Un cuoco, una cucina, un mondo

Bistrot Chez Maurice 2.0



Una supertassa contro i macellai 4

Posted on giugno 04, 2010 by Maurice

Il presidente americano Barack Obama torna al suo vecchio progetto, bloccato però anche dai democratici: tassare chi inquina per finanziare l’industria verde. Può darsi che ora, di fronte al disastro della Louisiana la sua idea abbia un esito migliore. L’idea è però interessante anche per altri settori.
MacellaioDa noi l’evasione fiscale avrebbe raggiunto (il condizionale è d’obbligo) i 156 miliardi di euro l’anno, di fronte ad un debito pubblico (2010) di 1.787.800 milioni di euro, contro un PIL che si aggira attorno al 1.500.000 milioni. Lascio ai volonterosi calcolare in quanti anni potremmo scrollarci tutti i debiti di dosso, nel caso miracoloso lo Stato riuscisse a debellare tutta l’evasione, definita ultimamente da Mario Draghi una "macelleria sociale", definizione tanto azzeccata quanto scioccante perché pronunciata da una persona così prudente come il Governatore.
Sappiamo per esperienza che l’evasione è un vizietto, un callo difficile da estirpare perché – a detta degli stessi esperti – le possibilità di un secondo accertamento fiscale a breve termine è pressoché impossibile, e quindi l’evasore beccato con le mani nel sacco, appena regolato il contenzioso, torna a delinquere tranquillamente.
Si potrebbe usare ogni tanto il metodo "Pillinini", dal nome del mio professore di latino che era capace di interrogare anche per tre lezioni consecutive lo stesso studente, sballando tutti i calcoli previsionali. Questo renderebbe aleatorio ogni calcolo probabilistico, ma potrebbe sollevare un polverone mediatico per "accanimento fiscale".
Oppure, ecco l’idea, si potrebbe introdurre per legge una supertassa per un certo numero di anni a chi si è reso colpevole di evasione. Una sorta di "pena accessoria" per chi danneggia tutto il Paese, per i macellai sociali così come per gli inquinatori.
Una cosa è certa: se non si potrà mai estirpare il vizio delinquenziale dell’evasione, è necessario che questo e tutti i prossimi governi, di qualsiasi colore e tendenza, facciano della lotta all’evasione una priorità d’azione come per la lotta alle mafie. E’ necessario cambiare l’approccio psicologico, passando dalla visione dei "furbi e dei fessi" a quella degli "onesti e dei delinquenti".

Tremonti: can che abbiaia non morde 0

Posted on maggio 20, 2010 by Maurice

Un vezzo che ha questa maggioranza di governo è di abbaiar tanto e morder poco. Tanto per restare ai latrati più recenti, sono stati annunciati tagli agli stipendi dei parlamentari e la lotta ai falsi invalidi ed agli evasori.
CanePer il primo provvedimento (annunciato) si tratterebbe di una riduzione del 5% degli stipendi di lor signori. Già si tratterebbe di una "elemosina" di stato, come l’ha definita qualcuno, perché toglierebbe 200 euro ai 20 mila euro al mese che gli onorevoli intascano tra stipendio vero e proprio (circa 4 mila euro) ed altre voci aggiuntive. Ma poi non si dice nulla dei benefit che gravano sulle tasche di tutti noi, come le oltre 624 mila auto blu (70 mila negli Stati Uniti), gli ingressi gratis a tutto, i voli altrettanto gratis su aerei e treni, e via dicendo.
Sulla lotta all’evasione fiscale ed ai falsi invalidi penso che non ci sia stato governo della Repubblica che non ne abbia fatto un caposaldo della sua azione. E’ stato tanto l’impegno che oggi si stima che l’evasione dal nostro paese ammonti a circa 200 milioni di euro, 400 mila miliardi di lire, direbbe Tremonti quando vuole enfatizzare le cifre, qualcosa come dieci finanziarie di quelle toste.
A New York – ci informa Federico Rampini – la lotta all’evasione prima si fa, poi si annuncia (il risultato), da noi si annuncia e poi non si fa. Prendiamo l’elenco Falciani, come è definita la lista dei 7 mila presunti evasori clienti della HSBC svizzera: invito i lettori a farsi un appunto per rivederlo fra un anno, per vedere quanti saranno stati perseguiti e quanti soldi saranno stati recuperati.
Eppure non servirebbero dossier trafugati, ma semplice buona volontà politica (ne parlavo già qui) per scovare chi evade scandalosamente, perché lo stato sa bene chi evade, ma chiude uno se non addirittura tutti e due gli occhi. Qualche cifra.

