Chi sta tramando dietro la crisi, e perché 3
Appare chiaro a tutti, a mano a mano che passano le ore ed i giorni, che non siamo immersi nella solita "crisi" di fibrillazione dei mercati finanziari. Da quando è scoppiata la bolla americana non c'è più un giorno di quiete ed anche gli analisti fanno fatica a star dietro a quanto succede nelle borse.
Tutto viene giustificato in nome del libero mercato, della domanda e dell'offerta, della fiducia (o non fiducia) nella capacità di un paese o di un settore economico di risolvere i propri problemi di sistemazione dei bilanci interni, della necessità di procedere a delle "riforme strutturali". Tutte belle parole da manuale di politica economica.
Ma l'uomo della strada, che solo ieri ha – forse – imparato cos'è lo spread, ha la sensazione di qualcosa gli sfugga di mano, che ci sia qualcosa di nascosto dietro a tutto questo. E si domanda, per esempio, con candore: quale interesse hanno le agenzie di rating di sputtanare ora questa ora quella banca, ora questo ora quel paese? Cosa gli torna in tasca? Se fallisce l'America, non è che fallisce anche la Cina? E se andiamo in default (riempiamoci la bocca anche noi di qualche termine tecnico) noi, la Grecia, la Spagna, l'Irlanda, il Portogallo, non rischiano anche la Francia (come ha dimostrato la Borsa odierna) e la Germania? Ma allora, se andiamo a puttane tutti, cosa resta? e soprattutto chi se ne avvantaggia?
Diceva quel Signore ammazzato a 33 anni che l'albero si vede dai frutti. Finora abbiamo visto l'albero che si contorceva sotto le sferzate delle bufere, ora stanno apparendo i primi frutti e possiamo cominciare a dare qualche giudizio che su quello che dovrebbe essere questa pianta.
La lotta feroce dei repubblicani americani, sotto l'incubo del default, è apparsa a tutti come una lotta non per salvare gli Usa, ma contro il presidente Obama. Da noi, con la scusa di raddrizzare i conti pubblici, cosa ci chiedono? Mica una redistribuzione del reddito tra chi ne ha troppi e chi ne ha troppo pochi, ma – guarda caso! – per un taglio definitivo alle pensioni (perfino Bossi l'ha capita), alla sanità pubblica, alla scuola, ai posti di lavoro, ai diritti dei lavoratori, in una parola allo stato sociale, come se togliere il pane di bocca a chi già ne ha poco risolvesse l'ingordigia di chi fa indigestione tutti i giorni.
E' chiarissimo ormai l'obiettivo ultimo. La parità di bilancio, la sistemazione dei conti pubblici (non quelli della casta), sono solo scuse per instaurare un nuovo modello di società tutt'altro che democratica, basata sul dominio economico e politico di pochissimi sulla massa di tutti quelli che risorse economiche non ne hanno e mai – in queste condizioni – le avranno.
Illuminante, a dir poco, è l'analisi fatta da Giorgio Ruffolo al microfono di Corradino Mineo per Rai News24 (di cui purtroppo, al momento, sul web non c'è traccia). Un'analisi spietata ma acutissima di quanto sta succedendo e di quelli che sono gli obiettivi non più nascosti degli "speculatori".
Non è in gioco il benessere, vero fittizio che sia, di tutti noi, dell'Italia, dell'Europa. Il vero obiettivo è l'instaurazione di un regime di "pochi avidi" – per dirla con Benedetto XVI – a discapito di tutti. Il vero volto del capitalismo, della destra illiberale e totalitaria, è ormai palese, essendo caduta ogni maschera ed ogni finzione.
Se qualcuno non l'ha ancora capito, è in gioco la libertà.
P.S. – Per un approccio più scientifico alla questione cliccare sull'immagine.















