Senza dubbio, la classe più competente, e la meno servile, è quella dei cuochi. (George Orwell)

Bistrot Chez Maurice



Laureato al CEPU 1

Posted on marzo 10, 2010 by Maurice

Assistiamo al can-can di questi giorni su decreti ad listam, corsi e ricorsi, come farebbe tutto sommato un tifoso juventino di fronte ad un contestato derby della Madunina: non essendo coinvolto nel voto, delle fattispecie in questione non me ne può importare più di tanto, se non come normale cittadino italiano, osservante rigoroso della scadenza della patente, della carta d’identità, del termine ultimo per pagare il canone Rai ed il bollo automobilistico, eccetera.
GhediniDi fronte ad una soluzione che sarebbe stata semplice – se per una volta, una volta sola, il premier avesse messo via l’arroganza di sempre ed avesse assunto in pieno su di sè, come ogni grande condottiero, con umiltà, le responsabilità dei suoi galoppini distratti e/o affamati – non ci troveremmo ora di fronte ad una crisi che si va involvendo sempre di più. Come una matassa di lana infeltrita, che più la mano maldestra cerca di dipanare e più si aggroviglia. Alla fine bisognerà rassegnarsi e decidersi a tagliare il filo.
" Nessun nemico della Seconda Repubblica sarebbe riuscito ad inventare un piano per delegittimarla più perfetto di questa manifestazione involontaria di dilettantismo", afferma Massimo Franco sul Corriere, incolpando gli "esperti giuridici" della presidenza del Consiglio.
Credo che bisogna fare una distinzione.
Ogni ministero ha un suo staff di burocrati (nel senso migliore del termine) che fa il "lavoro sporco", indipendentemente da chi occupa la poltrona pro tempore: sono quelli che preparano tecnicamente i testi di quelle che diventeranno leggi. In Francia questi posti sono occupati da gente che proviene dall’ Ecole National d’Administration, giovani laureati "in burocrazia", preparati appositamente a far funzionare l’apparato pubblico. Da noi qualcosa del genere non esiste, e si entra al ministero per concorso, imparando poi sul campo come funziona la macchina statale.
Sono i portatori di palla, quelli che non entrano nelle classifiche dei marcatori, che macinano chilometri e chilometri di campo su e giù, per permettere all’attaccante (premier o ministro) di fare gol.
Poi ci sono i consiglieri privati, quelli che seguono il capo quando è sull’altare e cadono con lui nella polvere: li potremmo definire i precari della politica, quelli che sono dentro la buca del suggeritore e che qualche volta hanno il momento di gloria se l’attore decide di mostrarli al pubblico. Se i burocrati sono i geometri, i consiglieri "esperti" sono gli ingegneri e gli architetti, quelli che ideano il progetto, lasciando ai "tiralinee" di mettere nero su bianco, anche se il progetto si vede benissimo non starà mai in piedi.
Ora, nel gran casino combinato dagli "esperti" del PdL c’è il feldmaresciallo Ghedini che, se una laurea l’ha conquistata (ed a questo punto nasce qualche dubbio in proposito), certamente l’ha presa in offerta speciale alla Cepu. Per il bene che voglio al premier, già gli consigliavo di trovarsi qualcosa di meglio per farsi difendere. Se non fosse che ne va di mezzo tutto il Paese, a questo punto meglio augurarsi che non cambi mai i consigliori. Solo Dio può salvarlo dagli amici.

Un giro di valzer 4

Posted on febbraio 07, 2010 by Maurice

Le ultime settimane non sono state proprio tranquille. La malattia del nostro piccolo ospite ha coinvolto tutta la famiglia: l’andirivieni dalla veterinaria per diagnosticare, prima, la causa del suo comportamento anomalo ed il seguirlo poi nel rapido consumarsi di ogni linfa vitale – fino alla sua inevitabile partenza – ha assorbito tutta la nostra attenzione. Sembra inverosimile quanto un esserino occupi così prepotentemente la nostra esistenza: ora che non sentiamo più il suo miagolio di saluto ogni volta che qualcuno di noi rientrava a casa, o non ce lo ritroviamo più tra i piedi alla ricerca di una carezza o di una attenzione, le stanze sono stranamente vuote.
Insomma, quindici anni non si cancellano facilmente.

