Un cuoco, una cucina, un mondo

Bistrot Chez Maurice 2.0



Ah, c’avessi pensato prima /2 1

Posted on novembre 14, 2011 by Maurice

Prima che juventino sono sportivo. Ho ammirato Totti e Gattuso, Xavier Zanetti ma non le provocazioni di Matterazzi (l'unico italiano?), Schneider e Maldini. Quando la classe è classe, il colore della maglia non c'entra.
Non ho in tasca nessuna tessera di partito, ma riconosco il buon senso dell'ultimo video messaggio del cavaliere da palazzo Chigi, mentre Mario Monti riceveva l'incarico al Quirinale. Mi sono trovato in sintonia con Casini da Fabio Fazio domenica sera.
Si può essere partigiani senza essere ciechi. Questo mi ha insegnato la vita e le mie esperienze passate.
Non sopporto, invece, la faziosità per il puro gusto di distinguersi, dalla destra e dalla sinistra, o dal centrosinistra e nella sinistra, per mettersi sul bavero il distintivo della verità, quando la Verità è sempre relativa.

Bersani non mi è mai stato particolarmente simpatico, fin dai tempi in cui – da ministro – introdusse le liberalizzazioni a cui non credo, se selvagge. Eppure negli ultimi giorni di Berlusconi ha dimostrato una genialità politica che non sospettavo.
La strategia parlamentare nelle votazioni sugli ultimi provvedimenti economici del governo del cavaliere hanno del geniale: far approvare dal Parlamento la legge di stabilità senza partecipare al voto ha messo allo scoperto la perdita della maggioranza da parte dell'asse Berlusconi-Bossi. Tutto il resto è venuto di conseguenza: dimissioni ed incarico a Monti.
Ora, obiettivamente, cosa poteva fare di più l'ex opposizione, ed il PD in particolare?
Mobilitazioni, manifestazioni, proteste, non hanno buttato giù la maggioranza bulgara di cui disponeva in Parlamento il cavaliere. Quando l'aria era frizzantina il voto di fiducia – una cinquantina in neppure quattro anni di governo – rimetteva le cose a posto e chiudeva ogni velleità dell'opposizione.

Non è passata la legge bavaglio, il processo lungo, il processo breve, la legge sulle intercettazioni. Ma con chi si poteva votare una legge sul conflitto d'interessi o una riforma del porcellum? Proposte di legge di iniziativa parlamentare il PD ne ha depositate molte, ma il muro dell'ex maggioranza non ne ha fatta passare nessuna.
"Bisogna dirlo con chiarezza – scrive Antonio Padellaro -, Berlusconi non avrebbe potuto distruggere tutto ciò che ha distrutto se non avesse avuto di fronte un’opposizione troppo spesso debole e qualche volta complice".
Certo, il primo governo Prodi avrebbe potuto fare la legge sul conflitto d'interessi; certo, nessuno ha intuito fin dall'inizio la pericolosità della "discesa in campo" dell'uomo di Arcore. Ma, ad essere onesti, il berlusconismo è nato molto prima, e tutti ci siamo divertiti con il Drive In, senza capire che da lì partiva il cambiamento dell'Italia. Qualcuno ha fatto qualcosa, fin dall'inizio, per scongiurare il pericolo? Certa opposizione anche mediatica sa dove ci porterà la Lega, o Grillo o Matteo Renzi?
Chi è in mare naviga, chi è a terra giudica, dice l'adagio. Ed è molto più facile.

Bunker, sant’Elena o salvacondotto: ecco le ipotesi 1

Posted on novembre 12, 2011 by Maurice

Ora che Silvio Berlusconi è uscito ufficialmente da palazzo Chigi, cosa ne sarà di lui? La fine ingloriosa del suo impero politico è stata disegnata, a seconda delle parti, come un altro piazzale Loreto, stavolta virtuale, o come una sant'Elena. Non sarà invece né l'una né l'altra.
Come abbiamo sempre previsto, la caduta del cavaliere è stata provocata dall'implosione del suo stesso impero. Certo, ci sono volute tutta una serie di cause esterne, ma il detonatore è stata la paralisi dell'esecutivo guidato da Berlusconi di fronte alla catastrofe che stava per abbattersi sul Paese.
Com'è strana la storia, a volte. Entrato in politica per difendere le sue aziende dal pericolo comunista che – nella sua visione – gliele avrebbe portate via dopo la caduta di Craxi, oggi scappa da palazzo Chigi per difendere la propria roba dagli attacchi dei mercati internazionali. Dal discorso della discesa in campo con la finta libreria dietro le spalle, al pranzo di Arcore con i figli e Confalonieri mentre lo spread si invola verso quota 600 ed Ennio Doris gli telefona per avvertirlo che un'altra giornata così sui mercati gli avrebbe portato via tutto.
Finalmente ha dovuto prendere atto che se l'Italia affondava non era per colpa dei comunisti, dei giornali di sinistra, delle toghe rosse, ma solo ed esclusivamente per lui, per la sua persona, per la sua brama di ricchezza e di potere. Il vecchio leone ha dovuto prendere atto che alla fine neppure lui e la sua roba si sarebbero salvati.

