Senza dubbio, la classe più competente, e la meno servile, è quella dei cuochi. (George Orwell)

Bistrot Chez Maurice



Una supertassa contro i macellai 4

Posted on giugno 04, 2010 by Maurice

Il presidente americano Barack Obama torna al suo vecchio progetto, bloccato però anche dai democratici: tassare chi inquina per finanziare l’industria verde. Può darsi che ora, di fronte al disastro della Louisiana la sua idea abbia un esito migliore. L’idea è però interessante anche per altri settori.
MacellaioDa noi l’evasione fiscale avrebbe raggiunto (il condizionale è d’obbligo) i 156 miliardi di euro l’anno, di fronte ad un debito pubblico (2010) di 1.787.800 milioni di euro, contro un PIL che si aggira attorno al 1.500.000 milioni. Lascio ai volonterosi calcolare in quanti anni potremmo scrollarci tutti i debiti di dosso, nel caso miracoloso lo Stato riuscisse a debellare tutta l’evasione, definita ultimamente da Mario Draghi una "macelleria sociale", definizione tanto azzeccata quanto scioccante perché pronunciata da una persona così prudente come il Governatore.
Sappiamo per esperienza che l’evasione è un vizietto, un callo difficile da estirpare perché – a detta degli stessi esperti – le possibilità di un secondo accertamento fiscale a breve termine è pressoché impossibile, e quindi l’evasore beccato con le mani nel sacco, appena regolato il contenzioso, torna a delinquere tranquillamente.
Si potrebbe usare ogni tanto il metodo "Pillinini", dal nome del mio professore di latino che era capace di interrogare anche per tre lezioni consecutive lo stesso studente, sballando tutti i calcoli previsionali. Questo renderebbe aleatorio ogni calcolo probabilistico, ma potrebbe sollevare un polverone mediatico per "accanimento fiscale".
Oppure, ecco l’idea, si potrebbe introdurre per legge una supertassa per un certo numero di anni a chi si è reso colpevole di evasione. Una sorta di "pena accessoria" per chi danneggia tutto il Paese, per i macellai sociali così come per gli inquinatori.
Una cosa è certa: se non si potrà mai estirpare il vizio delinquenziale dell’evasione, è necessario che questo e tutti i prossimi governi, di qualsiasi colore e tendenza, facciano della lotta all’evasione una priorità d’azione come per la lotta alle mafie. E’ necessario cambiare l’approccio psicologico, passando dalla visione dei "furbi e dei fessi" a quella degli "onesti e dei delinquenti".

I “gerarchi” del federalismo: credere, obbedire, arraffare 2

Posted on maggio 31, 2010 by Maurice

Invito chiunque – di destra, di centro, di sinistra, di sghimbescio – a fornire le cifre anche solo indicative, quelle esatte le sa solo il Padreterno, dei costi del federalismo fiscale. E’ come l’araba fenice: tutti ne parlano, ma nessuno ha mai visto un numero.
A sentire i "gerarchi" della Lega (la definizione è di Berlusconi) bisogna solo crederci, quando anche i cattolici più ferventi hanno qualche difficoltà a credere nella verginità di Maria Santissima o nell’infallibilità del papa. Così, a scatola chiusa come il tonno, anche chi dovrebbe interdersene di numeri e di cifre ha già messo le mani avanti.
Gonfalone BergamoPrendiamo un’agenzia di rating, Moody’s: dal suo rapporto sui conti pubblici italiani per il 2010, pubblicato nei giorni scorsi, emerge che "sui conti pubblici dell’Italia pesa il fattore incertezza del federalismo fiscale".
Più drastico il giudizio dell’inglese Economist che boccia senza mezzi termini il progetto di Bossi: "Ogni forma di decentramento – scrive il settimanale – rischia di far aumentare, almeno nell’immediato, la spesa pubblica del paese". E questo allontanerebbe l’Italia dall’Unione europea, sempre più orientata verso una stretta sui conti pubblici dei paesi membri, alla luce della crisi dei debiti sovrani che ha colpito il Vecchio continente.
In casa nostra i giudici contabili dello Stato, la Corte dei Conti, invitano a "guardare con maggiore attenzione (e preoccupazione) "alle "prime difficoltà" che emergono nella finanza degli enti locali, "soprattutto in coincidenza con la impegnativa fase di attuazione del federalismo, in cui il processo di decentramento della spesa sarà completato da una maggiore autonomia fiscale".
Non mancano le prese di posizione di chi osserva la società sotto altri profili.
"Il federalismo fiscale marcia verso il caos, o quasi – scrive il Secolo XIX a proposito del recente documento dei Vescovi sul futuro della nazione – Moltiplicazione del centralismo, aumento delle ingiustizie, mancanza di una reale devoluzione di poteri e funzioni ai governi locali. È una sonora bocciatura quella che arriva dalla Conferenza Episcopale Italiana, accompagnata dall’allarme per il declino dell’Italia come media potenza e dal richiamo per un debito pubblico spaventoso che rischia di ricadere sulle generazioni future"
C’è chi poi, come Giovanni Sartori, va al centro del problema:

