Un cuoco, una cucina, un mondo

Bistrot Chez Maurice 2.0



Capitana di (s)Ventura 2

Posted on marzo 25, 2010 by Maurice

C’è un posto solo in cui la finzione è accettabile, anzi è funzionale alla sua stessa essenza, ed è il teatro ed il cinema. Fuori di questo ambito tutto il resto è insopportabile, dalle bugie all’apparire senza essere. Fuori della politica, il massimo della finzione è il falso realismo dei reality, e stasera sul gradino più alto della clasifica si è imposta l’Isola dei Famosi, dei non famosi e dei figli di papà.
Simona VenturaPrecisiamo. Non sono falsi gli sforzi dei "naufraghi" per sopravvivere fra penuria di viveri, incapacità personali a darsi da fare per migliorare l’esistenza e inclemenza del clima (e che quest’anno finora non ci sono stati tifoni!). Non c’è nemmeno un copione, di questo ne sono convinto, che i concorrenti debbono recitare.

La vera finzione sta nella regia del gioco. La produzione fa e disfa come e quando vuole per arrivare al fine prestabilito, per far vincere cioè il predestinato. Quest’anno doveva essere Aldo Busi, ma l’incidente di percorso della settimana scorsa è stato così grave – per l’azienda parapubblica, controllata dal Capo messo in discussione dallo scrittore – da costringere a cambiare il programma con lavori in corso.
Anche la Lecciso faceva parte del piano di portarla avanti: nella prima settimana di nomination, quando lei aveva caldeggiato il voto per tornare a casa, la produzione ha tagliato subito le telefonate prima che il "verdetto" del pubblico (ammesso che sia veritiero) le regalasse il biglietto di ritorno. Quando Loredana è arrivata allo stremo, anche la produzione ha dovuto prender atto della sua volontà, e l’ha fatta allontanare dall’isola.
Se è vero che questo reality è un gioco, nulla vieta che i concorrenti possano anche mettersi d’accordo per tattiche e strategie. Per la produzione, invece, non è così: basta che le varie prove non vadano come lei aveva previsto perché vengano invalidate, ed è già la seconda volta che succede quest’anno.

Interprete massima di questa finzione è Simona Ventura che pensa di essere arrivata ormai nell’olimpo delle star televisive di tutti i tempi. Il suo credo è l’audience e su questo non transige, disposta com’è a passare sopra tutto e tutti, a partire dal casting per finire al suo protagonismo in video. Stasera, ad esempio, è andata contro la regola del voto segreto per aizzare la cagnara tra Federico e la (ex) fidanzata; tutto olio che cola per gli indici d’ascolto, salvo poi indossare la maschera della contrita e dell’afflitta per la rottura in diretta.
A questo punto volete sapere chi verrà buttato fuori e chi vincerà? Basta guardare il montaggio della striscia quotidiana per capire dove il pubblico è intruppato a votare, sempre ammesso che il voto sia reale e non reality.
Alla prossima puntata e buon divertimento.

Un gioco democratico 0

Posted on ottobre 01, 2009 by Maurice

In un giovedì post operatorio, costretto al riposo, che faccio? Navigo e non trovo nulla di utile su cui chiosare. Il mondo è sospeso tra la D’Addario e il 21 dicembre 2012 di palazzo Giustiniani.
Ma una notiziola gustosa c’è e non riguarda gli italiani che ingrassano sempre di più (con le schifezze che hanno imparato a mangiare, ma è sempre il solito discorso).
soldiPartito con un discreto battage pubblicitario, ma non eccessivo, il nuovo concorso della Sisal Win For Life ha già coronato il sogno di alcune famiglie. Con uno o due euro si possono vincere 4 mila euro al mese, per vent’anni, ereditabili. E’ facile prevedere che, quando gli scommettitori capiranno il sistema, soppianteranno il mirabolante Superenalotto.

Il gioco appare "democratico". Le possibilità di vincere sono venti volte superiori al mega gioco della Sisal: il mio Capo su tre giocate ne ha vinte due, nulla di eccezionale, ma è in pratica in pareggio tra lo sborsato e l’incassato.
Ma la seduzione di Win For Life sta proprio nelle critiche che ultimamente – con il monte premi che aveva sfiorato i 100 milioni – moltissimi avevano sollevato a proposito del Superenalotto: troppi soldi per un solo vincitore che, dati statistici alla mano, non si gode la vincita per molteplici motivi. Meglio spalmare la vittoria su molte più schedine, inducendo la gente a giocare per dei sogni più limitati (ma non troppo, come vedremo).
Insomma, cosa farsene di 30, 40, 60 o 90 milioni di euro quando, per la stragrande maggioranza degli italiani, il sogno è di viveve bene, senza preoccupazioni, senza debiti, ma anche senza piscine hollywoodiane o yacht da sceicchi? Meglio l’equivalente di due gran begli stipendi, garantiti per vent’anni.

Se il fortunato è un giovane, ha di che metter su casa e famiglia senza indebitarsi. Se capita ad un quarantenne con la sommetta può sistemare i mutui che normalmente si hanno a quell’età. Se, poi, tocca ad un sessantenne, non solo può pensare a godersi gli ultimi decenni ma anche – tocca ferro – lasciare qualcosa ai figli nel caso che.

Per gli ingordi, quelli a cui fa schifo una rendita di tutto rispetto, quelli che vogliono tutto e subito, c’è la possibilità di cambiare l’assegno mensile con il capitale relativo: basta cedere la schedina vincente ad una qualsiasi banca che, sicuramente, dà l’intera somma detratti gli interessi di rito.
Quando il popolo che spera capirà il meccanismo, Win For Life diventerà la nuova passione degli italiani. Si può tentare, basta un’euro.

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