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maggio 11, 2011 by
Maurice
A casa si cambiano gli armadi, al ristorante il menu. E' primavera, svegliatevi cucine. Gli antichi facevano partire da qui il nuovo anno, in sintonia con la natura che riprende a vivere. Dopo il sonnecchioso inverno anche per noi si tratta di riprendere in mano il ricettario e tutti i foglietti che sono andati accumulandosi sul tavolo, idee sparse che aspettano di essere sistemate in maniera organica.
Il salto di qualità visivamente è avvenuto ormai un mese fa, quando abbiamo rinnovato il dehors, punto strategico nella bella stagione per attirare la clientela: nuova targa esterna, nuovi tavoli, nuove sedie, nuovi accessori.
Un paio di sere fa mia nipote si è fermata a cena. Come design le ho chiesto un parere sul nuovo esteriore: "Dà un'idea di freschezza", mi ha risposto. Era esattamente quello che volevo. Obiettivo centrato in pieno, quindi, com'era nelle intenzioni.
E' la nostra "nuova" filosofia: freschezza. Che significa prodotti freschi, locali, del territorio o a chilometro zero, secondo le nuove definizioni culinarie. Ho usato le virgolette perché non è che ieri usassimo roba vecchia, ma forse non abbiamo mai posto l'accento su questo requisito con sufficiente forza, ed un ristorante che ha alle sue spalle più di cent'anni di storia rischia di morire sotto la polvere di pizzi, merletti, cianfrusaglie e tradizioni, mentre il mondo corre alla velocità dei bit.
Nessuno ormai inventa niente di nuovo, bisogna solo tradurre in pratica vecchi concetti in forma nuova. Perché tutti abbiamo bisogno di rinnovarci continuamente, far prendere aria alle stanze mentali pena l'accumularsi di detriti, noia, disaffezione e mancanza di entusiasmo.
A volte sono le nuove tecnologie a darci una mano. Da questo mese, ad esempio, abbiamo soppresso l'invio cartaceo delle fatture ai clienti: esiste la posta elettronica, tutti hanno un'email, perché quindi non inviare la fattura via Internet alla velocità che nemmeno la posta prioritaria si sogna, con risparmio dei costi della carta, dei bolli e del trasporto? Anche in questo possiamo dare una mano al portafoglio e all'ambiente.
Altre volte bisogna ricorrere alla saggezza dei vecchi proverbi: se la montagna non va a Maometto, lo chef deve andare alla montagna di clienti che sono là fuori ed aspettano di essere portati a tavola.
Qualche giorno fa mi sono accorto che proprio dietro alla cucina si è avviata una nuova attività: dove vanno a mangiare a mezzogiorno? mi sono chiesto. Detto fatto. Ho preso un biglietto del ristorante, c'ho appiccicato un post-it con una frase di richiamo e l'ho lasciato sul cancello. Ieri sono arrivati in tre ed oggi verranno con i dati fiscali per fare la convenzione. Tre clienti sono mille pasti all'anno, buttali via.
Ed ecco l'idea che si sviluppa. Ho già ordinato su Internet dei nuovi biglietti ed appena arriveranno andrò personalmente a cercare nuovi clienti, porta a porta. Se la montagna, e via di seguito. Spesso non ci vuole molto: neuroni da agitare e culo da smuovere.
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Cucina, Ristorante
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febbraio 21, 2011 by
Maurice
C'è una strana atmosfera, indefinibile, surreale. Sembrano gli attimi che precedono il terremoto, quando tutto si ferma in attesa della scossa. O come certi pomeriggi estivi ed assolati della Pianura Padana, quando cessa anche il ronzio delle mosche. E' una sensazione strana, percepibile, palpabile, come un blob che da qualche giorno avvolge tutto e tutti.
Eppure dormo tranquillamente, abbastanza rilassato, non ho bisogno (da tempo) di pillole per combattere l'insonnia. Mi sveglio pieno di voglia di fare, lavoro, produco senza strafare. Ho messo mano a quattro-cinque idee nuove: una è già in cantiere, un'altra l'ho già studiata nei particolari e dovrebbe vedere la luce dopo Pasqua, di altre due ne ho già parlato con le persone che possono darmi una mano a realizzarle, l'ultima è venuta fuori da sola ed aspetto un collega per il via definitivo.