Tutti abbiamo sempre saputo sin dal tempo dell’istituzione delle Regioni che il personale dello Stato (ministeri e parastato) non si sarebbe mai trasferito altrove, e quindi che le burocrazie decentrate sarebbero state aggiuntive. Né si tratta soltanto di cancellare «organismi diventati inutili». E poi il problema è che il personale «raddoppiato» si risolve, per mezza Italia, in uno sfascio, in un sistema di clientelismo e di familismo politico che non ha nulla a che vedere con un’amministrazione decentrata, ma moltissimo a che vedere con una putrefazione localistica. I costi dei quali stiamo parlando non sono soltanto sprechi di denaro; sono anche, e sempre di più, costi di inefficienza e di disfunzioni. Li vogliamo rendere intoccabili, e persino eternizzare, sotto le mentite spoglie di un federalismo?

La risposta a tutti questi uccelli del malaugurio viene ovviamente (solo) dai "gerarchi" della Lega, come Luca Zaia, secondo il quale il federalismo "farà risparmiare e sarà l’iniezione di modernità indispensabile alla ripresa e al successivo sviluppo di tutti i territori". Quanto e quando, non si sa. Perplesso è lo stesso presidente della Lombardia Formigoni ed il ministro dell’economia Tremonti ("Siamo nell’imponderabile: ci sono troppe variabili da conteggiare per formulare un calcolo").
Ora sappiamo che cambiando l’ordine dei fattori il prodotto non cambia: se a Roma sostituiamo Bergamo, il risultato del ladrocinio non cambia. E’ impopolare (e forse demodé) dire che il problema non sta nel sostituire al centralismo statale il centralismo regionale, ma nell’azione di risanamento sociale e morale, a partire dagli amministratori centrali e periferici.
Non è pensabile che la holding mafiosa rinunci – per il solo fatto del federalismo – al suo fatturato non fatturato con 63 miliardi di euro d’imposta non pagata. Ma non è questione solo di Meridione: dicevo qui della "virtuosità" della Padania, in prima fila nell’evasione fiscale (Lombardia con +10,1%  e il Veneto con + 9,2%).

Si sente dire [dai leghisti] che, responsabilizzando le regioni sulla spesa, gli amministratori locali saranno indotti a risparmiare perché altrimenti gli elettori li puniscono. Mi pare sia vero il contrario: la spesa fuori controllo è fatta per accontentare le clientele locali, agevolando evasori fiscali e contributivi, falsi invalidi, abusivisti edilizi, per comprarsene i voti: più l’amministratore è vicino ai suoi elettori, più temerà di perdere consensi con politiche di rigore.

Questo è il problema.

Tremonti: can che abbiaia non morde 0

Posted on maggio 20, 2010 by Maurice

Un vezzo che ha questa maggioranza di governo è di abbaiar tanto e morder poco. Tanto per restare ai latrati più recenti, sono stati annunciati tagli agli stipendi dei parlamentari e la lotta ai falsi invalidi ed agli evasori.
CanePer il primo provvedimento (annunciato) si tratterebbe di una riduzione del 5% degli stipendi di lor signori. Già si tratterebbe di una "elemosina" di stato, come l’ha definita qualcuno, perché toglierebbe 200 euro ai 20 mila euro al mese che gli onorevoli intascano tra stipendio vero e proprio (circa 4 mila euro) ed altre voci aggiuntive. Ma poi non si dice nulla dei benefit che gravano sulle tasche di tutti noi, come le oltre 624 mila auto blu (70 mila negli Stati Uniti), gli ingressi gratis a tutto, i voli altrettanto gratis su aerei e treni, e via dicendo.
Sulla lotta all’evasione fiscale ed ai falsi invalidi penso che non ci sia stato governo della Repubblica che non ne abbia fatto un caposaldo della sua azione. E’ stato tanto l’impegno che oggi si stima che l’evasione dal nostro paese ammonti a circa 200 milioni di euro, 400 mila miliardi di lire, direbbe Tremonti quando vuole enfatizzare le cifre, qualcosa come dieci finanziarie di quelle toste.
A New York – ci informa Federico Rampini – la lotta all’evasione prima si fa, poi si annuncia (il risultato), da noi si annuncia e poi non si fa. Prendiamo l’elenco Falciani, come è definita la lista dei 7 mila presunti evasori clienti della HSBC svizzera: invito i lettori a farsi un appunto per rivederlo fra un anno, per vedere quanti saranno stati perseguiti e quanti soldi saranno stati recuperati.
Eppure non servirebbero dossier trafugati, ma semplice buona volontà politica (ne parlavo già qui) per scovare chi evade scandalosamente, perché lo stato sa bene chi evade, ma chiude uno se non addirittura tutti e due gli occhi. Qualche cifra.

