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	<title>Bistrot Chez Maurice 2.0 &#187; digitale</title>
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	<description>Un cuoco, una cucina, un mondo</description>
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		<title>Epigrafe per una pellicola</title>
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		<pubDate>Mon, 23 Jan 2012 05:57:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Maurice</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>E&#39; passata sotto silenzio, o al massimo le abbiamo dato un&#39;occhiata, presi come siamo in questi giorni tra navi incagliate, tassisti e forconi. Ma la notizia &#232; una di quelle che segnano un&#39;epoca, anzi la fine di un&#39;era durata esattamente &#8230;</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>E&#39; passata sotto silenzio, o al massimo le abbiamo dato un&#39;occhiata, presi come siamo in questi giorni tra navi incagliate, tassisti e forconi. Ma la notizia &egrave; una di quelle che segnano un&#39;epoca, anzi la fine di un&#39;era durata esattamente due secoli.<br />
	Era il 1813 quando</p>
<blockquote>
<p>Ni&eacute;pce inizi&ograve; a studiare i possibili perfezionamenti alle tecniche litografiche, interessandosi poi anche alla registrazione diretta di immagini sulla lastra litografica, senza l&#39;intervento dell&#39;incisore. In collaborazione con il fratello Claude, Ni&eacute;pce cominci&ograve; a studiare la sensibilit&agrave; alla luce del cloruro d&#39;argento e nel 1816 ottenne la sua prima immagine fotografica (che ritraeva un angolo della sua stanza di lavoro) utilizzando un foglio di carta sensibilizzato, forse, con cloruro d&#39;argento.</p>
</blockquote>
<p><a href="http://www.bistrotchezmaurice.com/wp-content/uploads/6.jpg"><img align="right" alt="" border="" class="alignright size-medium wp-image-8389" height="225" src="http://www.bistrotchezmaurice.com/wp-content/uploads/6-300x225.jpg" style="padding:5px;margin-left: 5px;" title="6" width="300" /></a>Dovettero passare ancora alcuni decenni prima che George Eastman inventasse nel 1884 la pellicola in celluloide e, otto anni dopo, creasse quel colosso che tutti abbiamo conosciuto come <a href="http://www.kodak.com/ek/US/en/Home.htm"><span style="color:#f00;"><strong>Kodak</strong></span></a> che ha avuto il merito di fare diventare democratica la fotografia, sia come mezzo che come supporto.</p>
<p>	Bene, o meglio male, dopo due secoli la Kodak &egrave; al fallimento. Si chiude un&#39;era, e sulla tomba della Kodak potremo scrivere: tanto pot&eacute; l&#39;elettronica. <br />
	Dalla mia prima Kodak Retina a soffietto, magnanimo dono di mio padre per l&#39;ingresso alle medie, ho cambiato tante macchine dai nomi prestigiosi &#8211; Nikon, Pentax, Zenza Bronica, per citare i marchi pi&ugrave; famosi &#8211; ma il rullino era sempre quello: Ektachrome Kodak. Dai 64 ai 400 ASA, a seconda delle necessit&agrave;, ma sempre e soltanto dia Ektachrome Kodak. La insuperabile. Non esistevano Ferrania o Fuji che potessero competere.<br />
	L&#39;arrivo della tecnologia giapponese nel campo delle fotocamere impresse un nuovo impulso alla democratizzazione della fotografia. La mia prima macchina &quot;seria&quot; &egrave; stata una Canon, 110 mila lire all&#39;inizio degli anni &#39;70, ma era questione di gusti e di portafoglio: nel nostro fotoclub c&#39;erano le Nikkormat, le Asahi Pentax, le Olimpus, ma tutti a scattare con la Kodak. E poi via a sviluppare in camera oscura con la tank Patterson, gli acidi Ilford, e a stampare in B/N ancora sulla carta Kodak, o al massimo sull&#39;Agfa.</p>
