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settembre 26, 2011 by
Maurice
Avevo un libro di compiti per le vacanze, quando i compiti in vacanza non erano antipedagogici, che si chiamava Repetita Juvant, porta beneficio ripetere le cose. Più che un libro era una Settimana Enigmistica scolastica, gli esercizi delle diverse materie si facevano in scioltezza, con divertimento, per non far arrugginire gli ingranaggi.
Riprendo la saggezza degli antichi latini per ricordare ai lettori stipati in questa cucina una cosa ed annunciarne altre.
Anticipavo qui quasi due mesi fa l'idea di un nuovo blog. I due sotto le lenzuola hanno messo su casa e vivono in Letti gemelli. (Cliccate il link, se vi era sfuggito il post di allora, forse ne vale la pena)
Tiriamo una riga su questo breve periodo di unione di fatto. Siamo entrambi, Giuliana ed io, contenti di come abbiamo iniziato e come sta procedendo, pensando che non ci siamo ancora incontrati de visu. Forse accadrà questa settimana, e la cosa mi mette non poca apprensione, come se fossi un adolescente al suo primo appuntamento. La deluderò? Sarò come lei si aspetta, ammesso che abbia una vaga idea di me? Cambierà qualcosa dopo?
In questo mese e mezzo il reciproco entusiasmo ci ha portato a sfornare post a raffica. L'argomento è talmente ampio che non ci si sta dietro: sono migliaia di anni che uomo e donna si accoppiano, tecnicamente non è cambiato niente, ma ogni giorno attorno a quel letto c'è sempre qualcosa da dire di nuovo. Materiale ce n'è, e dai commenti – e dai silenzi – vediamo che piace ai nostri amici.
Abbiamo anche qualche sogno nel cassetto del comodino, ma è troppo presto per tirarlo fuori. E poi non sappiamo ancora cosa ci riserva il futuro: può darsi che fra un anno gli stregoni del web si inventino qualche altra diavoleria, e non potremo non approfittarne. Già oggi siamo presenti anche su Facebook con una nostra pagina. Vedremo.
Chiuderà questo Bistrot? Non è detto, ma mai dire mai. Onestamente, in questo momento trovo più stimolante la camera da letto della cucina, sempre virtualmente parlando. Qua gli stimoli sono rari: in fin dei conti il lavoro – anche il più interessante – offre poche novità.
Avrei potuto parlare qualche giorno fa della inaspettata e felice visita ai miei tavoli di una coppia di amici, lettori di entrambi i blog. E' stata una felicissima sorpresa, spero lo sia stata anche per loro, ma non posso andar oltre perché mi hanno scongiurato di mantenere l'anonimato. Loro sanno.
Fra le novità ce n'è una che interessa anche voi: fra un mese dovrò essere operato. Quello che è iniziato anni fa come un fastidio, il mese scorso si è trasformato in dolore, prima sopportabile, poi presente anche di notte, scombussolando il mio già fragile sonno.
Dopo una serie di visite ed esami il responso: rottura del tendine sovraspinato. Il braccino destro si sta muovendo, e male, senza questo tendine, bisogna riattacarlo. L'intervento non è doloroso, ma mi aspettano – molto probabilmente – due mesi non proprio felici. E fin qui sono lazzi miei.
Quello che interessa a voi è che sarò fuori uso a lungo. Il braccino è quello che uso per spostare il mouse, oltre che per scrivere. Quando sarà immobilizzato nel tutore e finché la fisioterapia non darà i suoi frutti, dubito che riuscirò a battere sui tastini della tastiera.
Prendetevi anche voi un periodo di ferie, ma continuate a seguirmi in camera da letto. Lì ci stiamo attrezzando con un po' di lavoro anticipato e la mia ottima compagna se la caverà anche da sola. Siamo in letti separati sì, ma conviventi.
Tags: aria frittabilancibloglavoromalattia
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Cucina, Mondo Web
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settembre 22, 2011 by
Maurice
Ritorno sull'argomento del post precedente, incalzato dal blog di riferimento, perché non è vero che i ristoratori sono lettori muti (forse non ci va di mescolarci con chi ci detesta a prescindere, ma questo è un altro discorso).
