Un cuoco, una cucina, un mondo

Bistrot Chez Maurice 2.0



Voglia di lavorare poca 2

Posted on gennaio 14, 2012 by Maurice

Nell'anno appena passato la borsa di Milano ha perso il 25,28%. Chi ha "giocato" 1 milione di euro a Piazza Affari nel 2011 si è ritrovato in saccoccia a fine anno neppure 750 mila euro. Proprio un bel risultato, e spero con tutto il cuore che l'andamento vada avanti così, o anche peggio. So di attirarmi sul capo tutti i fulmini e gli epiteti poco cortesi di chi affida le proprie e le altrui fortune finanziarie all'andamento dei titoli quotati, ma ben gli sta.

La borsa serve – o dovrebbe servire – a capitalizzare o ricapitalizzare le imprese: in termini molto banali, ho bisogno di ingrandire la mia azienda, fare nuovi investimenti, creare occupazione (si spera) ed ecco venirmi incontro la borsa con i suoi investitori che immettono capitale fresco sui miei titoli, e dandomi quindi la possibilità di attuare i miei progetti.
L'anomalia è che al profitto derivante dalla produzione moltissime aziende, per non dire tutte, hanno sostituito la ricerca dello (sperato) guadagno immediato nella speculazione borsistica. Diciamo a chiare lettere che non c'è nulla di male nella speculazione, nel comperare qualcosa che pensiamo salga di valore, ed a quel punto nel vendere il bene rivalutato.
Il grave è che nell'economia attuale il guadagno finanziario è andato sostituendosi a quello industriale. Aziende moderne, innovative, con un prodotto di successo si trovano sull'orlo della crisi perché il proprietario ad un certo punto ha cessato di investire sulla propria idea per tentare la via del guadagno borsistico facile.
Ma, si sa, la madre degli idioti è sempre incinta ed anche una matricola della facoltà di economia sa che più alto è il guadagno, più alto è il rischio. E difatti piazza Affari, in maniera non difforme dalle altre piazze, ha lasciato sul terreno un quarto del suo valore nell'ultimo anno.

Che c'azzecca questo discorso con il nostro piccolo ristorante? C'azzecca, c'accezza, più di quanto si possa pensare.
La mazzata che mi è capitata sul capo (nel vero senso della parola) la notte di Natale ci ha posto di fronte all'urgenza di trovare una soluzione di vendita del nostro locale. Poniamo che mi capiti un'altra ischemia (10% di possibilità a breve termine), stavolta grave, dobbiamo chiudere ed in pratica perdiamo tutto; meglio vendere allora, considerando anche che la pensione è vicina ed i figli hanno preso altre strade.
Rispetto a quanto viene investito ogni ora in borsa, noi chiediamo una piccolissima briciola in cambio di un'azienda – muri compresi – che ha un secolo e mezzo di storia alle spalle, che ha dato da vivere a generazioni, che ha un suo futuro, solo che qualcuno abbia idee e voglia ed entusiasmo di lavorare.
Purtroppo esistono solo due categorie di compratori: quelli che hano tutte queste qualità ma non hanno fondi a disposizione, e quelli che ce li hanno ma preferiscono perderli in borsa (e, ripeto, ben gli sta).

Comunque la si pensi sulle liberalizzazioni (e questo chef non è fra gli entusiasti), esse hanno un importante intento nascosto: incentivare chi ha voglia di lavorare ad industriarsi in settori oggi ridotti a riserva di caste. Il problema è che, una volta fatte, le liberalizzazioni (e con loro la modernizzazione del Paese) rimarranno lettera morta se chi può investire non ha voglia di lavorare, o di far lavorare qualcun altro.
L'Italia non cresce da molti anni e non continuerà a crescere se non ci saranno investimenti nell'economia reale. Questo è poco ma sicuro.