Nei primi quattro mesi di quest’anno l’evasione è aumentata del 6,7%, con in testa (indovinate) la Lombardia con +10,1%  e il Veneto con + 9,2% .

Dall’incrocio dei dati è emerso che l’ 81% circa delle società di capitali italiane dichiara redditi negativi (53%) o meno di 10 mila euro (28%). In pratica su un totale di circa 800.000 società di capitali operative l’81% non versa le imposte dovute. Si stima un’evasione fiscale attorno ai 18 miliardi di euro l’anno.

 Una su tre delle "big Company"

ha chiuso il bilancio in perdita e non pagando le tasse. Inoltre il 94 % delle big company abusano del “transfer pricing” per spostare costi e ricavi tra le società del gruppo trasferendo fittiziamente la tassazione nei paesi dove di fatto non vi sono controlli fiscali sottraendo al fisco italiano 31 MLD di euro. Negli ultimi quattro mesi, le 100 maggiori compagnie del paese hanno ridotto del 10 per cento le imposte dovute all’erario.

A queste si aggiungano la criminalità organizzata (63 miliardi di euro d’imposta non pagata) e il lavoro sommerso (2,4 milioni di lavoratori in nero di cui 850.000 lavoratori dipendenti con un secondo o un terzo lavoro, per un’evasione d’imposta pari a 34 miliardi di euro). Infine vengono i lavoratori autonomi e le piccole imprese con 10 miliardi di euro l’anno di evasione.
Eppure si parla tanto di scontrini non emessi, ma non altrettanto di indagini in altre direzioni. Perché? Perché è più comodo. Appostarsi dentro ad un bar e vedere se viene tutto battuto è molto più facile che andare a rovistare negli uffici amministrativi di una SpA o nei piccoli capannoni della vasta campagna lombarda e veneta.
C’è stato un periodo in cui venivano presi di mira alcuni "indicatori" di reddito (barche, macchinoni), ma poi anche questo è stato abbandonato. Sicuramente la realtà non è quella che vediamo in NCIS, dove basta premere un enter per visualizzare intestatari di auto, conti bancari e case intestate, e non bastano dieci Brunetta prima di arrivare a tanto; ma qualcosa si può fare, purchè si abbia voglia di mordere, prima di abbaiare.

Comunista sarà lei, parola di squalo 1

Posted on maggio 07, 2010 by Maurice

La parola che più piace alla destra, da Washington a Roma, è "comunista", e ci vorrebbe Freud per dare un’interpretazione psicanalitica del perché questa parola sia intesa come la massima offesa con cui bollare l’avversario. Comunista è chi non la pensa come la destra ufficiale, tanto che perfino il presidente della Camera Gianfranco Fini è diventato "compagno" per il solo fatto di non voler obbedire agli ordini del Capo cofondatore del partito. Da questo punto di vista il comunista è colui che si chiama fuori dal pensiero imposto, chi ragiona con la sua testa e che ha il coraggio di manifestare il proprio dissenso: non mi sembra affatto un’offesa, ma anzi un valore aggiunto.
Grande DepressioneDa noi comunisti sono tutti gli altri, non allineati e alleati contro il governo ed il suo capo; negli Stati Uniti comunista è addirittura il presidente Obama, reo di aver toccato con la sua riformetta sanitaria i santuari del profitto capitalistico come le compagnie di assicurazione e le case farmaceutiche. Se dovesse veramente rifare le regole di Wall Street e dell’alta finanza, non sappiamo quali epiteti saranno scagliati contro di lui.

Penso che tutti, anche a destra, concordino con il fatto che lo scoppio della bolla immobiliare e finanziaria americana – con conseguente crisi mondiale – non sia stata causata da un complotto comunista, ma sia stata un’implosione del sistema capitalistico basato, come ebbe a dire Benedetto XVI, sull’avidità di pochi. Senza andare tanto lontano, tutto è cominciato con la deregulation reaganiana, quando la destra americana diede via libera allo sciaccallaggio selvaggio, perché di questo si è trattato.
Gli "esperti" liberali giurano che solo il libero mercato è capace di autoregolarsi, espellendo dal mercato stesso le aziende che non meritano di starci e premiando solo quelle che rispondono ai canoni d’impresa. Così "giustamente" il mercato ha fatto piazza pulita di colossi come la Pan Am (ve la ricordate?) e tante altre compagnie aeree considerate fuori mercato, per arrivare alla fusione di questi giorni di United e Continental, sopravvissute alla mattanza e certamente esempi tutt’altro che fulgidi di servizio orientato al mercato (altro bello slogan di lor signori).
Più di quarant’anni fa – prima ancora di Reagan, quindi in tempi non sospetti – nella Populorum Progressio Paolo VI andava