Cosa ne sarà ora? Di sicuro non si metterà da parte: dal caimano agonizzante dobbiamo aspettarci ancora furibondi colpi di coda finché si renderà conto che anche per lui è suonata definitivamente l'ora del ritiro.
Restano però ancora in sospeso diversi conti, principalmente con i diversi processi in corso e, forse, ancora da venire. Senza più l'ombrello del legittimo impedimento, Berlusconi ora deve presentarsi in aula a difendersi, non ha più scuse. La soluzione giudiziaria, come molti temevano ed altri auspicavano, sarà solo l'epilogo, l'ultimo capitolo del libro ormai scritto e finito.
A meno che, nel passaggio di consegne a palazzo Chigi, non vi sia anche un qualche salvacondotto con le firme di Napolitano e di Bersani. Sarebbe l'ultimo colpo di genio del cavaliere di Arcore, e l'ultima presa per i fondelli per un Paese umiliato.

 

Prime luci (ed ombre) dopo il tunnel 2

Posted on novembre 11, 2011 by Maurice

L'uscita di scena di Berlusconi – ok, non è ancora avvenuta, ma è ormai un dato di fatto – se da una parte risolve molte cose, dall'altra senza dubbio le complica. Abbiamo già immaginato alcuni scenari futuri, ma l'accelerazione di queste ultime ore anticipa quello che pensavamo avrebbe potuto succedere dopodomani.
Nel PdL si è avviata la frantumazione centrifuga delle varie correnti, tenute insieme fino ad ieri dalla figura del padre-padrone. Da una parte gli ex democristiani che sarebbero favorevoli ad un appoggio del governo Monti, dall'altra gli ex missini che vorrebbero andare subito alle elezioni. E' da vedere se Berlusconi, con un nuovo colpo di genio, riuscirà a compattare le fila dei suoi, e da che parti schierarsi.
Il cerchio magico di Bossi, da parte sua, è convinto di recuperare consenso tra la base leghista in fuga schierandosi all'opposizione di un supposto governo d'emergenza. Lasciamoli alle loro illusioni. Aspettiamo anche qui che si apra il confronto sulle colpe della Lega nella gestione degli ultimi anni di appoggio a Berlusconi, lasciamo che da sotto il tavolo i contendenti alla successione del senatur tirino fuori i coltelli, e ci sarà da ridere – o da piangere, a seconda dei punti di vista.

Più di un commentatore politico da tempo osservava come il partito di Di Pietro fosse nato e cresciuto come contraltare alla figura del cavaliere. Caduto lui, l'Idv cessa la sua funzione e rischia quindi l'evaporazione. Altri commentatori di recente hanno sollevato dubbi sulla reale collocazione politica del leader molisano. La presa di posizione contro un eventuale governo Monti dà ragione a queste interpretazioni.
Trovarsi insieme a leghisti e post fascisti ha già scatenato nel web le ire dei suppoters di Di Pietro, quelli che lo hanno sostenuto per un cambio radicale al vertice del governo ed un rinnovamento della politica italiana.
Chiedere di andare alle urne in questo momento, con le borse e lo spread nelle condizioni che sappiamo, non è da irresponsabili, è semplicemente da pazzi. Dire no ad un esecutivo di tregua, delle larghe intese, del Presidente o di come vogliamo chiamarlo, è una scusa pura e semplice per qualche frazione di decimale in più nelle urne. Decimale che non è poi così sicuro, perché l'elettorato sa benissimo i rischi di fallimento che corriamo tutti. Il tanto peggio tanto meglio lasciamolo a chi ha solo ambizioni personali, e se ne frega del bene comune. Ho detto Grillo o Vendola? No, non l'ho detto.

La volontà popolare, trucchetto da seconda repubblica 0

Posted on novembre 10, 2011 by Maurice

La nomina del professore Mario Monti a senatore a vita, prima dell'investitura a nuovo capo del Governo, semplifica anche il quadro politico, non più diviso tra berlusconiani ed antiberlusconiani, ma tra chi ha a cuore le sorti del Paese e chi guarda solo al proprio orticello elettorale (Lega e Idv, soprattutto).
Da Tremonti a Monti, semplificazione e chiarezza, senza inciuci o interessi sottobanco di partito. Quello che ci vuole in questa difficilissima fase. Un "portatore di idee, non di interessi", come lo definisce Ferruccio De Bortoli, sapendo che "non è un freddo tecnocrate, è un italiano appassionato, disposto a svolgere il ruolo di civil servant senza mire personali".
Oh, intendiamoci: non è che con Mario Monti tutto è risolto come d'incanto. "Ci aspetta – ricorda Massimo Giannini – una lunga traversata nel deserto, fatta di sacrifici, di sudore e di sangue. Ma ora che la svolta è vicina, dobbiamo sapere due cose. La prima: nonostante tutto, l'Italia è un grande Paese che ha in sé le energie e le risorse per rialzarsi. La seconda: la responsabilità più grande, del declino italiano di questi anni, pesa sulle spalle del Cavaliere. Dobbiamo ricordarcelo, mentre ci accingiamo a consegnarlo, finalmente, alla notte della Repubblica".

