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	<title>Bistrot Chez Maurice 2.0 &#187; clienti</title>
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	<description>Un cuoco, una cucina, un mondo</description>
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		<title>Tutta la libreria in borsetta</title>
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		<pubDate>Sat, 04 Feb 2012 16:02:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Maurice</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Un tranquillo signore con occhiali e baffetti grigi sta aspettando al tavolo n.6 quanto ha ordinato. Nel frattempo estrae dalla tasca una cornicetta e si mette a leggere. &#34;Ha l&#39;eReader come il mio&#34;, esclama gongolante il mio Capo, rientrando in &#8230;</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Un tranquillo signore con occhiali e baffetti grigi sta aspettando al tavolo n.6 quanto ha ordinato. Nel frattempo estrae dalla tasca una cornicetta e si mette a leggere. &quot;Ha l&#39;eReader come il mio&quot;, esclama gongolante il mio Capo, rientrando in cucina.<br />
	E gi&agrave;. Perch&eacute; a Natale abbiamo pensato di regalarle il lettore Kindle, vista la sua passione per la lettura, il costo giusto del lettore ed i prezzi di copertina dei libri tradizionali che sono proprio economici; a conti fatti, &egrave; gi&agrave; quasi ammortizzato.<br />
	<a href="http://www.bistrotchezmaurice.com/wp-content/uploads/eReader-2.jpg"><img align="right" alt="" border="" class="alignright size-full wp-image-8441" height="294" src="http://www.bistrotchezmaurice.com/wp-content/uploads/eReader-2.jpg" style="padding:5px;margin-left: 5px;" title="eReader 2" width="300" /></a></p>
<p>L&#39;eReader ha del geniale. Non &egrave; un computer n&eacute; un tablet, con tutte le &quot;complicazioni&quot; che gli analfabeti o i semianalfabeti digitali possono incontrare: basta accenderlo ed appare l&#39;ultima pagina in lettura.<br />
	Serve ad un solo scopo, se il possessore si limita a leggerlo, ma ha gi&agrave; incorporate altre funzioni per chi vuole sottolineare, farci delle note a margine, come il libro cartaceo. In pi&ugrave; &egrave; estremamente leggero, compatto, ci sta dentro la tasca posteriore dei jeans.<br />
	La batteria dura una vita ed il &quot;rifornimento&quot; dei libri &egrave; quanto di pi&ugrave; comodo si possa immaginare: noi, per esempio, &quot;sfogliamo&quot; la libreria virtuale sul computer, troviamo il libro che interessa e basta un click, uno solo, per acquistare il libro. In non pi&ugrave; di cinque secondi la transazione &egrave; effettuata: l&#39;importo viene addebitato in carta di credito ed il libro &egrave; gi&agrave; disponibile sul Kindle.<br />
	Il mercato del libro digitale &egrave; impressionante:</p>
<blockquote>
<p>Da noi&nbsp; &#8211; afferma <a href="http://www.repubblica.it/tecnologia/2012/02/02/news/tablet_e_kindle_a_quota_900mila_e_arriva_l_ebook_in_prestito-29185058/?ref=HREC2-73"><strong>Repubblica</strong></a> &#8211; sarebbero invece circa centoquarantamila gli ebook reader, mentre i tablet ammonterebbero a settecentomila. Solo la Spagna, in Europa, &egrave; pi&ugrave; indietro. E questo si riflette sulla diffusione dei libri digitali che in Italia &egrave; circa dello 0,5 per cento contro il 7 dell&#39;Inghilterra, unico colosso del vecchio continente. <br />
		Eppure l&#39;ultimo Natale per tablet ed ebook &egrave; stato roseo anche da noi. A giugno del 2011, secondo l&#39;Associazione Italiana Editori (Aie), erano appena quattrocentomila mentre ora superano il milione.</p>
</blockquote>
<p>Eppure, di fronte a 1 o 4 euro &#8211; il costo di un ebook, se non si vuole subito la novit&agrave;, ma ci sono anche i classici gratis &#8211; si &egrave; sviluppato un <a href="http://www.corriere.it/cultura/12_febbraio_03/pirati-assalto-ebook-segantini_1b148100-4e73-11e1-af4c-6a00aeffb10f.shtml"><strong>mercato clandestino</strong></a> parallelo, in cui gli hacker sguazzano come anitre in uno stagno.<br />
	A che pro? Se fossi un autore mi incazzerei di brutto, come se fossi un editore. Il prezzo di un libro digitale &egrave; talmente irrisorio che dal mio punto di vista non vale la pena smanettare tanto per rischiare. <br />
	A meno che non siamo dei fanatici dell&#39;esproprio proletario, del tutto e gratis. A parte le considerazioni etiche, non va avanti cos&igrave; l&#39;economia.</p>
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		<title>Bela coi lupi</title>
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		<pubDate>Thu, 05 Jan 2012 06:41:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Maurice</dc:creator>
				<category><![CDATA[Costume & Società]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>Una delle sequenze pi&#249; coinvolgenti di Balla coi Lupi &#232; la grande caccia al bisonte: da una parte la forza della mandria che si muove compatta per difendersi, dall&#39;altra la tecnica dei pellerossa che sanno che dall&#39;esito della caccia poteva &#8230;</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Una delle sequenze pi&ugrave; coinvolgenti di Balla coi Lupi &egrave; la grande caccia al bisonte: da una parte la forza della mandria che si muove compatta per difendersi, dall&#39;altra la tecnica dei pellerossa che sanno che dall&#39;esito della caccia poteva dipendere la sopravvivenza della trib&ugrave; durante il lungo inverno nelle praterie.<br />