"Al di là del liberalismo. Ciò significa che la legge del libero scambio non è più in grado di reggere da sola le relazioni internazionali. I suoi vantaggi sono certo evidenti quando i contraenti si trovino in condizioni di potenza economica non troppo disparate: allora è uno stimolo al progresso e una ricompensa agli sforzi compiuti. Si spiega quindi come i paesi industrialmente sviluppati siano portati a vedervi una legge di giustizia. La cosa cambia, però, quando le condizioni siano divenute troppo disuguali da paese a paese: i prezzi che si formano "liberamente" sul mercato possono, allora, condurre a risultati iniqui. Giova riconoscerlo: è il principio fondamentale del liberalismo come regola degli scambi commerciali che viene qui messo in causa" (il grassetto è dell’Autore).

E’ falso, quindi, che il mercato si autoregola, nel senso che premia i bravi e punisce i cattivi: restano sul mercato solo gli squali, molto spesso i delinquenti, e dietro all’americano "good for you" si cela solo il più bieco egoismo che passa sopra gli individui, le carriere, i problemi delle persone e delle famiglie, i sentimenti.

Portare una critica a questo sistema immondo, prima che avulso da qualsiasi legge matematica (infatti l’economia non è una scienza), è passare per comunisti. Rendersi conto che così non può più andare avanti, pena il collasso del pianeta intero sotto tutti i profili (economico, politico, ambientale, sociale, e gli esempi sono sotto gli occhi di tutti in questi giorni) è considerato comunista.
E’ ora invece di porre delle regole precise, in ogni paese ed in tutto il mondo, a salvaguardia della legittima ricompensa per chi investe in capitale o in lavoro: non si tratta di portare l’economia sotto il controllo politico, ma di porre dei paletti al libero arbitrio. Perché una cosa è la libertà ed un’altra è il libero arbitrio (andarsi a vedere sant’Agostino per capire la differenza).
Sennò, continuando così e parafrasando Einstein, che sosteneva che la quarta guerra mondiale si combatterà con le clave, la prossima crisi finanziaria mondiale si concluderà con il baratto delle conchiglie. Meglio quindi pensarci prima e darci una regolata.

Allarme gas, evacuata una scuola elementare a Rovereto 0

Posted on maggio 03, 2010 by Maurice

In tempi come questi non c’è da scherzare su possibili attacchi terroristici ad obiettivi sensibili. Dev’essere quello che hanno pensato gli insegnanti della scuola elementare "Federico Guella" di Lizzana, una frazione di Rovereto, in Trentino, quando, durante la prima ora di lezione del mattino, è scattato l’allarme antigas. "Niente panico, bambini, tutti in fila, uscite senza correre e senza spingere, tutti ai punti di raccolta, e quindi tutti fuori dell’edificio".
Evacuazione scuolaL’allarme è scattato anche al 118 e sono intervenuti subito i Vigili del Fuoco. Ispezione di tutta la scuola, classe per classe, locale per locale, alla ricerca di un qualche ordigno o comunque di una qualche perdita nell’impianto del gas che aveva saturato tutta la struttura. Alla fine del sopralluogo i pompieri hanno scoperto la causa che aveva fatto scattare i sensori del nuovo impianto: tutta colpa del cuoco che aveva messo a cuocere i broccoli le cui esalazioni di cottura avevano impestato la scuola.

