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	<title>Bistrot Chez Maurice 2.0 &#187; attività</title>
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	<description>Un cuoco, una cucina, un mondo</description>
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		<title>San Cristoforo protettore dei guidatori e dello chef</title>
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		<pubDate>Thu, 09 Jun 2011 20:43:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Maurice</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ristorante]]></category>
		<category><![CDATA[attività]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>Venti minuti a girare intorno all&#39;ospedale che non riuscivo a trovare, nemmeno col TomTom se non sai l&#39;indirizzo. Poi finalmente un edicolante mi ha indicato il secondo ponte, girare a sinistra ed &#232; arrivato. Giusto in tempo per l&#39;esame diagnostico &#8230;</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Venti minuti a girare intorno all&#39;ospedale che non riuscivo a trovare, nemmeno col TomTom se non sai l&#39;indirizzo. Poi finalmente un edicolante mi ha indicato il secondo ponte, girare a sinistra ed &egrave; arrivato. Giusto in tempo per l&#39;esame diagnostico di mia moglie. <a href="http://www.flickr.com/photos/25832741@N04/5815769497/" title="San Cristoforo di bistrotchezmaurice, su Flickr"><img align="right" alt="San Cristoforo" border="" height="300" src="http://farm6.static.flickr.com/5195/5815769497_8918488438.jpg" style="padding:5px;margin-left: 5px;" width="166" /></a>A Trento &egrave; l&#39;unico di quattro ospedali che non ha una paletta stradale: o sai dov&#39;&egrave; o giri in tondo per venti minuti, come faccio tutte le volte (a scanso di equivoci adesso l&#39;ho memorizzato sul navigatore, o almeno spero).<br />
	L&#39;episodio di stamani &egrave; come la mia vita in questo momento. Ho un obiettivo circa il ristorante che non voglio mancare: devo riportarlo al successo, che viene espresso in un modo solo. In queste ultime settimane ho fatto molto per dargli una nuova fisionomia, un nuovo impulso, ma manca una cosa fondamentale. Quale strada devo prendere?<br />
	Mi trovo in mezzo al traffico e continuo a girare in tondo, come in una rotatoria, ed il navigatore &egrave; fuori uso. Devo trovare la strada giusta, costi quel che costi, senza sprecare tempo, carburante, energie ed entusiasmo. Qual&#39;&egrave; la strada giusta?<br />
	Diciamo subito quello che <span style="color:#f00;"><strong>non</strong></span> dobbiamo fare pi&ugrave;.</p>
<ul>
<li>Non scimmiottare cio&egrave; l&#39;alta cucina. Date a Bottura quello che &egrave; di Bottura, ed ai miseri cuochi quello che &egrave; dei miseri cuochi.</li>
<li>Via i sifoni (che non ho mai usato), le spume e le terrine.</li>
<li>Via gli alimenti di moda o ricercati (v. punto precedente).</li>
<li>Niente termini altosonanti nel menu, solo parole ben comprensibili, sempre ammesso che la gente sappia la differenza tra una braciola ed una bistecca.</li>
<li>Niente missioni pedagogiche n&eacute; esibizionismi di bravura.</li>
<li>Niente pi&ugrave; sguardi alle guide.</li>
</ul>
<p>Dobbiamo porci tre regole fondamentali:</p>
<ol>
<li>guadagnare</li>
<li>guadagnare, e se proprio non basta</li>
<li>guadagnare.</li>
</ol>
<p>L&#39;unica incognita riguarda la strada migliore da percorrere. Chiss&agrave; che questa notte san Cristoforo non mi appaia in sogno.</p>
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		<title>Più vivi che morti</title>
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		<pubDate>Wed, 23 Mar 2011 23:01:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Maurice</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cucina]]></category>
		<category><![CDATA[attività]]></category>
		<category><![CDATA[cuochi]]></category>
		<category><![CDATA[mercati]]></category>
		<category><![CDATA[vendita attività]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Resi noti i dati dal <a href="http://www.starnet.unioncamere.it/Movimpreseconsuntivo-anno-2010_1A5461"><strong>Centro studi Unioncamere</strong></a> sull&#39;andamento demografico delle imprese nel 2010. In Italia &#232; stato registrato un saldo attivo di 13.702 ristoranti, la differenza cio&#232; fra quanti hanno chiuso e quanti hanno aperto; il mio Trentino (e &#8230;</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Resi noti i dati dal <a href="http://www.starnet.unioncamere.it/Movimpreseconsuntivo-anno-2010_1A5461"><strong>Centro studi Unioncamere</strong></a> sull&#39;andamento demografico delle imprese nel 2010. In Italia &egrave; stato registrato un saldo attivo di 13.702 ristoranti, la differenza cio&egrave; fra quanti hanno chiuso e quanti hanno aperto; il mio Trentino (e Alto Adige) ha contribuito con 3.129 nuovi esercizi.<br />
