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settembre 20, 2010 by
Maurice
Sono esilaranti i commenti del dopo partita alla terza (ma anche alla seconda) di campionato. Domenica scorsa: il Chievo, la grande rivelazione di quest’anno; ieri: già dimenticato per un gollonzo in casa.
Il Cesena oggi in testa alla classifica: grandi romagnoli in compagnia con i campioni d’Europa. E’ la nuova rivelazione. Fino a prova contraria, magari domenica prossima, quando il Catania gliele suonerà. Roma e Fiorentina in crisi patocca, forse già in B alla terza giornata, finché un 4-0 (come la Juve, già all’estrema unzione al secondo turno) le riporterà a lottare per lo scudetto. Qualcuno ricorda i bianconeri del Trap, brocchi fino a Natale e vittoriosi alla fine?
A proposito di Fiorentina, chi glielo dice a Della Valle del bidone che ha preso per dirigere la squadra? Ricorda tanto quel bravo concimatore (:spargitore di letame), dal grande carisma ma zero tituli. E’ dura fare l’allenatore: se al microfono di Variale non le spari grosse non sei nessuno. Anche quando il 22 maggio l’Inter si cucirà sulla maglia il 19esimo (o diciottesimo?) scudetto, per gli "esperti" il mite zio Rafa sarà poco più di un degustatore di lambrusco.
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Attualità
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agosto 31, 2010 by
Maurice
Unicredit, il primo gruppo bancario italiano nonché proprietaria di fatto della Roma, intesa come squadra di uomini in mutande che corrono dietro ad una palla, all’ultimo momento ha soffiato Borriello
da sotto il naso della Juve, dopo che tra il club milanese e torinese era già stato raggiunto l’accordo per il cambio di maglia dell’attaccante.
"L’ufficialità dell’affare arriva intorno alle 18, dopo la chiusura della Borsa" ci informa Repubblica. Come mai? Forse fra gli azionisti della banca qualcuno si sarebbe incazzato, pensando che per un pallonaro sono stati scuciti tranquillamente 30 miliardi delle vecchie lirette, ma per un’azienda in difficoltà o un lavoratore licenziato non si trova un centesimo per aiutarli? A scanso di equivoci, meglio non rischiare.
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Economia
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giugno 28, 2010 by
Maurice
I nostri splendidi mezzi e bellimbusti, che ci fanno compagnia sui canali di stato (si fa per dire) dalle 17 a notte inoltrata tutti i giorni in collegamento dal Sud Africa, hanno inaugurato una nuova rubrica: le dieci
domande da porre a Lippi e ad Abete dopo la nostra eliminazione ai mondiali.
Giustamente in un paese libero la stampa libera ha tutto il diritto ed il dovere di mettere sotto accusa il potere, anche calcistico, ma noi "fruitori finali" abbiamo il diritto-dovere di fare altrettanto verso l’informazione, soprattutto se pubblica? Io penso di sì, quindi da cittadino, che non capisce una bella mazza di calcio come loro, pongo anch’io dieci domande ai giornalisti Rai e ai loro accompagnatori.
- Pensate che i vostri giudizi siano più qualificati di quelli fatti al bar Sport?
- Per quale motivo il CT Lippi doveva far sue le vostre indicazioni?
- Visto che a gran voce dite che Lippi doveva aver coraggio a rinnovare la nazionale, perché doveva portare in Sud Africa anche i vecchietti Totti e Del Piero?
- Avete doti di preveggenza per affermare che Cassano e Balotelli avrebbero davvero cambiato le sorti del nostro mondiale?
- Perché di fronte ai vincitori siete così servili, tanto quanto siete boriosi di fronte agli sconfitti?
- Perché non avete mai criticato la sentenza Bosman e la mancanza di politiche per i vivai delle società che dovrebbero garantire il ricambio?
- Quanto siete condizionati dai club e dalle pressioni politiche esterne?
- Quanto vi interessa realmente la crescita sportiva della Nazionale, e quanto invece la polemica a fini audience?
- Non pensate di essere corresponsabili anche voi della disfatta per tutta la pressione psicologica prima e durante la competizione?
- Perché, se siete così bravi, non avete fatto gli allenatori?
Giuro che con questo non parlerò più di calcio, salvo fatti clamorosi ovviamente.
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Mass media
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giugno 25, 2010 by
Maurice
Nessuno degli esperti che si sono succeduti sotto i riflettori delle tv dopo le 18.00 di ieri hanno detto una cosa banalissima, ma per me molto significativa: sui campi del Sud Africa c’erano 57 nazionali stranieri che militano nei nostri campionati di serie A e B, contro i soli nostri Rossi e Macheda (ma ognuno può aggiungere altri nomi, se li sa) che giocano fuori patria. Questo è un fatto incontestabile.
Il ct spagnolo ha potuto cogliere a piene mani dagli organici del Barcellona e del Real, quello tedesco dal Bayer, ma il nostro dove poteva prendere i suoi uomini? Dall’Internazionale, di nome e di fatto, prima classificata? Lippi si è assunto in pieno tutte le responsabilità della disfatta, ma questi erano i saldi rimasti sugli scaffali del discount calcistico italiano. Poteva portare Cassano e Balotelli: giusto, ma avrebbero potuto veramente cambiare il volto di questa nazionale? Ah, saperlo. E comunque questo è quello che offre il mercato.