Nei primi quattro mesi di quest’anno l’evasione è aumentata del 6,7%, con in testa (indovinate) la Lombardia con +10,1%  e il Veneto con + 9,2% .

Dall’incrocio dei dati è emerso che l’ 81% circa delle società di capitali italiane dichiara redditi negativi (53%) o meno di 10 mila euro (28%). In pratica su un totale di circa 800.000 società di capitali operative l’81% non versa le imposte dovute. Si stima un’evasione fiscale attorno ai 18 miliardi di euro l’anno.

 Una su tre delle "big Company"

ha chiuso il bilancio in perdita e non pagando le tasse. Inoltre il 94 % delle big company abusano del “transfer pricing” per spostare costi e ricavi tra le società del gruppo trasferendo fittiziamente la tassazione nei paesi dove di fatto non vi sono controlli fiscali sottraendo al fisco italiano 31 MLD di euro. Negli ultimi quattro mesi, le 100 maggiori compagnie del paese hanno ridotto del 10 per cento le imposte dovute all’erario.

A queste si aggiungano la criminalità organizzata (63 miliardi di euro d’imposta non pagata) e il lavoro sommerso (2,4 milioni di lavoratori in nero di cui 850.000 lavoratori dipendenti con un secondo o un terzo lavoro, per un’evasione d’imposta pari a 34 miliardi di euro). Infine vengono i lavoratori autonomi e le piccole imprese con 10 miliardi di euro l’anno di evasione.
Eppure si parla tanto di scontrini non emessi, ma non altrettanto di indagini in altre direzioni. Perché? Perché è più comodo. Appostarsi dentro ad un bar e vedere se viene tutto battuto è molto più facile che andare a rovistare negli uffici amministrativi di una SpA o nei piccoli capannoni della vasta campagna lombarda e veneta.
C’è stato un periodo in cui venivano presi di mira alcuni "indicatori" di reddito (barche, macchinoni), ma poi anche questo è stato abbandonato. Sicuramente la realtà non è quella che vediamo in NCIS, dove basta premere un enter per visualizzare intestatari di auto, conti bancari e case intestate, e non bastano dieci Brunetta prima di arrivare a tanto; ma qualcosa si può fare, purchè si abbia voglia di mordere, prima di abbaiare.

Troppa libertà di stampa o troppa corruzione? 0

Posted on maggio 05, 2010 by Maurice

La "troppa" libertà di stampa ha prodotto un’altra vittima: il ministro Scajola. Forse è meglio avere in Italia meno libertà di sapere e lasciare che ministri ed altri parlamentari (si dice almeno una trentina) facciano i loro sporchi affari? O forse è meglio avere dei politici integerrimi senza il bisogno che "troppi" giornali si scannino a cercare la verità? Evidentemente si tratta di punti di vista, badiamo bene, entrambi libertari. Libertà di (fare ed) accettare regali da centinaia di migliaia di euro contro libertà di informazione. A scanso di equivoci io mi schiero per la seconda.
MazzetteSe vivessimo in un paradiso terrestre dove tutto è trasparante, avrebbe ragione il presidente del Consiglio ad invocare meno libertà di stampa. Per esempio: se il governo, o chi per esso, ci dicesse a quanto ammontava la ricchezza di Claudio Scajola prima di entrare in politica (mettiamo come base il 1980, quando divenne per la prima volta consigliere comunale) depurata dall’inflazione e rivalutata ad oggi, a quanto ammontava la stessa ricchezza nel 2004 (quando comperò la casa al Colosseo) detratte le spese personali e professionali, ogni cittadino italiano saprebbe – senza ricorrere alle inchieste del Giornale o del Corriere – quanto gli ha "reso" fare politica in maniera corretta, come sostiene lui e tutti i suoi compari.
Esiste sì un rendiconto annuale delle denunce dei redditi dei parlamentari fatto dagli organi delle Camere, ma nessuno si è mai preso la briga di comparare i dati personali all’inizio ed alla fine del mandato. Se fosse vero che gli onorevoli sono soggetti a spese ingenti per mantenere in piedi la macchina, come affermano ogni volta che "ritoccano" (all’insù) i loro emolumenti, dovrebbero essere tutti poveri in canna. Ed invece, chissà com’è, a fine carriera si trovano (quasi) tutti con patrimoni ingenti. Delle due una non è vera: o la loro busta paga è gonfiata smisuratamente rispetto alle esigenze di spesa lamentate, o i soldi provengono da qualche altra parte. Non ci si scappa.
Chissà come mai la preoccupazione più grande dei partiti è mettere le mani sulle poltrone delle Asl, delle municipalizzate, di tutti quegli enti che prevedono la presenza diretta o indiretta di rappresentanti politici. Tutte persone perbene dedite al servizio dei cittadini? Penso anche alle Provincie, che la Lega in campagna elettorale voleva abolire (la semplificazione di Calderoli!) e che improvvisamente sono diventate intoccabili: come mai? Forse che Bossi, folgorato sulla via di Lambrate, si è reso conto di quanto sono importanti per il cittadino? Perdonate il sospetto, ma forse c’è qualcos’altro.
Poi, ogni volta che qualcuno (il più fesso?) viene beccato con le mani nella marmellata, ecco le smentite, l’incredulità, la solidarietà dei colleghi, la denuncia della "gogna mediatica". Ah, Robespierre, quelli sì che erano tempi.