Papero Giallo dà una sua visione di quella che potrebbe essere una Zagat all'amatriciana, idea non nuova su quel blog (caro Petrini, ti seguiamo, ti seguiamo, anche se non commentiamo; sarebbe bello sapere invece se avviene anche viceversa, ma questo è un altro discorso ancora).
Va tutto bene, basta provare e magari cambiare se qualcosa non va. Certo, che se mi metto io a recensire ristoranti, nessuno mi cala, esclusa qualche decina di lettori affezionati; se lo fa Petrini sicuramente ha successo perché… l'ha detto Petrini (e questo non è un altro discorso, ma il solito vecchio discorso).
Se crediamo nella "democrazia" del web, tutte le indicazioni per una guida 2.0 vanno bene. Come dicevo nell'altro post, anche noi cuochi e ristoratori dovremo fare i conti con la nuova democrazia partecipativa e prendere le nostre contromisure. Magari – come suggeriva Dario nei commenti – assoldare una claque nel caso le cose si mettessero male.
Non ci sarebbe da scandalizzarsi, visto che oggi potenti brand possono permettersi pagine di pubblicità a pagamento sulle guide che segnalano il ristorante collegato alla proprietà.
Va tutto bene quello che dice Bonilli, ad eccezione di una sola cosa: "Una piccola e ben munita redazione centrale controlla, smista, chiede, boccia, investiga".
Qui cade l'asino. Sono buono: non penso che il direttore pensi ad una forma di censura redazionale. Al limite gli passo per buona una censura sulle forme delle recensioni e dei commenti: se qualcuno dovesse recensirmi con le parole "fa schivo", "fanno un cibo di merda" o "in cucina c'è un testa di cazzo che si dà arie da cuoco", mi incazzerei come una belva ed attiverei l'avvocato contro chi l'ha scritto e chi l'ha pubblicato. In questo senso va bene un minimo di filtro.
Ma non vorrei che la "piccola e ben munita redazione centrale" facesse passare solo le vacche bianche, lasciando fuori del recinto quelle nere. E' già successo sulle guide cartacee e nulla vieta di pensare che possa succedere sul 2.0.
Pensiamo, per esempio assurdo, che cominciassero a piovere cateratte di commenti negativi contro Bottura o Alajmo. Passebbero? Ho qualche dubbio. Ma staremo a vedere.
Tags: blogclienticontrolliguidepapaveri e papereristorantisondaggi
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Guide, Mondo Web
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agosto 04, 2011 by
Maurice
Scriviamo di sesso? Facile a dirsi, più difficile farlo. L'idea è nata da un post di Giuliana, seguita da commenti come da copione, da nuovo post, e da elucubrazioni notturne se, come e perché farlo.
Abbiamo scoperto l'acqua calda: lo stesso argomento, trattato da un uomo o da una donna, assume dei riflessi totalmente diversi. Giuliana parlava di biancheria intima, di una sua esperienza d'acquisto che si è trasformata in un'esperienza di vita. Se ne avessi parlato io, e gli argomenti non mi mancano, dicevo che sarei passato per il solito maschio sessuomane (avrei anche potuto aggiungere maschlista, maniaco, vecchio bavoso, pervertito, e tutta la liturgia con cui noi – maschietti anche non maliziosi – veniamo etichettati quando affrontiamo certi argomenti).
Mi sono chiesto allora: perché non parlare di "certe cose" dai due differenti punti di vista?
Già cominciamo col girarci attorno. "Certi argomenti", "certe cose". Saremmo in grado di usare tranquillamenti le parole sesso, vagina, pene, orgasmo, masturbazione, e tutto il resto, con naturalezza, senza peli sulla lingua, ma anche senza offendere il comune senso del pudore e senza dover mettere il disclaim di accettazione preventiva prima di entrare nel blog?