Ho parecchia carne al fuoco che sta cuocendo, non mi mancano le energie né mentali né fisiche, eppure sento attorno a me una cappa opprimente. Vedo la gente che si trascina.
Stamani, come tutte le mattine, apro Radio 2 per cominciare in allegria la giornata, ed anche i conigli erano mosci. Con tutto quello che sta succedendo a due passi da noi mi aspettavo i fuochi pirotecnici; invece anche Dose e Presta sono riusciti a tirar fuori una sola battuta sulla situazione libica. Ok, è dura far della satira mentre centinaia di persone vengono assassinate sulle piazze di Bengasi e Tripoli, ma su Gheddafi si potrebbero riempire volumi di battute. Perfino quelli di Spinoza.it si sono atrofizzati il cervello.
Che succede?
Ho pensato a qualche tempesta magnetica solare. Già sabato scorso siamo rimasti per mezza giornata con la Vodafone Station in tilt e, quando dopo un'ora di tentativi ho sentito il call center, mi hanno detto che c'era un blackout nazionale, come è avvenuto in Cina. Forse potrebbe essere proprio questo se l'ANSA, alle 15.34 di oggi ha battuto questa notizia
Danni su scala globale per 2.000 miliardi di dollari in quella che gli studiosi immaginano come una 'Katrina solare': potrebbero essere queste le conseguenze di una tempesta solare eccezionale, pari alla piu' violenta mai documentata, quella dell'agosto 1859. La stima e' di Thomas Bogdan del Centro previsioni di Meteorologia spaziale dell'Ente americano per oceani e atmosfera. La maxi tempesta causerebbe un blackout globale nelle comunicazioni e nella rete elettrica, con danni miliardari.
Non so se c'è una relazione di causa ed effetto tra l'apatia collettiva e la "Katrina solare", ci mancherebbe solo questo. So solo che spero passi quanto prima, e la gente torni a mangiare con voglia. Ma i bene informati dicono se siamo solo all'inizio.
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Attualità
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luglio 06, 2010 by
Maurice
Sarà il caldo di questo solleone, sarà che da un giorno sono più vecchio di un anno, sarà che – a leggere i giornali – mi sembra di essere in un sogno dove cado nel vuoto e non mi sfracello mai al suolo, sarà, ma stavo meditando che non vale proprio la pena di scrivere alcunché. Tanto, chi mi legge? o cosa incide qualche latrato lontano quando nemmeno i rombi dei cannoni riescono a svegliare chi dorme?
Dopo aver dato una scorsa a giornali e settimanali online, letto diverse analisi e qualche commento, con noia mortale ho cominciato a scorrere i feed. Stavo per cancellare come letti una decina di blog quando un senso di colpa mi ha costretto moralmente a leggere questo prima di levare il grassetto a tutti.
Confesso, caro Loste, che ho fatto un salto sulla mia poltrona a rotelle. Le nostre reciproche confessioni private mi hanno aperto da tempo la tua anima, so come la pensi, sai come la penso io, sappiamo entrambi come la pensiamo sui tamburelli che rompevano i timpani – e non solo quelli – proprio quando decidevi di farti una pennica sotto l’ombrellone. Eppure mi hai stupito perché non sei come lo chef che si intrattiene tra i tavoli virtuali con le sue str…anezze, sbuffando sui migliori tempi andati ed il putridume di quelli attuali.
Tu hai sempre un aplomb molto inglese che ti invidio, come un pellegrino in marcia verso Compostela, mai rancorso contro il cielo che ci rovescia sulle spalle i peggiori temporali degli ultimi quindici anni, attento a dove mettere i piedi fradici ma fiducioso che prima o dopo raggiungeremo il leggendario santuario.
Eppure oggi, anzi ieri, anche tu hai tirato giù due bestemmie su tempora et mores. Quando ci vuole, ci vuole.
