Urlate, sputate, qualcuno vi noterà 3
Mai come oggi il motto mussoliniano Tanti nemici tanto onore è stato più attuale. E tanto il nemico è importante e maggiore è l'onore.
Prendiamo un caso di questi giorni: le dichiarazioni dell'on. Crosetto. Chi era costui prima di sparare le sue bordate ad alzo zero contro Tremonti? Un emerito sconosciuto all'opinione pubblica. E' bastato toccare il superministro per diventare una celebrità con tanto di interviste, servizi sui tg ed ospitate sui talkshow.
L'elenco dei nemici diventati fenomeni mediatici è lunghissimo, da Beppe Grillo al Fatto Quotidiano, da Stracquadanio a Santoro, dalla Santanchè a Travaglio, da Sallusti a Fazio, da Belpietro a Lerner. L'importante è essere nemico, di qualcuno o dell'altra parte.
Attorno all'Enrico Toti di turno – ma occorre il gesto clamoroso, perché il buonismo non premia, Veltroni docet – si crea la solidarietà del branco. Nasce così il fenomeno inverso, la chiamata alle armi delle contrade virtuali, e Facebook ne è l'esempio più fulgido (MySpace è ormai out, Twitter non serve ai ragionamenti, ma solo ai rutti).
Se sulla mia pagina di FB linko il mio ultimo post, tutto scorre come una pioggerellina d'autunno: i commenti latitano, le visite sono sempre le stesse, le statistiche del blog non danno segno di vita. Encefalogramma piatto. Ma basta emettere una scoreggina del tipo "La sveglia si è inceppata" che si scatena la bagarre, neanche fosse scoppiato il terremoto di magnitudo 7.3 sotto piazza Duomo.
Al mio ennesimo tentativo di blog politico (su tutt'altro server, e prestigioso) constato che i miei lettori quotidiani non superano le 15 unità. Scrivo banalità? Non penso, visto che in taluni casi le mie osservazioni sono state riprese da firme mooolto più famose della mia. Forse manca il marketing, o forse rientriamo nella categoria precedente: manca il nemico, o l'arma usata non rientra nella fattispecie della querela per diffamazione.
Bisogna far rumore, in senso fisico o figurato, stupire a tutti i costi, la normalità per quanto condita di genialità non paga. Se Veronesi avesse detto che la forma più alta d'amore è quella non costretta dalla procreazione nessuno l'avrebbe notato; ma dire che l'amore gay è la forma più alta d'amore ha scatenato il pandemonio. Questione di forma.
E' la trasposizione scritturale del verbo televisivo: non essere ma apparire. E nell'era di YouTube più il video è truculento o assurdo, più acchiappa. D'altra parte non si può pretendere molto da un Paese che ha il 35% di analfabeti.
