	<a href="http://www.flickr.com/photos/baltimike/1333479632/" title="For Sale di konomike, su Flickr"><img align="right" alt="For Sale" border="" height="200" src="http://farm2.static.flickr.com/1035/1333479632_c5de6a73e2.jpg" style="padding: 5px; margin-left: 5px;" width="300" /></a>Buttata l&igrave; cos&igrave; la notizia dovrebbe far piacere agli statistici: nonostante la crisi ci sono pi&ugrave; nati che morti, segno di vitalit&agrave;, di ripresa, di voglia di intrapresa, soprattutto considerando che non c&#39;erano incentivi alla rottamazione, le banche sono stitiche e non &egrave; un settore speculativo dove investi oggi, e domani disinvesti guadagnando profumatamente. Chi vuole aprire un&#39;attivit&agrave; sa (o dovrebbe sapere) che bisogna sputare sangue e sperare che tutto vada bene, per raccogliere i frutti con pazienza nel tempo. E sar&agrave; il tempo a decretare chi ha avuto ragione.<br />
	Per chi lavora da una vita nella ristorazione la notizia non fa piacere: ogni albero fa la sua ombra. La torta della domanda va sempre pi&ugrave; assottigliandosi, il consumo di pasti fuori casa si riduce di anno in anno, e dunque una nuova attivit&agrave; porta via lavoro a chi c&#39;&egrave; gi&agrave;. E&#39; la legge <strike>della giungla</strike> del mercato, cara signora, ed ogni mattina bisogna alzarsi e mettersi a correre, se si vuole mangiare.<br />
	Le cifre di questa anagrafe dicono anche che c&#39;&egrave; una fetta in pareggio (trasferimenti di ristoranti dal venditore all&#39;acquirente) ed un&#39;altra che investe sul nuovo, che &egrave; quella che determina il saldo positivo. Esattamente come nel mercato immobiliare: chi compra e vende disperatamente, e chi si costruisce la casa nuova.<br />
	Il mio Capo ed io da tempo tentiamo di cedere il ristorante: la data della pensione si avvicina e sarebbe un peccato chiudere senza continuit&agrave;. Le abbiamo provate quasi tutte: annunci, passaparola, inserzioni sui mezi pi&ugrave; disparati, sito Internet, agenzia. Ci manca solo che qualcuno ci presenti l&#39;arabo con i petrodollari o il mafioso in cerca di riciclaggio. Nonostante questo il nostro compratore ha ancora da venire.<br />
	Persone interessate ce ne sono state, ma non ci siamo incontrati. C&#39;&egrave; anche chi, di fronte ad un&#39;offerta di chiavi in mano subito, ha preferito investire la stessa cifra in qualcosa di nuovo ed ora annaspa freneticamente in cerca di una boccata d&#39;aria. Cavoli suoi, poteva pensarci prima. Sta di fatto che molti pensano che rilevare un&#39;attivit&agrave; sia all&#39;insegna del Fatebenefratelli.<br />
	Nonostante la liberalizzazione del settore &#8211; che permette a chiunque di improvvisarsi cuoco e ristoratore &#8211; l&#39;arredamento e l&#39;attrezzatura gi&agrave; esistenti si dovranno pur pagare. O pensano che si regalino? E se l&#39;attivit&agrave; &egrave; in pieno centro piuttosto che in tanta malora, avr&agrave; pure un prezzo anche questo, come fra un appartamento in via della Spiga ed uno a Buccinasco. E se, fatto il contratto oggi, domani puoi aprire subito sapendo che entra gi&agrave; gente, avr&agrave; pure un valore rispetto al doversi far conoscere prima che si sieda il primo avventore.<br />
	Gli aspiranti imprenditori tutto questo fanno finta di non capirlo. Noi continuiamo sulla nostra strada. Oggi arrivano i pittori che rinnovare il dehors, domani ordiner&ograve; quello che mi serve per la promozione estiva. Si va avanti, signora, finch&eacute; abbiamo le forze; quando non ci saranno pi&ugrave; canteremo come Marco Masini.</p>
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		<title>Donne in cucina, per piacersi</title>
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		<pubDate>Tue, 25 Jan 2011 06:57:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Maurice</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cucina]]></category>