Si dirà che anche quattro anni fa la situazione era identica, quindi sono sciocche le considerazioni d’apertura che coincidono in parte con quelle di Calderoli (com’é trasversale la passione sportiva!): "Questa prematura eliminazione – ha affermato il ministro – non è altro che il risultato di una demenziale politica sportiva, che ha portato alla cancellazione dei nostri vivai e che ha fatto sì che a vincere il campionato e la Coppa Italia, oltre che la Champions League, sia una squadra che di nostrano non ha neppure l’allenatore. Purtroppo per Lippi, però, in nazionale non possono giocare gli immigrati di lusso dello sport, e questi risultati ne sono la logica conseguenza".
Quello che sbaglia il ministro leghista sono le conclusioni che ne trae: cacciamo i giocatori stranieri. Non è così che cresce il calcio nostrano. Se è vero che la sentenza Bosman ha messo in crisi i nostri vivai giovanili, è anche vero che la presenza di fuoriclasse nelle nostre squadre può aiutare la crescita anche dei nostri giocatori.
Se vogliamo cercare delle colpe – oltre a quelle assodate del ct e dei convocati azzurri – queste partono da lontano, dalla Federazione che, a fronte della libera circolazione dei lavoratori pedestri all’interno dell’Unione Europea, non ha promosso una politica di sviluppo dei nostri settori giovanili.
Abbiamo quattro anni per il prossimi mondiali in Brasile, otto addirittura per quelli da assegnare per il 2018, un periodo sufficientemente lungo per impostare una seria politica sportiva con regole lungimiranti che coniughino i vari interessi in gioco: dei club, dei giocatori, della nazionale, degli sponsor. Perché, in definitiva, mentre noi ci esaltiamo o ci indignamo per la palla rotonda, la sostanza è sempre quella; c’est l’argent.
Il grande Aiax (della grande Olanda) era riuscito nell’intento, facendo crescere dal vivaio una squadra di club, ed una nazionale, che riusciva a creare entrate dalla vendita all’estero dei suoi campioni. Altri tempi, certo, ma non irripetibili.
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Attualità
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giugno 24, 2010 by
Maurice
"Esaltarsi per la vittoria in Champions di un club fatto soltanto di giocatori stranieri con tecnico straniero e poi pretendere che la Nazionale brilli è, per lo meno, ipocrita" scriveva Vittorio Zucconi. Ora che è finita la nostra avventura in terra d’Africa, possiamo anche tirare le somme e dire ognuno la nostra, liberamente, perché di tutti quelli che ne parlano e scrivono nessuno è laureato o ha il master in analisi di tecniche calcistiche o ha fatto un corso veloce a Coverciano. La mia osservazione vale quanto la sua, bellezza.
Non potevamo – al plurale, perché la Nazionale sono anch’io e non solo Lippi e Cannavaro quando perdono – fare il blocco Inter, perché non esiste una squadra "italiana" che si chiama Inter. Potevamo fare il blocco difensivo, invece che con i brocchi della Juve, con i primi in campionato: con la Roma (Cassetti, Motta, Tonetto ed Andreolli), potevamo fare il blocco di centrocampo con il blocco Milan (Gattuso, Pirlo, Ambrosini e basta, gli altri sono stranieri) o della Samp (e qui ce ne sono di più: Franceschini, Guberti, Mannini, Padalino, Palombo, Poli, Semioli e Soriano), potevamo fare un 4-3-3, o un 3-3-1-3 come il Cile, o un 3-4-3, o un 9-1 come la Nuova Zelanda.
Oppure potevamo, per la gioia di Bossi, comperare la partita con la Slovacchia, oppure schierare la formazione fantasma padana, campione del mondo dei bar sport. Potevamo…
Col senno di poi potevamo fare molto, ma la realtà è che non l’abbiamo fatto. Sta di fatto che i campioni del mondo in carica se ne tornano a casa come i vice campioni del mondo, come una qualsiasi Serbia o Slovenia, Nigeria o Algeria, dopo 36 anni da un’altra bruciante eliminazione.
Eppure i bookmaker ci davano a 1,55 per la vittoria, 3,75 per un pareggio e a 6 in caso di vittoria della Slovacchia. Lascio a chi se ne intende dire cosa è mancato, dove abbiamo sbagliato, cosa hanno indovinato gli altri, e tutti gli altri sproloqui del caso.
La Nazionale riflette esattamente la Nazione: una compagine allo sbando, senza progetti, che va avanti cullandosi delle stellette (passate) cucite sul petto, rassegnata per la mancanza di prospettive. Speriamo, come Nazionale e come paese, nello stellone e nel fattore C che tante gioie ci hanno dato nel passato, ma ora – in mancanza di uomini dalle grandi capacità – stiamo decisamente e inesorabilmente andando verso la decadenza in tutti i campi, anche non sudafricani.
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