Un cuoco, una cucina, un mondo

Bistrot Chez Maurice 2.0



Il fumo non fa bene alle donne in cucina 1

Posted on marzo 06, 2011 by Maurice

L'ho sempre detto che il fumo delle grigliate fa male, oltre che appannare gli occhiali, e fa ancora più male alle donne post-menopausa che, con questi tempi moderni, non si sa più quando arriva e capita che a 60 anni una resta ancora incinta, come santa Elisabetta. A dirla con tutta chiarezza è un recente studio pubblicato sul BMJ (British Medical Journal).
CuocaIo mi preoccupo della salute del mio Capo e voglio conservarmela ancora a lungo, nonostante tutto. Da tempo vorrei che non condividesse più i fumi delle grigliate con me, che si dedicasse a mansioni più salubri, come starsene in sala e non essere in mezzo ai piedi tutto il giorno. Lo dico per la sua salute, mica per altro.
Se qualcuno deve sacrificarsi, che sia qualcuno meno a rischio, una in pre-menopausa ad esempio, molto in pre-menopausa, diciamo fra i venti ed i trent'anni, che non soffra di vampate di calore né però di sindromi premestruali, mestruali o post-mestruali. Niente esplosioni di ormoni in cucina, al massimo in dispensa dove può stare più fresca spogliandosi per qualche minuto anche della divisa (io tanto non guardo).
Lo dico per il suo bene, mica che mi interessi una bella terza (come minimo) di pizzo nero, o un filo interdentale che si intuisca sotto il completo bianco della chef.
Il fumo delle grigliate fa male, lo dicono gli inglesi ma lo sappiamo ormai tutti. E' meglio che, se l'aiuto dev'essere una donna, lasci a me la griglia e si dedichi invece a guarnire i piatti, piegandosi a 90 gradi per non sbagliare il decoro o per sistemare con precisione le insalatine. Per la sua salute.
Ah, l'articolo del BMJ parlava del fumo delle sigarette? non di quello delle grigliate? Beh, come non detto.

Io, uomo, amico delle donne 4

Posted on febbraio 02, 2011 by Maurice

Lo sono sempre stato.

Non da ora. Alla nascita dei primi circoli femministi ero l'unico giornalista maschio ammesso ad entrarci, e non scrivevo per un giornale rivoluzionario. Probabilmente riconoscevano in me onestà professionale e personale.
Le pari opportunità, ancor prima che un diritto (reciproco), per me sono sempre state un equilibrio di rapporti tra persone, fra le diverse attitudini e preferenze, fra le differenti esigenze di vita. Mi spiego: nella coppia avevamo diversi orari di lavoro, dalle 8 alle 17 lei, dalle 19 alle 22 come insegnante più altre ore durante il giorno dedicate al giornale io.
Trovavo quindi assurdo, poco pratico ed irrispettoso in un rapporto affettivo, lasciare il letto sfatto o le tazzine sporche nel lavello tutto il giorno, perché le lavasse lei al rientro dall'ufficio; chi aveva più tempo – nel caso specifico, io – provvedeva alle faccende domestiche. Così per il lavare, lo stirare, andare a fare la spesa o pulire la casa. Solo dopo la nostra separazione la mia ex si accorse dei pari diritti che aveva perso.
Non sempre è stato così.
Un giorno una femminista mi rimbrottò perché avevo detto "mia moglie", perché non potevo usare l'aggettivo possessivo riferito ad una donna. La stupida aveva confuso il possessivo con l'aggettivo usato in senso indicativo.
Come datore di lavoro ho sempre portato alle mie impiegate, in occasione dell'8 marzo, il tradizionale mazzetto di mimose, facendo loro gli auguri per la loro festa. Un anno, incontrando mia cognata per le scale, l'ho salutata augurandole una buona festa della donna; per tutta risposta mi sono sentito una filippica sul maschilismo e dintorni. Da allora il mio augurio è rivolto solo a mia moglie e a mia figlia, a tutte le altre – a scanso di equivoci – un sonoro silenzio.
Non so se si è mai resa conto della sua corbelleria, come se un padre si sentisse offeso il giorno di san Giuseppe o una madre alla prima domenica di maggio.
Ma non ha importanza, perché non ha cambiato di un centimetro la mia posizione. Quindi, donne, il 13 prossimo sarò vicino a voi, per quel che può servire. E ricordate: non tutti gli uomini sono puttanieri.
 

Donne in cucina, per piacersi 3

Posted on gennaio 25, 2011 by Maurice

Forse vi meraviglierete di come negli ultimi tempi parli spesso di cinema in cucina, o di cucina nel cinema, come preferite. Il mangiare, come il sesso, è un'attività fondamentale dell'essere umano ed ho scoperto che come tale i registi l'hanno fatto entrare nelle loro opere come collante della storia da raccontare.