		<category><![CDATA[attività]]></category>
		<category><![CDATA[cinema]]></category>
		<category><![CDATA[Donne]]></category>

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			<content:encoded><![CDATA[<p>Forse vi meraviglierete di come negli ultimi tempi parli spesso di cinema in cucina, o di cucina nel cinema, come preferite. Il mangiare, come il sesso, &egrave; un&#39;attivit&agrave; fondamentale dell&#39;essere umano ed ho scoperto che come tale i registi l&#39;hanno fatto entrare nelle loro opere come collante della storia da raccontare.</p>
<p>	<iframe allowfullscreen="" class="youtube-player" frameborder="0" height="305" src="http://www.youtube.com/embed/dywx7K3lnuI" title="YouTube video player" type="text/html" width="500"></iframe></p>
<p>Prendiamo Julie &amp; Julia, una commedia americana di poco pi&ugrave; di un anno fa, diretta da Nora Ephron, con una strepitosa Meryl Streep, e con altrettanto bravi Amy Adams, Stanley Tucci, Chris Messina e tanti altri.<br />
	E&#39; la storia di due donne vissute a distanza di 80 anni, le cui vite si incontrano attorno ad un libro di cucina che per entrambe segner&agrave; una svolta nella loro vita per molti versi simile, pur cos&igrave; lontane nel tempo e nello spazio. Non diciamo altro della trama.<br />
	Quello che colpisce in tutto il film &egrave; l&#39;amore a volte esagerato per il cibo, preparato con dedizione e passione e degustato con i mariti nelle rispettive cucine di casa. Cibo che diventa il collante dei loro matrimoni e scopo delle loro vite.<br />
	Spesso le donne si lamentano di dover correre sempre: lavoro, casa, famiglia, in un turbinio di impegni ed orari che non lasciano spazio per la persona. Con questa pellicola Nora Ephron sembra invece lanciare un messaggio a tutte le lavoratrici-mogli-casalinghe disperate: se ci mettete passione, non c&#39;&egrave; fatica che tenga e riuscirete a realizzarvi e a divertirvi.<br />
	In effetti, se la cucina viene vista come una delle tante incombenze noiose del trantran quotidiano, c&#39;&egrave; poco da stare allegri, n&eacute; le preparazioni n&eacute; i risultati saranno interiormente soddisfacenti. Quando invece sono una parte fondamentale della giornata, vissuta con passione, sicuramente sono appaganti e realizzanti.<br />
	Le divese sensazioni sono percepibili aanche nei blog femminili. C&#39;&egrave; chi scrive quasi per dovere e si sente il trascinare le ciabatte virtuali dentro la propria stanza; c&#39;&egrave; invece chi lo fa con entusiasmo ed anche un&#39;arida ricetta diventa un&#39;esperienza eccitante. A proposito: auguri a mia moglie &#8211; il mio Capo &#8211; che ha deciso di aprire un suo blog. Quando non sar&agrave; pi&ugrave; <em>in progress</em> ve ne dar&ograve; notizia. Al momento sono impegnato anch&#39;io con martello, pennellessa, cacciativi e chiavi inglesi virtuali per renderle la casa abitabile; poi se la vedr&agrave; da sola.</p>
<p><strong>Update</strong><br />
	Ops, mi ero dimenticato: per chi volesse vederlo in streaming ecco l&#39;indirizzo<a href="http://www.filmgratis.tv/index.php/julie-julia.html"> http://www.filmgratis.tv/index.php/julie-julia.html</a></p>
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		<title>Schiacciati dalle tasse e dalla burocrazia</title>
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		<pubDate>Thu, 18 Nov 2010 23:01:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Maurice</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>Che l&#39;Italia sia fra i paesi in Europa e nel mondo pi&#249; tartassati dal fisco, senza un corrispettivo di servizi erogati dallo Stato, &#232; cosa arci nota. E non occorre essere dipendenti per saperlo: fra tasse nazionali e locali e &#8230;</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Che l&#39;Italia sia fra i paesi in Europa e nel mondo pi&ugrave; tartassati dal fisco, senza un corrispettivo di servizi erogati dallo Stato, &egrave; cosa arci nota. E non occorre essere dipendenti per saperlo: fra tasse nazionali e locali e contributi sociali un&#39;impresa italiana &egrave; oppressa per il 68,6%, contro il 44,2% della media europea ed il 47,8% di quella mondiale, secondo quanto emerge dallo studio &quot;<strong><a href="http://www.repubblica.it/economia/2010/11/18/news/fisco_imprese_italiane_le_pi_vessate_in_europa-9243920/">Paying Taxes 2011</a></strong>&quot; realizzato dalla Banca Mondiale e dalla societ&agrave; di consulenza PwC (PricewaterhouseCoopers).<br />