Noi siamo figli (io un po’ più di te, per ragioni anagrafiche) di quegli anni che hanno rimesso in discussione tutto, i convincimenti dei nostri genitori e dei nostri fratelli maggiori, le convenzioni imperanti allora, gli schemi fissi, le rigidità. Come Le Corbusier abbiamo cominciato a costruire le nostre case ideologiche (che ritengo ancora una bella parola) ribaltando il concetto millenario del vuoto sul pieno, accorgendoci che mettendo il pieno sul vuoto avevamo uno spazio da vivere maggiore e migliore.
Al dogmatismo (questa sì che è una brutta parola) abbiamo sostituito il relativismo, la caducità, la messa in discussione dei principi, prima di tutto i nostri, per trovare un nuovo centro di gravità. Poi ci si sono messi in tanti ad abbattere le nostre case a piccoli colpi di scalpellino, ed il loro lavoro continua oggi, giorno dopo giorno. Speriamo in cuor nostro che quando si stancheranno, o quando finalmente qualcuno riuscirà a bloccare la loro opera devastatrice, siano rimaste intatte almeno le fondamenta per tirar su nuovi muri per una casa che resista anche a questi uragani.
E’ dura, ti capisco benissimo. Importante è instillare la convinzione nei nostri figli che una fetta di pane con la salsiccia (ricordami di farti provare la nostra) è meglio, molto meglio dell’hamburger. Grazie dell’idea per la cena.
Tags: anni '70apatiabloggerrinascita
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Politica e democrazia
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maggio 14, 2010 by
Maurice
Stimolante sempre, come uno spriz prima di pranzo, il Direttore si chiede se "Non sarebbe dunque meglio se costruttori onesti come la Todini montassero un casino d’inferno di fronte a questa concorrenza sleale di farabutti corruttori?" tipo Anemone. Domanda giustissima che merita un approfondimento.
Caso numero Uno. Mia moglie ed io abbiamo un ristorante, con tutti gli sforzi possibili tiriamo a campa’, sempre sull’orlo di una crisi non solo di nervi. La nostra situazione è condivisa da migliaia di altri colleghi che a denti stretti tengono duro nella speranza di una ripresa del mercato, come dicono quelli che dietro ad una scrivania masticano di economia ma che non ne imbroccano una. Vediamo però altri colleghi – più intelligenti? più fortunati? più cosa? – che se la spassano allegramente e viene un sospetto: non è che per caso Il cuoco faccia le tagliatelle con una farina bianca ricavata non proprio dalle graminacee, ma magari dalle cannabiacee o dalle eritroxilacee?
Caso numero Due. Durante il dopo cena un amico quasi-collega (ha un bar in pieno centro) sfoga la sua rabbia contro i carabinieri, rei dell’ennesima visitina al suo locale dopo venti ore di lavoro (suo), mentre non degnano di attenzione altri locali dove la farina di cui sopra si sa notoriamente che circola in abbondanza.
Secondo la tesi di partenza noi tutti dovremmo fare "un casino d’inferno" per smascherare i delinquenti che si annidano nella categoria. Perfetto. Ma in concreto come possiamo muoverci?
Informiamo dei nostri sospetti i carabinieri o la Procura della Repubblica? Ho già percorso questa strada a suo tempo per un caso di tutt’altro genere a me capitato, con tanto di nomi e cognomi, date, circostanze, firma ed indirizzo in calce, ipotizzando il reato di evasione fiscale, ma – che sappia io – non è stato fatto nulla, visto che il personaggio incriminato continua tranquillamente a presiedere il consiglio dei ministri.
Esponiamo i nostri sospetti ad un qualche giornale, facciamo una lettera aperta, scriviamo a Ballarò o alla Gabanelli? Sai quanto gliene frega a costoro delle nostre elucubrazioni da paesello di montagna.
Mi metto al computer e denuncio tutto sul blog o su FB? Idea fantastica, peccato che mi leggano solo due centinaia di persone al giorno, chiamandomi Maurice e non Grillo o Travaglio. Perdipiù posso sempre rimediare una querela per diffamazione con relativa sicura condanna, dal momento che i miei sono solo sospetti e mi mancano le prove.
