Un cuoco, una cucina, un mondo

Bistrot Chez Maurice 2.0



Io, uomo, amico delle donne 4

Posted on febbraio 02, 2011 by Maurice

Lo sono sempre stato.

Non da ora. Alla nascita dei primi circoli femministi ero l'unico giornalista maschio ammesso ad entrarci, e non scrivevo per un giornale rivoluzionario. Probabilmente riconoscevano in me onestà professionale e personale.
Le pari opportunità, ancor prima che un diritto (reciproco), per me sono sempre state un equilibrio di rapporti tra persone, fra le diverse attitudini e preferenze, fra le differenti esigenze di vita. Mi spiego: nella coppia avevamo diversi orari di lavoro, dalle 8 alle 17 lei, dalle 19 alle 22 come insegnante più altre ore durante il giorno dedicate al giornale io.
Trovavo quindi assurdo, poco pratico ed irrispettoso in un rapporto affettivo, lasciare il letto sfatto o le tazzine sporche nel lavello tutto il giorno, perché le lavasse lei al rientro dall'ufficio; chi aveva più tempo – nel caso specifico, io – provvedeva alle faccende domestiche. Così per il lavare, lo stirare, andare a fare la spesa o pulire la casa. Solo dopo la nostra separazione la mia ex si accorse dei pari diritti che aveva perso.
Non sempre è stato così.
Un giorno una femminista mi rimbrottò perché avevo detto "mia moglie", perché non potevo usare l'aggettivo possessivo riferito ad una donna. La stupida aveva confuso il possessivo con l'aggettivo usato in senso indicativo.
Come datore di lavoro ho sempre portato alle mie impiegate, in occasione dell'8 marzo, il tradizionale mazzetto di mimose, facendo loro gli auguri per la loro festa. Un anno, incontrando mia cognata per le scale, l'ho salutata augurandole una buona festa della donna; per tutta risposta mi sono sentito una filippica sul maschilismo e dintorni. Da allora il mio augurio è rivolto solo a mia moglie e a mia figlia, a tutte le altre – a scanso di equivoci – un sonoro silenzio.
Non so se si è mai resa conto della sua corbelleria, come se un padre si sentisse offeso il giorno di san Giuseppe o una madre alla prima domenica di maggio.
Ma non ha importanza, perché non ha cambiato di un centimetro la mia posizione. Quindi, donne, il 13 prossimo sarò vicino a voi, per quel che può servire. E ricordate: non tutti gli uomini sono puttanieri.
 

Politici, una categoria con gli occhiali da miope 0

Posted on maggio 21, 2010 by Maurice

Nelle agiografie e nei libri sacri sono molti di più i martiti, le vergini ed i dottori della chiesa rispetto ai profeti, sette i minori e dodici i maggiori, segno che il dono della profezia è un dono molto raro, concesso a pochissimi. Non deve stupire, quindi, che ci ritroviamo tutti a cannare perfino le previsioni del tempo, non parliamo poi di un bel 6 al superenalotto. Anche gli astrologi fanno del loro meglio, e sono più le bufale che sparano all’inizio dell’anno che quelle che ci azzeccano.
OcchialiPerché indignarsi allora per la miopia della politica, e non parlo solo di quella nostrana? Sarebbe troppo pretendere che i governi avessero potuto prevedere la bolla finanziaria e mettere in campo delle misure correttive: sì, potevano pensare prima a delle regole, ma non potevano prevedere come e quando sarebbe scoppiato tutto.
La politica, ma anche tutti noi, pensiamo più ad intervenire sui sintomi della malattia che a prevenirla: finché le cose vanno bene, è inutile pensare a tutto quello che potrebbe succedere. Gli stessi padri costituenti hanno pensato a come far funzionare bene l’orologio, lasciando al legislatore il compito di ripararlo se un giorno fosse caduto.