	<a href="http://www.flickr.com/photos/25832741@N04/5188046944/" title="Caterpillar di bistrotchezmaurice, su Flickr"><img align="right" alt="Caterpillar" border="" height="210" src="http://farm2.static.flickr.com/1281/5188046944_15b7177ffc.jpg" style="padding: 5px; margin-left: 5px;" width="280" /></a>Ma non basta. &quot;Ogni azienda in Italia &#8211; afferma Repubblica -&nbsp; impiega 285 ore l&#39;anno per adempiere ai propri doveri fiscali, oltre 60 ore in pi&ugrave; della media europea&quot;. E secondo me sono anche poche, tenendo conto di tutto il tempo perso &#8211; ad esempio &#8211; per leggere tutte le circolari che arrivano, per attaccare adesivi e cartelli obbligatori per legge, fare e disfare menu dentro e fuori, aggiornare manuali HACCP, seguire corsi di &quot;aggiornamento&quot; obbligatori, e via dicendo.<br />
	Ma non c&#39;era un ministro per la semplificazione burocratica? Ed un altro per la riforma della Pubblica Amministrazione? A parte dedicarsi ad ameni passatempi, come le passeggiate con i maialini o il gioco dei piccoli piromani o gli slalom fra i tornelli, cosa hanno cambiato in sedici anni di governi del fare?<br />
	Prendiamo il caso di una persona che voglia <strong><a href="http://www.informagiovani-italia.com/Come%20aprire%20un%20negozio.htm">aprire un ristorante</a></strong>. L&#39;epocale cosiddetta riforma del commercio, introdotta dal DL 114 del 31 marzo 1998, ha cambiato ben poco: al posto della presentazione di una serie di documenti e di una richiesta di autorizzazione (la famosa licenza) oggi basta un&#39;autocertificazione e una comunicazione al Comune, ma i requisiti rimangono gli stessi e devono essere documentati.</p>
<p>Siamo uno dei paesi al mondo con il pi&ugrave; alto grado di inefficienza burocratica, e non &egrave; tutta colpa dei dipendenti, anzi la loro colpa &egrave; la minore, detto francamente.<br />
	La prima riforma da fare &egrave; l&#39;informatizzazione di tutti i settori della PA, con la messa in rete di tutti in un grande network. Rimanendo nell&#39;esempio del ristorante, uno porta l&#39;autocertificazione in Comune che, seduta stante, si collega alla Camera di Commercio, alla cancelleria del Tribunale, alla scuola frequentata o all&#39;ente che ha rilasciato l&#39;attestato di frequenza al corso, e nel giro di qualche minuto l&#39;impiegato ha sul suo computer tutti i certificati richiesti.<br />
	Lo stesso discorso pu&ograve; valere per l&#39;ultima stazione dei Carabinieri, che pu&ograve; accedere in un attimo a tutto lo scibile su un individuo fermato o sospetto, o alla Sanit&agrave; pubblica che (come in Trentino) mette a disposizione del medico curante vita-morte-miracoli di un paziente in tempo reale. Si potrebbe sapere &#8211; ad esempio &#8211; se un piemontese coinvolto in un incidente in Sicilia ha delle intolleranze, delle allergie ai farmaci, delle patologie in essere.<br />
	La seconda riforma, collegata alla prima, &egrave; l&#39;archiviazione informatica di tutto il cartaceo. Pensiamo a quanto patrimonio edilizio lo Stato potrebbe recuperare e vendere, risanando qualche conto, svuotando archivi secolari che non verranno mai consultati.</p>
<p>Solo che per fare questo occorre che ci sia qualcuno al vertice che ci capisca qualcosa, che badi alla sostanza e non alla pubblicit&agrave; del proprio ego, che pensi al bene pubblico e non alla propaganda di bottega.</p>
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		<title>Aprire un&#039;impresa? E&#039; subito fatto (2)</title>
		<link>http://www.bistrotchezmaurice.com/2010/07/03/aprire-unimpresa-e-subito-fatto-2/</link>
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		<pubDate>Fri, 02 Jul 2010 22:01:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Maurice</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[attività]]></category>
		<category><![CDATA[commercio]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Denaro, money, argent, geld, dinero,&#160;<span class="short_text" id="result_box"><span title="" style="">?, in qualsiasi modo lo chiamiamo la sostanza &#232; sempre quella, ed &#232; tutto quello che serve per aprire un&#8217;attivit&#224;, anche senza toccare l&#8217;art.41 della Costituzione, come dice di voler fare Tremonti.<br />