Che fare allora? Tiri giù quattro bestemmie, continui a fare le tagliatelle con la 00 di grano duro o a servire spriz, e tiri a campa’ secondo il motto "mutismo e rassegnazione".
Tags: apatia
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Costume & Società
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settembre 07, 2009 by
Maurice
Ai tempi in cui si stava meglio, quando si stava peggio, ogni po’ di mesi si apriva il totogoverno: come sarebbe stata la prossima coalizione, chi sarebbe stato il nuovo primo ministro, chi sarebbe entrato e chi sarebbe uscito.
Nel regime attuale si sta riaprendo la vecchia consuetudine con una sola domanda: quando cadrà Berlusconi?
La data fatidica è quella del 6 ottobre, quando si riunirà la Corte Costituzionale per decidere sul lodo Alfano. Le possibilità sono tre: la legge viene dichiarata totalmente incostituzionale, viene dichiarata incostituzionale la parte relativa ai presidenti del consiglio e delle Camere, afferma che va bene così. Nei primi due casi scatta il processo Mills (e forse prende avvio qualche altro procedimento sui noti fatti di immoralità), ma "Ghedini o Ghedoni" ci potrebbe mettere una pezza, come ha già annunciato spudoratamente lo sgabellino Gasparri. Quindi non cambia niente.
Ci sono però sul tavolo da gioco anche le carte "Probabilità" e "Imprevisti", che portano le immagini di Bagnasco e Bertone. La premiata ditta B&B, dopo l’affaire Feltri-Boffo, potrebbe uscire dalla prudenza, sfiduciare l’Eretto del Signore e chiamare a raccolta i cattolici per la riesumazione della vecchia DC attorno al duo Casini-Montezemolo. Questo comporterebbe che gli ex-dc in area Pdl escano dal protettorato di Superman mettendo in minoranza il governo.
L’ipotesi è affascinante, ma siamo nella fantapolitica per diversi motivi. Bastano un paio di leggine (testamento biologico e RU486) approvate in una settimana a colpi di fiducia per tacitare i mugugni dei vescovi italiani e del Vaticano. E Berlusconi lo sa e lo farà.
C’è poi il fatto che non credo al "tradimento" indolore di una sessantina di deputati cattolici: l’odore del denaro è più forte della fede da quando mondo è mondo, e nessuna guerra (anche quelle cosiddette di religione) è mai stata combattuta per principi di fede.
C’è chi spera in una condanna morale dell’attuale premier da parte dell’Unione Europea, dei media internazionali o in un "embargo d’opinione" a livello mondiale che potrebbero portare alle dimissioni volontarie. Pura fantasia, perché ciò comporta un residuo di coscienza o di pudore, valori assolutamente sconosciuti al nostro premier.
Rimarrebbero le carte Presidente della Repubblica, opposizione e paese civile. Il primo è troppo impaludato nella sua funzione di garante super partes per prendere posizione (in altri paesi o con Pertini sarebbe già successo). La seconda è in tutt’altre faccende affaccendata: primarie, secondarie, terziarie, congresso, post-congresso, regolazione dei conti, imbalsamazioni, riesumazioni dei cadaveri. Onestamente non c’è tempo per guardare fuori delle finestre del loft.
Rimarrebbe il paese civile, quello che per l’80% si abbevera ai tg domestici o addomesticati, quello che nonostante tutto il casino – secondo Renato Mannheimer – resta fedele all’Eretto del Signore. Cosa pretendere? Uno sciopero "politico" indetto dai sindacati è ormai roba da manuali di storia; gli intellettuali di sinistra al massimo sottoscrivono qualche appello; l’onda giovanile si è arenata placidamente sulla spiaggia senza intaccare nemmeno i castelli di sabbia; il movimento femminista o femminile è troppo occupato a clonare gli uomini stronzi. Chi resta? I vecchietti.
Mi sa che toccherà a noi fare la rivoluzione.
Tags: apatia
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Politica e democrazia