	La sociologia moderna accomuna spesso il comportamento sociale &#8211; specie dei giovani &#8211; alle trib&ugrave; di un tempo, tanto che una compagnia telefonica ha lanciato la tariffa specifica per la trib&ugrave;. Dal mio angolo di vista di cuoco e ristoratore preferisco parlare di mandria.</p>
<p><a href="http://www.bistrotchezmaurice.com/wp-content/uploads/Mandria.jpg"><img align="right" alt="" border="" class="alignright size-medium wp-image-8292" height="223" src="http://www.bistrotchezmaurice.com/wp-content/uploads/Mandria-300x223.jpg" style="padding:5px;margin-left: 5px;" title="Mandria" width="300" /></a>C&#39;&egrave; la mandria elefante dove i capi dominanti sono le 3-4 femmine, coadiuvate &#8211; pi&ugrave; che altro simbolicamente &#8211; alla tenuta dei 6-8 cuccioli scalmanati dagli esemplari maschi.<br />
	Preferiscono zone di pascolo diverse: gli adulti da una parte, i piccoli dall&#39;altra, meglio con tavoli separati, e meglio ancora &#8211; se &egrave; possibile &#8211; in stanze separate. Una volta ordinato per i figli (invariabilmente pastina al pomodoro, mezza porzione, e mi raccomando che non ci sia niente di verde nel piatto), il loro compito di educatori &egrave; demandato alle cameriere, scambiate per animatrici di kinderheim. Tra i giochi preferiti: guardia e ladri tra i tavoli della sala, venti metri piani lungo il corridoio centrale, salto dalla panca, lezione di de-bricolage dei segnaposti.</p>
<p>C&#39;&egrave; la mandria dei giovani cervi (rigorosamente tutta maschile), quelli con gli angoli della bocca ancora sporchi del latte materno, ma che per dignit&agrave; ed orgoglio personali non si fanno vedere in giro con i vecchi capibanco, anche se ne sfruttano le seconde tane di villeggiatura e magari anche le carte di credito.<br />
	Non hanno ancora acquisito il portamento eretto degli esemplari adulti. Camminano tenendo sempre le gambe divaricate nella tipica andatura del pannolone pieno, trascinando i piedi come avessero delle palle da galeotto strette alle calzature da snow, girandosi ogni tanto per raccogliere le cinque misure in pi&ugrave; di pantaloni che perdono per strada.</p>
<p>Ancora differente &egrave; la mandria dei giovani leoni e leonesse, impegnati nella stagione degli amori. Qui vale la legge del maschio dominante, sia a livello di coppia che di branco, e della femmina tutta ciglia e tette.<br />
	In questo tipo di mandria la schermaglia degli amori si trasferisce nel piatto: l&#39;esemplare donna si lancia nell&#39;accoppiata antipasto-dessert, salvo l&#39;assaggino agli altri piatti del compagno, mentre l&#39;esemplare uomo dimostrer&agrave; la sua mascolinit&agrave; scegliendo la pietanza in assoluto pi&ugrave; abbondante.</p>
<p>Per tutti vale la regola basilare del non prenotare mai. Prenotare significare programmare, verbo sconosciuto in una generazione precaria e vergognoso per chi concepisce il mondo fatto da mi e i fur&egrave;sti, mi pago e quindi pretendo. Se pago vado al ristorante quando ed in quanti voglio, e devono trovarmi il posto per 6 come per 12 persone a mezzogiorno come alle 3 del pomeriggio. T&#39;a cap&igrave;?<br />
	C&#39;&egrave; anche la variante della finta prenotazione: siccome non vogliamo buttare via benzina con quello che costa, vediamo quello pi&ugrave; vicino. Pronto? Ristorante alla Pantegana? Avete posto per due persone? Bene, facciamo tra tre minuti. Parcheggiamo e siamo da voi.<br />
	Regolare nella mandria &egrave; l&#39;uso della prenotazione bidone, via telefonica o anche informatica. Si prenota a pi&ugrave; ristoranti, in genere per ore in cui la cucina &egrave; gi&agrave; chiusa, e poi si sceglie dove andare. Cos&igrave;, per un locale che si trover&agrave; i tavoli occupati, altri riapriranno le danze aspettando chi non arriver&agrave; mai. E&#39; la liberalizzazione della maleducazione, signora mia.</p>
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		<title>Ciao, ciao, guidina /2</title>
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		<pubDate>Thu, 22 Sep 2011 15:27:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Maurice</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Ritorno sull&#39;argomento del post precedente, incalzato dal <a href="http://blog.paperogiallo.net/2011/09/democrazia_digitale_e_guide_demagogia_o_realta.html"><strong>blog di riferimento</strong></a>, perch&#233; non &#232; vero che i ristoratori sono lettori muti (forse non ci va di mescolarci con chi ci detesta a prescindere, ma questo &#232; un altro discorso).<br />