Volete aprire un </span></span>&#8230;</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Denaro, money, argent, geld, dinero,&nbsp;<span class="short_text" id="result_box"><span title="" style="">?, in qualsiasi modo lo chiamiamo la sostanza &egrave; sempre quella, ed &egrave; tutto quello che serve per aprire un&#8217;attivit&agrave;, anche senza toccare l&#8217;art.41 della Costituzione, come dice di voler fare Tremonti.<br />
Volete aprire un ristorante? Mandatemi un&#8217;email, meglio ancora un bonifico bancario, e domani mattina siete proprietari del mio locale. Licenze &#8211; come dice Berlusconi &#8211; permessi ed altre gabole non esistono: a tutto in Italia c&#8217;&egrave; un escamotage per risolvere la questione. Non serve esperienza, non serve mestiere, tutto si impara. Se va bene siete dei geni, se va male &egrave; il mercato che detta le sue regole, come sostengono gli economisti.<br />
<a title="Euro di bistrotchezmaurice, su Flickr" href="http://www.flickr.com/photos/25832741@N04/4755952552/"><img height="400" align="right" width="300" alt="Euro" src="http://farm5.static.flickr.com/4118/4755952552_e084d918c1.jpg" style="padding: 5px; margin-left: 5px;" /></a>Perch&eacute; pochi &quot;si buttano&quot;? Perch&eacute; manca il denaro, tutto qui.<br />
Certo, detto cos&igrave; sembra semplice e non servono tanti libri di marketing per aprire un&#8217;attivit&agrave;, ma &egrave; la verit&agrave;.<br />
Se avessero ragione i libri, i migliori commercianti (o industriali) sarebbero i professori universitari o gli studiosi di economia; invece fanno i docenti e gli esperti, e si guardano bene dall&#8217;investire anche un solo centesimo in un&#8217;impresa. Spesso invece sono le persone normali ad iniziare una nuova attivit&agrave;, quelli con pochi o nulli studi, ma con qualche buona idea, tanta volont&agrave; di emergere, di mandare a quel paese il proprio datore di lavoro, di cambiar vita, di mettersi in gioco, di affrontare il rischio e l&#8217;avventura.<br />
Anthony Bourdain, chef diventato famoso nel mondo non per le sue ricette, nel suo primo libro </span></span> <em><strong><a href="http://www.feltrinellieditore.it/SchedaLibro?id_volume=1741979">Kitchen Confidential</a></strong> &#8211; Avventure  gastronomiche a New York</em>, porta tutta una serie di esempi di ristoranti falliti, a prescindere dal talento dei suoi cuochi e patron, salvo dimostrare  &#8211; alla fine &#8211; che c&#8217;&egrave; un fattore X per cui un suo collega ha avuto successo, sempre e comunque.<br />
La base di partenza sono i soldi. Se li avete, ma non avete l&#8217;arte, potete sempre assumere chi ce l&#8217;ha, e farvi fare il lavoro da costoro. Mario Poletti Polegato, tanto per riprendere un esempio gi&agrave; fatto, dopo aver brevettato i suoi &quot;buchi&quot; ha assunto cinque giovani collaboratori che fanno fatto il lavoro sporco, dal marketing alla creativit&agrave;.</p>
<p><span class="short_text" id="result_box"><span title="" style="">Il ministro dell&#8217;economia, piuttosto che pensare a &quot;riforme&quot; roboanti della libert&agrave; d&#8217;impresa, dovrebbe pensare di pi&ugrave; a come far arrivare soldi alle imprese in essere o in fieri. E&#8217; il denaro che crea le opportunit&agrave;, lo sviluppo, le possibilit&agrave; di entrare in nuovi mercati, creare nuova occupazione, creare ricchezza. Se non arriva denaro n&eacute; alle imprese n&eacute; alla popolazione non avviene nulla o, meglio, i consumatori non comperano, le aziende non vendono e chiudono, come avviene tutti i giorni.<br />
Come si dice, il denaro non d&agrave; la felicit&agrave;, ma aiuta molto a raggiungerla. Il sorriso a trentadue denti arriva dopo, ed anche questo aiuta, ma arriva dopo.<br />
Lo ha capito bene </span></span><strong><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Muhammad_Yunus">Muhammad Yunus</a></strong>, premio Nobel 2006 per la pace, inventore del microcredito per imprenditori troppo poveri per ottenere denaro dalle banche tradizionali. La sua creatura, la</p>
<blockquote><p><strong><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Grameen_Bank">Grameen Bank</a></strong> oggi ha 1.084 filiali in cui lavorano 12.500 persone. I  clienti in 37.000 villaggi sono 2.100.000, per il 94 per cento donne.  L&#8217;organizzazione non &egrave; in perdita: il 98 per cento dei prestiti viene  restituito.