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Negli stessi giorni ha preso forma la decisione di cambiare l’attrezzo con cui sto dando vita a questo post.
Il vecchio computer dimostrava tutti gli acciacchi dell’età, anche lui. Non sono un fanatico della novità a tutti i costi, non solo uno di quelli che se non vede la prima di un film non è contento o che corre in concessionaria a prenotarsi il nuovo modello presentato all’ultimo salone dell’auto. Preferisco sempre che le novità siano testate dagli altri ed affidarmi a cose ormai sicure.
Oltretutto ne va in costi: l’uscita di Windows 7 era stata annunciata per l’autunno, come è stato, ma l’hardware giacente nelle case con il bidone targato Vista doveva prima essere smaltito. Ora anche i prezzi sono scesi ed il momento era opportuno per dare una rinfrescata al sistema informatico casalingo, e questo ha sconvolto anche la sistemazione dell’arredamento.
Qualcuno potrà obiettare: che necessità c’è di cambiare l’intera disposizione di un soggiorno – che è qui dove digito – solo perché va cambiato un computer?
Il ritorno dal laptop al desktop mi ha rivoluzionato tutto. Non avevo più posto per la stampante sopra il tavolo ed un abile lavoro di bricolage mi ha permesso di recuperare un mobiletto Kartell sottoutilizzato; se la nuova soluzione era ottimale, non così il posizionamento della stampante nella stanza.
Un lampo di genio mi ha fornito la soluzione: spostiamo il pianoforte al posto del mobile piccolo, questo lo mettiamo al posto della mia scrivania che va dov’era il pianoforte. Sul mobile piccolo spostiamo la televisione e tutti i collegati, giriamo il mobile grande dov’era prima la tele, ed il gioco è fatto. Convinte della soluzione le mie donne, in tre e con una buona dose di muscoli abbiamo fatto fare un giro di valzer all’arredamento ed, oplà, ne è venuta fuori una stanza nuova, più aperta, più spaziosa, adesso sì distribuita razionalmente.
Le rifiniture al processo di cambiamento mi hanno infine occupata l’intera giornata libera: risistemare quadri e foto alle pareti, riposizionare la lampada a soffitto vicino ai divani (perché anche questi hanno dovuto essere spostati in conseguenza della nuova disposizione della tele), ah papà, visto che ci sei perché non mi attacchi le mie foto sopra il letto?, installare una chiavetta wireless per il collegamento al router al posto del cavo ethernet che non poteva correre per la stanza e, ciliegina sulla torta, una nuova webcam ad alta risoluzione per il collegamento via Skype con il figliolo parigino.
E’ tutta un’altra vita adesso.

Buona la prima 2

Posted on gennaio 16, 2010 by Maurice

Frutta e ortaggi

Da tempo penso di immortalare i miei piatti con una fotografia, non tanto per passare ai posteri (non sono così vanaglorioso) quanto per tenere una memoria visiva in caso avessi intenzione di rifare quel piatto.
Ci sono fior di fotografi, maschi e femmine, che pubblicano anche su Internet: tanto per non far nomi penso a Sigrid e ad Eleonora  e siti specializzati in materia. Ma, cavandola abbastanza bene con le foto di ritratti, nudi, still life e via discorrendo, non mi sono mai cimentato con il food photo. Come il solito e come si addice ad un perfezionista, voglio il meglio e non mi va di buttar lì qualche scatto solo per dire che l’ho fatto.
Approfittando del periodo di "autosospensione meditativa" dal blog, mi sono dato da fare per costruirmi la mia gabbia di luce, strumento essenziale per fotografare cibi ed oggetti.
Mi ha stupito la quantità di informazioni che Google mi ha fornito: c’è una folla di gente che aveva lo stesso mio problema, e tanti che hanno proposto la loro soluzione.
Ho scelto fra le tante questa proposta, perfezionandola, perché la scatola di cartone si deforma quando la tela entra in tensione. Un po’ di pazienza e pochissima spesa ed il lavoro è fatto: ho recuperato un grande scatolone, ho tagliato una vecchia camicia da notte di mia moglie, ho sfruttato un rotolo di nastro adesivo che avevo in ripostiglio; le uniche spese sono state per due cartoncini bristol, per alcuni listelli di legno di rinforzo alla struttura e della colla vinilica. Il mio art-attack è quasi perfetto.
I primi scatti di prova non mi sono sembrati deludenti, pensando che la fonta luminosa è una semplice lampadina a basso consumo. A voi il giudizio.

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