Senza dubbio, la classe più competente, e la meno servile, è quella dei cuochi. (George Orwell)

Bistrot Chez Maurice



Quattro gatti ed un papa afono 1

Posted on luglio 14, 2009 by Maurice

Temporale estivo sul TG3 per le parole del vaticanista Roberto Balducci che ha illustrato le vacanze di papa Ratzinger dicendo che "con lui ci saranno due gatti. Gli strapperanno un sorriso, almeno quanto i proverbiali quattro gatti (forse un po’ di più) che hanno ancora il coraggio e la pazienza di ascoltare le sue parole".
In mancanza di una interpretazione autentica, mi azzardo a pensare che Balducci si riferisse con malizia a tutti quei sedicenti cattolici che razzolano male e predicano bene, infischiandosene delle parole del Sommo Pontefice. Un nome a caso? Beh, lascio alla fervida immaginazione di ognuno. Quelli che invece ascoltano la Parola e la praticano son ormai quattro gatti, appunto.
Dati ufficiosi indicano che i praticanti cattolici non superano il 25% degli italiani, ma fonti del clero cattolico affermano che solo una persona su dieci frequenta la messa domenicale, con un leggero incremento al sud. Ed è di poco più di un mese fa l’allarme dell’episcopato sul calo delle confessioni.
Dopo quasi trent’anni di pontificato di Giovanni Paolo II questo è il risultato: i cattolici italiani – ma non solo loro – si allontanano sempre di più dalla pratica religiosa che, per un credente, è fondamentale per mantenere il contatto con Dio e la comunità dei fedeli. Altro che santo subito.

Qualcosa non torna.
Non ho dati in proposito, ma – a quel che ricordo – nei turbolenti anni ‘60 e ‘70, nonostante la contestazione imperante anche dentro la chiesa, il dibattito vivace sul cattolicesimo portava una maggiore affluenza ai sacramenti, dalla messa alla confessione, senza parlare del matrimonio, oggi in forte declino a favore del rito civile.
Il fondamentalismo cattolico attuale ha i connotati della grande fabbrica di denaro e di consensi politici, ma con poca fede e ancor meno professione di fede. I milanesi, per fare un esempio, sanno bene perchè il governatore della Lombardia Formigoni preferisce la poltrona di Milano a quella romana: da sotto il mantello della Madunina può gestire ed amministrare le varie "opere di bene" cattoliche di Comunione e Liberazione, dell’Opus Dei e simili, grandi serbatoi di voti in cambio di posti di lavoro controllato. Ovviamente la Comunione non c’entra niente.

Il paradosso è che chi parla di necessità di una moralità pubblica e privata sono proprio i non cattolici dichiarati. I difensori della fede preferiscono le tette ed i culi televisivi, la violenza martellante dei serial americani, salvo poi scandalizzarsi della criminalità familiare e chiedere la castrazione chimica o la pena di morte (ci arriveremo anche a quella, con buona pace dei difensori della vita).
Se dalla Chiesa arrivasse più frequentemente e più esplicitamente qualche condanna per i comportamenti dissoluti degli italiani (a cominciare da chi li guida), per l’immoralità dilagante in tutti i settori (politica, finanza ed economia per prime), per le palesi ingiustizie che colpiscono i più deboli, forse qualche anima in più entrerebbe nelle chiese deserte.
Il fondamentalismo dei teocon non premia, neanche in termini numerici. Sarebbe ora che ci pensasse anche Sua Santità, prima che sia troppo tardi per tutto e per tutti.

Update: come volevasi dimostrare.

Settimo: Non rubare. 1

Posted on giugno 12, 2009 by Maurice

Secondo i bene informati papa Benedetto starebbe lavorando ad una nuova enciclica, stavolta sui temi economici. Il titolo, dato dallo stesso Pontefice, sarebbe "Caritas in veritate" mentre tutta la lettera sarebbe frutto del lavoro – non ancora concluso – di diverse altre menti.
Fin qui nulla di clamoroso, anche se sarebbe già un avvenimento che il papa teologo affronti il tema dell’economia che è quanto di più distante si possa immaginare dai suoi interessi. La grossa novità sarebbe sui contenuti, anche se negli ultimi tempi non sono mancate alcune affermazioni che non possono essere sfuggite ai più attenti:
"Nella crisi attuale sono evidenti i segni di “un’avidità di guadagno” di pochi ricchi e potenti a danno di molti" ha affermato Benedetto XVI poco più di un mese e mezzo fa.

Senza sconfessare il magistero precedente (Rerum Novarum e Populorum Progressio) Ratzinger darebbe la botta finale, timidamente avanzata negli ultimi tempi di vita anche da Wojtila, al capitalismo come sistema in grado di risolvere i problemi economici e sociali del mondo.
Qualcuno paventa che addirittura la nuova enciclica potrebbe riallacciarsi al pensiero di Carl Marx (nella condanna e nelle previsioni della fine del capitalismo) per superarlo in una nuova visione cristiana, dove ai valori della ricerca del bene personale si affianchi la solidarietà tra le persone ed i popoli.
Dietro questa visione ci sarebbe il pensiero di Ernst-Wolfgang Böckenförde, coetaneo del papa, cattolico, filosofo, insigne scienziato della politica, un cui studio recente – pubblicato su Il Regno, il quindicinale dei padri Dehoniani, da decenni impegnato sul fronte progressista – ha destato molto scalpore nel mondo cattolico, soprattutto là dove si parla dell’attualità di Marx.
Per una visione ed una prassi cristiana occorrono nuovi presupposti, direbbe il Papa, addirittura un nuovo punto di partenza che certamente non è il capitalismo come si è manifestato negli ultimi secoli ed ancor più precisamente negli ultimi anni.

Fino al giorno della pubblicazione non ne sapremo di più, ma dovrebbero essere proprio questi i contenuti se le pochissime indiscrezioni trapelate hanno già suscitato le reazioni più ringhiose e rabbiose dei teocon nostrani, in difesa dei principi dello sfruttamento più bieco dell’uomo sull’uomo in nome del dio denaro.



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