Prendiamo Julie & Julia, una commedia americana di poco più di un anno fa, diretta da Nora Ephron, con una strepitosa Meryl Streep, e con altrettanto bravi Amy Adams, Stanley Tucci, Chris Messina e tanti altri.
E' la storia di due donne vissute a distanza di 80 anni, le cui vite si incontrano attorno ad un libro di cucina che per entrambe segnerà una svolta nella loro vita per molti versi simile, pur così lontane nel tempo e nello spazio. Non diciamo altro della trama.
Quello che colpisce in tutto il film è l'amore a volte esagerato per il cibo, preparato con dedizione e passione e degustato con i mariti nelle rispettive cucine di casa. Cibo che diventa il collante dei loro matrimoni e scopo delle loro vite.
Spesso le donne si lamentano di dover correre sempre: lavoro, casa, famiglia, in un turbinio di impegni ed orari che non lasciano spazio per la persona. Con questa pellicola Nora Ephron sembra invece lanciare un messaggio a tutte le lavoratrici-mogli-casalinghe disperate: se ci mettete passione, non c'è fatica che tenga e riuscirete a realizzarvi e a divertirvi.
In effetti, se la cucina viene vista come una delle tante incombenze noiose del trantran quotidiano, c'è poco da stare allegri, né le preparazioni né i risultati saranno interiormente soddisfacenti. Quando invece sono una parte fondamentale della giornata, vissuta con passione, sicuramente sono appaganti e realizzanti.
Le divese sensazioni sono percepibili aanche nei blog femminili. C'è chi scrive quasi per dovere e si sente il trascinare le ciabatte virtuali dentro la propria stanza; c'è invece chi lo fa con entusiasmo ed anche un'arida ricetta diventa un'esperienza eccitante. A proposito: auguri a mia moglie – il mio Capo – che ha deciso di aprire un suo blog. Quando non sarà più in progress ve ne darò notizia. Al momento sono impegnato anch'io con martello, pennellessa, cacciativi e chiavi inglesi virtuali per renderle la casa abitabile; poi se la vedrà da sola.

Update
Ops, mi ero dimenticato: per chi volesse vederlo in streaming ecco l'indirizzo http://www.filmgratis.tv/index.php/julie-julia.html

Voglio una donna con la gonna 1

Posted on settembre 16, 2010 by Maurice

Il politichese è il linguaggio, come diceva Umberto Eco, di un gruppo di persone che parlano ad un altro gruppo, mentre noi popolo bue stiamo a guardare. Nonostante il "nuovo" linguaggio berlusconiano e quello gestuale di Bossi, c’è anche chi scrive che l’occasione di un premio è stata

colta al volo da alcuni gruppi di Terziario SpilloDonna del Nord Est per diffondere [...] "azioni positive" di orientamento alla leadership al femminile, la cultura del merito, per costruire massa critica, elemento pervasivo del miglior fare al femminile, e una cultura di rete poiché le imprenditrici del Terziario sono portatrici di cultura delle relazioni.

E’ chiaro perché il tasso di "femminilizzazione" delle aziende trentine è all’ultimo posto in Italia. Rimpiango la chiarezza di Kant e quando il tacco 12 serviva solo per i giochi erotici.

La vie televisive en rose 5

Posted on maggio 12, 2010 by Maurice

La notizia del giorno non è il battesimo del nuovo governo inglese Cameron-Clegg, ma il debutto di La5 made in Mediaset sul digitale terrestre, gratuito, "ma soprattutto femminile" come afferma orgogliosamente TGCom "con l’obiettivo di attrarre il segmento rosa dei telespettatori delle generaliste".
VelineNon odio la televisione, ma è come il microonde: la uso solo se non ne posso fare a meno. Che significa: un paio di tiggì ben selezionati (TG3 delle 12 e La7 delle 19,57), alcune rubriche di approfondimento e culturali da salvare integralmente (Buongiorno Europa, Tv Talk, Levante, Corrado Augias), altre da prendere a piccoli sorsi (Report, Otto e mezzo, Che tempo che fa); per l’evasione – bisogna pur sorridere e distrarsi ogni tanto! – ci stanno NCIS, l’Isola dei Famosi, Eureka, le Desperates Housewives ed un po’ di sport.
Per il resto la tv è una colonna sonora di sottofondo al lavoro (in mancanza di una valida alternativa radiofonica) o al tempo passato sul web.
Non essendo di genere femminile all’anagrafe, la nascita di un canale generalista femminile mi lascia del tutto indifferente come utente: fosse per me imporrei il black out per legge dalle 13,30 alle 18 su tutti i canali, con l’unica eccezione di Atlantide.
Sotto il profilo politico la notizia che la piovra Mediaset allarga i suoi tentacoli mi allarma assai.
Il lavaggio del cervello dei giovani passa già su Italia1, quello degli ospiti delle case di riposo su Rete4, per tutti gli altri c’è Bonolis, la De Filippi e Gerry Scotti. Con La5 l’obiettivo è formare l’altra metà del cielo al rincoglionimento: con orgoglio, infatti, Mediaset annuncia che " In cento giorni, sono state messe in cantiere tre produzioni inedite: "Le nuove mostre", con le veline in versione comica e, soprattutto, parlante, il backstage di "Ciao Darwin" di Paolo Bonolis e il tour estivo di "Amici" di Maria De Filippi".
Per completare l’opera non potevano mancare i programmi di grande peso culturale come Beautiful e Barbara D’Urso, ma anche le serie come "I Tudors", "Beautiful people", "Eastwick", "Pushing daisies" e "Women’s murder club", mentre saranno ripescate dagli archivi delle generaliste "Damages", "Cashmere mafia" e "Californication". Non mancheranno fiction amate come "I Cesaroni" e sit com al femminile come "Così fan tutte". Signore e signorine, qui non ci facciamo mancar niente.
Oltre che commerciale, si tratta di una bella operazione politica perché sappiamo tutti che la (dis)informazione mentale passa per questo tipo di programmi, più che attraverso i comunicati stampa di palazzo Grazioli in versione TG1 e TG4. Gli editti bulgari di Berlusconi non hanno mai riguardato il TG3, ma gli altri programmi di intrattenimento, a cominciare da Luttazzi per finire alla Dandini. Come sappiamo bene, una confezione intera di Valium spedisce una persona al creatore, ma una pillola al giorno ci rende tutti zombi. O zombe.

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