Oltre la metà dell’aroma totale del cavolfiore romanesco è costituito da solfuri, in particolare da dimetil-solfuri, che hanno un odore molto sgradevole, cosicché vengono usati anche per odorizzare il gas di uso domestico in modo che gli utenti si accorgano subito di eventuali perdite. Campioni di questi ortaggi sono stati quindi cotti, rispettivamente, per 8 e 16 minuti, misurando poi le perdite dei composti aromatici. Già dopo 8 minuti le perdite di solfuri sono arrivate a oltre il 90% e sono diventate quasi totali dopo 16 minuti, il che spiega i cattivi odori che i cavoli spargono per la casa quando vengono cotti (molte casalinghe non li cucinano per questo motivo). Dopo 8 minuti scompare completamente anche un altro composto volatile sgradevole, l’isotiocianato di metile, il cui odore somiglia a quello della senape piccante e viene impiegato perfino come antiparassitario per eliminare animali nocivi. Tuttavia tutti i cavoli contengono anche sostanze nutrizionalmente utili che sembra abbiano addirittura una funzione di prevenzione del cancro e che si disperdono con la cottura. Per tale motivo, i ricercatori suggeriscono di cuocerli nella pentola a pressione, in modo da ridurre sia il tempo di cottura e la perdita di tali sostanze, sia la diffusione di cattivi odori.

Tutto è bene quel che finisce bene: "E’ stata una vera esercitazione senza preavviso, attendibile sul funzionamento delle disposizioni d’emergenza", come hanno rilevato i dirigenti scolastici.

Baruffe chiozzotte 3

Posted on ottobre 16, 2009 by Maurice

Ho un sogno ricorrente. Mi trovo a fare a pugni con un uomo non identificato, lo picchio, lo picchio, ma non gli faccio niente, e lui ride. Mi sveglio stanco e sudato.
Non so e neanche non mi interessa il suo significato, ma negli ultimi tempi nella vita reale mi sembra che molti risentano della sindrome "del pugile inetto". Non più tardi di dieci minuti fa scrivevo in FB che ho solo voglia di andarmene, in ferie s’intende: il panorama sotto i nostri occhi è talmente squallido che cadono le braccia anche solo a commentarlo, tanto che molti amici blogger hanno tirato i remi in barca, forse aspettando tempi migliori.

Così, ero deciso anch’io a fare qualche giorno sabbatico, finché mi è caduto l’occhio su questa notiziola: un grossista del pesce di Chioggia ha chiuso nella cella frigorifera della sua azienda al Mercato del pesce due sottufficiali della che stavano controllando i registri e il pesce pescato, dopo aver loro lanciato contro una cassetta di vongole veraci.
Chi conosce i chioggiotti può capire perché mi sono fatto una gran bella risata. Tifo per il grossista, e lo dico apertamente.
Giusto che i tutori dell’ordine abbiano fatto il loro dovere, giusto che sia stato arrestato in attesa del processo per direttissima, ma giusto anche – perdinci! – che abbia scatenato il pandemonio tirandogli dietro i libri contabili e chiudendoli (sequestro di persona) nella cella frigo.
Mi immagino la scena. Ore 3 della notte. Rizzano Veronese, questo il nome del commerciante, si è alzato da poco dal letto, ha bevuto un caffè ed è andato al lavoro. Sono appena cominciate le contrattazioni, la concentrazione è al massimo, l’adrenalina scorre nelle vene: star dietro alle partite di merce che entrano ed escono non è come contare le tratte alla scrivania di una banca o spostare le carte dalla destra alla sinistra del tavolo del comune. Occorre tener d’occhio le cassette, la merce, i pescatori, gli altri grossisti che non si aggiudichino le partite migliori, calcolare mentalmente a quanto rivendere, tutto alle 3 di notte, tutte le notti dell’anno.
E d’improvviso si presentano loro, come un drappo rosso davanti al toro: "Siete sempre tra i piedi – avrebbe urlato l’armatore – per dar fastidio a chi lavora". Ed è scattata la reazione irosa: fogli e documenti dappertutto, anche sul pesce, e sequestro dei malcapitati che hanno voluto vedere la cella frigorifera.
Non giustifico Rizzano, ma lo capisco. I giornali non lo dicono, ma dalla reazione è probabile che non fosse la prima volta che aveva un controllo. Non so come stiano realmente le cose, ma a volte (spesso?) i controlli sembrano accanirsi inspiegabilmente solo contro taluni, lasciando tranquilli talaltri.
Qualche tempo fa è dovuto intervenire addirittura il presidente della Provincia Autonoma di Bolzano per protestare contro l’accanimento con cui la benemerita Guardia di Finanza lavorava in Alto Adige, quasi che tutti gli evasori ed i delinquenti patrimoniali fossero qui (anche in Trentino siamo spesso e volentieri onorati della visita di lor signori).
Non sarà giusto, ma ogni tanto ci sta che qualcuno ricordi che il lavoro di controllo si può fare comunque, senza abusare della divisa che si ha addosso.

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