Un cuoco, una cucina, un mondo

Bistrot Chez Maurice 2.0



I colori in tavola 2

Posted on gennaio 13, 2011 by Maurice

Sono ben un paio di centinaia i prodotti "strani" che troviamo nei nostri cibi, dagli additivi ai conservanti ed ai coloranti, tutti beninteso ammessi dalla legge italiana e comunitaria. Niente di velenoso o dannoso per la salute, intendiamoci, ma tant'è che da molte parti si grida allo scandalo.
Red and blue liquids inside graduated test tubesRicordate il Bitter San Pellegrino (l'osceno Sanbittèr) bianco? La moda non durò forse neppure un paio di stagioni e credo che sia stato sepolto in fretta e furia. Ovvio: l'acqua è bianca e trasparente, ma l'aperitivo è rosso per antonomasia. Conosco gente che non ha mai neppure assaggiato il cavolo cappuccio rosso (che poi è viola) perché il suo colore dev'essere verde, e quello rosso non ha lo stesso sapore e "chissà cosa ci mettono dentro".
Buona parte di conservanti, coloranti & c. servono a trattare le carni. Una bistecca di manzo dev'essere rosso vivo, mentre quella di vitello butta sul rosa: se la prima fosse appena rosa e la seconda bianca, dubiteremmo della sua qualità, e quindi giù con i coloranti. Un po' come avviene con la trota salmonata: il gusto è pressoché identico alla iridata, ma il darle da mangiare i gamberetti la fa assomigliare per colore al salmone, con cui però non ha niente da spartire, e più appetibile al nostro cervello.
E' da quella parte di materia che sta sotto ai capelli che parte ogni impulso al desiderio (o al rifiuto) del cibo, con tanto di abbinamento inconscio tra colore e sapore. Vi siete mai chiesti come mai non esista in natura la rosa nera, e che nessun piatto (con una sola eccezione) sia nero? Perché in fisica il nero è un non-colore, e quindi non sollecita nessun appetito nel nostro cervello, con l'esclusione – come dicevo – del nero di seppia. Ed oggi, sapendo come funzionano le cose denro di noi, gli esperti di marketing hanno buon gioco, per cui tutto il bio è verde, gli alimenti di qualità sono oro e la menta è verde, anche se in natura in suo succo è bianco.
Neanche frutta e verdura scappano alla logica del marketing. Ho già citato il cavolo rosso e la menta, ma la lista è lunga in fatto di coloranti ed anche di altri additivi chimici, con buona pace dei vegetariani che pensano che solo che ciò che cresce nei campi è buono.
Mi raccontava un contadino della bassa padana che la sera viene seminata l'insalata e la mattina dopo vengono raccolte le piante già alte una trentina di centimetri. Terra benedetta? No, solo chimica.
Se non vogliamo tutto ciò le vie da percorrere sono due: o accettare il "non naturale" controllando che non ecceda mai i limiti imposti dalla legge, o farci il nostro orticello privato – magari sul terrazzino – con annessa qualche stia per polli e conigli. Fuori di questo rimane solo da pagare profumatamente qualcun altro che lo faccia per noi.

Troppa libertà di stampa o troppa corruzione? 0

Posted on maggio 05, 2010 by Maurice

La "troppa" libertà di stampa ha prodotto un’altra vittima: il ministro Scajola. Forse è meglio avere in Italia meno libertà di sapere e lasciare che ministri ed altri parlamentari (si dice almeno una trentina) facciano i loro sporchi affari? O forse è meglio avere dei politici integerrimi senza il bisogno che "troppi" giornali si scannino a cercare la verità? Evidentemente si tratta di punti di vista, badiamo bene, entrambi libertari. Libertà di (fare ed) accettare regali da centinaia di migliaia di euro contro libertà di informazione. A scanso di equivoci io mi schiero per la seconda.
MazzetteSe vivessimo in un paradiso terrestre dove tutto è trasparante, avrebbe ragione il presidente del Consiglio ad invocare meno libertà di stampa. Per esempio: se il governo, o chi per esso, ci dicesse a quanto ammontava la ricchezza di Claudio Scajola prima di entrare in politica (mettiamo come base il 1980, quando divenne per la prima volta consigliere comunale) depurata dall’inflazione e rivalutata ad oggi, a quanto ammontava la stessa ricchezza nel 2004 (quando comperò la casa al Colosseo) detratte le spese personali e professionali, ogni cittadino italiano saprebbe – senza ricorrere alle inchieste del Giornale o del Corriere – quanto gli ha "reso" fare politica in maniera corretta, come sostiene lui e tutti i suoi compari.
Esiste sì un rendiconto annuale delle denunce dei redditi dei parlamentari fatto dagli organi delle Camere, ma nessuno si è mai preso la briga di comparare i dati personali all’inizio ed alla fine del mandato. Se fosse vero che gli onorevoli sono soggetti a spese ingenti per mantenere in piedi la macchina, come affermano ogni volta che "ritoccano" (all’insù) i loro emolumenti, dovrebbero essere tutti poveri in canna. Ed invece, chissà com’è, a fine carriera si trovano (quasi) tutti con patrimoni ingenti. Delle due una non è vera: o la loro busta paga è gonfiata smisuratamente rispetto alle esigenze di spesa lamentate, o i soldi provengono da qualche altra parte. Non ci si scappa.
Chissà come mai la preoccupazione più grande dei partiti è mettere le mani sulle poltrone delle Asl, delle municipalizzate, di tutti quegli enti che prevedono la presenza diretta o indiretta di rappresentanti politici. Tutte persone perbene dedite al servizio dei cittadini? Penso anche alle Provincie, che la Lega in campagna elettorale voleva abolire (la semplificazione di Calderoli!) e che improvvisamente sono diventate intoccabili: come mai? Forse che Bossi, folgorato sulla via di Lambrate, si è reso conto di quanto sono importanti per il cittadino? Perdonate il sospetto, ma forse c’è qualcos’altro.
Poi, ogni volta che qualcuno (il più fesso?) viene beccato con le mani nella marmellata, ecco le smentite, l’incredulità, la solidarietà dei colleghi, la denuncia della "gogna mediatica". Ah, Robespierre, quelli sì che erano tempi.

