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settembre 10, 2010 by
Maurice
A parte Bossi e Di Pietro, che in termini elettorali vale poco più di una pippa, nessuno vuole le elezioni subito (*), anche se tutti si dicono pronti ad affrontarle in qualsiasi momento, ovviamente.
E siccome la nostra politica somiglia sempre più alla Marina, dove "un ordine vale dalla sera alla mattina", non è escluso che ci svegliamo domani e veniamo a sapere dal GR2 delle 7 e mezzo che Berlusconi, in preda ad una colica notturna, si è recato al Quirinale per consegnare le proprie dimissioni.
Quando sarà, se le cose, le cosette ed i casini saranno sempre gli stessi, dò fin d’ora la mia indicazione di voto. Se tutta l’opposizione – mettendoci dentro anche Fli – non si ritroverà insieme almeno per cambiare la "porcata" prima di andare alle urne, non chiedo di più, ed andare poi ognuno per la sua strada, lascerò l’Italia al suo squallido destino: che Berlusconi governi altri cinquant’anni su quello che resterà del Paese dopo l’affondamento federalista, che l’opposizione di centrosinistra si balocchi sul sesso degli angeli, che i cespuglietti di centro fioriscano come il rosmarino d’inverno, e che i puri e duri della sinistra alternativa si masturbino al sol dell’avvenir tramontato da un pezzo.
Unica novità in questo prossimo panorama: il primo, unico, grande partito di maggioranza, con oltre il 40% di iscritti, ed astenuti, a cui aderirò.
(*) Soprattutto i parlamentari di prima nomina che devono superare la metà legislatura per maturare il diritto alla pensione.
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Politica e democrazia
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marzo 19, 2010 by
Maurice
Ho la sindrome del tifoso escluso, quella – per esempio – dello juventino di fronte al successo di Mourinho in Champions: non mi tocca minimamente. Mi accade per queste elezioni regionali. Sarà perché la mia regione "speciale" per il momento è esentata da questa incombenza, sarà perché sotto l’etichetta il pacco è vuoto. Non c’è la suspence della sorpresa.
Di cosa bisognerebbe sorprenderci? Al Nord si sa che la Lega farà manbassa; si tratterà solo di vedere quante regioni si porterà via. Anche nel Veneto, dove si potrebbe pensare ad un colpo di reni dell’elettorato degli ex Forza Italia contro lo "scippo" della candidatura del presidente uscente, tutto andrà liscio come l’olio: in buon ordine tutto l’elettorato di centro-destra metterà la croce su Zaia, minacciato di morte (?) secondo fonti leghiste (questa sì che è propaganda politica originale ed a basso prezzo).
Al centro un po’ di interesse potrebbe venire dal testa a testa fra Polverini e Bonino, tutto il resto – Sgarbi compreso – è noia. Rinvio delle elezioni di un mese o scrutinio per il 28-29 come da decreto: niente riesce a dare un minimo di sprint ad una campagna elettorale fatta di carte bollate e null’altro.
Al sud non sapremo mai quanti seggi si portano a casa le mafie, fenomeno dato per scontato come ad ogni elezione. Non c’è sorpresa, non ci sarà un sussulto d’orgoglio della gente perbene per l’antipotere statale.
Tutto è sospeso in attesa dei verdetti come in una bolla di sapone, o come una commedia dell’arte dove ogni personaggio recita il ruolo già codificato, con un premier che alza quotidianamente i toni per raccogliere attenzioni e voti, con un’opposizione che bisbiglia, con un’opinione pubblica che è più interessata alle gesta dell’Inter o delle Ferrari, che non alle puttanate (è proprio il caso di dire) della Santanchè.
Molto più interessante è sapere cosa avverrà dopo il 29 marzo, una volta chiusi gli scrutini, dichiarati i vincitori (sempre quelli del proprio schieramento politico) ed i vinti (sempre quelli dello schieramento opposto), anche se dovesse finire 13-0 per l’uno o per l’altro.
Sarà interessante vedere quali movimenti sismici porterà il successo o la sconfitta del PdL, perché questi sì sono ancora imprevisti. Se vincerà la linea Berlusconi che fine farà Fini? Se la incarterà e se la porterà a casa, e per un pezzo si ritirerà a meditare sitibondo nel suo castello? O il 1° aprile è la data della svolta? E se il PdL dovrà registrare una sconfitta (non dall’opposizione, ma dalla Lega) cosa succederà al precario equilibrio di maggioranza e governo?
Ognuno guarda il tavolo da gioco nascondendo le proprie carte ancora da giocare. Il bello sarà vedere chi ha bleffato e chi invece ha la mano vincente. Al momento tutto è nelle mani della tifoseria che pare molto restia a partecipare al gioco, soprattutto quella di centro-destra, disillusa da un governo con una larghissima maggioranza che però non affronta i problemi concreti della gente, impegnata com’è a difendere il capo dalle patrie galere.
Ma neanche l’astensionismo sarà una sorpresa, nemmeno se sarà alla francese, perché la via al qualunquismo e al disimpegno è tracciata da tempo.
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Politica e democrazia