<p>Si chiude un&#39;era. Addio a Robert Capa, a Cartier Bresson, a Tina Modotti. Oggi basta uno squallidissmo telefonino per immortalare su una manciata di pixel l&#39;attimo fuggente. E&#39; un bene o un male? Diciamo che &egrave;, punto e basta.<br />
	&nbsp;</p>
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		<title>La7, chi l&#8217;ha vista?</title>
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		<pubDate>Fri, 07 Jan 2011 23:01:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Maurice</dc:creator>
				<category><![CDATA[Mass media]]></category>
		<category><![CDATA[digitale]]></category>
		<category><![CDATA[La7]]></category>
		<category><![CDATA[Telecom]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>In cucina non &#232; inusuale ricorrere allo strumento di Faenza: quando non c&#39;&#232; si fa senza. E ci si inventa qualcos&#39;altro, conosciuta anche come la legge dell&#39;arraggiarsi. Quando per&#242; non c&#39;&#232; alternativa, la vita si fa dura, come fare la &#8230;</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In cucina non &egrave; inusuale ricorrere allo strumento di Faenza: quando non c&#39;&egrave; si fa senza. E ci si inventa qualcos&#39;altro, conosciuta anche come la legge dell&#39;arraggiarsi. Quando per&ograve; non c&#39;&egrave; alternativa, la vita si fa dura, come fare la maionese senza uova o senza olio.<br />
	<a href="http://www.flickr.com/photos/25832741@N04/5329075547/" title="Enrico Mentana di bistrotchezmaurice, su Flickr"><img align="right" alt="Enrico Mentana" border="" height="188" src="http://farm6.static.flickr.com/5207/5329075547_282bda4955.jpg" style="padding: 5px; margin-left: 5px;" width="280" /></a>In Trentino, una delle prime zone passate al digitale terrestre, si beccano circa 150 canali tv, ma da un paio di settimane &egrave; scomparsa<a href="http://www.la7.it/"><strong> La7</strong></a>. Io stesso ho segnalato al sito dell&#39;emittente della Telecom la mancanza di segnale, ed ora sulla stampa locale piovono proteste a raffica, anche se a questo punto non capisco se il pagamento del canone mi dia il sacrosanto diritto di ricevere anche<em> tutte</em> le altre tv, o se esse siano un surplus di cui essere grati a viale Mazzini.<br />
	Era naturale alle 19.56, finito di spremersi le meningi per trovare la parola nascosta della ghigliottina, passare immediatamente su Chicco Mentana per non incorrere sull&#39;imbonimento di regime di Minzolini. Ma ora, dove andare a parare? Scartate a priori le succursali minzoliniane di Mediaset, il meno peggio &egrave; ancora Blob, che rimane un quarto d&#39;ora d&#39;aria pulita, ma non &egrave; informazione.<br />
	Che fine ha fatto La7? E&#39; un fatto solo trentino o &egrave; un fenomeno nazionale? Aspetto notizie al riguardo da altri. Fatto sta che, con tutte le riserve del caso, il tg de La7 era un appuntamento ed un rito a cui non si poteva mancare. Che l&#39;assenza di Mentana &#8211; ma anche di Gruber e tutti gli altri &#8211; sia circoscritta o generale, &egrave; un fatto importante e solleva un interogativo: che cavolo sta succedendo in Telecom?<br />
	Dopo la <a href="http://www.repubblica.it/spettacoli-e-cultura/2010/12/10/news/belen_addio-10047692/?ref=HRERO-1"><strong>rottamazione di Belen</strong></a> perch&eacute;, secondo Tim, i suoi spot hanno fatto perdere clienti, l&#39;assenza de La7 come canale indipendente &egrave; un chiaro sintomo di un profondo malessere che c&#39;&egrave; nell&#39;azienda telefonica: possibile che non riescano a dotarsi di un efficiente servizio di assistenza tecnica agli impianti? Se in Trentino prendiamo le emittenti siciliane, com&#39;&egrave; possibile non ricevere nessun segnale da Roma?<br />
