Un cuoco, una cucina, un mondo

Bistrot Chez Maurice 2.0



Poteri forti e deboli, anche in Trentino 2

Posted on gennaio 30, 2012 by Maurice

E' proprio un peccato che il Corrierone non abbia messo in rete l'articolo di Sergio Rizzo, per l'inserto economico del 23 gennaio, perché non si capisce la risposta piccata del presidente della Provincia Autonoma di Trento, Lorenzo Dellai.
Vediamo di riassumere i fatti, come riportati da Rizzo.
Esiste a Riva del Garda l'Hotel Lido Palace, nato nel 1899 e dal passato glorioso. Ma anche i nobili prima o poi decadono, tanto che sei anni fa interviene la Provincia Aut. di Trento per salvarlo. Vengono sborsati 3,3 milioni per il suo valore d'acquisto (un regalo!), 15 milioni 165.000 euro per la ristrutturazione ed ancora 17 milioni per un piano d'investimenti da fare tra il 2011 ed il 2015: penna alla mano fanno 35.465.000 euro di denaro pubblico.
Sì, denaro pubblico perché la Hotel Lido Palace Spa, proprietaria dell'albergo, è al 51% della Lido di Riva del Garda Srl (al 58% del Comune di Riva del Garda e al 42% della Trentino Sviluppo, emanazione della Provincia). L'albergatore pubblico – rivela Sergio Rizzo -  ha inoltre erogato a se stesso mezzo milione di euro a fondo perduto, spalmato in dieci anni, ed ottenuto un mutuo agevolato ventennale di altri 8 milioni di euro dal Mediocredito Trentino-Alto Adige (banca al 52% della Regione e delle province autonome di Trento e Bolzano).
In pratica noi tutti abbiamo pagato per questo cimelio storico la bellezza di quasi 36 milioni.

Due considerazioni.
Qui non è in discussione l'autonomia di Trento, come ammicca sornione Rizzo, ma la gestione dell'autonomia. Il caso dell'Hotel Lido Palace di Riva è solo l'ultimo esempio di pessima amministrazione. Se Rizzo vuole indagare, guardi quanto e come la Provincia Autonoma ha speso per le inutili caserme nuovissime dei Vigili del Fuoco, o per gli impianti sportivi mai usati, o per i centri di raccolta differenziata regalati a tutti i comuni, o per mantenere in piedi Comuni con duecento abitanti.
L'altra considerazione riguarda l'aspetto economico. Se si volevano regalare i soldi, si potevano dare a 200 ristoranti – per fare un esempio – per risanare i propri bilanci e rilanciare un settore che sta languendo. Ma, si sa, i ristoratori non fanno parte dei poteri forti. Neanche in Trentino.

Per favore, non augurateci Buon Natale 3

Posted on dicembre 23, 2011 by Maurice

E' Natale, tempo di cuochi in tv. Ma anche di non cuochi, di gente che non sa quanto sale si mette nell'acqua della pasta. Tutti a dare la propria ricetta, perché a Natale bisogna magna'.
E puntuali – come i consigli su come difendersi dal caldo a ferragosto – arrivano i servizi su quanto della tredicesima andrà in regali, sulla crisi, su quest'anno che sarà un Natale al risparmio, su quanto spenderemo per il Cenone. La solita merda fritta e rifritta. Dai tempi della prima tv in bianco e nero non faccio che sentire i soliti ritornelli, le solite fregnacce. Andate su Rai Teche e ne avrete la conferma, tanto che qualcuno non si è neppure preso il disturbo di aggiungere qualcosa ed ha mandato in onda le interviste di qualche decennio fa, quando per il cenone si spendevano 80 mila lire, tali e quali.
C'è anche chi, come La7, ha abbinato i due temi obbligati – cuochi e crisi – invitando il grande chef a come fare un cenone di quattro portate per quattro persone con 50 euro. Allora si può fare un Natale low cost? chiede esterefatta la Myrta Merlino. Sì, perché la parola d'ordine è non spendete, risparmiate, no al consumismo, no ai regali, no ai cenoni al ristorante, e se proprio dovete scialacquare i pochi soldi, prendetevi una frusta e cominciate a frustarvi di santa ragione: più sangue uscirà dalla vostra carne e più vivrete felici.