</p></blockquote>
<p>Yunus non ha cambiato n&eacute; leggi n&eacute; costituzioni, ha solo imprestato soldi sulla fiducia. Ed il &quot;mercato&quot; lo sta premiando.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Resistere, ma fino a quando?</title>
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		<pubDate>Wed, 20 Jan 2010 19:19:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Maurice</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>La signora mi scuser&#224;, ma fino a stamani, quando &#232; apparsa sugli schermi di Rai3 a <a href="http://www.cominciamobene.rai.it/dl/portali/site/puntata/ContentItem-af1dedf6-888d-4163-9467-72ccfe3b9daa.html?refresh_ce">Cominciamo Bene</a> (il video sar&#224; disponibile nei prossimi giorni), non avevo neanche mai sentito nominare <strong>Giuseppina Virgili</strong>. Non &#232; una sconosciuta se Google &#8230;</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La signora mi scuser&agrave;, ma fino a stamani, quando &egrave; apparsa sugli schermi di Rai3 a <a href="http://www.cominciamobene.rai.it/dl/portali/site/puntata/ContentItem-af1dedf6-888d-4163-9467-72ccfe3b9daa.html?refresh_ce">Cominciamo Bene</a> (il video sar&agrave; disponibile nei prossimi giorni), non avevo neanche mai sentito nominare <font color="#ff0000"><strong>Giuseppina Virgili</strong></font>. Non &egrave; una sconosciuta se Google d&agrave; oltre 120 mila voci per lei, ed esistono un gruppo di solidariet&agrave; su <a href="http://www.facebook.com/group.php?v=wall&amp;ref=share&amp;gid=195819648850#/group.php?v=info&amp;ref=share&amp;gid=195819648850">Facebook</a>, un <a href="http://blog.libero.it/pmicheresistono/">blog</a> ed un <a href="http://icrl.wordpress.com/2010/01/19/appuntamento-con-giuseppina-virgili/">sito</a> che raccoglie le Imprese che resistono, come la sua.<br />
Molti ne hanno parlano &#8211; fra gli altri <a href="http://blogosfere.it/2009/12/made-in-italy-in-crisi-imprenditori-suicidi-e-organi-in-vendita-su-internet-intervista-a-giuseppina.html">qui</a>, <a href="http://economiaefinanza.blogosfere.it/2009/12/imprese-che-resistono-day-quando-gli-imprenditori-soffrono-lintervista-a-luca-peotta-e-il-caso-di-gi.html">qui</a> e l&#8217;Espresso <a href="http://www.selpress.com/confindustriatoscana/immagini/040909S/2009090431527.pdf">qui</a> &#8211; e c&#8217;&egrave; anche un <a href="http://www.impresecheresistonolombardia.org/impresecheresistonolombardia/HOME.html">programma</a> per questo movimento al quale possono aderire tutte le piccole e medie aziende che hanno problemi nell&#8217;attuale crisi.<br />
Bastano due soli numeri per capire la drammaticit&agrave; della situazione:</p>
<ul>
<li>sono 1608 i piccoli imprenditori del nordest che dall&#8217;inizio della crisi si sono tolti la vita, l&#8217;ultimo buttandosi sotto il treno della Venezia-Trento</li>
<li>sono 30 le aziende che ogni giorno chiudono in Italia.</li>
</ul>
<p><a href="http://www.flickr.com/photos/25832741@N04/4291297168/" title="Mendicante 1 di bistrotchezmaurice, su Flickr"><img width="270" height="405" align="left" style="padding: 5px; margin-right: 5px;" src="http://farm3.static.flickr.com/2791/4291297168_1642fa247e.jpg" alt="Mendicante 1" /></a>Se i lavoratori dipendenti hanno al loro fianco le organizzazioni sindacali che li tutelano, e se le grandi aziende hanno voce in capitolo in Confindustria, quell&#8217;esercito di micro imprese che lavorano nei diversi settori sono gli &quot;invisibili&quot;, come ormai sono definiti. Neppure le cosiddette organizzazioni di categoria, Confcommercio in testa, si preoccupano di loro e li hanno da tempo abbandonati, salvo farsi vivi quando c&#8217;&egrave; da perorare il voto per qualche candidato locale.<br />
Sono quelli che se chiudono non lasciano traccia se non nei libri contabili delle banche e dei fornitori, dell&#8217;Agenzia delle Entrate e &#8211; spesso &#8211; nei libretti neri degli usurai. Sono quelli che una volta venivano additati come l&#8217;ossatura portante della nostra economia, quelli che non ricevevano sussidi di nessun tipo dallo Stato, ma che facevano tanto comodo allo Stato per le sue statistiche ed il poderoso prelievo fiscale.<br />
Anche la stampa comincia ad interessarsi di loro non pi&ugrave; come evasori fiscali <em>tout court</em>, ma come entit&agrave; economiche che stanno lottando a denti stretti per tener aperta la saracinesca ogni santa mattina, sperando che succeda qualcosa per raddrizzare la barca.<br />
Sono aziende che occupano spesso marito, moglie, uno o pi&ugrave; figli, uno o pi&ugrave; dipendenti, nate di recente su un progetto di vita o in tempi passati, con generazioni laboriose che hanno mantenuto famiglie ed economie.<br />