	Non basta vendere un prodotto, bisogna dare anche il servizio post-vendita per mantenere ed aumentare le proprie quote di mercato (provare al riguardo i differenti call center di Telecom e Vodafone). Il guadagno immediato di oggi pu&ograve; diventare una pietra al collo che porta a fondo domani.</p>
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		<title>Il mio foliage</title>
		<link>http://www.bistrotchezmaurice.com/2009/11/19/il-mio-foliage/</link>
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		<pubDate>Thu, 19 Nov 2009 21:47:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Maurice</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[digitale]]></category>
		<category><![CDATA[fotografia]]></category>
		<category><![CDATA[montagna]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>C&#8217;&#232; chi, come gli americani, si fa centinaia di chilometri per andare ad ammirare il foliage nel New England. E c&#8217;&#232; chi, come chi scrive, che ce l&#8217;ha sotto casa.</p>
<p></p>
<p>Non &#232; male, non trovi?&#8230;</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>C&#8217;&egrave; chi, come gli americani, si fa centinaia di chilometri per andare ad ammirare il foliage nel New England. E c&#8217;&egrave; chi, come chi scrive, che ce l&#8217;ha sotto casa.</p>
<p><object width="400" height="300"><param name="flashvars" value="offsite=true&#038;lang=it-it&#038;page_show_url=%2Fphotos%2F25832741%40N04%2Fshow%2F&#038;page_show_back_url=%2Fphotos%2F25832741%40N04%2F&#038;user_id=25832741@N04&#038;jump_to="></param><param name="movie" value="http://www.flickr.com/apps/slideshow/show.swf?v=71649"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><embed type="application/x-shockwave-flash" src="http://www.flickr.com/apps/slideshow/show.swf?v=71649" allowFullScreen="true" flashvars="offsite=true&#038;lang=it-it&#038;page_show_url=%2Fphotos%2F25832741%40N04%2Fshow%2F&#038;page_show_back_url=%2Fphotos%2F25832741%40N04%2F&#038;user_id=25832741@N04&#038;jump_to=" width="400" height="300"></embed></object></p>
<p>Non &egrave; male, non trovi?</p>
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		<title>UCAS</title>
		<link>http://www.bistrotchezmaurice.com/2009/10/05/ucas/</link>
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		<pubDate>Sun, 04 Oct 2009 22:01:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Maurice</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cazzeggiamenti]]></category>
		<category><![CDATA[digitale]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>P<strong>remessa</strong>. Il mio professore di latino alle medie aveva inventato un acronimo che tirava fuori ogni volta che la traduzione si discostava dal testo originale per delle costruzioni fantasiose ed impossibili: UCAS, Ufficio Complicazioni Affari Semplici.</p>
<p><a title="3824342927_d520cd27d0 di bistrotchezmaurice, su Flickr" href="http://www.flickr.com/photos/25832741@N04/4293864642/"><img width="270" height="407" align="right" alt="3824342927_d520cd27d0" src="http://farm3.static.flickr.com/2709/4293864642_33257fa6cb.jpg" style="padding: 5px; margin-left: 5px;" /></a>Dalla prima &#8230;</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><font color="#800000">P</font><strong><font color="#800000">remessa</font></strong>. Il mio professore di latino alle medie aveva inventato un acronimo che tirava fuori ogni volta che la traduzione si discostava dal testo originale per delle costruzioni fantasiose ed impossibili: UCAS, Ufficio Complicazioni Affari Semplici.</p>