"Ma perché – si chiede Giorgio Bocca a proposito del progetto di legge bavaglio – questa democrazia autoritaria non è stata denunciata e contrastata in passato, quando i grandi partiti storici, il democristiano e il comunista, si spartivano i poteri uno della politica l’altro del mercato del lavoro?" E si risponde: "Credo perché quei partiti erano nati dalla guerra di liberazione, erano fondati sui valori della Resistenza, davano garanzie di non arrivare mai alla limitazione se non alla soppressione dei diritti democratici".
Verissimo. Il coniuge che metterebbe una mano sul fuoco per la fedeltà dell’altro non gli mette alle calcagna un investigatore privato, almeno fino al momento in cui non ha il sospetto – se non proprio le prove – che qualcosa non va più.
La nostra classe politica – ed intendiamo prima di tutto gli ex partiti storici, dalla DC al PCI – non ha saputo cogliere i segni dei tempi con quel minimo di visione profetica che comunque dovrebbe avere. Negli ultimi vent’anni due sono stati i terremoti che hanno squassato le fondamenta del nostro ordinamento costituzionale e sociale che ben aveva retto fino ad allora: il leghismo ed il berlusconismo.
Ricordo le parole di un senatore al quale avevo chiesto un parere su Bossi, appena approdato in Parlamento sull’onda dell’entusiasmo lumbard per la secessione: "E’ una macchietta". Lui, il senatore, ma tutti quelli come lui non aveva capito subito la forza di deflagrazione che conteneva quel messaggio tanto folcloristico quanto rivoluzionario, e quanto danno all’intero paese avrebbe portato in seguito.
Lo stesso avvenne anche con "la discesa in campo" del cavaliere di Arcore: con la medesima supponenza tutti videro in Berlusconi solo un imprenditore che voleva difendere i propri interessi dal crollo miserevole dei suoi referenti politici. Nessuno si rese conto subito della devastazione che avrebbe portato negli anni successivi, nessuno fece un passo per difendere le istituzioni con una semplice leggina sul conflitto d’interessi.
Sarebbe bastato capire che i due colpi di tosse non erano forieri di una banale bronchite, ma celavano un male ben più insidioso, e non avremmo oggi un attacco così volgare come la legge bavaglio. Non possiamo pretendere di avere una classe politica profetica, ma previdente sì.

Pronto? Chi intercetta? 0

Posted on marzo 24, 2010 by Maurice

Mi fanno ridere assai tutti i discorsi sulla privacy. Guardate in tv: se il servizio riguarda la pedofilia tutte le immagini di minori sono oscurate, purché non si tratti di bimbi di colore, che questi appaiono sempre in chiaro. Stesso discorso quando si parla di inchieste: solite immagini di persone con la borsa che entrano in tribunale, riprese dalla vita in giù, come se gli avvocati fossero delinquenti.
IntercettazioniOppure basta fare un giro su Facebook o su Flickr per rendersi conto che per molti è un piacere immortalare anche i momenti più riservati ad uso e consumo di tutti; per fortuna, altrimenti non saprei come illustrare i miei post.
Sulla privacy telefonica è in atto una guerra. Poco importa se al ristorante, sui mezzi pubblici ma anche sulla pubblica piazza ognuno è autorizzato a far sapere tutto a tutti, dal menu che sta degustando all’ora di arrivo, dalla pratica da portare al commercialista alla strategia da adottare con il tale cliente. Nulla è segreto. Viene anzi il sospetto, a volte, che il telefonante si compiaccia di far sapere i suoi affari al mondo intero: forse è solo maleducazione, ma potrebbe anche essere esibizionismo.
La campagna per la privacy telefonica ha scoperto i migliori paladini non nei cultori delle buone maniere moderne, ma negli incalliti del vizio privato e degli affaracci – nel senso penale del termine – pubblici. Secondo costoro il divieto di ascoltare gli altri al telefono è piramidale: alla base ci stiamo tutti noi, persone candide che non diamo ordini alle banche di esportare i nostri (inesistenti) capitali e che non abbiamo vizietti di perversioni sessuali. A salire la piramide si incontrano i vari livelli sociali "superiori", fino alla sommità dove ci sono i vertici dello Stato che non dovrebbero o vorrebbero mai essere intercettati.
Grazie alle intercettazioni sono stati smascherati (e catturati) boss mafiosi e delinquenti comuni, lo ammette perfino Piero Ostellino, che subito dopo però auspica di stendere un velo pietoso su tutto quanto si dicono i potenti. La nostra democrazia non è "un po’ malata" per i reati che vengono scoperti via etere, ma perché dei magistrati (rossi?) mettono sotto controllo i cellulari; il prestigioso giornalista non dice però quante colpe ha la sua categoria che dà in pasto ai lettori – per scoop veri o presunti, cioè per vendere più copie – anche i fatti privatissimi. Marrazzo docet.
Ostellino porta a suffragare la sua visione con la tesi che saremmo in una specie di regime in mano ad una Stasi italiana. Non dice però che un presidente degli Stati Uniti, grazie alle intercettazioni del Watergate, venne mandato a casa per le sue azioni criminose. Come la mettiamo allora? In America va bene, ma da noi no. Io non ho problemi a farmi intercettare, Ostellino ha qualche amico da proteggere?