Fino ad ieri i problemi venivano lavati in casa perch&eacute; la dignit&agrave; e l&#8217;orgoglio di queste persone non permettevano di esternare la loro difficile situazione. Oggi, finalmente, hanno preso coscienza che la loro &egrave; una condizione condivisa dalla grande maggioranza delle imprese, che la banca che rifiuta loro credito lo rifiuta anche a centinaia e migliaia di altri &quot;invisibili&quot;, che non basta sorridere perch&eacute; i conti tornino in attivo.<br />
Non c&#8217;&egrave; ricetta magica che li possa salvare, non c&#8217;&egrave; innovazione, liberalizzazione o globalizzazione che ridia loro speranza. L&#8217;unica cosa che vogliono &egrave; tornare a lavorare, per pagarsi i debiti e vivere. Non possono pi&ugrave; aspettare.<br />
<img alt="" src="file:///C:/DOCUME~1/alicia/IMPOST~1/Temp/moz-screenshot-2.png" /></p>
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		<title>La cucina è chiusa, punto e basta.</title>
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		<pubDate>Wed, 24 Jun 2009 22:01:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Maurice</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ristorante]]></category>
		<category><![CDATA[attività]]></category>
		<category><![CDATA[Malpensa]]></category>
		<category><![CDATA[Milano]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Non venitemi pi&#249; a dire: &#34;ma come, la cucina &#232; gi&#224; chiusa?&#34;. Andate alla Malpensa.<br />
Domenica sera, Malpensa appunto, Terminal 2.&#160; Arrivo verso le 9 e mezza e devo aspettare un&#8217;oretta abbondante perch&#233; l&#8217;aereo della figliola &#232; in ritardo. Ho &#8230;</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Non venitemi pi&ugrave; a dire: &quot;ma come, la cucina &egrave; gi&agrave; chiusa?&quot;. Andate alla Malpensa.<br />
Domenica sera, Malpensa appunto, Terminal 2.&nbsp; Arrivo verso le 9 e mezza e devo aspettare un&#8217;oretta abbondante perch&eacute; l&#8217;aereo della figliola &egrave; in ritardo. Ho gi&agrave; cenato in autostrada, ma <strong><font color="#800000">un altro caff&egrave;</font></strong> lo berrei molto volentieri; se poi al bar ci fosse anche un televisore, mi piacerebbe vedere se gli undici brocchi in maglietta scolorita rimonteranno (e come) le tre pappine che le merenghe ci hanno rifilato nei primi quarantacinque minuti di gioco.<br />
<a href="http://www.flickr.com/photos/lanzate21/3429062730/"><img height="203" align="left" width="270" alt="" style="padding: 5px; margin-right: 5px;" src="http://www.bistrotchezmaurice.com/wp-content/uploads/image/3429062730_df46e279b9.jpg" /></a>I saloni sono deserti (ma sono a Malpensa?), sembra che la cara e vecchia Alitalia abbia lasciato i debiti e si sia portato via tutto il resto; al confronto Parigi-Bouvet alle 5 del mattino sembra el souk del Cairo.<br />
Comincio a girare per tutto il terminal. Se fossi <strong><font color="#800000">un terrorista </font></strong>potrei depositare un pallet di tritolo, fumarmi una sigaretta finch&eacute; la miccia brucia lenta, uscire dall&#8217;aereoporto con tutta tranquillit&agrave; ed aspettare che salti tutto in aria, senza che nessuno si accorga di niente. Neanche un poliziotto che mi sappia dare un&#8217;informazione.<br />
Tutto &egrave; chiuso, non solo i giornali, ma anche il bar. L&#8217;insegna &egrave; spenta.<br />
Esco e vado al <strong><font color="#800000">terminal 1</font></strong>: stessa scena. Se invece del caff&egrave; avessi bisogno di una pillola per una colica improvvisa, dovrei riprendere la macchina ed andare a Varese o a Gallarate per trovare una farmacia aperta.<br />
Trovo una coppia di dipendenti dell&#8217;aereoporto che si fumano una sigaretta, li riconoscono dal pass appeso al collo. Mi informano che &egrave; tutto chiuso, forse &egrave; ancora aperto il Fini. Niente bar, niente caff&egrave;, niente partita. Alle dieci e mezza telefoner&ograve; a casa per sapere il risultato finale.</p>
<p>Non ricordo se Malpensa era cos&igrave; anche un anno fa, o se il deserto dei tartari sia la conseguenza della <strong><font color="#800000">cordata italiana</font></strong>. Fatto sta che &#8211; se dipendesse da me &#8211; metterei sul serio una bella carica di esplosivo a tutto questo cemento inutile, lascerei solo un muro dipinto di verde con tanto di lapide, come monumento al clientelismo della Lega, a futura memoria.<br />
Questo sarebbe l&#8217;hub che tanto casino ha scatenato nei mesi scorsi in Italia e mezza Europa? Uno scalo internazionale dove dopo le 9 di sera un caff&egrave; &egrave; reperibile solo dall&#8217;unica macchinetta da 1 euro?<br />
Ma andate a lavorare.</p>
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		<title>La grande fuga</title>