Sapete qual'è la differenza tra la Germania e l'Italia? Loro producono per l'esportazione, noi per il mercato interno, prevalentemente. La conseguenza è che se noi non consumiamo, non andremo mai fuori dalla crisi.
Non è questione di ottimismo, è una realtà economica.
Ed addossare la colpa della crisi ai commercianti o ai ristoranti è come il cavolo a merenda, tanto che perfino Massimiliano Dona, segretario generale dell'Unione Nazionale Consumatori, ha affermato pubblicamente che lavoratori dipendenti e lavoratori autonomi del commercio sono nella medesima situazione (di merda, NdA).
Se la gente non spende non è colpa dei prezzi alti, ma del denaro che non c'è in busta in busta paga – e di conseguenza nel registratore di cassa. Ora, pensare di superare la crisi solo sfoggiando una dentiera lucidata da Nicole Minetti, è una mistificazione ed una presa per i fondelli della gente. Ma addossare tutte le colpe agli altri e piangerci continuamente addosso (*) non aiuta certo a sollevarci di morale e risolvere la situazione. Quindi, per favore, non augurateci Buon Natale: ci basta essere mazziati. Almeno cornuti no.

(*) E lo capiscono anche i bambini.

Tutti gli uomini del (ex) presidente: che fine faranno 0

Posted on novembre 13, 2011 by Maurice

Raramente i conti tornano, soprattutto quando si fanno senza tener conto dell'oste che, oggi, si chiama Europa e mercati internazionali.
Berlusconi aveva pensato per sè un tramonto alla grande, come Presidente della Repubblica (o ancora più in alto?), osannato a livello planetario. Non è andata così, e la sua uscita di scena ha un che di patetico.
Ancora più patetici sono stati i nani ed i berluscones che in questi anni si sono ritagliati il ruolo di zerbino dove il padre-padrone si è pulito le scarpe senza tanti complimenti. Sentire Ferrara e camerati a Milano o Cicchitto a Montecitorio imputare al complotto demoplutogiudaicomassonico pilotato dalla Goldman Sachs il fallimento di Berlusconi è stato patetico, se non ridicolo.
Ma tant'è, per vent'anni hanno spacciato menzogne rivoltando la realtà, non potevano certo finire la loro ingloriosa parabola con un'autocritica contrita e sincera, e dovrà passare ancora tanto tempo prima che ammettano che la loro sconfitta è dipesa più dagli autogol che dal gioco degli avversari.
Cento volte meglio Rotondi, che ha ammesso le colpe della destra in tutti questi anni, avviando una fase fuori del governo con un serio processo di dibattito interno.

Ecco, se Berlusconi mancherà molto ai comici nostrani ed ai giornali di tutto il mondo, quello che non mancherà assolutamente sarà lo stuolo di servitori.
Non ci mancheranno Cicchitto e La Russa, Gasparri e Bondi, Santanchè e Meloni, Gelmini e Paniz, Ghedini e Scilipoti, Ferrara e Sallusti, Feltri e Belpietro, Bonaiuti e Brunetta, Brambilla e Sacconi, Crosetto e Giovanardi. Ma non ci mancheranno neppure Bossi e Calderoli, Castelli e Tremonti.
Non ci mancheranno la loro pochezza intellettuale, il loro vischioso attaccamento al potere, l'inutilità politica, i danni che hanno fatto in tutti questi anni, i rimedi che non hanno saputo adottare di fronte ai problemi sollevati dall'Aquila come dalla crisi economica.
Tenteranno in tutti i modi di aggrapparsi al relitto della nave che cola a picco, sperando di trarne ancora un qualche vantaggio. Sperano nelle elezioni anticipate, come se le urne – in base a tutti i sondaggi di cui fino a ieri amavano riempirsi le bocca – li premiassero ancora. Avanzeranno pretese assurde: come quella di mettere Letta nel nuovo esecutivo (per fortuna che in un briciolo di senso dello Stato l'ex sottosegretario vi ha rinunciato subito) o di volere che Monti non si ricandidi alle prossime elezioni, dimenticando che è appena stato nominato senatore a vita.
Che fine faranno tutti costoro? E' troppo presto per dirlo. Ferrara si riciclerà con il potente di turno, molti aspetteranno che il ciclone si calmi per cambiare casacca, tanti torneranno a lavorare, finalmente. E con loro quelli che in questi 17 anni hanno sperato (e molti lucrato) che qualche pagliuzza d'oro cadesse anche sulle loro teste.
L'ora della ricreazione è finita: ora bisogna buttar via le macerie e ricostruire l'Italia dalle fondamenta.

Ma Berlusconi lo è o lo fa? 3

Posted on novembre 04, 2011 by Maurice

A Genova c'è stata l'alluvione? Non mi pare, sono andati tutti a farsi un bagno ai piedi in piazza.
Se qualcuno affermasse una cosa del genere, il minimo che gli potrebbe capitare sarebbe un ricovero d'urgenza in una clinica psichiatrica. Ma è più o meno quello che ha detto Berlusconi alla conferenza stampa di Cannes: l'Italia "è un paese benestante", i "consumi non sono diminuiti, i ristoranti sono pieni, sugli aerei a fatica si trovano posti" e anche le mete delle vacanze "sono piene".