Pago, quindi esigo 1

Posted on dicembre 17, 2009 by Maurice

Il Corrierone ci dà notizia delle nuove vacanze all’insegna del "lusso della libertà": colazione in camera, se volete, a mezzogiorno, pranzo e cena agli orari più assurdi, sci alle 3 di notte, sveglia alle 4 de mattino per trovare le piste deserte, e via di questo passo.
Ognuno è libero di fare quello che più gli aggrada, è ovvio, almeno finché la sua libertà non lede la libertà degli altri, soprattutto se ha argent à poche da buttar via. Ben vengano tutte le iniziative degli albergatori alto atesini per attirare clienti, in tempi di vacche magre. Però.
E qui mi ricollego a vari discorsi che feci anni fa sulle liberalizzazioni.
Allora l’intento benevolo era combattere l’aumento dei prezzi al consumo tramite la liberalizzazione di talune attività, rendendo nel contempo un servizio di "comodità" al cittadino. Se sono rimasto senza pane alle 8 di sera, è carino sapere che Beppino è aperto per due michette. Di questo si sono approfittati soprattutto gli stranieri che tengono aperti i negozi di ortofrutta fino ad ore impossibili per noi, abituati ai ritmi da cartellino.
Questo è importante per i servizi essenziali, quali la salute (non a caso, da sempre, anche nei piccoli centri c’è sempre una farmacia di turno ache alle 3 di notte) e la sussistenza alimentare. A Trento da qualche tempo una catena di supermercati ha istituito dei distributori automatici con pane, latte, verdura ed altri generi di prima necessità: un servizio che giustamente è stato ben apprezzato.
Ma, tornando al discorso iniziale, che senso ha farsi portare alle 4 del mattino sui campi di sci con il gatto delle nevi, o farsi preparare un’omelette alle 3 di notte, solo perché mi gira?
L’articolo in questione non dice se questa anarchia del lusso si paga extra. Chiunque capisce che un cuoco che rimane in piedi tutta la notte per soddisfare i ghiribizzi del cliente sonnambulo va pagato extra, e profumatamente. Ma ammesso che sia così, è eticamente giusto? Lasciamo la domanda in sospeso, per il momento.
Se invece è all inclusive, quale messaggio viene lanciato?