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		<pubDate>Mon, 11 May 2009 22:01:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Maurice</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ristorante]]></category>
		<category><![CDATA[attività]]></category>
		<category><![CDATA[chiusure]]></category>
		<category><![CDATA[commercio]]></category>
		<category><![CDATA[crisi]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Da ladri a vittime, anche noi. Fino ad ieri i ristoranti, come tutti i commercianti, erano la <strong>peggior razza</strong> che esista sulla faccia della terra: ladri, evasori, truffaldini, nel migliore dei casi levantini. Praticamente dei delinquenti a piede libero.<br />
<img height="173" align="right" width="260" src="http://www.bistrotchezmaurice.com/wp-content/uploads/image/Megashop.jpg" style="padding: 5px; margin-left: 5px;" alt="" />Finalmente &#8230;</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Da ladri a vittime, anche noi. Fino ad ieri i ristoranti, come tutti i commercianti, erano la <strong><font color="#800000">peggior razza</font></strong> che esista sulla faccia della terra: ladri, evasori, truffaldini, nel migliore dei casi levantini. Praticamente dei delinquenti a piede libero.<br />
<img height="173" align="right" width="260" src="http://www.bistrotchezmaurice.com/wp-content/uploads/image/Megashop.jpg" style="padding: 5px; margin-left: 5px;" alt="" />Finalmente qualcuno comincia ad accorgersi che sono anch&#8217;essi lavoratori, con l&#8217;aggravante che investono del proprio denaro per metter su un&#8217;attivit&agrave;. Le associazioni dei consumatori vorrebbero che lavorassero <strong><font color="#800000">per la gloria </font></strong>ma, come dice il proverbio, nessun cane muove la coda per niente, purtroppo per loro (forse che loro vanno in televisione senza percepire il cachet?).</p>
<p>La crisi internazionale ha portato sotto i riflettori quella che era gi&agrave; una crisi nazionale, e <a href="http://www.repubblica.it/2009/05/sezioni/economia/crisi-32/botteghe-cancellate/botteghe-cancellate.html">qualcuno</a> se ne sta accorgendo. E&#8217; antipatico citarsi, ma io <strong><font color="#800000">l&#8217;avevo gi&agrave; detto</font></strong> <a href="http://www.bistrotchezmaurice.com/2007/06/09/il-sig-rossi-di-roccacannuccia/">qui</a> e <a href="http://www.bistrotchezmaurice.com/2008/10/08/non-e-un-videogame/">qui</a> in tempi non sospetti.<br />
Ora, cifre alla mano, se ne accorge anche il sindacato dei commercianti che prevede, a fronte delle chiusure quotidiane di attivit&agrave;, una perdita di <strong><font color="#800000">150 mila posti di lavoro</font></strong> nel giro di cinque anni,&nbsp; 150 volte i dipendenti che Alitalia ha lasciato a casa. E&#8217; come se la Fiat chiudesse undici fabbriche come Mirafiori. Minimo che potrebbe capitare &egrave; la rivoluzione.</p>
<p>Nessuno dice che, quando un negozio chiude, spessissimo i titolari rimangono disoccupati, non c&#8217;&egrave; per loro cassa integrazione, e spesso si trovano sulla groppa mutui e debiti con banche e fornitori che vanno onorati. Non a caso Confcommercio rileva un&#8217;impennata di ricorso agli <strong><font color="#800000">strozzini</font></strong>, gli unici disposti a dare dei soldi, con tutte le conseguenze conosciute o immaginabili.</p>
<p>Sono i centri commerciali che hanno seppellito i negozi. La provincia autonoma di Bolzano, nella lungimiranza dei suoi amministratori, ha sempre negato l&#8217;apertura dei <strong><font color="#800000">megashop</font></strong>; risultato: i negozi continuano a vivere, la citt&agrave; &egrave; viva ed il centro non &egrave; preda della malavita.<br />
Invece di istituire le ronde sarebbe pi&ugrave; intelligente sostenere il piccolo commercio, ma questo non sono in grado di capirlo, n&eacute; a Roma n&eacute; a Milano.</p>
<p>Ovviamente il consumatore fa i <strong><font color="#800000">suoi interessi</font></strong>. Se trova su Internet un biglietto low cost per l&#8217;aereo, lo compra anche se si &egrave; servito fino ad ieri dell&#8217;agenzia di viaggi, dimostrando che la famosa fidelizzazione del cliente &egrave; una bella parola inventata dagli uffici marketing delle aziende. Oggi succede al negozio sotto casa, domani toccher&agrave; anche ai web shop.<br />
Finita la fidelizzazione, &egrave; finito anche il <strong><font color="#800000">rapporto personale</font></strong> tra compratore e venditore. Vai, ti servi e paghi. Null&#8217;altro. Non so fino a quando il ristorante che conosciamo oggi resister&agrave;: &egrave; probabile che il modello Mc Drive &#8211; ordina sulla tastiera, paga e vattene con il tuo cartoccio &#8211; sia lo standard futuro. Non ci va? Embeh, ce lo siamo cercati.</p>
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