	Papero &#8230;</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ritorno sull&#39;argomento del post precedente, incalzato dal <a href="http://blog.paperogiallo.net/2011/09/democrazia_digitale_e_guide_demagogia_o_realta.html"><strong>blog di riferimento</strong></a>, perch&eacute; non &egrave; vero che i ristoratori sono lettori muti (forse non ci va di mescolarci con chi ci detesta a prescindere, ma questo &egrave; un altro discorso).<br />
	Papero Giallo d&agrave; una sua visione di quella che potrebbe essere una Zagat all&#39;amatriciana, idea non nuova su quel blog (caro Petrini, ti seguiamo, ti seguiamo, anche se non commentiamo; sarebbe bello sapere invece se avviene anche viceversa, ma questo &egrave; un altro discorso ancora).</p>
<p><a href="http://www.flickr.com/photos/zigazou76/3998778540/" title="Compresseur pour pneu Michelin di zigazou76, su Flickr"><img align="left" alt="Compresseur pour pneu Michelin" border="" height="350" src="http://farm3.static.flickr.com/2195/3998778540_37d3b8a936_o.jpg" style="padding:5px;margin-right: 5px;" width="263" /></a>Va tutto bene, basta provare e magari cambiare se qualcosa non va. Certo, che se mi metto io a recensire ristoranti, nessuno mi cala, esclusa qualche decina di lettori affezionati; se lo fa Petrini sicuramente ha successo perch&eacute;&#8230; l&#39;ha detto Petrini (e questo non &egrave; un altro discorso, ma il solito vecchio discorso).</p>
<p>Se crediamo nella &quot;democrazia&quot; del web, tutte le indicazioni per una guida 2.0 vanno bene. Come dicevo nell&#39;altro post, anche noi cuochi e ristoratori dovremo fare i conti con la nuova democrazia partecipativa e prendere le nostre contromisure. Magari &#8211; come suggeriva Dario nei commenti &#8211; assoldare una claque nel caso le cose si mettessero male. <br />
	Non ci sarebbe da scandalizzarsi, visto che oggi potenti <em>brand</em> possono permettersi pagine di pubblicit&agrave; a pagamento sulle guide che segnalano il ristorante collegato alla propriet&agrave;.</p>
<p>Va tutto bene quello che dice Bonilli, ad eccezione di una sola cosa: &quot;<i>Una piccola e ben munita redazione centrale controlla, smista, chiede, boccia, investiga&quot;.</i> <br />
	Qui cade l&#39;asino. Sono buono: non penso che il direttore pensi ad una forma di censura redazionale. Al limite gli passo per buona una censura sulle forme delle recensioni e dei commenti: se qualcuno dovesse recensirmi con le parole &quot;fa schivo&quot;, &quot;fanno un cibo di merda&quot; o &quot;in cucina c&#39;&egrave; un testa di cazzo che si d&agrave; arie da cuoco&quot;, mi incazzerei come una belva ed attiverei l&#39;avvocato contro chi l&#39;ha scritto e chi l&#39;ha pubblicato. In questo senso va bene un minimo di filtro.<br />
	Ma non vorrei che la &quot;<i>piccola e ben munita redazione centrale&quot;&nbsp; </i>facesse passare solo le vacche bianche, lasciando fuori del recinto quelle nere. E&#39; gi&agrave; successo sulle guide cartacee e nulla vieta di pensare che possa succedere sul 2.0.<br />
	Pensiamo, per esempio assurdo, che cominciassero a piovere cateratte di commenti negativi contro Bottura o Alajmo. Passebbero? Ho qualche dubbio. Ma staremo a vedere.</p>
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		<title>Ciao, ciao, guidina</title>
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		<pubDate>Mon, 19 Sep 2011 15:15:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Maurice</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Apprendo che il 9 settembre <a href="http://www.corriere.it/economia/11_settembre_08/google-zagat-acquisto_06007b98-da60-11e0-89f9-582afdf2c611.shtml"><strong>Google ha acquistato Zagat</strong></a>. Chi sa cos&#39;&#232; Zagat?<br />
	<a href="http://www.flickr.com/photos/25832741@N04/6163077800/" title="Zagat di bistrotchezmaurice, su Flickr"><img align="left" alt="Zagat" border="" height="299" src="http://farm7.static.flickr.com/6156/6163077800_01e04361af_o.jpg" style="padding:5px;margin-right: 5px;" width="300" /></a>Agli italiani non particolarmente addentro al mondo culinario <a href="http://www.zagat.com/"><strong>Zagat</strong></a> ricorda per assonanza al massimo una caramella; si tratta invece della pi&#249; famosa ed autorevole guida gastronomica &#8230;</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Apprendo che il 9 settembre <a href="http://www.corriere.it/economia/11_settembre_08/google-zagat-acquisto_06007b98-da60-11e0-89f9-582afdf2c611.shtml"><strong>Google ha acquistato Zagat</strong></a>. Chi sa cos&#39;&egrave; Zagat?<br />
	<a href="http://www.flickr.com/photos/25832741@N04/6163077800/" title="Zagat di bistrotchezmaurice, su Flickr"><img align="left" alt="Zagat" border="" height="299" src="http://farm7.static.flickr.com/6156/6163077800_01e04361af_o.jpg" style="padding:5px;margin-right: 5px;" width="300" /></a>Agli italiani non particolarmente addentro al mondo culinario <a href="http://www.zagat.com/"><strong>Zagat</strong></a> ricorda per assonanza al massimo una caramella; si tratta invece della pi&ugrave; famosa ed autorevole guida gastronomica americana, i cui giudizi vengono espressi direttamente dal pubblico, dai clienti che frequentano i ristoranti.<br />