Autogol della democrazia 3

Posted on marzo 06, 2010 by Maurice

Ed anche questa volta è andata. La squadra in testa al campionato è riuscita a tavolino a farsi aggiudicare il gol di mano, segnato dopo che l’arbitro aveva fischiato la fine della partita. Non è successo nella serie A  turkmena o coreana, ma in Italia. Quando si dice campionato truccato.
Gol di manoI fatti sono sotto gli occhi di tutti, anche di quegli elettori di centrodestra che al 98% avevano correttamente sentenziato che le regole sono regole e vanno rispettate, costi quel che costi. Poteva essere l’occasione per dimostrare al Paese che la democrazia è il bene supremo, che un organo dello Stato (il governo) è al di sopra delle parti ed ha come compito (esecutivo) quello di far eseguire la legge, e che esiste un organo supremo di controllo (la Presidenza della Repubblica) che vigila sull’applicazione delle regole democratiche.
Tutto questo non è avvenuto, a beneficio di una ed una sola parte politica. Tanto zelo sicuramente non sarebbe stato applicato se in causa fossero state le liste dell’opposizione, secondo il principio maggioritario che importante è vincere, non come vincere.
Ora la parola spetta agli elettori ed in un paese serio il risultato dovrebbe essere scontato. Come dare il voto ad un partito, ad una coalizione che governa a livello centrale e – spera – a livello locale, una coalizione che non sa neppure rispettare tempi e modi di presentare un documento? Una coalizione (perché il nocciolo della questione è tutto qui) che è peggio della casa del Grande Fratello, dove tutti cercano di prevalere su tutti per un posto al sole – indipendentemente dalle capacità – ben retribuito da noi cittadini?
In un paese serio, quindi non parliamo dell’Italia, gli elettori che avrebbero dovuto sostenere le liste incriminate darebbero una bella lezione a questa banda di politicanti inetti ed incapaci. Invece sarà un altro esempio di perpetuazione del potere fine a se stesso, di un popolo del consenso lobotizzato.
E senza pudore il 29 marzo sentiremo pronunciare proclami sulla superiorità della "democrazia" contro il tentativo della magistratura e dell’opposizione (ma forse anche di certa stampa nazionale ed internazionale) di scardinare la volontà del popolo. Ai nostri figli e nipoti potremo comunque dire: abbiamo visto anche questa.

Quei delinquenti che fanno i ristoratori 0

Posted on settembre 16, 2009 by Maurice

Uno scooter lanciato da una gradinata dello stadio non fa di tutti i tifosi dei delinquenti, è ovvio, quindi diremo che fra i tifosi ci sono anche dei delinquenti. Oggi, di fronte ai dati resi pubblici da Legambiente sull’attività delle varie forze di polizia nel 2008 per scoprire e reprimere le frodi alimentari, voglio fare lo stesso distinguo (qui il rapporto completo).
NasSu 7696 controlli di ristoranti, che è quello che mi interessa particolarmente, ben 1146 sono stati trovati con le mani sporche per infrazioni penali, non cioè perché i cuochi non avevano il cappello in testa o perché il manuale HACCP non era tenuto come si deve. Infrazioni penali, che sono come l’espulsione di un giocatore dopo due cartellini gialli: per arrivarci un ristorante o è recidivo o il "fallo" è particolarmente grave.
Fa ancora più scalpore che, oltre a quasi 700 mila euro di multe comminate, ben 6 ristoratori sono stati arrestati e 692 segnalati all’autorità giudiziaria (vuol dire processo), anche se la gran parte degli addebiti (2758) hanno comportato solo la segnalazione all’autorità amministrativa, cioè al Comune che può o in taluni casi deve ritirare la licenza.
Sei ristoratori arrestati su circa 40 mila esercizi pubblici in Italia è uno zero virgola zero e qualcosa. Ma nel Paese della buona cucina e del buon vino non deve succedere. Diciamo allora non che i ristoratori (ed i cuochi) sono dei delinquenti, ma che anche fra i ristoratori (ed i cuochi) ci sono dei criminali, ed il loro posto non è tra i tavoli di sala ma al sole a scacchi.

Che, poi, ci vuole ben poco (o forse tanto, per qualcuno) per avere la coscienza e la dispensa pulita.
Ci sono molti che speculano sul prezzo dei prodotti. Se un taglio di manzo costa attorno ai 20 euro al chilo ed un fornitore me lo propone a 4 euro, la cosa dovrebbe puzzare un po’: ed infatti molto probabilmente si tratta di merce o rubata o contraffatta, e chi non ha scrupoli la passa alla cucina per destinarla ai clienti.
Altri di questi delinquenti non sanno cosa sia la conservazione. Avere le scaffalature, i congelatori ed i frighi puliti ed in ordine è un fiore all’occhiello, oltre che un dovere professionale. Anche nel pieno della stagione tutto deve essere in ordine e sotto controllo ed è compito di uno chef non solo fare un menu e cucinare per i clienti, ma avere la situazione degli alimenti sempre sotto controllo.
E’ un argomento, questo, troppo importante per liquidarlo in poche righe. Ci ritorneremo.

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