Senza dubbio, la classe più competente, e la meno servile, è quella dei cuochi. (George Orwell)

Bistrot Chez Maurice



Baruffe chiozzotte 3

Posted on ottobre 16, 2009 by Maurice

Ho un sogno ricorrente. Mi trovo a fare a pugni con un uomo non identificato, lo picchio, lo picchio, ma non gli faccio niente, e lui ride. Mi sveglio stanco e sudato.
Non so e neanche non mi interessa il suo significato, ma negli ultimi tempi nella vita reale mi sembra che molti risentano della sindrome "del pugile inetto". Non più tardi di dieci minuti fa scrivevo in FB che ho solo voglia di andarmene, in ferie s’intende: il panorama sotto i nostri occhi è talmente squallido che cadono le braccia anche solo a commentarlo, tanto che molti amici blogger hanno tirato i remi in barca, forse aspettando tempi migliori.

Così, ero deciso anch’io a fare qualche giorno sabbatico, finché mi è caduto l’occhio su questa notiziola: un grossista del pesce di Chioggia ha chiuso nella cella frigorifera della sua azienda al Mercato del pesce due sottufficiali della che stavano controllando i registri e il pesce pescato, dopo aver loro lanciato contro una cassetta di vongole veraci.
Chi conosce i chioggiotti può capire perché mi sono fatto una gran bella risata. Tifo per il grossista, e lo dico apertamente.
Giusto che i tutori dell’ordine abbiano fatto il loro dovere, giusto che sia stato arrestato in attesa del processo per direttissima, ma giusto anche – perdinci! – che abbia scatenato il pandemonio tirandogli dietro i libri contabili e chiudendoli (sequestro di persona) nella cella frigo.
Mi immagino la scena. Ore 3 della notte. Rizzano Veronese, questo il nome del commerciante, si è alzato da poco dal letto, ha bevuto un caffè ed è andato al lavoro. Sono appena cominciate le contrattazioni, la concentrazione è al massimo, l’adrenalina scorre nelle vene: star dietro alle partite di merce che entrano ed escono non è come contare le tratte alla scrivania di una banca o spostare le carte dalla destra alla sinistra del tavolo del comune. Occorre tener d’occhio le cassette, la merce, i pescatori, gli altri grossisti che non si aggiudichino le partite migliori, calcolare mentalmente a quanto rivendere, tutto alle 3 di notte, tutte le notti dell’anno.
E d’improvviso si presentano loro, come un drappo rosso davanti al toro: "Siete sempre tra i piedi – avrebbe urlato l’armatore – per dar fastidio a chi lavora". Ed è scattata la reazione irosa: fogli e documenti dappertutto, anche sul pesce, e sequestro dei malcapitati che hanno voluto vedere la cella frigorifera.
Non giustifico Rizzano, ma lo capisco. I giornali non lo dicono, ma dalla reazione è probabile che non fosse la prima volta che aveva un controllo. Non so come stiano realmente le cose, ma a volte (spesso?) i controlli sembrano accanirsi inspiegabilmente solo contro taluni, lasciando tranquilli talaltri.
Qualche tempo fa è dovuto intervenire addirittura il presidente della Provincia Autonoma di Bolzano per protestare contro l’accanimento con cui la benemerita Guardia di Finanza lavorava in Alto Adige, quasi che tutti gli evasori ed i delinquenti patrimoniali fossero qui (anche in Trentino siamo spesso e volentieri onorati della visita di lor signori).
Non sarà giusto, ma ogni tanto ci sta che qualcuno ricordi che il lavoro di controllo si può fare comunque, senza abusare della divisa che si ha addosso.

Ovviamente siamo tutti evasori 20

Posted on luglio 21, 2009 by Maurice

Toccato sul vivo non posso tacere: "Redditi dichiarati nel 2008: ristoratori come i pensionati" – "Ristoratori come pensionati dichiarano al fisco la stessa cifra" – "Redditi, ristoratori come pensionati Dichiarano al fisco 13mila euro". Tre titoli – rispettivamente del Corriere, di Repubblica e della Stampa, ripresi pari pari anche da radio e tv – che spiegano con sufficiente chiarezza come i giornalisti scrivono una notizia e cosa sottintendono: i ristoratori italiani sono tutti evasori.
Menu 2Intanto sarebbe bello sapere quanto guadagna un giornalista italiano, uno a caso, non dico un direttore ma un redattore ordinario, ma questo non si riesce a sapere. Poi, questi signori dovrebbero fare un po’ il giro dei locali non per farsi emettere una ricevuta da rimborsare dall’editore "a pie’ di lista", ma per capire come stanno effettivamente le cose. Ma questa è un’altra storia, da non divulgare.

