Senza dubbio, la classe più competente, e la meno servile, è quella dei cuochi. (George Orwell)

Bistrot Chez Maurice



Privato è meglio, anzi molto peggio 0

Posted on settembre 06, 2009 by Maurice

L’estate del 2009 si e’ posizionata al quarto posto tra le estati piu’ calde dal 1800: così affermava l’Ansa venerdì scorso. Eppure, forse è la prima volta che non ho sentito parlare (forse perché non mi abbevero più ai tg di regime) di pericolo blackout elettrico per il super uso di condizionatori: la rete nazionale ha retto bene.
2401470381_72dd87d3fcNon è dello stesso parere il presidente dell’Authority, Alessandro Ortis, secondo cui "agosto è un mese di minor domanda e quindi adatto per la manutenzione della rete, delle linee di interconnessione con l’estero e di alcuni impianti di produzione".
Ortis non esclude comunque – ci informa BlitzQuotidiano – ci possano essere anche altre ragioni. Per questo, assicura che verranno effettuate ulteriori verifiche, attraverso Terna, che, «in qualità di dispacciatore del sistema» dovrà fornire un monitoraggio «circa l’entità e le durate delle manutenzioni, in particolare degli impianti di produzione, per valutare eventuali anomalie o comportamenti anomali degli operatori»

Struca struca, la bolletta della luce costa di più perché le centrali vengono fermate per la manutenzione.
A leggere la notizia mi è tornato in mente quanto è successo, pari pari, in California dopo la liberalizzazione dell’energia elettrica e che Paul Krugman – Nobel dell’economia – ha denunciato nel suo libro La deriva americana.
Come si sa, nel libero mercato la legge della domanda e dell’offerta determina il prezzo; per alzarlo le compagnie private chiudevano sistematicamente le centrali elettriche con la scusa della manutenzione, l’offerta quindi diminuiva (guarda caso sempre nei periodi di maggior consumo) ed il gioco era fatto. Tutto è andato bene finché non sono state smascherate.
Krugman, ed io con lui, conclude che in un mercato libero certi settori strategici non possono essere privatizzati.
E’ lo stesso che è successo a Parigi, con la liberalizzazione dell’acqua. Quand’era di proprietà pubblica il prezzo era contenuto, una volta liberalizzata – invece di averne un beneficio  – si è avuta una corsa al rialzo con peggioramento della qualità del servizio. Il comune di Parigi ha quindi fatto marcia indietro e si è ripreso la proprietà degli acquedotti.
Tutto questo dovrebbe fare scuola.

14 luglio: anche questo blog tace 0

Posted on luglio 04, 2009 by Maurice

Anche questo blog Aderisce alla proposta di Gilioli. Ai lettori che hanno un blog l’invito di fare altrettanto.

Gli ultimi mesi sono stati caratterizzati da un susseguirsi di iniziative legislative apparentemente estemporanee e dettate dalla fantasia dei singoli parlamentari ma collegate tra loro da una linea di continuità: la volontà della politica di soffocare ogni giorno di più la Rete come strumento di diffusione e di condivisione libera dell’informazione e del sapere.

Le disposizioni contenute nel Decreto Alfano sulle intercettazioni rientrano all’interno di questa offensiva.

Il cosiddetto obbligo di rettifica imposto al gestore di qualsiasi sito informatico (dai blog ai social network come Facebook e Twitter fino a …. ) appare chiaramente come un pretesto, un alibi. I suoi effetti infatti – in termini di burocratizzazione della Rete, di complessità di gestione dell’obbligo in questione, di sanzioni pesantissime per gli utenti – rendono il decreto una nuova legge ammazza-internet.

Rispetto ai tentativi precedenti questo è perfino più insidioso e furbesco, perché anziché censurare direttamente i siti e i blog li mette in condizione di non pubblicare più o di pubblicare molto meno, con una norma che si nasconde dietro una falsa apparenza di responsabilizzazione ma che in realtà ha lo scopo di rendere la vita impossibile a blogger e utenti di siti di condivisione.