	Si tratta di una pura e semplice operazione economica: Google vuole vendere pi&ugrave; pubblicit&agrave;, per farlo deve coinvolgere quanto pi&ugrave; possibile gli utenti che con i loro clic determinano il successo del motore di ricerca. Gi&agrave; oggi Google Maps permette di localizzare i ristoranti che hanno accettato di essere evidenziati, con la possibilit&agrave; di esprimere un giudizio ed inserire una recensione sul locale.<br />
	In un futuro prossimo, quindi, &egrave; probabile che spariscano le guide e che le stelle vengano assegnate da Google-Zagat attraverso un meccanismo &quot;democratico&quot; dal basso. Basta con la valutazione soggettiva di un solo ispettore, ma solo il giudizio espresso <em>in progress</em> dal cliente che, seduto a tavola, potr&agrave; esprimere il proprio voto tramite telefonino o altro sistema online.<br />
	Non trovo che questa sia una rivoluzione, almeno nell&#39;immediato.<br />
	Gli utenti dotati di un dispositivo mobile al momento sono solo il 10%, quindi il campo &egrave; gi&agrave; ridotto. Ma, anche ipotizzando che il sistema si diffonda come le lavatrici, quanti saranno quelli che si scomoderanno per dare un giudizio di loro spontanea volont&agrave;? Gli americani sono gi&agrave; pi&ugrave; attivi: dei clienti statunitensi entusiasti una sera mi assicurarono che mi avrebbero segnalato a Michelin, cosa che non ha fatto nessun altro.<br />
	Anzi, quando un anno promossi tra la clientela un&#39;azione perch&eacute; mandasse una sua opinione alla guida preferita &#8211; Michelin, Espresso, Veronesi, Slow Food &#8211; dovetti raccogliere io le schede compilate ed inviarle alle varie redazioni. Il limite dell&#39;operazione Google-Zagat &egrave;, quindi, la pigrizia del cliente-utente.<br />
	Superato questo scoglio effettivamente potremmo avere un qualche cambiamento. Non una rivoluzione, perch&eacute; c&#39;&egrave; gi&agrave; qualche guida anche in Italia &#8211; <a href="http://www.magnarben.it/new/locali/scheda.php?f_id_rist=217"><strong>Magnarben</strong></a>, <a href="http://www.ibs.it/eBook/mangiarozzo-2011-1000/cambi-carlo/9788854126855.html"><strong>Mangiarozzo</strong></a> &#8211; che stila i propri profili in base alle segnalazioni dei clienti.<br />
	Potr&agrave; cambiar molto anche sul versante dello chef e del ristoratore. Se per qualcuno oggi la cucina &egrave; un&#39;esercizio di narcisismo o una palestra per conquistare le bramate stelle, cappelli o forchette che dir si voglia, domani l&#39;unica valutazione sar&agrave; quella del cliente, incompetente, ignorante, non educato alle raffinatezze della cucina elitaria, ma che paga il conto e che ritorna se si &egrave; trovato bene. Che, alla fine, &egrave; quello che conta perch&eacute; un ristorante sopravviva e prosperi.</p>
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		<title>Bestemmie (culinarie) e soddisfazioni</title>
		<link>http://www.bistrotchezmaurice.com/2011/08/18/bestemmie-culinarie-e-soddisfazioni/</link>
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		<pubDate>Thu, 18 Aug 2011 04:42:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Maurice</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cucina]]></category>
		<category><![CDATA[amici]]></category>
		<category><![CDATA[carni]]></category>
		<category><![CDATA[clienti]]></category>
		<category><![CDATA[punti critici]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Quando si dice che il mondo &#232; piccolo. Ieri sera mi intrattengo ai tavoli. Dopo la gentile lezione sulle carni alla signora di mezzogiorno, ho voglia di tirarmi su il morale.</p>
<p><a href="http://www.flickr.com/photos/jlastras/2497890516/" title="El Chuletón di jlastras, su Flickr"><img align="right" alt="El Chuletón" border="" height="400" src="http://farm4.static.flickr.com/3144/2497890516_52a66db5d2_o.jpg" style="padding:5px;margin-left: 5px;" width="300" /></a>Due sono le cose: o fai finta di niente &#8230;</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Quando si dice che il mondo &egrave; piccolo. Ieri sera mi intrattengo ai tavoli. Dopo la gentile lezione sulle carni alla signora di mezzogiorno, ho voglia di tirarmi su il morale.</p>
<p><a href="http://www.flickr.com/photos/jlastras/2497890516/" title="El Chuletón di jlastras, su Flickr"><img align="right" alt="El Chuletón" border="" height="400" src="http://farm4.static.flickr.com/3144/2497890516_52a66db5d2_o.jpg" style="padding:5px;margin-left: 5px;" width="300" /></a>Due sono le cose: o fai finta di niente (&quot;Basta che paghi&quot;) o affronti la situazione di petto. Ieri non ne potevo proprio pi&ugrave;. Mi arriva la comanda di una tagliata ben cotta; la scusa &egrave; sempre quella: non le piace vedere il sangue della carne nel piatto. Ma cara signora &#8211; ho dovuto farle osservare &#8211; pi&ugrave; gliela cuoccio, pi&ugrave; sangue la carne butter&agrave; fuori. Non ha importanza, risponde, importante &egrave; non vedere il sangue. Se non vuole vederlo gliela faccio appena scottata; no, la voglio ben cotta. Come vuole, ma poi non me la rimandi indietro.<br />