<p><a title="3824342927_d520cd27d0 di bistrotchezmaurice, su Flickr" href="http://www.flickr.com/photos/25832741@N04/4293864642/"><img width="270" height="407" align="right" alt="3824342927_d520cd27d0" src="http://farm3.static.flickr.com/2709/4293864642_33257fa6cb.jpg" style="padding: 5px; margin-left: 5px;" /></a>Dalla prima Canon FT Ql nel corso degli anni sono passato attraverso modelli, marche e formati diversi: Zenza Bronica, Asahi Pentax, Minolta, con obiettivi e filtri di tutti i tipi. Allo stesso modo ho percorso tutte le tappe che in genere un fotografo amatoriale fa prima di arrivare al suo genere preferito: istantanee, paesaggi, architettura, still life, macro, ritratti, nudo. Senza presunzione credo di padroneggiare bene il mezzo che ho tra le mani, sfruttando luci, tempi, aperture di diaframma.<br />
Recentemente, nell&#8217;illusione di riuscire a fare dei ritratti almeno avvicinabili a quelle di grandi fotografi attuali russi, ho deciso di passare al digitale dopo un pluridecennale onorato servizio in analogico.</p>
<p>Il digitale ha <strong><font color="#800000">moltissimi vantaggi</font></strong> rispetto all&#8217;analogico, primo fra tutti la possibilit&agrave; di vedere subito la foto (tipo Polaroid, se vogliamo) senza dispendio di pellicola e stampa. Il sistema computerizzato di una digitale permette inoltre di scegliere tra una miriade di impostazioni che <em>renderebbe</em> facile la fotografia sia al neofita sia all&#8217;amatore evoluto, un po&#8217; come se si usasse una Instamatic o una reflex super automatica.<br />
Ma qui cadono gli asini dei programmatori digitali, tutti dell&#8217;UCAS.<br />
Il fotografo pigro pu&ograve; usare la macchina in maniera totalmente automatica in base al principio &quot;inquadra e scatta&quot;. Tutto il resto <strong><font color="#800000">lo fa lei</font></strong>. E vabb&egrave;. Per&ograve; posso anche scegliere la modalit&agrave; P, che sta per programmato, cio&egrave; in pratica come nel modo precedente se non si cambia nessun parametro. Ma posso anche scegliere la modalit&agrave; Scena, cio&egrave; una delle diverse casistiche gi&agrave; preimpostate, tipo panorama. Anche in questo caso, se non si cambia nessun parametro, la macchina fa tutto da sola come nei casi precedenti. Dove sta <strong><font color="#800000">la differenza</font></strong>? La risposta la sanno solo quelli dell&#8217;UCAS.<br />
Oltre alle citate ci sono poi le modalit&agrave; S,A,M, soggetti in movimento, con tutte le varianti di sensibilit&agrave; ISO, luce diurna, mattutina, serale, notturna, neon, flash, luce piena o ridotta, e chi ha pi&ugrave; fantasia pi&ugrave; ne metta.<br />
Molto pi&ugrave; semplicemente, non bastava programmare quattro modalit&agrave;, come nelle automatiche analogiche: completamente automatica (inquadra e scatta), a priorit&agrave; di tempi, a priorit&agrave; di diaframmi e completamente manuale? In compenso non c&#8217;&egrave; la possibilit&agrave; di inserire il cavetto per un flash ausiliario.</p>
<p>Un solo esempio per capire come, per usare una digitale, bisogna aver almeno un master in fisica: la <strong><font color="#800000">messa a fuoco</font></strong>. Con la digitale c&#8217;&egrave; la possibilit&agrave; della messa a fuoco in automatico (autofocus), ma anche solo sul volto, ma anche bilanciato sull&#8217;intera area inquadrata, o solo sulla zona centrale o infine sul punto centrale dell&#8217;inquadratura (spot). Ecchecavolo. Datemi una lettura e che sia quella una volta per tutte, non che debba continuamente cambiare perch&eacute;, se dopo un panorama inquadro una persona, mi sballa tutto. Progressi della tecnologia o perversione UCAS?</p>
<p>La voglia di accontentare tutti finisce con lo <strong><font color="#800000">scontentare molti</font></strong>.<br />
