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ottobre 05, 2009 by
Maurice
Premessa. Il mio professore di latino alle medie aveva inventato un acronimo che tirava fuori ogni volta che la traduzione si discostava dal testo originale per delle costruzioni fantasiose ed impossibili: UCAS, Ufficio Complicazioni Affari Semplici.
Dalla prima Canon FT Ql nel corso degli anni sono passato attraverso modelli, marche e formati diversi: Zenza Bronica, Asahi Pentax, Minolta, con obiettivi e filtri di tutti i tipi. Allo stesso modo ho percorso tutte le tappe che in genere un fotografo amatoriale fa prima di arrivare al suo genere preferito: istantanee, paesaggi, architettura, still life, macro, ritratti, nudo. Senza presunzione credo di padroneggiare bene il mezzo che ho tra le mani, sfruttando luci, tempi, aperture di diaframma.
Recentemente, nell’illusione di riuscire a fare dei ritratti almeno avvicinabili a quelle di grandi fotografi attuali russi, ho deciso di passare al digitale dopo un pluridecennale onorato servizio in analogico.
Il digitale ha moltissimi vantaggi rispetto all’analogico, primo fra tutti la possibilità di vedere subito la foto (tipo Polaroid, se vogliamo) senza dispendio di pellicola e stampa. Il sistema computerizzato di una digitale permette inoltre di scegliere tra una miriade di impostazioni che renderebbe facile la fotografia sia al neofita sia all’amatore evoluto, un po’ come se si usasse una Instamatic o una reflex super automatica.
Ma qui cadono gli asini dei programmatori digitali, tutti dell’UCAS.
Il fotografo pigro può usare la macchina in maniera totalmente automatica in base al principio "inquadra e scatta". Tutto il resto lo fa lei. E vabbè. Però posso anche scegliere la modalità P, che sta per programmato, cioè in pratica come nel modo precedente se non si cambia nessun parametro. Ma posso anche scegliere la modalità Scena, cioè una delle diverse casistiche già preimpostate, tipo panorama. Anche in questo caso, se non si cambia nessun parametro, la macchina fa tutto da sola come nei casi precedenti. Dove sta la differenza? La risposta la sanno solo quelli dell’UCAS.
Oltre alle citate ci sono poi le modalità S,A,M, soggetti in movimento, con tutte le varianti di sensibilità ISO, luce diurna, mattutina, serale, notturna, neon, flash, luce piena o ridotta, e chi ha più fantasia più ne metta.
Molto più semplicemente, non bastava programmare quattro modalità, come nelle automatiche analogiche: completamente automatica (inquadra e scatta), a priorità di tempi, a priorità di diaframmi e completamente manuale? In compenso non c’è la possibilità di inserire il cavetto per un flash ausiliario.
Un solo esempio per capire come, per usare una digitale, bisogna aver almeno un master in fisica: la messa a fuoco. Con la digitale c’è la possibilità della messa a fuoco in automatico (autofocus), ma anche solo sul volto, ma anche bilanciato sull’intera area inquadrata, o solo sulla zona centrale o infine sul punto centrale dell’inquadratura (spot). Ecchecavolo. Datemi una lettura e che sia quella una volta per tutte, non che debba continuamente cambiare perché, se dopo un panorama inquadro una persona, mi sballa tutto. Progressi della tecnologia o perversione UCAS?
La voglia di accontentare tutti finisce con lo scontentare molti.
Con il prescatto la fotocamera "legge" tutto quello che gli serve e con il secondo scatto finalmente faccio la foto. La conseguenza è che la digitale è sconsigliata ai genitori, agli sportivi e ai macrofotografi: dal momento che inquadro il bambino o l’atleta che salta o la farfalla sul fiore, al momento che faccio il secondo scatto passa un’eternità, il bambino se n’è già andato, l’atleta è già nello spogliatoio e la farfalla è su un altro prato.
Esagero, ma l’attimo fuggente si perde inesorabilmente tra il prescatto e lo scatto.
Capiti due concetti di fisica ottica, fotografare è facile, anche se fare una bella fotografia è difficile. Con la digitale non è facile nemmeno la teoria: da quando l’ho comperata, sto studiando il manuale come fosse un testo universitario, con tanto di appunti e sottolineature. Ho già passato due volte la guida, e dovrò darle una terza ripassata per memorizzare le varie funzioni.
Nonostante ciò, a detta anche di altri rimarrà qualche zona di buio e dovrò intervenire nella "camera oscura" di qualche foto ritocco per avere al computer l’effetto desiderato. Resto dell’opinione che all’UCAS abbiano tralasciato (o sopravvalutato?) l’elemento fondamentale di ogni foto: l’elemento umano che, tra le altre cose, vorrebbe anche fare una foto.