	E, C.V.D. non l&#39;ha mangiata e se l&#39;&egrave; pappata il marito. Per la serie: lo chef ha sempre ragione.</p>
<p>Alla sera, quindi, ho voglia di ritrovare il sorriso.<br />
	Tavolo per quattro ragazzi di Recanati. Belli e simpatici. Si affidano ad otto mani a me e li faccio scoppiare con stinco e gulasch come piatto forte. Ce la fate a mangiarvi uno stinco intero? Non ci sono problemi, siamo di grande appetito. Non faccio nouvelle cuisine n&eacute; porzioni da camionista, ma uno stinco &egrave; uno stinco. Alla fine i piatti sono rimasti puliti, con molta fatica.<br />
	Al tavolo vicino una coppia di Parma riesce a sopportarmi. Dopo qualche chiacchera mi sembra di conoscerli da una vita.<br />
	Io a lui: &#8211; Ma sei gi&agrave; venuto qui?, mi pare di conoscerti.<br />
	Lui: &#8211; No, &egrave; la prima volta.<br />
	Io: &#8211; Eppure sei un volto noto.<br />
	Lei: &#8211; Io sono originaria di qua. Sono la sorella di Niccol&ograve;.<br />
	Ecchecaspita! L&#39;ho vista che era una bambina. Suo fratello giocava ad hockey in squadra con mio figlio, quando erano alle elementari. Sono stato a casa loro, conosco suo padre, sua madre, sua sorella stava per posare (fotograficamente) per me.<br />
	Per Ferragosto &egrave; tornata a salutare i suoi con marito e figli. Passa il tempo ma, come dico sempre, ci si incontra sempre due volte nella vita: prima era una bambinetta, oggi &egrave; una signora. E&#39; proprio bello ritrovare dopo tanti anni una faccia nota.<br />
	Sono i momenti belli di questo lavoro, quelli che ti riconciliano con la vita, dopo la carne ben cotta di chi crede di sapere tutto.</p>
<p>	&nbsp;</p>
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		<title>Al Fatebenefratelli</title>
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		<pubDate>Thu, 21 Jul 2011 21:33:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Maurice</dc:creator>
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	A conti fatti, per&#242;, non aveva &#8230;</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Se il cliente va via soddisfatto, vuol dire che te l&#39;ha messa in quel posto. La massima &egrave; di un albergatore che spiegava cos&igrave; la sua politica aziendale, ricevendo in cambio la disapprovazione generale.<br />
	A conti fatti, per&ograve;, non aveva tutti i torti.<br />
	<a href="http://www.flickr.com/photos/rinzizen/4397250401/" title="The Usual di Rinzi Ruiz, su Flickr"><img align="right" alt="The Usual" border="" height="199" src="http://farm5.static.flickr.com/4028/4397250401_e7ddbebf6c.jpg" style="padding:5px;margin-left: 5px;" width="300" /></a>Tutti i ristoranti hanno qualche cliente &quot;storico&quot;, magari un anziano pensionato che, rimasto solo, consuma il pasto meridiano &quot;a prezzo politico&quot;. Per il titolare pi&ugrave; che un affare &egrave; un&#39;opera di carit&agrave;, forse condita da una qualche forma affettiva che la frequentazione ha trasformato quasi in un rapporto di famiglia.<br />
	Quando noi avevamo il tavolo padronale, si sedevano con noi questi clienti storici, molti passati ormai a miglior vita, come l&#39;Armando, quello del bazar. Abolito il tavolo, per mesi, se non per anni abbiamo continuato ad avere a mezzogiorno la contessa dai guanti bianchi (non era contessa, ma l&#39;avevamo bazzezzata cos&igrave; per i suoi modi), Giacinto &quot;Cinto&quot; l&#39;albergatore, il padre del dentista, il Raffaele, Lino il postino, l&#39;ultimo sopravvisuto della specie.<br />
	Di recente una signora ci propone il caso di un&#39;anziano che non gradisce i pasti che la Casa di Riposo gli recapita quotidianamente. Ci chiede se &egrave; possibile preparagli il pasto di mezzogiorno, a prezzo ovviamente molto ridotto, che lei avrebbe prelevato per portarlo al domicilio del vecchio. Nessun problema. Concordiamo il menu e via. Non si tratta di un guadagno, ma solo di un servizio di supplenza sociale. Ma fa lo stesso.<br />
	Sennonch&eacute; gi&agrave; al secondo giorno viene alzata l&#39;asticella: questo non va bene, quell&#39;altro neppure. Quella che doveva essere un&#39;opera pia si rivela subito un cappio al collo: grazie, come non detto, si rivolga altrove.<br />
	Per la legge delle probabilit&agrave; mettiamo sempre in conto che qualche commensale si alzi dal tavolo non soddisfatto, le mosche bianche esistono sempre. Una o due volte all&#39;anno anche noi dobbiamo registrare qualche lagnanza: in genere si tratta di qualche furbetto, soprattutto straniero, che si nasconde dietro l&#39;alibi della lingua per tentare di limare il conto o addirittura di scroccare il pasto.<br />
	C&#39;&egrave; invece una logica perversa in quelli che cerchi di trattare meglio. Non sono mai soddisfatti ed il giorno che, per un motivo qualsiasi, non puoi sottometterti ai loro desideri, il rapporto &egrave; finito. Non li vedi pi&ugrave;. Neanche un grazie ed arrivederci.<br />
	Questo vuol dire fare del bene, fratelli.</p>
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		<title>Visigoti a 250 cavalli</title>