Con il prescatto la fotocamera &quot;legge&quot; tutto quello che gli serve e con il secondo scatto finalmente faccio la foto. La conseguenza &egrave; che la digitale &egrave; sconsigliata ai genitori, agli sportivi e ai macrofotografi: dal momento che inquadro il bambino o l&#8217;atleta che salta o la farfalla sul fiore, al momento che faccio il secondo scatto passa un&#8217;eternit&agrave;, il bambino se n&#8217;&egrave; gi&agrave; andato, l&#8217;atleta &egrave; gi&agrave; nello spogliatoio e la farfalla &egrave; su un altro prato.<br />
Esagero, ma l&#8217;<strong><font color="#800000">attimo fuggente</font></strong> si perde inesorabilmente tra il prescatto e lo scatto.</p>
<p>Capiti due concetti di fisica ottica, fotografare &egrave; facile, anche se fare una bella fotografia &egrave; difficile. Con la digitale non &egrave; facile nemmeno la teoria: da quando l&#8217;ho comperata, sto studiando il manuale come fosse un <strong><font color="#800000">testo universitario</font></strong>, con tanto di appunti e sottolineature. Ho gi&agrave; passato due volte la guida, e dovr&ograve; darle una terza ripassata per memorizzare le varie funzioni.<br />
Nonostante ci&ograve;, a detta anche di altri rimarr&agrave; qualche zona di buio e dovr&ograve; intervenire nella &quot;camera oscura&quot; di qualche foto ritocco per avere al computer l&#8217;effetto desiderato. Resto dell&#8217;opinione che all&#8217;UCAS abbiano tralasciato (o sopravvalutato?) l&#8217;elemento fondamentale di ogni foto: l&#8217;elemento umano che, tra le altre cose, vorrebbe anche fare una foto.</p>
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		<title>I ricordi non vanno in pensione</title>
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		<pubDate>Thu, 30 Jul 2009 04:19:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Maurice</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cazzeggiamenti]]></category>
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		<category><![CDATA[kodak]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>La decisione della Kodak di <a href="http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Tecnologia%20e%20Business/2009/06/kodak-Kodachrome.shtml?uuid=40d37ec6-5f30-11de-b8ec-b5bd5d49d50c&#38;DocRulesView=Libero">mandare in pensione</a>, dopo tre quarti di secolo di onorato servizio, la sua pellicola a colori mi ha indotto a riporre in armadio le vecchie macchine fotografiche analogiche (e rigorosamente manuali) per passare alla &#8230;</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La decisione della Kodak di <a href="http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Tecnologia%20e%20Business/2009/06/kodak-Kodachrome.shtml?uuid=40d37ec6-5f30-11de-b8ec-b5bd5d49d50c&amp;DocRulesView=Libero">mandare in pensione</a>, dopo tre quarti di secolo di onorato servizio, la sua pellicola a colori mi ha indotto a riporre in armadio le vecchie macchine fotografiche analogiche (e rigorosamente manuali) per passare alla <strong><font color="#800000">camera digitale</font></strong>.<br />
Gi&agrave; non si poteva pi&ugrave; dire macchina fotografica digitale (ma perch&eacute; usare per forza il termine anglosassone? che oltretutto in italiano ha tutt&#8217;altro significato), ora per forza di cose bisogna convertirsi ai plasticoni elettronici &#8211; anche se, come per il vinile, sono sicuro fra un po&#8217; di anni torner&agrave; di moda la pellicola.<br />
Ad onor del vero rimane ancora in produzione la mitica <strong><font color="#800000">Etkachrome</font></strong>, la cara vecchia dia che non ha paragoni in fatto di qualit&agrave;, con la quale ho riempito ripiani di scaffalature. <a title="blowup460 di bistrotchezmaurice, su Flickr" href="http://www.flickr.com/photos/25832741@N04/4302273491/"><img width="270" height="176" align="left" alt="blowup460" src="http://farm5.static.flickr.com/4055/4302273491_c57dd90956.jpg" style="padding: 5px; margin-right: 5px;" /></a>Ma il mondo va cos&igrave;, e bisogna star al passo con i tempi.<br />