Come dicono bene tutte le statistiche, la stragrande maggioranza dei ristoranti sono a gestione familiare, marito, moglie e spesso uno o più figli, tutti in società; e come sanno bene anche gli studenti del terzo anno di ragioneria, il reddito prodotto da una snc o da una sas viene diviso tra i soci in mirura proporzionale alla loro quota. Ne consegue che il Ristorante Marechiaro, di proprietà di Tonino Abbasciale e gestito assieme alla moglie Filomena e al figlio Nunzio, dà un reddito di 40 mila euro all’anno che, diviso per le quote – poniamo – paritarie, impegna ognuno dei tre per 13 mila euro e rotti verso il fisco. Dov’è lo scandalo?

Ma ho fatto l’esempio di un’attività "normale", o che tale dovrebbe essere. Poniamo invece, come è in un’altra stragrande maggioranza di casi (chiedere alle banche se è vero), che i signori Abbasciale siano impegnati con le banche per pagare il mutuo o lavorino con il fido bancario. In entrambi i casi gli interessi vengono scalati dalla denuncia, ed il reddito si abbassa di diritto e di fatto.

I signori giornalisti, poi – così sensibili su questo argomento, ma sordi e ciechi sulla moralità dell’apparato che ci governa – dovrebbero chiedere prima di tutto a se stessi come mai, visto che i ristoranti guadagnano così tanto (in nero), è così alta la moria di locali.
Anche questo è un dato inconfutabile: sono più ormai le attività che chiudono che quelle nuove che aprono. Un motivo ci sarà, perbacco. Non tutti chiudono per raggiunti limiti di età senza eredi che vogliano continuare, anche fra gli stellati. Chiedetevelo.

Personalmente non conosco colleghi che girano in Ferrarino o hanno la barca a Montecarlo o i conti a Lugano, come molti poveri industrialotti della Brianza o del Trevigiano. Mi risulta, invece, che moltissimi si fanno un mazzo così per migliorare la propria attività, per migliorare il servizio e la qualità, reinvestendo tutti gli utili (se ci sono, ed anche di più) nel proprio lavoro.
Se ci sono degli evasori tra i ristoratori, e non metto in dubbio che qualcuno ci sia, basta tirare fuori i nomi e non sparare a casaccio sul mucchio. O sbaglio?

Come un mulino a vento 0

Posted on luglio 07, 2009 by Maurice

Stavo assaporando il caffè nel dehors del ristorante – dopo il mio pranzo e prima di quello dei clienti – quando è arrivato un albergatore del posto, lamentoso per aver pagato le tasse. Non ho potuto trattenermi:
"Io non guadagno e non pago le tasse – gli ho detto e, conoscendo il suo orientamento, ho aggiunto – Dovresti essere felice di pagare le tasse a questo governo".
Non ha ribattuto.

L’incidenza "delle entrate sul Pil  – come scrive il mio amico Phastidio.net – è rimasta pressoché inalterata, passando dal 39,8 per cento del primo trimestre 2008 al 39,9 per cento del primo trimestre 2009, con una flessione su base tendenziale del 2,8 per cento, evidentemente in linea con l’andamento del Pil". Secondo questa analisi, si è "verificato un aumento strisciante della pressione fiscale".
Di fronte ad una "stagnazione" dell’economia e ad un aumento delle tasse, mancano all’appello parecchi soldini. Dove sono finiti?
E’ indubbio che – oltre al terrore dello straniero – questa maggioranza di governo ha fatto delle minori tasse una bandiera elettorale per ottenere più voti. Ed a questa ha mantenuto fede, chiudendo un occhio (se non tutti e due) sull’evasione fiscale. "La strategia del governo – afferma la voce.info – rende esplicito un patto di non belligeranza nei confronti dei piccoli e medi contribuenti. Però permette di quantificare aleatori aumenti di gettito. Intanto, diminuiscono le entrate dell’Iva. Anche per la consapevolezza che l’evasione è un’attività sempre meno rischiosa".

Se vogliamo vederla in altra maniera, chi pagava paga di più, chi non pagava paga di meno o per nulla, grazie alla benevolenza del governo verso le categorie a lui più devote.
Questa politica miope – perché prima o dopo qualcuno deve pagare, pena il tracollo dello Stato – colpirà tutti nei prossimi anni ed il governo che sarà dovrà vedersela con i conti che non tornano, sia che si tratti dell’immarciscibile re papi, sia che tocchi come al solito alla sinistra rimettere in sesto le finanze.
Che nel mio futuro di pensionato non ci sia più un assegno dello Stato a fine mese, perché qualcuno non ha pagato le tasse e nonostante i soldi che ho messo via, mi fa girare gli zebedei, ed assai. Se poi ci si mette anche il governo svizzero a tutelare gli evasori, la speranza di un sistema tributario equo diventa nulla.

