Un cuoco, una cucina, un mondo

Bistrot Chez Maurice 2.0



Professione fancazzista 2

Posted on luglio 18, 2011 by Maurice

Come le ciliege un link tira l'altro, e quando ho un po' di tempo e le notizie (quelle serie) latitano, mi piace saltare sui blog altrui, sulle pagine personali di FB, e capire un po' di più di chi posta.
Stamani ho avuto una certezza: gran parte dei food blogger sono fancazzisti.
Foodspotter Della categoria non fanno parte i cuochi. Non è una difesa della casta: i cuochi lavorano, pelano le patate, cuocciono la pasta, saltano i filetti, compongono i piatti, sostengono i ritmi delle comande, sorridono ai clienti, pensano a come sviluppare al meglio il proprio locale. Quando hanno qualche minuto libero (Velia ha scritto su FB attorno alle 2 di notte!) si dilettano anche a postare sul blog o sui social network.
Poi ci sono gli altri. Fancazzisti. Almeno a giudicare dai post e dalle foto. Vabbè, i post potrebbero anche essere inventati di sana pianta: anche Salgari ha scritto delle tigri della Malesia senza mai essere uscito dalle mura di Verona, tanto più oggi che con qualche clic su Wikipedia e dintorni ognuno può riempire pagine e pagine web.
Volendo potrei raccontare delle balle di sangria fatte con Ferran Adrià nelle lunghe notti catalane, anche se non mi è mai passato per la mente fare una capatina da El Bulli. Oppure fare la recensione di quella cena indimenticabile da Marco Pierre White, dopo una giornata di caccia nella brughiera, tra un panino alla mortadella portato dall'Italia ed una pinta di birra che Marco aveva nel tascapane. Tutte balle, ovviamente, ma farei una figura da far arrossire dall'invidia gli altri food blogger.
Ma ci sono le foto, che testimoniano il fancazzismo. Foto di piatti (che si potrebbero anche costruire con arte), ma anche foto a tavola di qua e di là, foto degli chef (che lavorano!) in cucina, foto con gli chef, foto con gli altri gourmet, foto di gruppo, foto (in autoscatto?) di paesaggi, foto di locali.
Insomma, le prove documentali ci sono. Ma quando lavorano queste persone, ammesso che lavorino? E' questo il dubbio.
Possibile che ci sia così tanta gente – penso che i food blogger siano la categoria più numerosa dopo i porno navigatori – che può permettersi di essere sempre in giro con tanto di pc (o tablet) e macchina fotografica pro (mica una usa e getta), senza mai lavorare?
Certo, c'è chi paga per una bella foto o un buon servizio, ma non tutti sono Oliviero Toscani e di Time ce n'è uno solo. La prossima volta che nasco voglio fare l'ereditiere. O il fancazzista, che è lo stesso.

Pochi ma buoni, come i carciofini sottolio 7

Posted on marzo 13, 2011 by Maurice

Kruger Agostinelli mi ha informato via mail che sono aperte le segnalazioni per il premio BlogCafè 2011. Quattro anni fa, alla sua seconda edizione, i lettori di questo blog prima e la giuria dopo mi onorarono con la nomination e quindi con la vittoria come migliore chef blogger dell'anno. Fu in quei giorni che le statistiche schizzarono al record, mai più neppure sfiorato, di oltre 600 visite in un giorno.
Assaporati i miei cinque minuti di successo (?) ho smesso di seguire il premio anche perché il regolamento prevedeva che un vincitore era escluso dalle edizioni successive. Non so se quella norma è ancora in vigore; per verificarlo provate a segnalare questo sito al link di cui sopra. Comunque sia, vedo che quest'anno ci sono fior fiore di blogger e colleghi come Maurizio Santin, Luca Cavallaro, Sergio Maria Teutonico, Luca Montersino ed auguro ad ognuno di loro tutto il bene possibile.

Carciofini sottolio

Questo passatempo è nato nel settembre 2006, sono quindi quattro anni e mezzo che tira avanti, con quasi 250 mila pagine viste dall'ultimo azzeramento del contatore. Con sufficiente regolarità scrivo di ciò che trovo interessante e mi frulla per la testa in quel momento, senza presumere che quello che è interessante per me lo sia anche per gli altri.
Di sicuro piace agli spammer che mi hanno onorato della loro presenza con quasi 4 mila messaggi in un mese: quasi quasi elimino il filtro così butto su commenti a tutto spiano (e magari risalgo le classifiche) che non sono importanti, ma mancano tanto a me e a tutti i colleghi candidati al premio.
Ho pensato tante volte come ampliare la mia platea, anche se forse è meglio pochi e buoni che tanti e rimpocoglioni (fa pure rima). Leggo regolarmente altri blog blasonati e scoppio d'invidia alle decine e alle centinaia di osservazioni che seguono i post. Diciamo onestamente che molti commentatori scambiano i post per una chat, ma ugualmente ci sono spesso osservazioni di tutto rispetto.
Siamo ormai abituati a tutto, anche ai terremoti di forza 8.9 Richter, quindi cosa può smuovere la curiosità dei lettori? Potrei abbinare la cucina al sesso ma, per una volta che avevo parlato soltanto di depilazione, qualche bel bigottone mi ha denunciato a Google che mi ha tagliato la pubblicità. Nulla di cui preoccuparsi, visto che in questi anni non mi ha reso neppure 20 dollari, ma questo è il clima che gira nel virtuale.
Potrei pubblicare ricette assurde, come il pollo in lavatrice, e vedere l'effetto che fa. Oppure potrei stupire con effetti speciali – ne sono pienamente capace e le idee non mi mancano – o litigare mandando affanculo tutti senza dire niente di sensato e di coerente, o ruffianarmi con i potenti del web. Potrei cioè usare tutti i trucchetti dei talk show televisivi, ed alzare così lo share.
Però, in fin dei conti, a che servirebbe? Ed infine, serve ancora questo blog?