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		<pubDate>Wed, 22 Jun 2011 05:49:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Maurice</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Per fortuna che ci sono i tedeschi. Che per tradizione millenaria festeggiano il Corpus Domini &#8211; domenica prossima &#8211; con il solito lunghissimo ponte. Mica come gli italiani, che pur di non celebrare una tantum i 150 anni dell&#39;Unit&#224; hanno &#8230;</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Per fortuna che ci sono i tedeschi. Che per tradizione millenaria festeggiano il Corpus Domini &#8211; domenica prossima &#8211; con il solito lunghissimo ponte. Mica come gli italiani, che pur di non celebrare una tantum i 150 anni dell&#39;Unit&agrave; hanno tirato fuori seghe a non finire, tipo quella della produzione industriale che &#8211; per un giorno solo di festa, contro tutti i ponti cancellati quest&#39;anno &#8211; sarebbe finita a catafascio.<br />
	<a href="http://www.flickr.com/photos/earlwilkersonphotography/5728385566/" title="Mercedes-Benz SLR McLaren di Earl-Wilkerson, su Flickr"><img align="right" alt="Mercedes-Benz SLR McLaren" border="" height="200" src="http://farm6.static.flickr.com/5208/5728385566_67414cda5c.jpg" style="padding:5px;margin-left: 5px;" width="300" /></a>I tedeschi non badano a spese, quando c&#39;&egrave; il Corpus Domini, ma anche l&#39;Ascensione. Due lunghissimi ponti, anche di una settimana, ed il loro Pil non ne risente di un decimale. Tutta un&#39;altra storia.<br />
	Cos&igrave; si riversano nella loro amata Italia come i loro antenati Unni e Visigoti, non in sella a cavalli che bruciavano tutto dove passavano, ma pi&ugrave; comodi nelle loro Mercedes, BMW ed Audi, lasciando una scia profumata di euro. Sar&agrave; che la moneta oggi &egrave; unica per loro e per noi, ma l&#39;impressione &egrave; che le loro banconote pesino molto pi&ugrave; delle nostre eurette. Se una volta facevano bene i calcoli sul cambio lira-marco e lesinavano anche sulla minerale, oggi sembrano tutti dei Briatore.<br />
	Dio conservi a lunghi i tedeschi, la loro Bundesbank ed il loro Cancelliere.<br />
	Ricordate l&#39;ultima formazione germanica ai mondiali in Sud Africa? Noi l&igrave; ad elemosinare un oriundo che sapesse toccare la palla, loro a buttare a piene mani in campo turchi, russi e chipi&ugrave;nehapi&ugrave;nemetta con tanto di passaporto Deutchland. E&#39; questione di angolo di visuale: noi ristretta tra Monza e Pontida, loro a prendere quanto c&#39;&egrave; di meglio nell&#39;angolo giro di 360&deg;.<br />
	Anche in cucina. I gourmand nostrani non si discostano dai tre-quattro piatti tradizionali: se andassero da Ferran Adri&agrave; sicuro che chiederebbero la paella. I tedeschi li ignorano: chiedono le sfiziosit&agrave;, assaggiano gusti nuovi, cercano le novit&agrave; in menu. Anche da questo punto di vista benedetti siano loro, che di crauti e speck ne mangiano gi&agrave; abbastanza a casa loro.<br />
	E&#39; una bella soddisfazione anche per chi cucina vedere che i piatti con le tagliatelle al mugo o l&#39;insalata di trota salmonata e mango tornano puliti. Con tanto di complimenti allo chef.<br />
	Per fortuna che ci sono i tedeschi. Che per un attimo ci fanno dimenticare le nostre pezze sul culo.</p>
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		<title>Einstein non abita in cucina</title>
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		<pubDate>Mon, 23 May 2011 03:23:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Maurice</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cucina]]></category>
		<category><![CDATA[clienti]]></category>
		<category><![CDATA[ordinazioni]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>Ci sono uomini che vivono tra la macchinetta del caff&#232; e quella che distribuisce snack, uomini a cui le madri non hanno insegnato neppure ad avvitare una moka e le cui mogli non li hanno mai buttati gi&#249; dal divano &#8230;</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ci sono uomini che vivono tra la macchinetta del caff&egrave; e quella che distribuisce snack, uomini a cui le madri non hanno insegnato neppure ad avvitare una moka e le cui mogli non li hanno mai buttati gi&ugrave; dal divano a pedate nel sedere per almeno lavare l&#39;insalata. O uomini, talmente avanti nell&#39;evoluzione della specie, che pensano di vivere gi&agrave; nel 4050, quando non vi saranno pi&ugrave; cuochi e la teconologia avr&agrave; sostituito tutto, comprimendo anche le nozioni di spazio e tempo.<br />
	<a href="http://www.flickr.com/photos/onefromrome/222059800/" title="Einstein di One From RM, su Flickr"><img align="right" alt="Einstein" border="" height="300" src="http://farm1.static.flickr.com/76/222059800_26576eaa0e.jpg" style="padding:5px;margin-left: 5px;" width="226" /></a>O uomini che passano la vita davanti alla tiv&ugrave; e che pensano che la vita reale si svolga secondo i tempi televisivi (anch&#39;io ho preparato un antipasto, un primo, un secondo ed un dessert in una mezz&#39;ora televisiva, compresi titoli di testa e di coda, interviste varie, promozioni ed altre amenit&agrave;, il tutto grazie ad un montaggio perfetto).<br />