Festini rosa in nero 4

Posted on giugno 29, 2009 by Maurice

Accipicchia, 10 mila euro a botta! Probabilmente ce ne saranno di quelle che hanno anche un prezzo maggiore di Patrizia, però è sempre una bella cifretta. E calcolando che pare fossero sempre una ventina a prezzo variabile, i calcoli sono belli che fatti: 20 x 10.000 (di media) = 200.000 a festino.
Tralasciamo i costi di banketing, affitto auto per andata e ritorno, alberghi, farfalline d’oro e gioiellini simili da regalare, che a vario titolo possono anche essere fatturati. Ma una (venti) escort di sicuro non emettono la ricevuta fiscale al momento del congedo dal letto matrimoniale. E difatti il corrispettivo era ben chiuso in busta, senza contrassegni della Repubblica spero.

Vediamo la faccenda (Barigate, Grazioligate o Cortinagate, come la vogliamo definire) dal punto di vista fiscale.
Nessun umano di buon senso gira con 200 mila euro nel portafoglio: con tutti i neri che girano la Lega insegna che è meglio essere prudenti. In genere la gente si tiene un po’ di argent de poche per i piccoli acquisti, per il resto usa la carta di credito, neanche più gli assegni. Lo vedo bene in ristorante, dove a scontrino fiscale anche di soli 30 euro corrisponde analoga carta di credito. Dicono che Gianni Agnelli, che era Gianni Agnelli, girasse sempre senza una lira in tasca. Ma erano altri tempi.

Ora, 200 mila a festino non fatturabili devono corrispondere a 200 mila in entrata, non fatturati. Chiunque, che può scaricare, lo fa con piacere, anche se si tratta del compenso del giardiniere, dello stalliere o del posto barca. Sono tutte tasse risparmiate. Se non si scaricano è perché non sono scaricabili: o perché corrispettivo di azioni illecite, o perché provenienti da attività illecite, o tutt’e due.
Non so, non mi interessa e non invidio l’aliquota fiscale di papi o delle sue aziende. Pensiamo solo ad una ritenuta d’acconto del 20%: su 200 mila euro (a festino) se i calcoli non sono sbagliati fanno 40 mila euro di tasse, che si potrebbero risparmiare se si potessero denunciare. Non sono quisquilie.
Il che ci riporta al nocciolo della questione: da dove provengono questi fondi neri?

Negli Stati Uniti Al Capone venne arrestato, processato e condannato non perché capo della mafia, non per essere stato il mandante di una miriade di assassinii, ma per evasione fiscale. Prima o dopo è possibile che la nostra Guardia di Finanza arriverà a contestare anche i 200 mila euro di nero (a festino). C’è ancora molto da spiegare.

Il federalismo (dell’evasione) fiscale 0

Posted on maggio 14, 2009 by Maurice

Non vedo l’ora che entri in vigore il federalismo fiscale, di cui si dice un gran bene: basta soldi a Roma, ogni regione se li riscuote e se li tiene.
Uh uh, non vedo proprio l’ora che si cominci.
Passettino indietro: a cosa servono le odiate tasse? A pagare la benzina delle auto della polizia, a stipendiare il chirurgo che mi opera e il maestro che insegna a leggere e scrivere ai miei figli, a comperare l’asfalto per tappare i buchi che l’inverno ha prodotto sulla strada. Capito questo, si capisce perché le tasse sono un sacrificio (per il cittadino) non solo necessario, ma indispensabile, in uno stato libero.
Il federalismo fiscale è stato fortemente voluto dalla lega perché pensa che così si pagheranno meno tasse, o non se ne pagheranno affatto. Bisognerà comunque garantire ai propri cittadini elettori almeno lo stesso standard dei servizi attuali; e se i governatori si accorgeranno che le entrate non bastano? Dovranno aumentare le tasse, o ridurre le spese toccando il livello di qualità dei servizi, o…

O saranno costretti ad andare a prendere i soldi da chi i soldi li ha, ma non li vuol dare. Costoro si chiamano evasori fiscali, di cui il laborioso settentrione è pieno, e sono quelli che troviamo a Pontida o in piazza san Babila, allo stadio Meazza e nei centri commerciali del bresciano, quelli che parcheggiano il ferrarino a Bergamo alta ed hanno la fabbricheeetta senza insegne nelle campagne del trevigiano, quelli che hanno la barcheeetta di dodici metri a Desenzano o ai Lidi ferraresi.
Prima o poi gli assessori alle finanze leghisti dovranno andare a bussare alla porta anche di costoro, non per chiedere il voto come hanno fatto fino ad ieri, ma per farsi dare i soldoni delle tasse mai pagate. Ma come? Non avevamo il federalismo fiscale? si sentiranno chiedere. E (forse) finalmente quella gente pagherà.

O forse troveranno ancora una volta l’escamotage. Giro di poco tempo ed avremo un fiorire di aziende al sud, o in regioni a minor pressione fiscale, dove le aziende del nord troveranno più vantaggioso trasferire la sede legale.
Se in Basilicata posso risparmiare qualche punto di tasse, chi mi impedisce di chiudere l’insegna qui ed aprirla lì? Oltretutto voglio vedere l’ufficio imposte di Potenza venire a fare una verifica a mille chilometri di distanza.
Ci sarà da divertirsi.

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