Lo spazio c'è. Su Blogitalia ho fatto una piccola ricerca: su 138.934 blog quelli dedicati all'erotismo sono appena 3.124, al quart'ultimo posto come categoria. Dopo aver scorso tre pagine di siti ho dedotto che si tratta più che altro di blog porno, infarciti di immagini, webcam e webchat; nessuno che affronti la materia in modo serio, che non vuol dire serioso, perché sul sesso si può fare anche dell'ironia, soprattutto quando si leggono certe ricerche "scientifiche".
Si tratta di capire se c'è una buona ragione perché due persone perbene, sposate con prole, distanti qualche centinaio di chilometri ed un paio di decine d'anni l'una dall'altra, in tutt'altre faccende affacendate nella vita quoatidiana, debbano impegnarsi in un'avventura che comunque porta via del tempo. La risposta è che di sesso di parla poco e male – qualcuno dice che si fa ancora meno, ma questo è un altro discorso – e quando se ne parla lo si fa citando l'amico/a che ha detto, come se fare l'amore fosse qualcosa di differente dal mangiare, il bere, il dormire o accomodarsi in bagno.
Come tutto il resto anche il sesso, nel corso di questi ultimi decenni ed anni, è cambiato. Nella legge e nel costume. Come? Questo è un bel modo da analizzarlo in un blog. Sono più liberi, felici, appagati i nostri figli o noi alla loro età? Se i problemi sono gli stessi, come li abbiamo affrontati noi e come li affrontano loro? Stiamo tornando ad una società di bacchettoni (quella dei nostri genitori, per capirci) o la rivoluzione sessuale degli anni '60 ha lascito qualche traccia? Fedeltà o libertà? Matrimonio o convivenza?
Gli argomenti ci sono, tantissimi e stimolanti. Per noi che ci piacerebbe trattarli e per i nostri lettori/lettrici a cui spetta il compito di commentarli, approvarli, confutarli, portare le loro esperienze.
"Sotto le lenzuola" potrebbe essere un bel titolo. Forse ci proviamo.
Tags: blogsesso
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Mondo Web
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luglio 01, 2011 by
Maurice
Mai come oggi il motto mussoliniano Tanti nemici tanto onore è stato più attuale. E tanto il nemico è importante e maggiore è l'onore.
Prendiamo un caso di questi giorni: le dichiarazioni dell'on. Crosetto. Chi era costui prima di sparare le sue bordate ad alzo zero contro Tremonti? Un emerito sconosciuto all'opinione pubblica. E' bastato toccare il superministro per diventare una celebrità con tanto di interviste, servizi sui tg ed ospitate sui talkshow.
L'elenco dei nemici diventati fenomeni mediatici è lunghissimo, da Beppe Grillo al Fatto Quotidiano, da Stracquadanio a Santoro, dalla Santanchè a Travaglio, da Sallusti a Fazio, da Belpietro a Lerner. L'importante è essere nemico, di qualcuno o dell'altra parte.
Attorno all'Enrico Toti di turno – ma occorre il gesto clamoroso, perché il buonismo non premia, Veltroni docet – si crea la solidarietà del branco. Nasce così il fenomeno inverso, la chiamata alle armi delle contrade virtuali, e Facebook ne è l'esempio più fulgido (MySpace è ormai out, Twitter non serve ai ragionamenti, ma solo ai rutti).
Se sulla mia pagina di FB linko il mio ultimo post, tutto scorre come una pioggerellina d'autunno: i commenti latitano, le visite sono sempre le stesse, le statistiche del blog non danno segno di vita. Encefalogramma piatto. Ma basta emettere una scoreggina del tipo "La sveglia si è inceppata" che si scatena la bagarre, neanche fosse scoppiato il terremoto di magnitudo 7.3 sotto piazza Duomo.
Al mio ennesimo tentativo di blog politico (su tutt'altro server, e prestigioso) constato che i miei lettori quotidiani non superano le 15 unità. Scrivo banalità? Non penso, visto che in taluni casi le mie osservazioni sono state riprese da firme mooolto più famose della mia. Forse manca il marketing, o forse rientriamo nella categoria precedente: manca il nemico, o l'arma usata non rientra nella fattispecie della querela per diffamazione.