A parte le cifre ufficiali, che contraddicono nel modo più assoluto le sue parole, il premier lo è o lo fa? E' cieco, sordo, incapace di intendere e di volere per scelta, o per sopravvenuta dementia senilis?
Arroccato nei suoi castelli di sogni distribuiti tra Arcore e palazzo Grazioli, dai quali esce ed entra non in autobus urbani ma con auto blindate e voli in jet ed elicotteri, non ha la più pallida idea di cosa sia la vita che si svolge fuori dai suoi confini protetti da agenti dei servizi e guardie del corpo.
Sicuramente i suoi consumi non sono diminuiti. Si sono fatti più prudenti, forse, ma non sono diminuti perché il vizio non si perde così. Farfalline, olgettine, escort, assegni ad personam, appartamenti ad personam, auto ad personam, niente forse è cambiato da prima. Quindi, perché preoccuparsi? I consumi non sono diminuiti.

Venga il presidente stasera a cena da noi, gliela offriamo gratis. Non servono gorilla o 007 a salvaguardare la sua persona, sarà in tranquilla solitudine, come ieri o come ier l'altro. Sono troppo distante? Vada in qualsiasi altro locale più vicino alle sue magioni, parli con i titolari, si faccia mostrare i bilanci degli ultimi anni, quelli del suo attaccamento al potere per esempio, ed apra poi bocca.
Mi viene in mente quel cartello con l'omino al computer che rammentava: prima di parlare, accertarsi che il cervello sia acceso. Con le sue battute di oggi viene da credere che ormai le sue risorse celebrali se le sia bruciate sul letto di Putin.

Se non lo è, lo fa. Peccato che – finalmente, purtroppo – la Fed e la Ue, i mercati finanziari e gli altri capi di stato non se le bevono più come fanno i berluscones e quei quattro gatti (sempre meno comunque, ogni giorno che passa) che ancora credono alle sue fandonie. Si fossero mossi prima, non saremmo a questo punto.
Bisogna sempre toccare il fondo della fossa biologica per uscirne?
 

Calma e gesso 3

Posted on agosto 12, 2011 by Maurice

Sono ore febbrili, tutti hanno una ricetta per salvare il mondo (e l'Italia) dalla crisi economica, chi più ne ha più ne metta, anche se non si trovano due persone – nella maggioranza e nell'opposizione – che siano d'accordo sul che fare. Ma qualcosa bisogna fare, perché gli altri, i mercati, non stanno lì a guardare.
Gira e rigira si torna sempre a quello: tasse, tasse ed ancora tasse.
100_5651Ieri ho seguito tutto il Tremonti pensiero in commissioni riunite, con annesso dibattito dei big dei partiti. L'unico che ha esposto una serie di proposta concrete per il rilancio, e non mi sta neppure tanto simpatico, è stato Bersani; ma, si sa, non stiamo parlando di salvare la nazione, ma solo di difendere il proprio orticello elettorale e la propria poltrona ed i propri privilegi. Quindi, vedrete, anche la semplice e condivisa da più parti proposta di ridurre il numero dei parlamentari rimarrà nel libro dei sogni, soprattutto se a proporla è la sinistra. Altro che coesione.
Sappiamo che i mercati sono sensibili come un nervo scoperto anche ad una parola detta in più o in meno. La Borsa di Parigi mercoledì è crollata solo perché qualcuno ha messo in giro la voce di un declassamento dei titoli francesi. Basta pochissimo per creare il panico, o per sollevare i listini.
Facciamo quindi  finta che a palazzo Chigi ed in via XX Settembre in questi giorni le luci non si spengano mai. Tutti a sbattere la testa sui muri per trovare soluzioni – nuove o vecchie, come l'Eurotassa di prodiana e tanto vituperata memoria – da proporre subito.
Non è facile far quadrare il cerchio, dobbiamo ammetterlo. Mettere insieme un testo di decreto legge (perché stavolta sì occorrono dei decreti) non è facile: bisogna tener conto della nostra Costituzione, dei testi che provengono da Bruxelles, della sua applicabilità immediata. Non è facile, anche se ci sono fior fior di burocrati dei ministeri che da una vita sono pagati per farlo. Però…
Però c'è una scappatoia che meriterebbe di essere considerata: che vengano fatti i decreti legge (ed ovviamente approvati subito dalle Camere) sui principi generali dei vari provvedimenti, per esempio l'abolizione delle provincie. Così i mercati si possono tranquillizzare.
Poi, con un minimo di calma, si può procedere alle leggi attuative, sperando che una tantum la maggioranza abbia almeno un orecchio aperto alle proposte che arrivano anche dalle opposizioni.
E' chiedere troppo? A me sembra l'uovo di Colombo. Ma forse questa strada non è percorribile… perché mancano proprio le idee.

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