	Se c&#39;&egrave; un ingrediente che in cucina non &egrave; mai sufficiente &egrave; il tempo, e non a caso nelle ricette &egrave; sempre indicato, nei casi migliori dividendo addirittura il tempo di preparazione da quello di cottura. Perch&eacute; per cucinare occorre tempo, ma molti se lo scordano o non ne hanno la minima cognizione.<br />
	Capita cos&igrave; che la signora con il Gucci al polso ordini &quot;quattro foglie d&#39;insalata&quot; e vada su tutte le furie dopo dieci minuti d&#39;attesa. Avrebbe anche ragione se prima di lei non ci fossero attre ottanta ordinazioni da evadere.<br />
	In questa particolare hit parade un posto importante lo ricoprono i pavidi, quelli che non sanno cosa mangiare ed aspettano di vedere com&#39;&egrave; fatto quello che hanno ordinato gli altri per ordinare a loro volta. Succede quindi spesso che, chiusi i secondi del tavolo 12, arriva la comanda per un altro secondo allo stesso tavolo, e poi ancora un altro, ed un altro ancora. Sono quelli che a Roma si definiscono cornuti, quelli che ci pensano sempre due volte.<br />
	Ed arriviamo a quelli che credono che basta pigiare un bottone perch&eacute; da qualche macchina diabolica (che purtroppo non hanno ancora inventato) esca il piatto pronto, del tipo: &quot;Signorina, pu&ograve; portarmi una fetta di polenta alla piastra?&quot;.<br />
	Una cucina seria (non uso altri termini) mai e poi mai usa la polenta sintetica, quella che &#8211; senza far nomi, ma tutti conoscono &#8211; come la versi nell&#39;acqua &egrave; bella che pronta: per esigenze d&#39;urgenza la polenta si pu&ograve; anche fare in meno di un&#39;ora e mezza. Nella pentola.<br />
	Alla piastra bisogna prenderla dalla pentola, stenderla, fare la losanga, passarla alla griglia da una parte e dall&#39;altra e finch&eacute; non ha fatto la sua bella crosticina da entrambi i lati non pu&ograve; uscire in tavola. Occorre tutto il tempo necessario &#8211; tralasciando tutte le altre ordinazioni che aspettano &#8211; che impiega il commensale per finire il piatto che ha gi&agrave; davanti a s&egrave;.<br />
	Il cattivo, poi, &egrave; sempre lo chef che si trova costretto a rifiutare la richiesta. Il meglio che gli passa per la testa in quel momento &egrave; una considerazione filosofica sulla pochezza intellettuale del genere umano.<br />
	&nbsp;</p>
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		<title>E&#8217; primavera, svegliatevi cucine</title>
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		<pubDate>Wed, 11 May 2011 06:15:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Maurice</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>A casa si cambiano gli armadi, al ristorante il menu. E&#39; primavera, svegliatevi cucine. Gli antichi facevano partire da qui il nuovo anno, in sintonia con la natura che riprende a vivere. Dopo il sonnecchioso inverno anche per noi si tratta di riprendere in mano il ricettario e tutti i foglietti che sono andati accumulandosi sul tavolo, idee sparse che aspettano di essere sistemate in maniera organica.<br />
	<a href="http://www.flickr.com/photos/niconectado/72073413/" title="intercambio di Niconectado, su Flickr"><img align="left" alt="intercambio" border="" height="233" src="http://farm1.static.flickr.com/20/72073413_28ea9ab4d3.jpg" style="padding:5px;margin-right: 5px;" width="300" /></a>Il salto di qualit&agrave; visivamente &egrave; avvenuto ormai un mese fa, quando abbiamo rinnovato il dehors, punto strategico nella bella stagione per attirare la clientela: nuova targa esterna, nuovi tavoli, nuove sedie, nuovi accessori.<br />
	Un paio di sere fa mia nipote si &egrave; fermata a cena. Come design le ho chiesto un parere sul nuovo esteriore: &quot;D&agrave; un&#39;idea di freschezza&quot;, mi ha risposto. Era esattamente quello che volevo. Obiettivo centrato in pieno, quindi, com&#39;era nelle intenzioni.<br />
	E&#39; la nostra &quot;nuova&quot; filosofia: freschezza. Che significa prodotti freschi, locali, del territorio o a chilometro zero, secondo le nuove definizioni culinarie. Ho usato le virgolette perch&eacute; non &egrave; che ieri usassimo roba vecchia, ma forse non abbiamo mai posto l&#39;accento su questo requisito con sufficiente forza, ed un ristorante che ha alle sue spalle pi&ugrave; di cent&#39;anni di storia rischia di morire sotto la polvere di pizzi, merletti, cianfrusaglie e tradizioni, mentre il mondo corre alla velocit&agrave; dei bit.<br />
	Nessuno ormai inventa niente di nuovo, bisogna solo tradurre in pratica vecchi concetti in forma nuova. Perch&eacute; tutti abbiamo bisogno di rinnovarci continuamente, far prendere aria alle stanze mentali pena l&#39;accumularsi di detriti, noia, disaffezione e mancanza di entusiasmo.<br />