Bisogna far rumore, in senso fisico o figurato, stupire a tutti i costi, la normalità per quanto condita di genialità non paga. Se Veronesi avesse detto che la forma più alta d'amore è quella non costretta dalla procreazione nessuno l'avrebbe notato; ma dire che l'amore gay è la forma più alta d'amore ha scatenato il pandemonio. Questione di forma.
E' la trasposizione scritturale del verbo televisivo: non essere ma apparire. E nell'era di YouTube più il video è truculento o assurdo, più acchiappa. D'altra parte non si può pretendere molto da un Paese che ha il 35% di analfabeti.
Tags: blogFacebookidiozieTwitter
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Cazzeggiamenti, Mondo Web
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aprile 28, 2011 by
Maurice
Scrivevo qui se questo (ed altri) blog serve ancora. Un mese dopo, quasi avesse letto le mie perplessità (non le ha lette, tranquilli, non sa neppure che esisto) qui leggo che
oggi si avverte non tanto la stanchezza dei blog ma il diverso uso del web da parte degli utenti (…). Il blog individuale ha perso terreno, è sparito o si è trasformato profondamente e così nel mondo dell'enogastronomia sono diventati degli appuntamenti fissi alcuni blog che non sono più blog ma siti trasformatisi in veri prodotti professionali, ricchi di fotografie, ricette, informazioni, gossip, degustazioni ecc… con aggiornamenti praticamente quotidiani.

All'inizio molti si sono appassionati a leggere i miei post quotidiani: era una forma di voyerismo, un guardare dal buco della serratura un mondo che è off limits per tutti quelli che non sono del mestiere. Svelati i segreti, l'interesse ha cominciato a scemare, da entrambe le parti: chi si appassiona a sapere come compongo un menu o come ho messo a nuovo il dehors del ristorante?
Così le mie riflessioni sono andate nella direzione che più mi solleticava, la politica e la società. Non era più cucina, alimenti, ristorante, la mia vita dietro i fornelli, era un'altra cosa, e se era un'altra cosa era giusto che fosse in un'altra stanza, anche se a tavola – dopo aver cenato parlando di cibo, di gusti e di sapori – si arriva immancabilmente a parlare di politica.
Ho fatto una scelta: il Bistrot doveva essere il luogo del food, nell'altro blog il resto.
Repubblica fa più di 800mila visite al giorno, il Corriere 600mila, il mio amato direttore con quattro righe e mezza raccoglie 393 commenti, Bracconi quando si impegna arriva a 118 e più. A me, quando va bene, un (1) commento su neppure 50 contatti. Ma non vorrai mettere te in confronto ai maggiori quotidiani o ai loro giornalisti? No, ma una rilessione serve, almeno per onestà intellettuale.
Credo anch'io che i blog amatoriali abbiano fatto il loro tempo. Il blog di commento non interessa più, ci affidiamo a chi i commenti li fa di professione e come tale ha il compito (retribuito) e l'autorevolezza di farli. L'Alba Parietti di turno ormai non la cala nessuno.
Resta il blog-notizia, quello che informa sulle novità, e quello va. Per chi si interessa del settore. Dire che Berlusconi è un farabutto non interessa più a nessuno, lo sappiamo già, ma ci interessa sapere come vanno a finire i suoi processi, se riuscirà a cavarsela con la solita leggina-cancellino o se finalmente ce lo togliamo dai piedi.
Sapere come ho fatto la mousse di cioccolato piccante può interessare una mano di lettori, ma sapere cosa ha detto Bottura alla sagra del carciofo scatena le passioni commentarie dei food writer/reader. Ma per scriverne devi andare alla sagra del carciofo, con annessi tempi e denaro da buttare.
E' vera gloria? Ai lettori l'ardua sentenza. Per me, visto che anche economicamente non rende un fico secco, non so se ne vale ancora la pena. Finché ho qualcosa da dire a me stesso e da ricordare, continuerò a scrivere. Per me.
Tags: blogfood bloggerpapaveri e papere
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