Da quando mondo è mondo il denaro può far tutto. Perfetto. Vuol dire che se la mia ricchezza mi permette di avere una Rolls con le maniglie d’oro tempestate di diamanti, posso allora permettermi di guidare a sinistra, perché tutto mi è permesso? Signornò, perché certe regole valgono per tutti, indipendentemente dal conto in banca.
Allora siamo di fronte ad un rapporto di do ut des che sa tanto di ricatto: io ho i soldi, tu non li hai ed hai bisogno, ergo io posso permettermi di trattarti come schiavetto. Tanto io pago. E’ la logica che spesso avvolge il rapporto tra cliente e ristoratore. All’esasperazione è la logica del ricco di turno che può permettersi di trattare da sgualdrina qualsiasi donna: tanto si compera tutto.

Aldilà del potere del denaro, il messaggio etico prima di tutto – non morale – è che a tutti è permesso tutto, indipendentemente dalle leggi e dalle regole. E’ la deregulation che in nome della libertà di mercato permette tutto ai ricchi, ma via via anche ai meno ricchi perché la libertà vale per tutti.
Potrà anche essere comodo, ma sicuramente è diseducativo. Sapere che tutto è permesso non aiuta certo a comprendere che esistono anche regole che non si possono derogare. E gli esempi li abbiamo ogni giorno sotto gli occhi.

Privacy o non privacy? 0

Posted on luglio 31, 2009 by Maurice

Nella tristissima latitanza di una qualsivoglia novità politica, mi lascio coinvolgere volentieri e con entusiasmo dai mondiali di nuoto di Roma con tanta voglia di vacanze e di mare.
Quando i cameramen non inquadrano i fisici da far invidia dei pallanuotisti o delle nuotatrici, l’obiettivo si sposta sul pubblico e non di rado capita di vedere bambini e ragazzini di entrambi i sessi, più o meno interessati a quanto succede in vasca. Tutti senza sfocature o mascherature, di prassi invece quando un qualsiasi tg manda in onda un servizio sui minori.
6Ma, allora, esiste o non esiste la privacy?
Ha fatto scalpore la notizia di quel padre che stava fotografando il proprio figlio in piscina a Trento, allontanato di prepotenza dal personale di sorveglianza in nome della privacy. Come sanno bene molti fotografi che rischiano il linciaggio fisico, oltre che morale, se per caso fanno delle foto ai bambini in spiaggia.
In tempi di paranoia come questi, in cui in nome della libertà è tutto vietato, esiste una regola a cui attenersi?

Con le mie modelle (molto poche, in verità) ho un patto che ci vincola e che trova fondamento nella legge: io ho il diritto d’autore sulla foto, il copyright, loro hanno il diritto alla privacy per la pubblicazione di una loro immagine. Tutto qui.
Non è vero che non si possono fotografare le persone, purché siano in pubblico. Quindi, se cammino per strada, vado al mercato o ad una manifestazione di qualsiasi tipo, vedo una bella ragazza (o un bel uomo) e lo fotografo, non faccio nulla di illecito, e la persona in questione non può opporre nessun veto, anche se si tratta di minori.
Il discorso è diverso se quelle foto le voglio pubblicare o esporre, per esempio, ad una mostra fotografica: devo avere l’autorizzazione dell’interessato che a sua volta, se vuole pubblicarle, deve avere la mia autorizzazione che normalmente pregiudica l’obbligo della citazione dell’autore.
Fin qui la legge, che è molto chiara in proposito.
La prassi è ben diversa. Per fotografare un bambino è sempre bene chiedere il permesso verbale ai genitori, chiarendo che è solo per passione fotografica; in caso contrario si rischia – è già successo – si essere prelevati da un paio di carabinieri per fare una capatina in caserma dove hai voglia di spiegare che non sei un pedofilo.
Analogo è il discorso con le modelle o i modelli: è frustrante, oltre che imbarazzante, spiegare alla persona che hai puntato che il tuo interesse al suo viso o al suo corpo (nudo) è solo di natura "professionale". Spesso si viene scambiati per porchi maniaci sessuali, o gay se si tratta di maschietti.
Anche in questo campo l’onestà non è più creduta.

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