La crisi? Roba per poveracci 0

Posted on aprile 30, 2010 by Maurice

L’ottimismo della ditta Berlusconi & Tremonti non attacca, nonostante le campagne propagandistiche sui TG: solo 12 italiani su 100 pensano che la crisi economica è passata. Forse è tempo di pensare a cambiare agenzia pubblicitaria.
Bikini2In questo sondaggio di SWG per Affaritaliani.it

"Buona parte (45%) sostiene infatti che la crisi è tuttora in corso e, anzi, molti (43%) sono dell’avviso che il peggio debba ancora venire"

Sempre secondo questo sondaggio

"La sensazione è che la gente sia fortemente in difficoltà e preoccupata, incerta su quello che sarà il proprio futuro e sulle economie che sarà costretta a fare per sopravvivere, la maggioranza infatti sostiene che nei prossimi mesi sarà costretta a tirare la cinghia e solo pochissimi (5%) credono che potranno riprendere a spendere come prima. Ed il disagio sembra non esser circoscritto alla propria situazione familiare, poiché quello che emerge è un vissuto di sfiducia in cui Governo ed istituzioni non sono stati capaci di trovare soluzioni in grado di arrestare la crisi, destinata di conseguenza a produrre un ulteriore e generale calo dei consumi, con tutto ciò che ne deriva". 

Colpa del governo quindi:

"E anche se il 40%, composto esclusivamente da elettori di centro destra sostiene che la dirigenza politica ha evitato il tracollo il 60% è dell’avviso che non abbia fatto nulla, o, ancor peggio, quando si è mossa abbia adottato provvedimenti addirittura dannosi".

 Ma chi è quel 12% che fa spallucce alla crisi? Credo che non ci siano dubbi che sono tutti quelli che con la crisi – e con le crisi in generale – si ingrassano, quelli che ne approfittano per alzare i prezzi, per "delocalizzare" la produzione, che altro non vuol dire che licenziare i dipendenti, chiudere le fabbriche per riaprirle nell’est europeo, salvo mettere il bollino del Made in Italy sui prodotti in tutto e per tutto stranieri.
Sono quelli che comprano Gucci e Versace, e poi fanno le poveracce nei negozi di scambio delle borsette in coccodrillo e dei "vestitini" in seta. Quelli che hanno deciso di disertare i ristoranti stellati per le trattorie fuori porta, non perché sono venuti meno i contanti, ma perché è più saggio e chic non esibire i milioni portati all’estero. Quelli che vogliono fuori dai piedi tutti quelli di colore diverso, ma che sono anche disponibili ad accettarli se non chiedono più di 2 euro all’ora, ovviamente in nero. Quelli che disprezzano la scuola pubblica e tagliano i fondi alla ricerca, ma mandano i figli dai Salesiani o dalle Orsoline. Quelli che si riempono la bocca di prodotti italiani, ma viaggiano in Suv BMW e Mercedes. Quelli che inneggiano alla sana moralità del popolo, ma consumano coca ed escort come fossero pane e Nutella.
Insomma, i soliti noti, ignoti solo alle Agenzie delle Entrate.



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