Update: vedo che BlogCafé mi ha messo in nomination. Vuol dire che sono in corsa e quindi parte la campagna elettorale. Votate, votate, votate.

Un'idea per la cena, tra bestemmie e speranze 8

Posted on luglio 06, 2010 by Maurice

Sarà il caldo di questo solleone, sarà che da un giorno sono più vecchio di un anno, sarà che – a leggere i giornali – mi sembra di essere in un sogno dove cado nel vuoto e non mi sfracello mai al suolo, sarà, ma stavo meditando che non vale proprio la pena di scrivere alcunché. Tanto, chi mi legge? o cosa incide qualche latrato lontano quando nemmeno i rombi dei cannoni riescono a svegliare chi dorme?
Spiaggia 1930Dopo aver dato una scorsa a giornali e settimanali online, letto diverse analisi e qualche commento, con noia mortale ho cominciato a scorrere i feed. Stavo per cancellare come letti una decina di blog quando un senso di colpa mi ha costretto moralmente a leggere questo prima di levare il grassetto a tutti.
Confesso, caro Loste, che ho fatto un salto sulla mia poltrona a rotelle. Le nostre reciproche confessioni private mi hanno aperto da tempo la tua anima, so come la pensi, sai come la penso io, sappiamo entrambi come la pensiamo sui tamburelli che rompevano i timpani – e non solo quelli – proprio quando decidevi di farti una pennica sotto l’ombrellone. Eppure mi hai stupito perché non sei come lo chef che si intrattiene tra i tavoli virtuali con le sue str…anezze, sbuffando sui migliori tempi andati ed il putridume di quelli attuali.

Tu hai sempre un aplomb molto inglese che ti invidio, come un pellegrino in marcia verso Compostela, mai rancorso contro il cielo che ci rovescia sulle spalle i peggiori temporali degli ultimi quindici anni, attento a dove mettere i piedi fradici ma fiducioso che prima o dopo raggiungeremo il leggendario santuario.
Eppure oggi, anzi ieri, anche tu hai tirato giù due bestemmie su tempora et mores. Quando ci vuole, ci vuole.
Noi siamo figli (io un po’ più di te, per ragioni anagrafiche) di quegli anni che hanno rimesso in discussione tutto, i convincimenti dei nostri genitori e dei nostri fratelli maggiori, le convenzioni imperanti allora, gli schemi fissi, le rigidità. Come Le Corbusier abbiamo cominciato a costruire le nostre case ideologiche (che ritengo ancora una bella parola) ribaltando il concetto millenario del vuoto sul pieno, accorgendoci che mettendo il pieno sul vuoto avevamo uno spazio da vivere maggiore e migliore.
Al dogmatismo (questa sì che è una brutta parola) abbiamo sostituito il relativismo, la caducità, la messa in discussione dei principi, prima di tutto i nostri, per trovare un nuovo centro di gravità. Poi ci si sono messi in tanti ad abbattere le nostre case a piccoli colpi di scalpellino, ed il loro lavoro continua oggi, giorno dopo giorno. Speriamo in cuor nostro che quando si stancheranno, o quando finalmente qualcuno riuscirà a bloccare la loro opera devastatrice, siano rimaste intatte almeno le fondamenta per tirar su nuovi muri per una casa che resista anche a questi uragani.
E’ dura, ti capisco benissimo. Importante è instillare la convinzione nei nostri figli che una fetta di pane con la salsiccia (ricordami di farti provare la nostra) è meglio, molto meglio dell’hamburger. Grazie dell’idea per la cena.

Fratelli di penna virtuale 5

Posted on febbraio 15, 2010 by Maurice

Peccato che il tempo sia sempre così poco, quando un’anonima serata di lavoro diventa l’occasione per stare in piacevole compagnia.
Sarà perché sono fuori dai circuiti cittadini, sarà perché da me bisogna venire appositamente, ma sono poche le volte che riesco a conoscere de visu gli amici di blog. Qualcuno è passato, qualcuno – spero – prima o dopo passerà, ed ogni volta è una gradita sorpresa per una gradevole serata.
755799101_6b37f2d18aSabato sera si è accomodato ai miei tavoli Dario e la sua deliziosa consorte, si sono affidati a me nella scelta dei piatti (spero di non averli delusi) e poi, quando tutti erano serviti, sono riuscito a scambiare con loro due (+due, +due, +…) chiacchere.
Il bello di conoscere un blogger che si frequenta da tempo è che sembra di essere amici da sempre, vecchi amici di gioventù che si sono persi di vista, ma che sono sempre rimasti in un angolino della memoria e del cuore. Il doveroso preambolo del come stai? non è mai un rito, una liturgia del galateo, ma un vero interesse per la persona che finora abbiamo conosciuto solo attraverso la parola scritta.
E poi ci si confessa reciprocamente, dal virtuale si passa al reale, alla faccia di chi demonizza il web come mondo irreale o strumento per diaboliche perversioni. Peccato che il tempo scorra troppo velocemente.
Per Dario a mo’ di memo, e per tutti gli amici che non lo sanno, è possibile incontrarmi anche su questo blog. A bientôt, come dicono i cugini.

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