Chi ci capisce qualcosa è bravo 2

Posted on gennaio 12, 2012 by Maurice

Tutti hanno ragione e tutti hanno torto. Non c'è giorno che passa che non veda l'affermazione o la confutazione nei fatti di una qualche teoria economica, perché di teorie si tratta.
Le borse sono ottimiste e chiudono con il segno positivo, e lo spread va su, il giorno dopo chiudono in ribasso e lo spread va giù. Anche gli addetti ai lavori ammettono di non capirci più nulla, figuriamoci chi non ha mai masticato di economia o chi ha qualche infarinatura da esame universitario fondamentale sì – come si diceva una volta -, ma marginale rispetto al piano di studi.
Se i valenti economisti avessero avuto ragione (nella maggioranza), non sarebbe esplosa la crisi immobiliare Usa e non saremmo qui a leccarci le ferite. Sì, qualcuno l'aveva prevista, ma era sempre una qualche voce isolata – di un'altra scuola di pensiero diversa da quella dominante – e non è stata recepita per tempo.
In Italia si diceva che era Berlusconi l'agente negativo; bene o male è stato messo da parte, ma lo spread continua a salire. Era necessaria una manovra forte per rimettere i conti in sesto, Monti l'ha fatta ma la situazione dei mercati non è cambiata. Ora ci apprestiamo alle riforme strutturali ("Una alla settimana") ma gli investitori non mostrano grande fiducia nel sistema Italia ad ogni asta dei Btp.
Non c'è alcun complotto massonico-giudaico-eccetera-eccetera, ma non è un mistero che tutta l'economia mondiale è dominata da poco più di 160 grandi gruppi finanziari e chi fa alto e basso sono solo una mano di operatori capi mandria. Qualcuno ha calcolato che – dopo le mazzate della borsa – bastano "poche" centinaia di miliardi di euro per portarsi a casa l'intero sistema bancario italiano. Che sia questo il vero obiettivo?
Il denaro non ha colore politico. Lo sanno bene il progressista Zapatero come il conservatore Berlusconi, e ne hanno fatto le spese. Il denaro non ha neppure matrice ideologica, tanto che i liberali Stati Uniti si contendono il primato economico con la comunista Cina o lo scovinismo socialista del Brasile.
L'unica cosa che sappiamo tutti è che non basta cambiare il 4-4-2 per vincere la partita. Occorre una buona squadra di campioni, un bravo allenatore, una società sana, un arbitro senza macchia e senza paura, un pubblico che sostenga ed un pizzico di fortuna. Sperando che nessuno si accordi sotto banco per un pugno di soldi.
Ed anche se si dice "giocare in borsa", l'economia è tutt'altro che un gioco: l'importante non è partecipare, ma vincere tutto il monte premi. Con qualsiasi mezzo e al ogni costo. Umano.

La caduta del biscione dal ramo più alto 0

Posted on luglio 08, 2009 by Maurice

Non credo che si stiano avverando le profezie del profeta Massimo (D’Alema) sugli "scossoni", anche se aprendo la rassegna stampa di questi ultimi giorni c’è da rimanere perlomeno perplessi.
Come le scosse di terremoto dell’Aquila sulla stampa estera si susseguono quotidianamente gli editoriali ed i servizi sul G8, con relative e sarcastiche critiche al nostro capo delegazione (nella foto la vignetta del Sunday Times). Ma non è questo che colpisce, e neppure la proposta sotterranea di buttarci fuori dal club dei grandi per far posto alla Spagna: neanche se l’Onu decretasse l’embargo al nostro Paese il nostro capo del governo avrebbe la dignità di fare armi e bagagli da Palazzo Chigi.

Mi fanno specie, invece, due piccoli fatti, tutt’altro che trascurabili per uno – come il Cavaliere – abituato alle corti ossequienti ed osannanti nonostante tutti i se ed i ma.
Il primo è il flop clamoroso di abbonamenti del Milan (al 2 luglio, hanno confermato il posto 21.857 abbonati interisti, 15% in più rispetto alla scorsa stagione, rispetto agli 800 rossoneri), con conseguente contestazione al presidente alla prima della squadra a Milanello. Alla base della rivolta la campagna acquisti – o meglio vendite – della direzione del Milan, per nulla gradita dai tifosi.
Che sia l’inizio, ma sarebbe più corretto parlare di continuazione, della fase di disimpegno dal calcio del massimo presidente? Non mi stupirebbe se, stancatosi del giocattolo che nulla vince più, decidesse di vendere la società, come ha già fatto in anni passati con gli hockeysti dei Devils.

L’altra nuova è il sorpasso di Sky su Mediaset in fatto di incassi: per la prima volta la tv di Murdoch supera il biscione. Da notare che Sky conta solo sulla pay tv, mentre il concorrente può mettere sul piatto dell’offerta ai vendors pubblicitari l’analogico, il digitale ed il satellitare.
Gli attacchi del presidente-padrone (sul caso delle zoccole nelle ville) a Murdoch ed al gruppo Repubblica-L’Espresso forse non avevano niente di politico: era solo la stizza di chi vede assottigliarsi i guadagni (da cui anche la stitica campagna acquisti del Milan). E la borsa di Milano registra il malessere di un gruppo che ha chiuso il bilancio dell’anno scorso con una posizione finanziaria netta di -1.374.900 euro, ancor più negativa dell’anno precedente. Gli analisti del Sole 24Ore indicano una tendenza nel breve termine in forte ribasso, dopo giorni che il titolo continua a perdere, e consigliano di evitare acquisti di portafoglio.

All’orizzonte, infine, c’è la separazione ed il conseguente divorzio dall’ex coniuge Veronica Lario. Come succede a questi livelli, la decisione di prendere strade diverse non sarà a costo zero ed una ulteriore decurtazione del patrimonio personale potrebbe far uscire il cavaliere dalla Top 100 dei più ricchi della terra (nel 2009 Forbes l’aveva collocato al 70° posto).
Ce n’è da far venire le emorroidi a chiunque.

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