	A volte sono le nuove tecnologie a darci una mano. Da questo mese, ad esempio, abbiamo soppresso l&#39;invio cartaceo delle fatture ai clienti: esiste la posta elettronica, tutti hanno un&#39;email, perch&eacute; quindi non inviare la fattura via Internet alla velocit&agrave; che nemmeno la posta prioritaria si sogna, con risparmio dei costi della carta, dei bolli e del trasporto? Anche in questo possiamo dare una mano al portafoglio e all&#39;ambiente.<br />
	Altre volte bisogna ricorrere alla saggezza dei vecchi proverbi: se la montagna non va a Maometto, lo chef deve andare alla montagna di clienti che sono l&agrave; fuori ed aspettano di essere portati a tavola. <br />
	Qualche giorno fa mi sono accorto che proprio dietro alla cucina si &egrave; avviata una nuova attivit&agrave;: dove vanno a mangiare a mezzogiorno? mi sono chiesto. Detto fatto. Ho preso un biglietto del ristorante, c&#39;ho appiccicato un post-it con una frase di richiamo e l&#39;ho lasciato sul cancello. Ieri sono arrivati in tre ed oggi verranno con i dati fiscali per fare la convenzione. Tre clienti sono mille pasti all&#39;anno, buttali via.<br />
	Ed ecco l&#39;idea che si sviluppa. Ho gi&agrave; ordinato su Internet dei nuovi biglietti ed appena arriveranno andr&ograve; personalmente a cercare nuovi clienti, porta a porta. Se la montagna, e via di seguito. Spesso non ci vuole molto: neuroni da agitare e culo da smuovere.<br />
	&nbsp;</p>
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		<title>Grazie, Gordon</title>
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		<pubDate>Thu, 03 Mar 2011 20:26:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Maurice</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ristorante]]></category>
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		<category><![CDATA[Gordon Ramsay]]></category>
		<category><![CDATA[punti critici]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>E&#39; partita la prima di una serie di iniziative che sto mettendo a punto e che ci impegneranno da qui al prossimo autunno. Obiettivo: ridare nuovo impulso al ristorante per superare questa crisi interminabile, visto che dall&#39;esterno &#8211; leggasi: governo &#8230;</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>E&#39; partita la prima di una serie di iniziative che sto mettendo a punto e che ci impegneranno da qui al prossimo autunno. Obiettivo: ridare nuovo impulso al ristorante per superare questa crisi interminabile, visto che dall&#39;esterno &#8211; leggasi: governo &#8211; non arriva un minimo segnale di aiuti alla ripresa.<br />
	<a href="http://www.flickr.com/photos/54397539@N06/5034334151/" title="gordon-ramsay-8 di gordonramsaysubmissions, su Flickr"><img align="right" alt="gordon-ramsay-8" border="" height="280" src="http://farm5.static.flickr.com/4131/5034334151_66a74874bd.jpg" style="padding: 5px; margin-left: 5px;" width="300" /></a>Ieri sera c&#39;&egrave; in sala una serie di tavoli interessanti, ne approfitto per lanciare il nostro sondaggio interno. Giro tra i tavoli per affabulare un po&#39; con i clienti, tutti simpatici, ai quali illustro l&#39;iniziativa. Accettano volentieri ed ottengo molte schede che deposito nell&#39;urna. In che consiste la mia idea?<br />
	E&#39; raro che un cliente faccia degli appunti al titolare su qualcosa che non va: non lo fanno spesso sui piatti, figurarsi se dicono che la cameriera &egrave; antipatica o puzza. Cos&igrave; ho messo gi&ugrave; una griglia di domande che spaziano dall&#39;ambiente al servizio e alla cucina, per concludersi con un giudizio complessivo, il tutto ovviamente in forma anonima. Una ventina di domande che mi serviranno per individuare alcuni punti critici.<br />
	Mi ha fatto piacere il commento che ha fatto un cliente: non c&#39;&egrave; quasi nessuno che si metta in discussione. Per me, invece, &egrave; una formazione mentale.<br />
	Quando qualcosa non va, il primo pensiero &egrave; dove ho sbagliato. Per me &egrave; imperativo prima di tutto cercare le cause dentro di me o nel mio operato; solo dopo un accurato esame di coscienza passo a considerare le cause esterne. Il pi&ugrave; delle volte dipende da queste, ma non &egrave; sempre detto.<br />
	Cos&igrave; &egrave; nata l&#39;idea di allestire un sondaggio tra i clienti perch&eacute; &#8211; come dicevano ai corsi di formazione &#8211; mai presumere, sempre chiedere. In mancanza di Mannheimer e di Piepoli (erano occupati su altri fronti) ho fatto tutto da solo. Non si tratta di una statistica scientifica, &egrave; ovvio, ma potr&agrave; darmi delle preziose indicazioni su dove intervenire. Il come sar&agrave; una conseguenza.<br />
	Ancora una volta devo ringraziare Gordon Ramsay e Real Time: ogni puntata &egrave; preziosa per un suggerimento, un&#39;idea, un input per migliorarmi, e questo sondaggio &egrave; involontariamente figlio dello chef inglese.<br />
	Mi sono posto un traguardo: alle cento risposte chiuder&ograve; il sondaggio. Adesso vado a preparare gli strumenti per elaborare i dati. Non si sa mai che a gioco ultimato pubblichi i risultati.<br />
	&nbsp;</p>
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