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Manovra finanziaria: la casta non si castra 2

Posted on maggio 27, 2010 by Maurice

Biella, Vercelli, Rieti, Vibo Valentia, Vercelli, Massa Carrara, Ascoli Piceno, Fermo, Rieti, Isernia, Matera e Crotone. Sono queste le province che la manovra di maggio cancellerà dalla cartina dell’Italia, quelle con meno di 220 mila abitanti, non di frontiera o a statuto speciale.
paperonCon questo provvedimento il genio italico ha toccato l’apice. Di fronte ai rimproveri piovuti da tutte le parti, compreso il centro destra con i finiani in prima fila, sulla mancata attuazione della promessa elettorale di abolire tutte le province, il governo ha dato lo zuccherino: aboliamo le province. Non tutte però, perché Aosta, Trento e Bolzano sono tutelate dalle norme costituzionali sull’autonomia. Figuriamoci se potevano essere abolite realtà come Roma, Milano, Torino o Napoli.
Ecco allora l’escamotage: non tutte, ma solo quelle "inutili" perché piccole. Quanto piccole? Facciamo 100 mila, 200 mila, 300 mila abitanti? Tira e molla fra interessi di bacino elettorale ecco la decisione salomonica: 250 mila. Scompaiono fra le altre Sondrio che fa 182.205 abitanti e Lodi con 225.253. E no, non si può rinunciare a due bastioni lombardi, quindi abbassiamo il tetto a 220 mila e mettiamoci dentro anche le province di confine. Mancava solo che avessero compreso anche chi aveva una squadra di calcio almeno in serie B e il genio sarebbe arrivato al massimo.
Aldilà dei sofismi matematici, perché Vercelli sì e Sondrio no? Provate a spremere un po’ le meningi. Fatto? Semplicemente perché i feudi leghisti non si toccano: "Se provi a tagliare la provincia di Bergamo, succede la guerra civile…" ha detto Bossi a Tremonti, e così pare che non se ne farà nulla. Troppo denaro circola in quegli uffici, e non sia mai detto che la casta si castra da sola: se Roma è ladrona, Milano non può essere da meno.
Peccato che invecchiando Tremonti stia perdendo la fantasia di un tempo, quella del giorno delle tre carte, tanto per intenderci. Perché – per esempio – non cominciare a tagliare i piccoli comuni, accorpandoli a quelli più grossi?
Prendiamo la mia realtà. Il mio comune (capoluogo di valle) fa 2.123 abitanti, i comuni limitrofi fanno rispettivamente 668, 559, 1.134, 259, 855 e 1.245: 6.843 abitanti distribuiti in sette comuni con 7 sindaci, 105 consiglieri comunali, non so quanti impiegati ed operai, mezzi pubblici, edifici da mantenere, commissioni e tutto il resto, per una popolazione che è pari a qualche condominio di una grande città.
Come insegna Paperon de’ Paperoni, le grandi cifre si ottengoni partendo da un solo cent: perché allora non cominciare da tanti piccoli euri, oltre ovviamente dalle grandi somme "simboliche" della pletora dei parlamentari e delle auto blu? Tutto si può fare, ma non toccare i loro interessi.

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