Basta allora alle scelte rompicapo sugli <strong><font color="#800000">ASA</font></strong> (e prima ancora sui Din): per una seduta di ritratto meglio un 64 ASA o ci spariamo un 400, con tutta la sua grana che ora si chiama &quot;rumore di fondo&quot;? Oppure optiamo per un valido compromesso con un 200 ASA? Erano interrogativi che presupponevano delle scelte conseguenti sull&#8217;ambientazione (ora set), sulle luci da adottare (naturale, flash, alogene).<br />
Ora tutto &egrave; demandato al computer di bordo che decide lui se, come e quando scattare. S&igrave;, anche <strong><font color="#800000">quando</font></strong> scattare, perch&eacute; c&#8217;&egrave; perfino il sensore che &quot;vede&quot; se il soggetto chiude gli occhi o non sorride, ed aspetta che la posa sia perfetta &#8211; secondo i suoi canoni &#8211; per immortalare il viso. Ma se io volessi ritrarre un bambino che piange o che dorme? Bel problema. Bisogna annullare le impostazioni predefinite.<br />
Ci sono anche i vantaggi, diciamolo onestamente. Adesso non serve pi&ugrave; lavorare con due macchine, una caricata con il colore ed una col bianco e nero: si fa tutto <strong><font color="#800000">a colori</font></strong> e poi ci pensa Photoshop a trasformare in <font color="#800000">BW</font> (e ridaje con l&#8217;inglese).<br />
A proposito di <strong><font color="#800000">Photoshop</font></strong>, molti ne parlano in modo schifato, pi&ugrave; che altro perch&eacute; i maldestri manipolatori, oltre a far scomparire smagliature, rughe e cellulite in eccesso, riescono a spostare braccia, mani, dimenticandosene ogni tanto qualcuna in pi&ugrave;. A parte questo, Photoshop &egrave; la vecchia <strong><font color="#800000">camera oscura</font></strong> dove creavamo il flou che ci eravamo dimenticati in fase di ripresa, rischiaravamo un volto sottoesposto o oscuravamo un cielo per rendere la scena pi&ugrave; drammatica.<br />
Si sa che alcuni grandi fotografi devono la loro fama ai tecnici della camera oscura, perch&eacute; non tutti se la cavavano egregiamente con sviluppo e fissaggio come con lo scatto. Io, per esempio, ho sempre avuto grossi problemi con la polvere che immancabilmente &#8211; nonostante tutta la cura e le abbondanti spruzzate di aria, prima con la peretta poi con le bombolette apposite &#8211; mi ritrovavo nelle stampe. E dagli allora di pennello e china per correggere il meraviglioso ritratto.<br />
Tutte storie di altri tempi che gi&agrave; i miei figli conoscono per aver visto il padre, non per esperienza propria, perch&eacute; loro girano da tempo con la digitale compatta (ex <strong><font color="#800000">Instamatic</font></strong>) nel marsupio o nella borsa. Da buon romantico, e non potendomi permettere la reflex, io ho optato per una <em>bridge</em>: non &egrave; cos&igrave; elaborata e non ha la possibilit&agrave; del cambio obiettivi come la reflex, ma ne ricorda la forma, senza una coda perch&eacute; non serve pi&ugrave; l&#8217;alloggiamento per il rullino.<br />
Una cosa, poi, tira l&#8217;altra. Non basta la fotocamera, perch&eacute; tre scatti ed &egrave; finita la memoria: allora bisogna acquistare una <em>memory card</em> (ancora!), ed ecco l&#8217;ultima arrivata &#8211; per il momento &#8211; da 8 giga, ed un&#8217;ottima <strong><font color="#800000">stampante laser </font></strong>perch&eacute; quella che serve per i documenti lascia le righe.<br />
Vabb&egrave;, adeguiamoci. Ma un giorno tirer&ograve; gi&ugrave; dal ripiano pi&ugrave; alto del magazzino la mia Paterson, le vaschette, il Durst, la Canon, le Pentax e dir&ograve; ai miei nipotini, se ne avr&ograve;: ai miei tempi&#8230;</p>
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