C'è chi storce il naso sulla scelta di Monti come prossimo capo dell'esecutivo d'emergenza, tacciando l'operazione come "un giochetto da Prima Repubblica" (come se la seconda sia stata un esempio di gloriosa politica) ed invocando il ricorso alla "volontà popolare", perché Monti "non è mai stato eletto dagli elettori".
Per fortuna!, aggiungiamo noi, perché i vent'anni appena passati non sono piovuti dal cielo, ma grazie all'insennatezza del voto di una parte della popolazione italiana che si è entusiasmata per la figura dell'imprenditore imprestato alla politica, per difendere i suoi interessi, non certo quello degli italiani.
Riuscirà il senatore bocconiano a far fronte ai mercati? Da come si è comportato a Bruxelles contro la Microsoft, possiamo ben sperare. Vedremo nelle prossime ore se la nostra credibilità sui mercati era solo legata alla persona di Berlusconi.

Neanche Padre Pio può fare il miracolo 3

Posted on novembre 08, 2011 by Maurice

Come la vedo io non interessa certo al Presidente Napolitano.
Per prima cosa sono come san Tommaso: non ci credo finché non ci metto il naso. Quando dal Quirinale arriverà il comunicato ufficiale delle dimissioni di Berlusconi (e l'incarico ad un nuovo premier), solo allora tirerò un respiro di sollievo.
Non è, con questo, che non creda all'uscita di scena del cavaliere: nemmeno Padre Pio riuscirebbe a fare un miracolo e far risuscitare questo governo. Berlusconi è ormai condannato senza appello a fare le valigie, lo dicono prima di tutti i mercati finanziari, Quindi non c'è speranza nella sua resurrezione.
Non lo è anche per gli scenari che con tutta probabilità si scateneranno, dopo.

Prendendo l'immagine ormai abusata, i topi stanno già scappando dalla nave che affonda, ridotta a relitto di quella che fu una corazzata. E moltissimi altri scapperanno.
Succederà quello (e peggio) di quello che avvenne quando Martinazzoli scrisse il referto di morte della DC. Del partito del predellino rimarranno, se va bene, due partitucoli: i falchi alla Cicchitto, Gasparri e Ghedini da una parte, i traditi (come ha efficamente detto Pisanu) dall'altra, sempre rancorosi con la bava alla bocca i primi, disponibili a sorreggere il nuovo esecutivo tecnico – per il bene del Paese – i secondi.
Sì, perché è impensabile andare al voto a gennaio in queste condizioni. Non ce lo permetterebbero i mercati e le istituzioni internazionali. Sarà un governo Monti? Probabile, ma potrebbero spuntare anche altri nomi a sorpresa, come un Bini Smaghi che risolverebbe tanti problemi con la Francia e con la Bce.

Al voto anticipato non si va, perché sarebbe il suicidio anche per la Lega (i sondaggi la danno attorno al 7%). Finita l'era Berlusconi è finita anche l'era Bossi. Ed accantonato l'ormai rintronato leader, si aprirà anche qui la fase di successione.
Qualche analista vede ben quattro anime nel partito padano. Di sicuro nei fatti – economici prima di tutto – il federalismo è destinato alla sepoltura definitiva, e con esso la Lega.

Nel futuro del Paese vedo un nuovo dibattito fra due aree, il centro e la sinistra. Il primo rinforzato dai transfughi moderati dell'ex Pdl, il secondo finalmente come alternativa istituzionale al governo.
E' probabile che nella prima fase post-berlusconiana, cioè da qui alle elezioni del 2013, vi sia un governo tecnico di emergenza che affronti i problemi legati al risanamento dei conti ed alla ripresa economica. Fatte le dolorose riforme, dopo il 2013 potrebbe essere necessario un governo di larghe intese (centro e sinistra) sul modello tedesco per ricostruire la nazione, dilaniata da vent'anni di guerra politica.
Solo dopo potremmo avviarci ad essere un Paese normale. E di Berlusconi che sarà? Personalmente non me ne può fregar di meno. Che sia Sant'Elena o Hammamet, di sicuro la nemesi storica cancellerà ogni gloria di questo piccolo uomo.
 

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