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marzo 02, 2010 by
Maurice
La chiamavano egemonia culturale della sinistra, in effetti succedeva che i pochi intellettuali di destra avevano il ritegno di stare zitti. Montanelli era una delle pochissime voci fuori dal coro, ma forse – alla luce odierna – non si può neppure definirlo uno di destra: era una voce ed una coscienza libera, cosa che manca alla destra di oggi (non parlo di intellettuali di destra, perché quelli mancano tuttora).
Una volta che la destra storica è stata sdoganata, anche gli intellettuali di sinistra si sono dati alla macchia in ordine sparso, con il risultato che la pseudo cultura di destra ha invaso tutti i campi.
Giustamente e furbescamente il signor B sa che non è necessario controllare i telegiornali (anche se è cosa buona e giusta alla causa): molto più importante è avere il controllo del palinsesto nazional popolare. Avanti allora con il GF, Amici, Italia Agricoltura e compagnia cantante: qui non serve passare la velina quotidiana di indottrinamento timbrata palazzo Grazioli, basta forgiare le menti a non pensare e ad adeguarsi al modello tette al vento. La tv come una macchina sottovuoto, dove i cervelli non hanno la possibilità di essere infettati dai virus della democrazia, della solidarietà, della giustizia, della libertà no-spot.
Al disimpegno culturale purtoppo si stanno adeguando un po’ tutti: i delusi che non vedono speranze di cambiamento all’orizzonte, i giovani che in cuor loro non accettano questo sistema e lasciano agli altri risolvere i problemi astenendosi dal voto, gli intellettuali in senso lato che preferiscono parlare di ultime notti prime degli esami o di fuochi d’artificio.
Non tutti si chiamano fuori, per fortuna, e a volte rischiano del proprio. In mancanza di una valida spinta da parte dei partiti d’opposizione – dall’Udc all’estrema sinistra – e delle forze storicamente propulsive, movimento studentesco e sindacati, l’iniziativa è lasciata allo spontaneismo di qualche personaggio (Grillo, Moretti e girotondini) o alla rete (popolo viola), salvo fare harakiri al momento decisive delle votazioni, sparpagliandosi tra mille pollai o addirittura andando al mare.
Tutti aspettano che dal cielo scenda l’Obama italiano, capace di risolvere tutto con la bacchetta di Merlino, ma bisogna anche aiutarlo il cielo. Occorre passare dalla fase della speranza alla progettualità. E siccome la partita si gioca prima di tutto sulla cultura occorre ripartire da qui.
Cosa, meglio delle varie espresioni d’arte, riesce ad incidere sull’emozione e sul cervello? C’è bisogno di un nuovo manifesto intellettuale che faccia uscire registi, impresari, compositori, autori, cantanti dal limbo del sole-cuore-amore. Chi ha qualche anno si ricorda la mobilitazione contro la guerra in Vietnam: anche Woodstock fu una tribuna per far riflettere il popolo americano – ma non solo – sull’orrore di quell’operazione. Non occorre scimmiottare gli Inti Illimani, ma tutti uniti tutti insieme per una cultura diversa sì.
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Politica e democrazia
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marzo 01, 2010 by
Maurice
Quella notte eravamo tutti in macchina, gli occhi fissi sull’asfalto dell’A1 in direzione sud verso le vacanze a Ponza, ma con le orecchie incollate all’autoradio. Per tutta la notte è stato così, non per ascoltare musica, ma la radiocronaca del tentativo di salvataggio disperato di Alfredino, in quel pozzo maledetto di Vermicino. Sul bordo di quel pozzo, assieme ai genitori del piccolo ed ai volontari che tentavano l’impossibile, c’era il Presidente, il più amato dagli italiani di qualsiasi colore politico, il socialista Sandro Pertini.
Preferisco ricordarmelo così, di notte in mezzo a quella campagna illuminata dai fari dei Vigli del Fuoco, più che trionfante in tribuna d’onore ai mondiali del ’82, o affranto baciare il tricolore sulla salma di Guido Rossa, o spensierato giocare a carte con gli azzurri in aereo.

Perché Pertini è stato così grande, anche se i ventenni di oggi non sanno neppure chi sia stato? Perché ha rotto il neutralismo dei predecessori, il ruolo notarile di tutti i presidenti della Repubblica, perché era un italiano e la gente si sentiva rappresentata da lui, non solo in quanto istituzione, ma perché sapeva interpretare le gioie, i dolori, i malumori degli italiani, senza ricorrere a sondaggi.
E’ quello che manca all’attuale Presidente Napolitano, persona seria, equilibrata, al di sopra delle parti in ogni occasione, troppo al di sopra delle parti. Se è vero che questo atteggiamento viene ricambiato dalla fiducia popolare – che lo colloca al primo posto tra gli organi statali più rassicuranti – è anche vero che in più di una occasione si è attirato le critiche per chiamarsi sempre e comunque fuori dalla schizofrenia della lotta politica.
Un altro antifascista, Marcello Bernardi, nel suo impareggiabile libro Il nuovo bambino – che mi è stato utile come nient’altro nell’educazione dei miei figli – porta un esempio: se avete due figli ed uno di loro soffre di coliche intestinali, dare il cioccolato ad entrambi non è un segno di giustizia, ma solo un atteggiamento irresponsabile.
Ecco, questo è il punto: l’equidistanza non sempre è positiva, ogni tanto bisogna dire di no, costi quel che costi, anche a uomini come Berlusconi che non hanno il senso dello Stato e del bene comune. Come fece invece Pertini, socialista, che rimandò indietro Craxi quando si presentò in jeans al Quirinale per ricevere l’investitura di primo ministro.
Di fronte ai "magistrati talebani" non basta deplorare o scrivere una lettera al CSM. Gli italiani, la maggioranza deli italiani, non ne possono più della politica trasformata in corrida da chi stravolge le leggi per il proprio tornaconto personale. E’ ora, anzi è già passata da un pezzo, che il Presidente della Repubblica riporti con decisione il dibattito entro i binari della convivenza civile.
Altrimenti purtroppo, come dice il proverbio, chi tace acconsente. E ne va di mezzo il bene della nazione.
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Politica e democrazia