata il marito. Per la serie: lo chef ha sempre ragione.

Alla sera, quindi, ho voglia di ritrovare il sorriso.
Tavolo per quattro ragazzi di Recanati. Belli e simpatici. Si affidano ad otto mani a me e li faccio scoppiare con stinco e gulasch come piatto forte. Ce la fate a mangiarvi uno stinco intero? Non ci sono problemi, siamo di grande appetito. Non faccio nouvelle cuisine né porzioni da camionista, ma uno stinco è uno stinco. Alla fine i piatti sono rimasti puliti, con molta fatica.
Al tavolo vicino una coppia di Parma riesce a sopportarmi. Dopo qualche chiacchera mi sembra di conoscerli da una vita.
Io a lui: – Ma sei già venuto qui?, mi pare di conoscerti.
Lui: – No, è la prima volta.
Io: – Eppure sei un volto noto.
Lei: – Io sono originaria di qua. Sono la sorella di Niccolò.
Ecchecaspita! L'ho vista che era una bambina. Suo fratello giocava ad hockey in squadra con mio figlio, quando erano alle elementari. Sono stato a casa loro, conosco suo padre, sua madre, sua sorella stava per posare (fotograficamente) per me.
Per Ferragosto è tornata a salutare i suoi con marito e figli. Passa il tempo ma, come dico sempre, ci si incontra sempre due volte nella vita: prima era una bambinetta, oggi è una signora. E' proprio bello ritrovare dopo tanti anni una faccia nota.
Sono i momenti belli di questo lavoro, quelli che ti riconciliano con la vita, dopo la carne ben cotta di chi crede di sapere tutto.

 

Giovanni dalle bande furbe 4

Posted on marzo 28, 2011 by Maurice

E bravo Giovanni Rana, così simpatico, così mite, così perbene.
Giovanni nasce a Cologna Veneta nel 1937 da una famiglia di fornai. A 25 anni fonda un laboratorio a San Giovanni Lupatoto per la produzione di tortellini e pasta fresca, gestito insieme alla moglie Laura Murari e con un numero esiguo di dipendenti. Sei anni dopo la prima grande svolta: aquista una macchina che gli produce 10 kg di pasta fresca all'ora, rispetto ai 50-60 kg a settimana di prima. Per pubblicizzare il prodotto si affida ad una piccola agenzia di Verona che gli confeziona una serie di spot pubblicitari; vanno in onda su Mediaset ed è già successo.
Giovanni RanaLa seconda grande svolta avviene quando Rana diventa testimonial di se stesso, con il suo faccione bonario a rassicurare i consumatori sulla bontà dei suoi tortellini, che in seguito saranno accompagnati da una vasta gamma. Gnocchi, Ravioli, Tagliatelle, Pappardelle, Sfogliagrezza, Sfogliavelo, Gnocchi Ripieni, Gioia Verde, Sughi Freschi, Colpo di Fiamma, Basi Pasta, Lasagne e Cannelloni pronti e le sue ultime novità Granfinezza, Paste Liscie Colorate e Frolla al Cioccolato.
Negli ultimi anni l'azienda si è espansa anche nel settore della ristorazione. 21 locali "Da Giovanni" in Italia, 4 in Svizzera, 3 prossime aperture, tutte con lo stesso denominatore comune: offrire al consumatore i prodotti Rana cotti ed impiattati, non più soltanto sottovuoto.
E' bene sapere che quest'ultima idea non proviene dalle menti eccelse di San Giovanni Lupatatoto, dov'è il quartier generale Rana, ma dalla povera ed insignificante ed ingenua intuizione dello chef che qui scrive.
Dieci anni fa, reduce a mani vuote dal mio viaggio negli Stati uniti, mi venne l'idea di farmi sponsorizzare da una ditta del settore per prendere due piccioni con una fava: aprire il mio ristorante in America a spese altrui, visto che a me anche allora mancava la materia prima per il mio grande progetto, i dollaroni.
Ne parlai con un mio amico avvocato, scelsi Rana invece che Barilla perché la trovavo un'azienda dinamica (sponsorizzava allora la squadra di calcio del Verona) ed in via di forte espansione. Presi appuntamento con il direttore commerciale per l'estero, andai in azienda, illustrai la mia idea e consegnai il mio business plan che doveva servire ai piani alti.
Un po' di tempo dopo risentii al telefono il direttore commerciale: "L'idea è molto buona" mi rispose, ma per realizzarla dovevo partire io, aprire il ristorante e – se fosse andato bene – Rana mi avrebbe seguito. Ero quindi punto e a capo, e lasciai perdere.
Non lasciò perdere invece Rana che si appropriò del mio progetto e cominciò a realizzarlo in Italia, quindi in Svizzera per arrivare nel tempo – statene certi – negli Stati Uniti.
Ogni volta che mi viene in mente questa vicenda vado in bagno, mi guardo allo specchio e mi dico: quanto sei fesso, Maurì.

Fratelli di penna virtuale 5

Posted on febbraio 15, 2010 by Maurice

Peccato che il tempo sia sempre così poco, quando un’anonima serata di lavoro diventa l’occasione per stare in piacevole compagnia.
Sarà perché sono fuori dai circuiti cittadini, sarà perché da me bisogna venire appositamente, ma sono poche le volte che riesco a conoscere de visu gli amici di blog. Qualcuno è passato, qualcuno – spero – prima o dopo passerà, ed ogni volta è una gradita sorpresa per una gradevole serata.
755799101_6b37f2d18aSabato sera si è accomodato ai miei tavoli Dario e la sua deliziosa consorte, si sono affidati a me nella scelta dei piatti (spero di non averli delusi) e poi, quando tutti erano serviti, sono riuscito a scambiare con loro due (+due, +due, +…) chiacchere.
Il bello di conoscere un blogger che si frequenta da tempo è che sembra di essere amici da sempre, vecchi amici di gioventù che si sono persi di vista, ma che sono sempre rimasti in un angolino della memoria e del cuore. Il doveroso preambolo del come stai? non è mai un rito, una liturgia del galateo, ma un vero interesse per la persona che finora abbiamo conosciuto solo attraverso la parola scritta.
E poi ci si confessa reciprocamente, dal virtuale si passa al reale, alla faccia di chi demonizza il web come mondo irreale o strumento per diaboliche perversioni. Peccato che il tempo scorra troppo velocemente.
Per Dario a mo’ di memo, e per tutti gli amici che non lo sanno, è possibile incontrarmi anche su questo blog. A bientôt, come dicono i cugini.

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