I blogger sono già oggi del tutto responsabili, in termini penali, di eventuali reati di ingiuria, diffamazione o altro: non c’è alcun bisogno di introdurre sanzioni insostenibili per i citizen journalist se questi non aderiscono alla tortuosa e burocratica imposizione prevista nel Decreto Alfano.

La pluralità dell’informazione, non importa se via internet, sui giornali, attraverso le radio o le tv o qualsiasi altro mezzo, costituisce uno dei diritti fondamentali dell’uomo e del cittadino e, probabilmente, quello al quale sono più direttamente connesse la libertà e la democrazia.

Con il Decreto Alfano siamo di fronte a un attacco alla libertà di di tutti i media, dal grande giornale al più piccolo blog.

Per questo chiediamo ai blog e ai siti italiani di fare una giornata di silenzio, con un logo che ne spiega le ragioni, nel giorno in cui anche i giornali e le tv tacciono. E’ un segnale di tutti quelli che fanno comunicazione che, insieme, dicono al potere: “Non vogliamo farci imbavagliare”.

Invitiamo quindi tutti i cittadini che hanno un blog o un sito a pubblicare il 14 luglio prossimo questo logo e a tenerlo esposto per l’intera giornata, con un link a questo manifesto. – scarica il banner.jpg

Non si tratta di difendere la stampa, la tv, la radio, i giornalisti o la Rete ma di difendere con fermezza la libertà di informazione e con questa il futuro della nostra democrazia.

Paura, eh? Abbastanza 0

Posted on maggio 16, 2009 by Maurice

Immaginate che mentre state leggendo queste righe improvvisamente si spegne il computer, anche se avete un lap top, si spengono tutte le luci di casa e di tutta la città, i cellulari ed i telefoni fissi non funzionano più. Non sapete cosa è successo, non riuscite a mettervi in contatto con nessuno, se abitate ai piani alti dovete scendere per le scale perché anche gli ascensori sono fuori uso.
Le auto improvvisamente si fermano con l’impianto elettrico bruciato, come i camion, i tram, le metropolitane ed i treni; gli aerei sono costretti ad atterraggi d’emergenza a motori spenti su aeroporti con le piste buie.
Non potete andare al lavoro, ed anche se riuscite ad arrivarci è pressoché inutile: non potete lavorare al buio, i computer non si accendono, dovete scrivere le relazioni e fare i conti a mano. Negli ospedali non funzionano neanche i gruppi elettrogeni, sono ferme le macchine in rianimazione, non si opera.

Immaginate che questo non sia un blackout momentaneo di qualche minuto o di qualche ora, ma che duri giorni, settimane, forse mesi.
In un primo momento c’è da mangiare quello che c’è in casa ma, finito quello, non c’è più nulla neanche nei negozi perché non arrivano i rifornimenti. Chi abita fuori città può attingere a qualche prodotto della terra, a qualche stia di galline e di conigli messa su in fretta, ma per chi abita in città lo scenario è apocalittico.
In parole povere, pensate di essere catapultati indietro di due secoli con le abitudini consolidate di oggi.

Tutto questo può succedere realmente fra tre anni, quando una tempesta magnetica solare potrebbe portarci al Day After. Ad affermarlo è nientepopodimenoche la Nasa, che ha commissionato uno studio ai cervelloni della National Academy of Sciences americana.
Tutti ci tocchiamo e speriamo che sia una delle tante cantonate a cui ci hanno abituato gli scienziati. Ma, ma, avete rilevato la coincidenza? Il blackout cosmico potrebbe avvenire tra il 2012 ed il 2013, in coincidenza cioè con quel 21 dicembre 2012 che – secondo alcuni – dovrebbe segnare la fine del mondo o comunque l’inizio di sconvolgimenti epocali (il sesto ciclo).
I primi a dirlo parecchi secoli fa sono stati i Maya che avevano anche previsto con esattezza la fine della loro civiltà. Dopo di loro sono venute le profezie di Nostradamus, scatenando le fantasie più accese di maghi, maghetti e guru, tanto che anche X-File terminò la propria serie proprio con il 22 dicembre 2012 con l’invasione degli alieni. C’è chi ci sguazza e chi lo prende sul serio. Fantasie o verità? Un po’ di strizza, però, non è venuta anche a voi?



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