We are the champions 0
La chiamavano egemonia culturale della sinistra, in effetti succedeva che i pochi intellettuali di destra avevano il ritegno di stare zitti. Montanelli era una delle pochissime voci fuori dal coro, ma forse – alla luce odierna – non si può neppure definirlo uno di destra: era una voce ed una coscienza libera, cosa che manca alla destra di oggi (non parlo di intellettuali di destra, perché quelli mancano tuttora).
Una volta che la destra storica è stata sdoganata, anche gli intellettuali di sinistra si sono dati alla macchia in ordine sparso, con il risultato che la pseudo cultura di destra ha invaso tutti i campi.
Giustamente e furbescamente il signor B sa che non è necessario controllare i telegiornali (anche se è cosa buona e giusta alla causa): molto più importante è avere il controllo del palinsesto nazional popolare. Avanti allora con il GF, Amici, Italia Agricoltura e compagnia cantante: qui non serve passare la velina quotidiana di indottrinamento timbrata palazzo Grazioli, basta forgiare le menti a non pensare e ad adeguarsi al modello tette al vento. La tv come una macchina sottovuoto, dove i cervelli non hanno la possibilità di essere infettati dai virus della democrazia, della solidarietà, della giustizia, della libertà no-spot.
Al disimpegno culturale purtoppo si stanno adeguando un po’ tutti: i delusi che non vedono speranze di cambiamento all’orizzonte, i giovani che in cuor loro non accettano questo sistema e lasciano agli altri risolvere i problemi astenendosi dal voto, gli intellettuali in senso lato che preferiscono parlare di ultime notti prime degli esami o di fuochi d’artificio.
Non tutti si chiamano fuori, per fortuna, e a volte rischiano del proprio. In mancanza di una valida spinta da parte dei partiti d’opposizione – dall’Udc all’estrema sinistra – e delle forze storicamente propulsive, movimento studentesco e sindacati, l’iniziativa è lasciata allo spontaneismo di qualche personaggio (Grillo, Moretti e girotondini) o alla rete (popolo viola), salvo fare harakiri al momento decisive delle votazioni, sparpagliandosi tra mille pollai o addirittura andando al mare.
Tutti aspettano che dal cielo scenda l’Obama italiano, capace di risolvere tutto con la bacchetta di Merlino, ma bisogna anche aiutarlo il cielo. Occorre passare dalla fase della speranza alla progettualità. E siccome la partita si gioca prima di tutto sulla cultura occorre ripartire da qui.
Cosa, meglio delle varie espresioni d’arte, riesce ad incidere sull’emozione e sul cervello? C’è bisogno di un nuovo manifesto intellettuale che faccia uscire registi, impresari, compositori, autori, cantanti dal limbo del sole-cuore-amore. Chi ha qualche anno si ricorda la mobilitazione contro la guerra in Vietnam: anche Woodstock fu una tribuna per far riflettere il popolo americano – ma non solo – sull’orrore di quell’operazione. Non occorre scimmiottare gli Inti Illimani, ma tutti uniti tutti insieme per una cultura diversa sì.














